AL PARCO DI TRENNO CON MIA MOGLIIE 1
by cp58miAL PARCO DI TRENNO CON MIA MOGLIE 1
Non so cosa le stia capitando ma da un pó mia moglie da quando ha smesso di avere il ciclo mestruale non sembra piú lei, al contrario di alcune mogli dei miei amici che dicono che da quando non hanno piú le loro cose hanno perso interesse per il sesso al contrario della mia che da quando non l’ha piú sembra averne bisogno piú di prima.
All’inizio questo suo cambiamento lo trovai parecchio piacevole e lo accettai favorevolmente, chi se l’aspettava che a quella non sarebbe piú bastato. Era lei ora a cercarmi ogni qual volta le veniva voglia e a lungo andare non ce la feci piú visto che a quasi sessantadue anni proprio giovincello non lo ero piú e per questo le sue richieste si fecero astruse e volle che la portassi al cinema a luci rosse in un paese lontano da dove abitavamo e che forse era l’unico rimasto in tutta la regione e da allora voleva che la scopassi in un parco o posti dove qualcuno avrebbe potuto vederci. Se da una parte questo eccitava anche me, dall’altra c’era il pericolo di imbatterci in una denuncia per atti osceni in luogo pubblico e piú di una volta glielo feci notare. Fu cosí che mi disse di un parco in periferia di Milano dove una collega le aveva detto che questi era frequentato per lo piú da coppie libertine in cerca di divertimento dicendomi che saremmo dovuti andare lí a farlo visto che era un parco adatto per fare certe cose. La eccitava pensare che qualcuno potesse vederci mentre lo facevamo e cosí l’accontentai: che altro potevo fare!
Una sera passeggiando in quel parco con lei che si era vestita un pó da troia vedemmo uno che si era messo a seguirci sicuramente pensando che fossimo una delle tante coppie in cerca di divertimento. Visto quanto la cosa l’aveva attizzata le chiesi se le sentisse di giocare con uno sconosciuto visto che nella sua vita l’unico cazzo che aveva conosciuto era stato il mio e mi guardó come se fossi un marziano appena sceso sulla terra: dici sul serio domandó, perché potrei anche prenderlo in considerazione se tu sei d’accordo disse con tono di scherno.
Il piú delle volte è lei che a letto mi precede in camera e mi sollecita a raggiungerla e quando lo faccio il piú delle volte la trovo a gambe aperta che giá si masturba in attesa che la monti.
Come dicevo il cambiamento non è stato solo l’aumento della voglia di fare sesso piú assiduamente: magari! No, assieme si sono aggiunte le sue manie che sono iniziate col vestire un pó da zoccola in cerca… da sfiorare quasi l’osceno anche se elegante. Insomma ha iniziato a indossare indumenti che mettono in evidenza il suo corpo e ancora di piú le sue forme che è vero sono qualcosa di veramente bello da vedere. Ha un seno meraviglioso per i suoi quasi cinquant’anni e nonostante abbia una quarta abbondante è ancora pieno e sodo che è un piacere toccarlo. Per non parlare poi delle gambe e del culo che quando cammina sballottola di qua e di lá facendo voltare chiunque si incontri. Non per niente gli uomini ci seguono durante le nostre passeggiate al parco.
Trenno, è cosí che si chiama quel parco ed è vicino a San Siro. Ne aveva sentito parlare in ufficio e aveva voluto che andassimo a vedere com’era data la nomea che aveva di essere frequentato da coppie libertine in cerca di compagnia e per questo aveva voluto “per ridere disse” iniziare pure noi a frequentarlo.
La seconda volta che ci andammo non feci in tempo a spegnere il motore che tirato giú lo schienale mi disse di farla godere come facevamo da giovani e si andava in camporella, solo che ora non lo eravamo piú e alla nostra etá essere beccati si era a rischio di denuncia e non me la sentii di accontentarla anche perché il solo pensiero che potessero vederci non mi aiutava nell’erezione. Ma lei testarda com’era fece di tutto fino a che mi venne duro e visto che intorno non vedevo nessuno alla fine l’accontentai.
Sapendo della possibilitá di fare incontri coi frequentatori del posto, le passeggiate da tranquille che erano all’inizio si trasformarono al punto da far credere a chi ci incrociasse che lei fosse una mangiatrice di cazzi e per questo ci seguivano fina a capire che era tutto fumo e niente arrosto.
Inizialmente a me tutto questo mi creava disagio, ma mano a mano che serate si susseguivano scoprii che pure a me iniziava a piacere il fatto di avere qualcuno arrapato per lei che ci seguiva e mi piaceva anche il fatto che pensassero che fosse una troiona visto l’abbigliamento e la postura che assumeva nel camminare e la cosa inizió a piacermi non poco.
Percorrevamo solo sentieri poco illuminati e se ci accorgevamo di essere seguiti da un singolo Marta mi chiedeva mentre camminavamo di metterle una mano sul culo e palparla in modo che quello dietro vedesse e pensasse che fossimo una coppia aperta: cosa che ora facevo tranquillamente senza piú avere pensieri negativi.
Ma a lei ancora non bastava e inizió a chiedermi di infilare la mano sotto alla gonna e di sollevarla mentre le palpavo in culo perché chiunque ci seguisse potesse guardarle il culo.
La prima volta che ci trovammo a giocare tra noi davanti a un singolo arrapato accadde per caso.
Quella sera era da un pó che uno si seguiva e a differenza di altri che si stancavano di farlo, questo non smise e ci seguí imperterrito per oltre un’ora e noi stanchi di camminare visto che lei oltretutto portava tacchi da undici ci fermammo su una panchina isolata in fondo a un vialetto a fondo chiuso. Si trovava in uno slargo dove c’erano due panchine una difronte all’altra a distanza di cinque metri circa e stanchi ci sedemmo su quella piú vicina non immaginando che pure lui facesse lo stesso. Si sedette e guardando le cosce messe in mostra appositamente da mia moglie che tenendole appositamente aperte gli mostrava la fine delle autoreggenti e l’inizio della nuda coscia e provocato lui tiró fuori il cazzo che prese a menare piano guardando verso lei.
Marta che non si aspettava di vedere un uomo tirare fuori il cazzo, per tutta risposta si voltó e mi cacció la lingua in bocca con una frenesia che non le conoscevo: era cosí eccitata che feci quasi fatica a corrispondere al suo bacio.
Pure io rimasi interdetto nel vedere con quanta normalitá quello avesse tirato fuori il cazzo e pensai che in quel posto quello doveva essere un gesto comune per i frequentatori e l’accettai per quello che era.
Arrapata come non mai inizió a trafficare con la mia patta, voleva anche lei un cazzo da menare e tiró fuori il mio. Lo strinse e trovandolo piú duro del solito lo strinse, guardó lui come a dirgli pure io ce l’ho e subito dopo avermelo guardato per qualche istante si abbassó e se lo ficcó in gola da ingorda.
Per non starmene con le mani in mano a guardare lui che se lo menava sollevai il bordo della gonna e mi misi a trafficare con le mutandine fino a spostargliele e a penetrarla con due dita: era giá un lago e emise un gorgoglio di piacere senza mollare il cazzo che tenne in bocca.
Il tipo vista la scena si alzó e senza chiedere se poteva si avvicinó a noi talmente tanto che quasi col cazzo sfiorava la guancia di lei che vedendo lí sollevó la testa ritrovandosi il cazzo a due dita dal viso e lo guardó come se non avesse mai visto un cazzo prima e si rimise a darmi piacere come stava facendo.
Io non so come mi venne in mente, ma le presi il polso e mentre me lo succhiava sollevai la mano e gli feci toccare il cazzo, lei se ne accorse e senza smettere, col cazzo in bocca aprí le dita e afferró il cazzo che subito prese a menare.
Non l’avevo mai sditalinata davanti a nessuno, quella era la prima volta che facevamo una cosa simile e sará stato perché la stavo sgrillettando o perché avesse il cazzo di uno sconosciuto in mano, fatto sta che liberó la bocca e gridó il suo piacere stringendo il mio e il cazzo dell’altro che vedendo la scena si sentí autorizzato a prendere in mano un seno e iniziare a palparlo aggiungendo piacere al piacere che giá lei stava provando. E sará stato questo suo godere che mi spinse a premere sulla sua nuca fino a avvicinarla al cazzo che quello teneva in mano. Lei allora mi guardó con sguardo perso e sentendo che la sospingevo di nuovo verso lui cacció la lingua e prima di ficcarselo in bocca lo leccó lievemente come se volesse sentirne l’odore: poi lo ingoió come sa fare lei.
Brava dissi con la voce arroccata dall’adrenalina, fagli sentire come sei brava a fare pompini, fallo venire dai.
Non so se furono le mie parole a eccitarlo fatto sta che quello inarcó la schiena pronto a venire, Lei se ne accorse e fece appena in tempo a liberare la bocca che quello inizió a sborrare con getti violenti che lei per non sporcare la camicetta diresse sul seno che poco dopo fu ricoperto di caldo sperma.
Quello come nulla fosse e senza ripulirsi tiró su i pantaloni e con un cenno del capo ci salutó allontanandosi.
La ripulii col fazzoletto e una volta riassettati gli abiti ci avviammo verso la macchina.
Mio Dio fece lei tenendomi il braccio. Ma cosa mi hai fatto fare, come
hai potuto volermi far fare una cosa simile, tu sei matto! No anzi sei un porco. Disse a testa bassa sapendo che se l’aveva fatto era perché le andava, in caso contrario ci avrebbe mandato a fanculo tutti e due e per questo le feci credere di essere stato io la causa di tutto quanto ma le dissi pure che mi era piaciuto cosí tanto che avremmo dovuto rifarlo e lei non rispose. Ma una volta a casa mentre giocavamo prima che la chiavassi, nella foga della voglia ammise che le era piaciuto ciucciare il cazzo a quello sconosciuto e ancora di piú che le avesse sborrato sulle tette. Fu lí che capii quanto troia stesse diventando la mia cara mogliettina e ne fui felice.
Aveva un bel cazzo il porco. Disse poco prima di spegnere la luce e
interpretai quelle parole appena sussurrate come un messaggio esternato per dirmi che le sarebbe piaciuto ripetere l’esperienza e volli chiederglielo apertamente.
Ti è piaciuto menarglielo eh? E ancora di piú farlo godere con la tua bocca. Cos’hai provato quanto ti è venuto sul seno: ti è piaciuto?
Glielo chiesi col gusto perverso che mi rispondesse di sí, che mi dicesse quanto fosse troia, volevo dirglielo io ma mi trattenni, non volevo esagerare.
Mica è stata colpa mia, sei stato tu a farmi fare tutto. Prima me l’hai fatto prendere in mano e poi mi hai spinta verso lui perché lo prendessi in bocca: chi è il porco tra noi sei tu o sono io? Lo sai che per un pelo mi veniva in bocca? Meno male che mi sono accorta e l’ho deviato sul seno. Bisogna stare attanti, evidentemente ci son donne che si fanno venire in bocca e pensano che tutte lo facciano.
Pensi che possa capitare ancora dissi per sentire cosa ne pensasse e rispose che se continuavamo in quelle passeggiate sicuramente sarebbe capitato di nuovo facendomi capire che non le sarebbe dispiaciuto ripetere l’avventura.
Hai visto che sborrata. Ti ha completamente ricoperto il seno.
Vero, non smetteva piú di schizzare disse sorridendo contenta.
A te è piaciuto peró!
Beh, non è che capiti ogni giorno che uno ti viene sulle tette no? Disse con l’espressione da zoccola navigata. Pensa, non si è manco ripulito quel sporcaccione.
Dimmi la veritá le dissi, che effetto ti ha fatto prendere in bocca il cazzo a quello sconosciuto.
Prima di rispondermi sembró pensare a quello che mi avrebbe detto e mi rispose con la sua solita sinceritá e senza giri di parole mi disse che le era cosí piaciuto che se non fosse stata cosí tesa sarebbe venuta.
Quindi speriamo che riaccada.
Chi lo sa, vedremo rispose. Poi come se ci avesse pensato su continuó:
ma che ci succede. Dopo una vita che stiamo assieme siamo diventati di colpo due porci, io che spompino uno sconosciuto e tu che ti ecciti a vedermelo fare: ma è normale tutto questo!
Se l’hai fatto è perché ti andava di provare. Secondo me è giusto togliersi di questi sfizi, se lo prendiamo come un gioco che serve a ravvivare il nostro rapporto ben venga, e se poi è piaciuto a entrambi perché non rifarlo. Saremmo una in piú di coppie che giá lo fanno, e se lo fanno loro non vedo perché non lo si debba fare noi.
Sará rispose lei non troppo convinta. Poi spense la luce.
Ma dopo un attimo al buio riprese: dimmi la veritá, quanto tempo è che avevi in mente di vedermi fare certe cos. È un pó che me n’ero accorta. Non avrai creduto di riuscire a farmela, ti conosco meglio di quanto ti conosca tu stesso.
Mmh ammisi. Ma la causa sei stata tu col tuo cambiamento a farmi
venire certe idee. Sei diventata cosí ossessionata dal sesso che a stento ti riconosco. È stato questo a portarmi a pensare e a fare certe cose che per fortuna ho scoperto piacciono anche a te.
Ma sentite un pó sto stronzo! Disse con finto risentimento, e riaccese
l’abatjour per potermi guardare.
Ti faccio presente che é tutta una cosa tua e che sei stato tu a spingermi
a farlo e ora vuoi addossarmene la colpa!
Colpa? Ma è stato un bene quanto successo. Lo so che è piaciuto a tutti e due e non vedo perché nascondercelo.
Poi voltatasi la sentii soffocare una risata come se ridesse tra sé e sé e gliene chiesi il motivo.
No niente rispose. Mi sono venute in mente due mie colleghe, due
stronze che ogni lunedí al rientro dal weekend durante la pausa caffè non fanno altro raccontarsi le proprie avventure amorose fatte alle spalle degli ignari mariti poveri cornuti. Quelle sí sono troie, è una vita che per uscire per fare i cazzi loro si coprono l’un l’altra dicendo ai propri uomini che escono per andare a giocare a burraco mentre invece se ne vanno ognuna per i cazzi propri a prendersi la propria razione di cazzo dall’amico di turno per poi al lunedí raccontarsi a vicenda come l’hanno preso o chi era stato il piú bravo a fare sesso tra quelli con cui l’hanno fatto.
E per questo che hai riso?
No, ho riso pensando che se dovessi dire loro che l’ho preso in mano
fatto una sega a uno sconosciuto davanti a te e che l’ ho pure spompinato quelle stronze la smetterebbero di prendermi in giro. Lo sai che nomignolo mi hanno affibbiato? Mi danno della santerellina, e perché? Perché ho voluto andare a una festa dove si sarebbero fatte scopare e avrei dovuto fare lo stesso io secondo loro per divertirmi. È da allora che sapendo che non ti ho mai messo le corna mi hanno soprannominato la santarellina e mi piacerebbe far loro rimangiare quel nomignolo. Dici che mi crederebbero se glielo dicessi?
Senti disse serio. Questa è una cosa non dovrá mai uscire, nessuno
all0infuori di noi deve venirlo a sapere hai capito? Non è una cosa da divulgare, sei ammattita?
E perché, sono loro che ne avrebbero da perdere visto le porcate che
combinano. Noi almeno le facciamo assieme, non abbiamo niente da nasconderci.
A noi, ma agli altri? Senti non parlerai sul serio spero, non ho nessuna
intenzione di passare per un marito cornuto e consenziente e non è il caso che tu ne parli con chicchessia. Chi ti dice che non aspettino altro per sputtanarti.
Te l’ho detto, sono loro che hanno da perderne, sono loro che
nascondono ai propri mariti che da anni sono cornuti. Noi per lo meno le porcherie le facciamo assieme senza nulla nasconderci.
Sí ma se altri venissero a saperlo? Non pensi a cosa comporterebbe se
venissero a saperlo anche altri tuoi colleghi.
Ok, messaggio ricevuto. Non diró niente va bene?
Minchia! Era diventata una mina vagante e conoscendo il suo carattere
vulcanico non ero certo che si sarebbe trattenuta dal dirlo alle due. Ma che potevo farci, non mi restava che sperare non lo facesse.
Dopo ció feci una fatica boia ad addormentarmi, quel pensiero mi faceva tremare. successo un bel niente e che si sarebbe tenuta per sé quella cosa.
Per fortuna il giorno seguente era domenica e avrei potuto rimanere a letto perché quella nottata la passai in bianco per il dubbio che potesse dire del nostro segreto e mi alzai che erano giá le dieci passate.
Anche lei doveva essersi appena alzata perché la trovai in cucina che aveva appena fatto il caffè. Le andai dietro e l’abbracciai baciandola al di sotto della nuca sapendo quanto lei apprezzasse.
E se fosse stato un altro a baciarti al posto mio? Le sussurrai
all’orecchio.
Avrei risposto cosí rispose sporgendo il culo verso me.
Mmh feci io, un vero gesto da porca: lo sei?
Chi puó dirlo rispose voltando la testa cercando il mio sguardo.
Avevo ancora in testa quello che mi aveva detto a proposito delle sue amiche e per questo le chiesi se nel caso si fosse data a un altro avrebbe avuto il coraggio di dirlo a loro e mi rispose: quién sabe?
L’amavo e l’amo tutt’ora perdutamente, non saprei vivere senza lei e
lo stesso credo sia per lei. Dovevo ringraziare Dio che non fosse come le sue colleghe che pur di divertirsi lo facevano alle spalle dei propri mariti. Se davvero avesse deciso in fine di darsi a uno sconosciuto pure io avrei avuto la mia parte di piacere.
Nei giorni a seguire quell’argomento, non fu piú toccato, non venne neppure piú sfiorato. Al contrario notai invece come il suo carattere si fosse fato giulivo tanto da sprizzare energia da tutti i pori e pensai fosse dovuto al fatto che ci fossimo confessati i propri segreti e questo la rendeva libera. Parlarne era stato un bene per entrambi, era come essersi tolti un peso.
Ma mentre i giorni passavano mi aspettavo che mi dicesse qualcosa a proposito della prossima passeggiata ma non toccó mai quell’argomento e perché mi chiesi visto che ci eravamo fatti le nostre confessioni.
Dopo il chiarimento di quella sera ero io che ogni volta mentre facevamo sesso le sussurravo quanto sarebbe stato bello se assieme a noi nel letto ci fosse stato un terzo e che insieme le avremmo fatto toccare apici di piacere mai provati. Quelle parole era come se le facessero scattare qualcosa nella mente e iniziava a godere come mai aveva fatto prima al punto da bagnare oltre me pure le lenzuola. Da sempre è stata portata al sesso ma mai come ora. Accettava quei pensieri trasgressivi come se fosse convinta che prima o poi si sarebbe data a un altro e questo le innescava degli orgasmi anche multipli che la lasciavano sfinita. Stava davvero diventando una porca ed ero felice che lo diventasse.
Poi peró il periodo delle passeggiate finí a causa sia del maltempo che per l’autunno alle porte e dovemmo interromperle in attesa che passassero mesi prima che tornassero le belle serate primaverili e quando arrivó il momento, alla seconda uscita accadde.
Era una bella serata mite e arrivati al parco parcheggiai affianco a un’altra auto giá parcheggiata il cui proprietario appoggiato si fumava una sigaretta guardando il cellulare. Ci dette l’impressione che fosse in attesa di qualcuno e chiusa l’auto c’incamminammo per imboccare il nostro solito sentiero che ci avrebbe allontanato dalla zona frequentata “anche se per dirla tutta quella sera non c’era un’anima in giro a parte lui” per raggiungere la nostra panchina preferita e dove eravamo soliti giocare tra noi.
Pochi giorni prima vagando sul web ebbi la conferma che il parco che frequentavamo era il parco di Trenno e aveva la nomea di essere frequentato di sera per lo piú da coppie libertine in cerca di svago e singoli disposti a darne. Un pó come noi in fondo e Marta di questo si rallegró in quanto nessun frequentatore che ci avesse visto fare cose al di fuori del buon costume avrebbe avuto da ridire anzi!
Quella sera per attirare l’attenzione di qualche maschio arrapato aveva indossato una gonnellina direi piú che corta visto che scopriva per piú di quindici centimetri le ginocchia contenta di poter valorizzasse le magnifiche gambe lasciando cosí intravedere buona parte delle cosce avvolte in un paio di autoreggenti a rete fitta scure che coi tacchi alti slanciavano la sua figura modellandole i corpo. Sopra invece aveva indossato una camicia coi bottoni tenuti slacciati quanto basta sul petto per mostrare la profonda scanalatura tra i seni portati liberi di sballottare, una quarta abbondante ancora sodi e gonfi nonostante l’etá. Sopra per coprirsi in caso di frescura aveva un leggero golf leggero che all’occorrenza avrebbe potuto allacciarsi e ripararsi dal freddo. Ma il suo intento era quello di mostrarsi e non di coprirsi, voleva attirare gli sguardi e per questo fu contenta quando le dissi che dietro a seguirci c’era il tipo che avevamo visto fumare arrivando e per questo inizió a sculettare ancora di piú.
Giá prima di scendere dall’auto vedendolo il tipo fuori a fumare slacció ulteriormente la camicetta per mettere in mostra il seno e pensai che cosí slacciata se si fosse piegata le sarebbero uscite le mammelle.
Sentii dei passi dietro noi e mi voltai. Era lui, era il tipo che fumava fuori dall’auto accanto alla nostra che si era messo a seguirci e lo dissi a lei che fu contenta di averlo colpito e prese a sculettare con maggior interesse.
Lo sapevo, l’ho visto da come ti ha guardata non appena hai messo
fuori il piede dall’auto, te n’eri accorta?
E lei tutta pomposa mi sussurró che se n’era accorta eccome.
Mi è anche parso un bel tipo disse, ma mi aveva data l’idea che stesse
aspettando qualcuno, non credevo che ci sarebbe venuto dietro.
In prossimitá di arrivare al nostro posticino e alla nostra panchina preferita mi voltai per sincerarmi che ci seguisse e facendolo notai che vedendomi guardarlo si toccó la patta dei pantaloni come fosse un segnale per dirmi che era parecchio interessato e chiarire cosí le sue intenzioni.
Avermi visto palparle il culo con la mano sotto alla gonna l’aveva preso come fosse un segnale per lui e comunque non mi dispiacque che la vedesse cosí e lo dissi a mia moglie pregandola peró di non voltarsi perché non capisse che parlavamo di lui ma non lo fece.
Sará che erano mesi che non aspettava altro, si voltó e lo guardó per qualche istante prima di distogliere lo sguardo, ma quei pochi attimi bastarono a lui per capire che da quell’incontro qualcosa poteva uscire e Marta subito appena tornata a guardare avanti mi attiró a sé e mi cacció la lingua in bocca e questo per lui fu un ulteriore positivo messaggio.
Oh peró stai calma le dissi mentre raggiunta la panchina, non fare
l’assatanata sennó quello chissá cosa pensa poi.
Mi guardó e sorridendo annuí. Il suo sguardo peró la tradí perché sul viso le si poteva leggere quanto voglia avesse di trasgredire e quell’uomo era il tipo con cui farlo e si mise a trafficare con la cerniera dei pantaloni con l’intenzione di tirarmi fuori il cazzo senza che io facessi niente per fermarla perché se decide di fare una cosa la fa e basta.
Il tipo era chiaro che non era nuovo a questo genere di cose perché vedendo mia moglie trafficare con la mia cerniera si sbottonò i pantaloni e tirato fuori il cazzo si sedette di fronte mostrandocelo.
Quasi impallidii quando lo vidi. L’aveva lungo e grosso e io che da sempre mi ritenevo al di sopra della media per le dimensioni del pene in confronto a lui i miei diciotto centimetri svanivano al confronto: sia per la lunghezza che per l’eccessiva larghezza. Sembrava piú un bastone che un cazzo e mia moglie rimase a bocca aperta a vederlo. Ne aveva visti altri come il suo ma solo nei film porno che alle volte guardavamo per eccitarci, mai ne aveva visto uno cosí dal vivo e era rimasta senza parole.
Il fatto che lui se lo fosse tirato fuori in erezione la dovette inorgoglire, era lei la causa e per questo, col cazzo mio in mano mentre guardava il suo prese a lisciare il mio come trasognata.
Le cose si erano messe subito in chiaro e lui ora si teneva il cazzo e lo tendeva verso lei come a volerglielo offrire e lei a quel suo gesto gli rispose con un sorriso e guardandolo si abbassó e inizió a spompinarmi come sa fare lei: da vera troia.
Eccitato nel vedere che me l’aveva preso in bocca davanti a lui senza un briciolo di vergogna le slacciai i bottoni della camicetta e liberai il seno che uscendo si poggió sulla mia coscia e che presi a palpare mentre lui guardando si passó piú volte la lingua sulle labbra.
Marta che lo guardava di struscio intenta a succhiarmi il cazzo s’inorgoglí a vedere come il suo seno avesse attizzato ancora di piú lo sconosciuto che ora si era alzato per giocare col suo randello.
Arrapata per il fatto che si fosse alzato per mostrarle meglio il suo cazzo Marta arrapata aumentó gli affondi di bocca alternandoli con grandi lappate lungo l’asta e soffermandosi a ciucciarmi i coglioni cosa che mi faceva impazzire. Le piaceva che lui vedesse quanto fosse porca e forse era pure un messaggio mediatico che gli lanciava per dirgli che era quello che avrebbe potuto fare a lui.
Come se le avesse letto nella mente quello si avvicinó di qualche passo e vedendo che nessuno dei due lo fermava ci venne vicino cosí tanto che se Marta si fosse voltata si sarebbe trovata il suo cazzo davanti al viso.
Lei peró si accorse di lui e di quanto fosse vicino e mi guardó facendomi capire che non sapeva che fare e fui io che l’aiutai a superare quel momento e presa la sua mano la diressi sul cazzo che lei con gesto naturale aprí le dita e lo fece suo sentendo quanto grosso e piacevole fosse sentirlo pulsare nella sua mano che in confronto sembrava minuscola e lo tastó e lo soppesó forse chiedendosi se sarebbe stata in grado di gestirlo e presa dalla libido si avvicinó come per sentirne l’odore. Socchiuse le labbra e tirata fuori la lingua gli diede due leccatine sulla punta e poi presa da vera libidine non si trattenne a aperta la bocca lo avvolse col suo calore iniziando a succhiarlo con maestria dandogli e ricevendo piacere.
Sará che il tipo era piú che navigato in quel genere di cose, lo si era capito dal modo in cui ci aveva approcciato. Aveva subito capito di che cosa andavamo in cerca e lui si era proposto nel migliore dei modi.
E CHE CAZZO! Dovetti lottare contro me stesso per non venire, era cosí bello vederla spompinare un perfetto estraneo che quasi venivo.
Vista la maestria con la quale lei si era dedicata a accudirgli il cazzo lui si allungó e si mise a palparle il culo che io avevo scoperto e non ci volle niente che dal limitarsi a palparla le cacciasse dentro pure lui le dita.
Marta, con la bocca occupata dal cazzo emise una specie di gorgoglio e si mise semisdraiata per agevolarlo a penetrarla e poco dopo venne e liberó la bocca per poter gemere il suo orgasmo.
Contento che fosse venuta, capí al volo che quello non era che un preambolo e che ci sarebbe stato bisogno di ben altro per accontentarla e attese che l’orgasmo scemasse per farla mettere seduta per offrirle nuovamente il cazzo da prendere in bocca e lei lo fece.
Non ce la facevo piú, volevo venire ma non certo con una sega e per questo la presi per il braccio e la feci alzare, mi seguí come un automa fin dietro alla panchina, in quello stato le si poteva fare di tutto pensai. Una volta lí lei capí cosa volessi fare e senza bisogno che glielo dicessi mi diede le spalle e appoggiatasi con le mani allo schienale della panca sporse il culo e attese la mia mossa.
Quando sentí che le stavo alzando la gonna sporse il culo a aprí le gambe. Le spostai il filo del perizoma che le correva tra le chiappe e le puntai il cazzo, lo feci scorrere tra le labbra fradice di umori e con un colpo le entrai dentro accecato di voglia: lui mi era affianco per guardarmi mentre la montavo arrapato piú che mai.
Ooh fece lei non appena si sentí penetrare. Oltre alla voglia era l’eccitazione di farlo davanti a lui che infiammava le nostre menti e presi a chiavarla con foga facendola gemere di piacere. Dovetti peró fermarmi piú volte per non venire perché volevo durare il piú a lungo possibile.
Siii gridava lei cercando di soffocare i versi di goduria che le uscivano
dalla bocca iniziando a dirmi che le piaceva e che dovevo chiavarla forte perché voleva che la facessi godere come una troia. Era la prima volta che la sentivo esprimersi in quel modo e la cosa mi eccitó al punto che non ce la feci a resistere e tiratolo fuori presi a sborrare gettando il mio piacere per terra ai suoi piedi.
No perché ti sei fermato disse iniziando a toccarsi da sola. Dai sbattimi
ancora che ho voglia chiavami.
Minchia, e adesso! Dato il momento non me n’ero accorto ma voltandomi a guardarlo vidi che si era incappucciato il cazzo con un goldone con l’intento di montarla pure lui, e preso da autentica perversione mi avvicinai all’orecchio di lei e le dissi che quello voleva chiavarla pure lui e le dissi che si era giá messo il preservativo e lei si voltó a guardarlo.
Hai visto? Dai lascialo fare, vedrai che ti piacerá.
Lei non rispose e allora feci segno a lui di prendere il mio posto e non
se lo fece ripetere. Le andó dietro e dopo essersi bagnato la punta del goldone con la saliva (non che ce ne fosse bisogno) glielo puntó e lei sentendolo contro mise una mano dietro la poggió sul suo ventre: non farmi male gli disse con la voce arroccata di voglia, è grosso. l
Lu peró fu maestro in questo e le entró dentro adagio in modo che la vulva si abituasse alle sue dimensioni e quando lo sentí toccarle il fondo della vagina lo fermó trattenendolo con la mano e gli disse di non andare oltre altrimenti le avrebbe fatto male.
Con un quarto di cazzo ancora fuori prese a stantuffarla, dapprima piano e poi sempre con piú veemenza fino a farla gridare di piacere. In breve la grossa nerchia la fece venire in paio di volte e mi chiesi come potesse godere con una mazza simile che sembrava scavarle la figa. A ogni affondo sembrava che la sfondasse spingendole dentro le labbra che tirava fuori ogni volta che arretrava tanto le pareti erano dilatate e aderite a quel grosso cazzo.
Il fatto che avesse paura che le facesse male insieme a vedere il modo in cui godeva con lui, anziché preoccuparmi la sua paura m’infoio al punto che incredulo vidi il cazzo venirmi di nuovo duro e pensai fosse un miracolo.
Quell’uomo non si stava limitando a scoparle la figa, no, prima ancora le aveva scopato il cervello, era quello il motivo di tanta libidine da parte di Marta ed era quello il segreto per ottenere il massimo da una donna come lei. Le era entrato nella testa prima che in figa e ora si godeva la sua preda facendola godere come mai aveva provato, lo sentivo da come coi suoi versi accompagnava ogni suo affondo: era quello il puro sesso e ora lei era in un’altra dimensione.
Abbandonato ogni remora “seppure ce ne fossero state”, Marta rispondeva a ogni affondo con versi inumani che mi fecero accapponare la pelle e gridava al vento il piacere che lui le stava dando. Aveva liberato lo spirito di donna libera che aveva dentro e ora si godeva quella monta spaziale libera da ogni tabú se ne avesse avuti.
Vedere come godeva con quel cazzo che la stantuffava senza darle tregua mi venne in mente un anaconda che si immergeva in acqua e sparire in essa mentre riprendevo la monta. Era incredibile il modo semplice col quale lei lo avesse accolto in lei con una facilitá che non le facevo e ora assorbiva quei colpi quasi piangendo dalla goduria che provava nel sentirsi presa in quel modo.
Gli permise perfino di metterle un dito nel culo mentre la montava. Lo bagnó negli umori vaginali e dopo aver massaggiato l’ano lentamente glielo spinse dentro con lei che apprezzando sospiró per l’ulteriore piacere.
Che troia era diventata, era un continuo gemere e pensai che dopo un trattamento simile avrei dovuto portarla in spalla fino alla macchina.
Devo dire che un pó mi sarebbe pure piaciuto vederla soffrire nel ricevere quella massa di carne dura che le torturava la figa e era un piacere perverso che mai avevo avuto fino ad allora e mi piaceva. Mi sarebbe piaciuto che lui arrapato glielo cacciasse dentro fino a farle male, mi sarebbe piaciuto vederla un pó soffrire la troia visto che iniziai a pensare che dopo quella monta avrei pure potuto perderla. Le sarei ancora bastato? Si sarebbe ancora accontentata di me? Furono quelli i pensieri che mi frullarono per la mente nei giorni a seguire.
Aaah, siii mmh, síi cosíii, mmm, che be ee lloo biascicava. Era talmente
presa da quell’uomo che godeva un orgasmo dopo l’altro come un rubinetto dell’acqua lasciato aperto, era un continuo e muoveva il culo per meglio gustarsi la grossa verga che tanto piacere le dava. Chi l’avrebbe detto prima di uscire di casa che avrei assistito a una cosa simile, mai avrei pensato di vederla sbattuta come l’ultima delle puttane da uno che manco conoscevo.
Ma era un portento quel bastardo, in confronto mi sentii una nullità.
Sembrava piú un robot che un uomo, o forse un pistone meccanico dal modo in cui la stava chiavando senza darle respiro: fossi stato io in tutto quel tempo sarei giá venuto almeno un paio di volte mentre lui sembrava lontano dall’arrendersi.
Marta sembrava una barchetta in un mare in tempesta e subiva e godeva di quella tortura che tanto piacere le dava e pure lei non dava segni di resa, non ne aveva ancora abbastanza e gemendo lo implorava a fotterla forte.
E poi dicono che le misure non contano: ma per favore! Se non fossi stato abbastanza dotato Marta non ci avrebbe pensato due volte a mettermi le corna come le sue colleghe. Se una donna è calda ha bisogno di un uomo che riesca a spegnerle il fuoco che ha dentro, in caso contrario non c’è da meravigliarsi se poi vanno fuori a cercare quello che in casa non hanno e a guardarli si sarebbe pensato fossero una coppia affiatata che da tempo scopano assieme per il loro muoversi in simbiosi e coordinando i movimenti per godere e far godere appieno il proprio partner.
Quando lo vidi cacciarle il pollice nel culo e vedere lei il modo felice con cui accettó quel gesto, temetti che si lasciasse anche inculare, sarebbe stato pazzesco se gliel’avesse permesso, le avrebbe dilaniato il culo col cazzo che si trovava sotto. E anche se a lei piace immensamente prenderlo analmente con lui sarebbe stato un errore farlo.
Pensai peró che difficilmente si sarebbe concessa a lui analmente perché ogni volta prima di farlo vuole che le faccia il clistere, odia pensare che l’uomo possa uscire sporco dal suo orifizio e quella sera non l’aveva fatto.
Ma mi sovvenne di pensare a come avesse fatto lui a capire che a lei avrebbe gradito il dito nel culo. Che se ne fosse accorto vedendo che non tutte le pieghette erano al loro posto? Perché si sa, un culo che viene usato solo per questioni fisiologiche è diverso dall’ano che oltre a fare uscire fa pure entrare e il suo aspetto in quest’ultimo è ovviamente diverso dall’altro e seppure siamo soliti usare creme e oli appositi, l’ano comunque assume una diversa forma.
Marta da subito ha voluto farne uso e con l’esperienza ha pure imparato che per facilitare l’introduzione basta spingere come se dovesse defecare che il muscolo anale si dilata e si lascia penetrare piú facilmente e senza dolore: lei è un’artista in questo per via dell’esperienza acquisita.
Resta comunque il fatto di come lui abbia capito che a lei sarebbe piaciuto e pensai fosse stato un caso, ci aveva provato e scoperto che a lei piaceva. Fatto stá che quel gesto lo indusse a pensare che avrebbe pure potuto farle anche il culo perché poco dopo si sfiló dalla figa e senza pensarci le piazzo il cazzo sull’ano con l’intento di penetrarlo e fui sollevato nel vedere la reazione di lei che sentendo la nerchia pronta a violarla si divincoló e alzatasi si voltó verso lui e con cipiglio lo redarguì.
Se non ti basta ció che ti ho dato significa che non meriti altro disse
seriosa lasciandolo senza parole e lui mortificato non seppe piú come chiederle scusa e si prodigó in scuse sincere adducendo che l’aveva fatto perché aveva frainteso il suo verso di piacere e aveva creduto di farle piacere giurando di non averlo fatto per mancarle di rispetto e le chiese di perdonare la sua involontaria audacia.
Vedendo il suo sincero pentimento Marta si addolcí, lo accarezzó e gli disse ok, che andava bene cosí e di non pensarci piú: è stata un’incomprensione e ti capisco gli disse. Poi si voltó e tornó ad appoggiarsi alla spalliera come prima, lui capí e sospiró di sollievo.
Guarda un pó sta zoccola pensai, si è rimessa in posizione per
prenderlo di nuovo senza neanche degnarmi di uno sguardo!
Intanto lui non credendo alla fortuna che aveva avuto si rimise dietro e dopo averle accarezzato diverse volte la figa, prese in mano il cazzo e puntato riprese da dove aveva smesso. Non ebbe bisogno neanche di tirarle su la gonna perché l’aveva fatto lei per lui.
Marta ululó nel sentire il modo in cui la penetró e pensai lui l’avesse fatto per farle pagare il fatto di avergli negato il culo. Poi, come prima riprese a montarla come una macchina meccanica con spinte a cadenza regolare come fosse il pistone di un’auto. Non mi era mai capitato di vedere un uomo montare come stava facendo lui, neanche nei porno che io e lei guardavamo perché mi eccitassi e la scopassi.
La perticava senza tregua, e piú lei gridava piú lui ci dava dentro e pensai che in tutto quel tempo io sarei giá venuto un paio di volte mentre lui non dava ancora segni di resa.
E pensare che anch’io non sono uno precoce, anche se in confronto a lui lo sarei sembrato.
Ma anche infine dimostró di essere mortale e lo capii vedendo il modo diverso con cui prese a chiavarla. I colpi si fecero piú secchi e assestati a tratti confusi, e lei capendo che avesse raggiunto il capolinea pressò la mano sul suo ventre per paura che nella foga potesse spingerlo a fondo e per questo trattenne la sua irruenza con la mano e mi tenni pronto a riprendere momento.
Quando inarcó la schiena pronto a eiaculare il piacere trattenuto ero intento a riprendere la mano di lei che tratteneva le sue spinte fattesi irruenti e fu magnifico riprenderlo mentre inizió a riversarle dentro il suo piacere e tenendola per i fianchi inizió a godere.
Quando Marta sentí il cazzo ingrossarsi e palpitare per il piacere che stava per eiettare, prese a sditalinarsi e assieme ritrovarono a godere.
Marta impazzisce sapendo di aver portato il proprio maschio a godere, in questo caso anche se incappucciato: la prima volta pre lei abituata a prenderlo a pelle. Le piace immensamente sentire il cazzo pulsare e sussultare l’attimo prima che erutti sborra e gode intensamente per questo e pure quella volta finí per godere con lui.
Ma alla fine si sa che nel sesso a vincere è sempre la donna. L’uomo una volta venuto è come un soldato che depone le armi arrendendosi al vincitore, proprio come il cazzo che una volta venuto ha svolto il suo compito e s’affloscia lasciando la donna vittoriosa e dominante rispetto all’uomo.
Superato il momento di piacere, appagato tiró fuori il cazzo lasciando a mia moglie l’impressione di essere svuotata, cosa che le dispiacque. Si radrizzó e si appoggió col culo sullo schienale della panchina, era sfinita, sfinita ma soddisfatta. Vedendola dava l’impressione di una appena uscita da sotto le spazzole di un auto lavaggio d’auto da com’era combinata e mi piacque da matti vederla finalmente sfinita dopo una monta: con me non succedeva mai. Finalmente aveva trovato pane per i suoi denti tanto che a stento riuscí a rimettere il seno nella camicetta e allacciarla. Sembrava come un manichino senza vita poggiata lí alla bene e meglio; cazzo me l’aveva distrutta. Ora era intenta a guardarlo mentre si sfilava il goldone, era cosí pieno di sborra che temetti potesse rompersi.
Quanta ne hai fatta! Disse Marta felice di constatare quanto avesse
goduto, l’aveva proprio spremuto per bene per farlo venire in quel modo e se ne compiacque.
È solo tua la colpa rispose lui mentre tolto il preservativo lo stava annodando per non farne uscirne il contenuto: poi lo gettó nel cestino lí accanto.
Sembrava avessero trovato una loro sintonia e parlavano come se non fosse accaduto niente di trascendentale, come se invece di scopare avessero appena finito di fare una corsa. Pure lui come lei ne era provato e una volta gettato il goldone nel cestino gli si appoggió accanto e tirato fuori di tasca un fazzoletto si ripulí il cazzo dai rimasugli di sperma.
Da quand’è che non venivi gli chiese curiosa.
Sono solito venire cosí perché? Se non mi credi ti dico che se dovessimo
farlo di nuovo lo vedresti da te.
??? Fece lei incredula. Stai dicendo che saresti in grado di farne
un’altra? Ma dai! Fece incredula.
Bé se non mi credi te l dimostro le disse porgendogli il cazzo che teneva
ancora in mano barzotto che lei prese e strinse nella mano per qualche attimo prima di lasciarlo.
Ok ti credo gli disse, ma per stasera basta e avanza.
Sembravano due vecchi amici nel vedere l’intesa che avevano.
Era raggiante la zoccola. Sembrava manco avesse vinto alla lotteria e con le gote ancora arrossate per il servizio ricevuto si comportava come se non fosse successo niente che andasse al di lá della normalitá, come se farsi fottere da un emerito sconosciuto rientrasse nell’assoluta normalitá e non fosse affatto un atto di pervertita porcaggine. Che troia! Era bastato che avesse visto quel cazzone per fare uscire la troia che era dentro, forse neanche lei sapeva quanto lo fosse, ma io ne ero felice.
Finito di ripulirsi, prese il fazzoletto e lo gettó nello stesso cestino nel quale aveva gettato il preservativo. Lei lo vide e gli chiese perché lo buttasse visto che era in cotone e lo si poteva lavare e riutilizzarlo.
Hai ragione le rispose, ma preferisco buttarlo, non mi va che mia
moglie lo veda.
Finí di allacciarsi la cintura e prese tra le sue le mani di mia moglie e le
disse di sentirsi fortunato per averla conosciuta “conosciuta? Minchia ma se me l’aveva disfatta!” e che era felice di avere incontrato una donna tanto bella e calda come lei, una donna che qualunque uomo avrebbe fatto pazzie pur di avere e che sperava davvero di rivederci.
Prima di lasciarci ci disse che in settimana il parco era poco frequentato se non addirittura vuoto e se ci andava avremmo potuto rivederci, lui il mercoledí successivo si sarebbe fatto un giro e se anche a noi andava ci saremmo potuti incontrare. Salutó mia moglie con un innocuo bacio sulla guancia e a me strinse la mano, poi ci salutó allontanandosi.
Aspettammo qualche minuto prima di avviarci anche noi e mentre aspettavamo mia moglie si avvicinó al cestino dei rifiuti e tiró fuori il fazzoletto che lui aveva gettato, lo ripiegó e lo cacció nella borsetta, disse che lo avrebbe lavato per ridarglielo perché era un peccato buttarlo.
Stavamo per andarcene quando tornata al cestino tiró fuori pure il goldone e pensai non è che vuol portarsi a casa pure quello per ricordo. Lo tenne sollevato con due dita verso la fioca luce del lampione e lo soppesandolo me lo mostró facendomi notare quanto fosse pieno.
Pensa se non l’avesse avuto che bello sarebbe stato sentirlo riempirti la
Figa da tutta quella sborra le dissi sentendomi piú porco del solito, e vedendo quanto fosse lungo quel goldone anche se annodato glielo feci notare dicendole che un cazzo cosí avrebbe anche potuto sfondarla.
Infatti rispose. Non per niente lo tenevo a distanza con la mano, l’ha
lungo da paura. È giá troppo il tuo figuriamoci quello.
Eppure te lo sei preso come niente fosse dissi per provocarla.
E questo che c’entra disse risentita. Non era quello che volevi facessi?
Non era tuo desiderio vedermi con un altro? E ora che fai? Ti metti a frignare dopo che il latte è stato versato?
Ma che frignare. É vero, era mio desiderio vederti giocare con uno
sconosciuto e sono felice che tu l’abbia fatto seppure per accontentarmi, l’ho molto apprezzato e sono felice di aver visto che anche a te è piaciuto moltissimo quest’esperienza che spero vivamente di ripetere.
Le mie parole dovettero averla toccata positivamente perché avendo saputo come la pensavo in merito era ancora piú serena e fu la sua espressione raggiante a confermalo.
Se quell’incontro fosse stato programmato non sarebbe riuscito cosí com’era avvenuto e la spontaneitá l’aveva fatta da padrone. Anche se nei giorni a seguire non toccammo mai quell’argomento e solo una sera prima di addormentarci le chiesi il motivo del suo rifiuto a dargli il culo perché le dissi di essere curioso di conoscerne il motivo visto quanto a lei piacesse il sesso anale e le chiesi se fossero state le dimensioni di lui a scoraggiarla dal farlo e sentendomi s’irrigidí.
Su, non ci sono segreti tra noi, puoi dirmelo.
Seccata da tanta insistenza rispose dicendomi che per prima cosa quello era un perfetto sconosciuto ed era giá tanto che gli avesse concesso di farlo e continuó.
Manco sappiamo come si chiama e mi chiedi perché mi sono rifiutata?
mi chiedo davvero se tu sia normale!
Vabbé ma quello che vorrei sapere è il vero motivo del tuo rifiuto, non credo che se avessi saputo il suo nome ti saresti comportata diversamente no? È che davvero sono curioso di sapere perché.
Uffa! Sbuffó. Ma davvero me lo chiedi, non mi conosci, non sai che odio solo pensare che avrei potuto sporcarlo?
Eccola lá, era come pensavo, altro che misure, il vero motivo era quello. Il solo pensiero che potesse sporcarlo con dei residui intestinali la inorridiva, pure con me aveva quella fobia e se non era piú che certa di avere l’intestino pulito non lo faceva neppure con me se prima non le praticavo il clistere.
Il fatto di averla indotta a parlare fu un ulteriore passo avanti ed ero curioso di scoprire se la prossima volta mi avrebbe chiesto di farle il clistere prima di uscire.
Il solo pensiero che me lo chiedesse mi fece arrapare come un riccio ma evitai che se ne accorgesse perché volevo tenermi carico per la sera seguente.
Tutta sta faccenda mi aveva rivitalizzato, tanto che gioivo alle erezioni che susseguivano quei pensieri che una volta avrei definito malsano e che invece ora mi arrapavano da morire e l’eroina di tutto ció era lei: la mia mogliettina troia.
Sapevo quanto le fosse piaciuto ed ero sicuro che non vedeva l’ora di ripetere quell’avventura, altrimenti perché recuperare il fazzoletto con la scusa di ridarglielo. Eh bella mia, a me non la fai, sarai pur furbetta ma anch’io conoscevo lei meglio delle sue tasche e pur cercando di nasconderle l’erezione lei se ne accorse.
B, e ora che c’é disse accorgendosene, che succede, come mai t’he
venuto duro? È perché ne abbiamo parlato? Sei proprio un porco disse afferrandomi il cazzo, ho proprio un porco come marito. E senza se e senza ma s’inginocchió e se lo prese in bocca.
Minchia! Anche se era una vita che mi faceva pompini ancora adesso impazzivo per come era brava a farlo, ci metteva passione e me lo succhiava come se non ci fosse un domani e inevitabilmente le godetti in bocca, cosa che lei predilige. Se ne accorge dalla durezza del cazzo e dai versi che inizio a fare, e lei eccitata si tocca e riesce a godere contemporaneamente a me.
Siamo soliti venire contemporaneamente, dopo anni d’intesa non potrebbe essere che cosí e si diverte poi a cacciarmi la lingua in bocca per farmi sentire il sapore del mio stesso seme.
Anche tu non scherzi a quantitá disse riferendosi alla quantitá di sborra che ogni volta facevo. Anche se non schizzi piú come una volta ne hai comunque da vendere.
Sí risposi, ma lui ne fa molta di piú.
È vero, hai visto come ha riempito il preservativo, e pesava pure disse
Ricordando il momento che l’aveva recuperato dal cestino.
Mmmm feci io. Pensa se si fosse rotto, ti saresti trovata piena di sborra che saresti dovuta rimanere un bel pó a gambe aperte per farla uscire tutta.
Mi guardó con uno sguardo da porca e disse sí, dev’essere bello sentirsi riversare dentro tutto quel ben di Dio, ma dietro sarebbe ancora meglio.
E con la sinceritá che da sempre la distingue mi chiese se l’avessi detto per sapere se le sarebbe piaciuto farlo con lui a pelle e provare quella sensazione e le risposi che ero curioso di saperlo.
Non lo so disse. He stata la prima volta ed è giusto che si sia protetto.
Noi non sappiamo niente di lui e lui di noi, avrei dubitato se ci avesse provato senza anche se so che a pelle è tutt’altra cosa.
Bé è ovvio! Soprattutto perché non l’abbiamo mai usato, e a proposito:
come t’he sembrato.
La veritá? Sí mi è piaciuto lo stesso anche se mi è mancato il piacere di
sentirmi irrorare la vagina del suo piacere.
Certo, so quanto ti piace quel momento e col preservativo dev’essere
stato meno bello anche per lui. Ma penso che infoiata com’eri se non lo avesse messo gli avresti permesso lo stesso di prenderti.
Chi puó dirlo. Quei momenti sono particolari, ma di certo non mi sarei
fatta venire dentro, in fondo manco sappiamo chi é.
Sono rimasto di sasso quando ho visto che voleva farti il culo e ancora
di piú quando l’hai fermato facendolo cagare addosso quando gli hai detto che se non era contento di quello che gli avevi dato non meritava altro.
Veramente mi sarei aspettato che intervenissi tu per fermarlo: perché
non l’hai fatto!
Sapendo quanto ti piace ho lasciato che decidessi tu se permetterglielo
o meno. Ero convinto che avessi voluto provare nonostante le sue dimensioni visto che gli avevi permesso di metterti dentro il suo pollicione.
Che stronzo rispose risentita. Una cosa è il dito e un’altra è prendere
un affare come il suo: e scusa se è poco. E poi chiariamo una cosa, guarda che se l’ho fatto è stato principalmente per fare piacere a te. Davvero credi non mi fossi accorta che non vedevi l’ora di vedermi farlo con un altro? Eh bello mio! Dopo una vita passata assieme non c’è niente che tu possa nascondermi, in caso contrario credi davvero che mi sarei data al primo e mettere a rischio il matrimonio? Idiota disse sbuffando e continuó volendo affondare ancora di piú la lama nella piaga.
Di quanto è successo se vuoi incolpare qualcuno quello sei tu, perché
sei un testone e quando ti metti in testa una cosa non ti fermi fin che non la ottieni e sapendolo ti ho accontentato.
In silenzio rimasi ad ascoltare la ramanzina sapendo che era il suo modo per discolparsi dando a me la colpa e lasciai che si sfogasse.
Davvero credi che se non fossi stata bene con te in tutti questi anni non
ti avrei messo le corna? Anche se un pó troie le mie colleghe se é una vita che le fanno ai loro mariti una ragione ci sará pure non credi? Avessi voluto ora ne avresti piú grandi di un cervo. Non hai idea di quanti ci hanno provato, è per questo che sei fortunato perché a me basti tu.
Lasciata sfogare le risposi che pure lei era fortunata a essere la mia compagna di vita e che non aveva niente da spartire con le sue colleghe che avrebbero pure potuto arrampicarsi sugli specchi ma non sarebbero mai arrivate a essere neanche la metá di lei e aggiunsi ironicamente che la ringraziavo per essersi spesa e essersi data a lui per accontentare me.
A quella battuta mi guardó in cagnesco, come prossima ad aggredirmi ma non lo fece non sapendo come interpretare le mie parole. Fu l’abbraccio che le diedi subito dopo a spegnere le sue velleitá facendole scemare. Ci demmo il bacio della buonanotte e spensi l’abatjour.
Nei giorni che seguirono li vivemmo in trepida attesa che giungesse il mercoledí fatidico vivendoli affiatati piú che mai sembrando piú due complici che non marito e moglie.
Quella mattina prima di salutaci per andare al lavoro, finalmente mi chiese cos’avessi pensato di fare quella sera. E le risposi come se avessimo fosse ovvio che quella sera saremmo andati a fare un giro al parco e mi fece un sorriso tutto denti. Poi ci salutammo.
Una volta solo sorrisi tra me e me perché vedendo la sua reazione capii che non vedeva l’ora glielo dicessi, ne voleva la certezza e l’accontentai.
Il fatto stesso che me l’avesse chiesto mi diceva il desiderio di provare di nuovo quell’esperienza, le era cosí piaciuta che voleva la certezza che quella sera la riportassi al parco. C’era troppa intesa perché non lo capissi.
Quel giorno feci una fatica boia a concentrarmi sul lavoro per il pensiero fisso che continuava a girare per la mente e che avrei voluto accadesse e mi chiedevo se lei gli avrebbe dato il culo nel caso lui glielo chiedesse o gliel’avrebbe nuovamente negato.
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