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STORY

Cardiopatico 3

by Gipotopo
Viewed: 39 times Comments 1 Date: 06-04-2026 Language: Language

EPISODIO 3 – La prima volta al club scambisti
Erano passati dieci giorni dalla seconda notte al piazzale. Dieci giorni in cui la routine quotidiana era rimasta uguale in superficie – lavoro, spesa, cena – ma sotto la pelle tutto era cambiato. Silvia non si copriva più quando erano soli in casa. Camminava nuda per il salotto dopo la doccia, lasciava la porta del bagno aperta mentre si asciugava i capelli, si sedeva sul divano a gambe aperte mentre guardava la televisione con una mano che ogni tanto scivolava tra le cosce quasi per caso. Marco la osservava in silenzio, il cazzo mezzo duro perennemente, ma non osava forzare i tempi. Era lei a dettare il ritmo adesso.
Una sera, mentre cenavano, Silvia posò la forchetta e disse con quella sua voce bassa e calma:
«Ho cercato su internet un club e sono incuriosita. Marco posò il bicchiere. Il cuore gli martellava nel petto.
«Vuoi andarci?»
Silvia annuì lentamente.
«Voglio vedere com’è davvero. Non solo coppie in macchina. Voglio vedere… tutto. Ma solo guardare, per ora. Come al piazzale.»
Marco sentì un nodo allo stomaco, misto a un’eccitazione quasi dolorosa.
«Allora domani sera ci andiamo.»
Il sabato arrivò veloce. Silvia passò il pomeriggio in palestra, tornò a casa sudata e arrossata, fece una doccia lunghissima. Quando uscì dal bagno aveva i capelli sciolti, un trucco leggero ma evidente – rossetto rosso scuro, eyeliner sottile – e indossava un vestito che Marco non le aveva mai visto: nero, aderente, scollato sulla schiena fino al coccige, orlo appena sopra il ginocchio. Sotto non portava reggiseno, i capezzoli si intuivano sotto il tessuto sottile. Mutandine? Marco non lo sapeva ancora.
In macchina, durante il tragitto, Silvia teneva una mano sulla coscia di lui, accarezzandolo piano sopra i pantaloni.
«Sono nervosa» confessò.
«Possiamo tornare indietro quando vuoi.»
«Lo so. Ma non voglio.»
Arrivarono al club poco dopo le 22:30. L’ingresso era anonimo: una villetta isolata in campagna, con un grande parcheggio illuminato solo da luci basse. All’esterno un cartello discreto: “Privato – Solo Soci”. Pagato l’ingresso (120 euro a coppia), ricevettero due braccialetti verdi – significava “solo guardare, non si tocca nessuno senza consenso” – e una breve spiegazione delle regole da parte di una ragazza gentile sulla trentina.
Dentro, l’atmosfera era calda, ovattata. Luci rosse soffuse, musica lounge a volume basso, divanetti in pelle nera sparsi in diverse sale comunicanti. C’era un bar centrale, una pista da ballo piccola dove alcune coppie si muovevano lente, e poi le zone “play”: stanze con letti kingsize dietro tende semitrasparenti, una sala con divani disposti a cerchio intorno a un materasso rotondo, una zona “dark room” con ingresso vietato a chi non voleva essere toccato.
Silvia stringeva forte la mano di Marco mentre entravano nella sala principale. C’erano una quarantina di persone: età tra i 35 e i 55 anni, tutti ben vestiti, tutti sorridenti e rilassati. Nessuno li fissava in modo aggressivo. Qualcuno li salutò con un cenno gentile.
Si sedettero su un divanetto d’angolo. Silvia accavallò le gambe, il vestito le salì sulle cosce. Marco le posò una mano sul ginocchio nudo.
Dopo dieci minuti iniziarono a notare le prime scene.
Su un divano vicino, una donna mora di circa quarantacinque anni, corpo curato, vestito rosso aperto sui lati, era in ginocchio tra le gambe del marito. Glielo succhiava lentamente, con gesti teatrali, sapendo di essere guardata. Lui aveva la testa appoggiata allo schienale, gli occhi socchiusi. Due coppie sedute poco distante osservavano in silenzio, una delle due donne si stava accarezzando sopra il vestito.
Più in là, nella sala con il materasso rotondo, una scena più intensa: tre uomini e una donna. La donna, bionda, capelli corti, fisico atletico, era sdraiata supina. Uno le leccava la fica, un altro le succhiava i capezzoli, il terzo le scopava la bocca con movimenti lenti. Lei gemeva forte, le mani libere che accarezzavano i cazzi degli altri due. Tutti indossavano preservativi tranne quello in bocca.
Silvia respirava con la bocca semiaperta. Marco le infilò una mano sotto il vestito. Trovò la fica nuda, già bagnatissima. Nessuna mutandina.
«Le hai tolte in macchina?» le sussurrò.
«Le ho tolte prima di uscire di casa» rispose lei con un filo di voce.
Marco le infilò due dita dentro. Silvia si morse il labbro, le cosce si aprirono di più. Una coppia vicina li notò e sorrise complice, senza avvicinarsi.
Dopo un po’ Silvia si alzò.
«Andiamo a vedere la dark room?»
Marco la seguì. L’ingresso era una tenda nera pesante. Dentro era quasi buio totale, solo luci ultraviolette deboli che illuminavano contorni di corpi. Si sentivano gemiti, schiocchi di pelle contro pelle, respiri affannati. Qualcuno li sfiorò passando. Una mano sconosciuta accarezzò per un attimo il culo di Silvia sopra il vestito. Lei non si ritrasse, ma strinse più forte la mano di Marco.
Uscirono dopo pochi minuti. Silvia tremava leggermente.
Tornarono al divanetto. La mora col vestito rosso era ora a quattro zampe sul divano, il marito la scopava da dietro mentre un altro uomo le metteva il cazzo in bocca. La donna gemeva forte intorno al membro, saliva che le colava sul mento.
Silvia si chinò verso Marco.
«Voglio toccarti» disse.
Gli slacciò i pantaloni lì, in pubblico, senza nascondersi troppo. Prese il cazzo duro tra le dita, lo masturbò lentamente. Marco le sollevò il vestito fino alla vita, le accarezzò la fica aperta davanti a tutti. Qualche sguardo si posò su di loro, ma nessuno intervenne.
Silvia accelerò il ritmo. Marco le infilò tre dita dentro, le sfregò il clitoride col pollice. Lei venne in silenzio, la testa appoggiata alla spalla di lui, il corpo scosso da brividi. Pochi secondi dopo venne anche Marco, schizzando sullo stomaco di lei e sul vestito nero.
Silvia non si pulì subito. Lasciò che lo sperma le colasse sulla pelle, visibile a chi passava.
Tornarono a casa alle tre del mattino. In macchina Silvia si tolse il vestito, rimase nuda sul sedile del passeggero. Si masturbò per tutto il tragitto, due orgasmi silenziosi, le dita dentro fino alle nocche.
Arrivati a casa, prima ancora di chiudere la porta, si buttò in ginocchio e prese il cazzo di Marco in bocca, ancora sporco del suo stesso sperma. Lo succhiò con una voracità nuova, lo prese in gola fino a tossire, poi lo lasciò uscire e disse:
«Voglio tornare lì. Presto. E la prossima volta… voglio fare di più che guardare.»
Marco la prese per i capelli, la fece alzare e la scopò contro il muro dell’ingresso, ancora vestiti a metà. Silvia venne urlando, le unghie conficcate nella schiena di lui.
Quella notte dormirono poco. Parlarono fino all’alba di cosa avrebbe significato “fare di più”. Silvia confessò che le era piaciuto essere sfiorata nella dark room. Che le era piaciuto vedere gli sguardi degli altri su di lei mentre lo masturbava. Che voleva sentire un altro cazzo in bocca, solo per provare.
Marco ascoltava, il cuore in gola, sapendo che stavano per entrare in un territorio da cui non si tornava indietro.

ADDED 1 COMMENTS:
  • avatar Danilocuck70 Uno dei migliori racconti che io abbia letto qui, ben scritto, sensuale da morire, ti lascia sempre sul punto di esplodere per come ti fa vivere le scene raccontate... Bravissimo,!!!

    07-04-2026 22:53:59






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