Emanuelle e la tentazione di Adam - Cap.3
by EmanuelleLa stanza era immersa in una penombra appena rischiarata dalle luci della città che filtravano dalle finestre. I dieci uomini della gang erano riuniti attorno al grande tavolo, ma quella sera Adam sembrava avere la testa altrove.
Emanuelle era appoggiata al bancone, i lunghi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle. Non aveva bisogno di parlare per attirare l'attenzione. Bastava il modo in cui osservava gli altri, con quell'aria sicura e leggermente provocatoria.
Poi incontrò gli occhi di Adam.
Per qualche secondo nessuno dei due distolse lo sguardo.
Emanuelle sorrise appena.
«Hai sempre quell'aria così seria?» domandò.
Adam sollevò un sopracciglio. «Solo quando c'è qualcosa che mi distrae.»
Lei inclinò la testa.
«Qualcosa?»
«Qualcuno.»
Il sorriso di Emanuelle si fece più evidente.
Gli altri uomini continuarono a discutere del piano, ma tra Adam ed Emanuelle sembrava essersi creato un piccolo spazio separato dal resto della stanza. Ogni tanto lei lo guardava di nuovo, quasi per verificare se fosse ancora lì.
E lui c'era.
Quando Emanuelle passò accanto alla sua sedia, le loro mani si sfiorarono appena.
Nessuno dei due commentò.
Ma entrambi sorrisero.
La notte era ormai avanzata quando la riunione terminò.
Gli uomini iniziarono a prepararsi per uscire. Adam rimase indietro, controllando alcuni documenti sul tavolo.
«Non vieni?» chiese Emanuelle dalla porta.
Adam alzò gli occhi.
«Pensavo fossi tu quella che voleva andarsene.»
«Forse ho cambiato idea.»
Lei tornò verso di lui con passo tranquillo.
Adam la osservò avvicinarsi, cercando inutilmente di mantenere quell'espressione impassibile che gli altri conoscevano bene.
Emanuelle si fermò proprio davanti a lui.
«Sai una cosa?» disse.
«Dimmi.»
«Quando cerchi di sembrare indifferente, diventi ancora più facile da leggere.»
Adam sorrise.
«E tu sei convinta di riuscire a leggermi?»
«Non completamente.»
«Peccato.»
«Perché?»
Adam si alzò lentamente. Ora la distanza tra loro era minima.
«Perché mi piace lasciare qualche mistero.»
Emanuelle sostenne il suo sguardo.
«A me piacciono i misteri.»
Per un istante nessuno dei due parlò.
C'era qualcosa nell'aria: non un gesto preciso, non una parola compromettente, ma quella sottile consapevolezza che entrambi avevano ormai smesso di fingere che tra loro non ci fosse attrazione.
Emanuelle si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«Domani sarai qui?»
«Se me lo chiedi tu.»
Lei sorrise.
«Allora te lo sto chiedendo.»
E uscì dalla stanza.
Adam rimase immobile per qualche secondo, guardando la porta chiudersi.
«Questa donna sarà un problema» mormorò.
Dal corridoio arrivò la voce di Emanuelle:
«Ti ho sentito.»
Adam scoppiò a ridere.
Dieci uomini, dieci caratteri diversi, ma una sola regola: nessuno metteva in discussione le decisioni prese insieme.
Eppure Adam sembrava distratto.
Emanuelle lo aveva capito immediatamente.
Durante la discussione, ogni volta che lui alzava gli occhi, incontrava i suoi.
Una volta.
Due volte.
Tre.
Alla quarta, Emanuelle sorrise apertamente.
Adam scosse appena la testa, come a dirle di smetterla.
Lei mimò con le labbra:
«Non mi sembra.»
Adam abbassò lo sguardo per nascondere un sorriso.
Più tardi, mentre gli altri erano impegnati a preparare l'attrezzatura, Emanuelle gli passò accanto.
«Ti diverti?» sussurrò.
«Dipende dal gioco.»
«E chi ha detto che stiamo giocando?»
Adam si voltò verso di lei.
«Tu.»
«Io?»
«Da quando sei entrata qui.»
Emanuelle rimase in silenzio per qualche istante.
Poi fece un passo indietro, lasciando tra loro quella distanza che sembrava ormai diventata parte del loro gioco.
«Allora dovrai stare attento, Adam.»
«A cosa?»
Lei sorrise, con uno sguardo che valeva più di qualsiasi risposta.
«A non divertirti troppo.»
Si allontanò prima che lui potesse replicare.
Adam la seguì con gli occhi.
Non sapeva ancora dove li avrebbe portati quella strana intesa.
Ma una cosa era ormai evidente: tra loro era iniziato qualcosa che nessuno dei due sembrava avere intenzione di fermare.
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