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STORY

La fidanzatina

by FrancesQarlo69
Viewed: 418 times Comments 3 Date: 30-12-2025 Language: Language

By Francesca

“Trovami una fidanzatina entro novembre” mi aveva detto Carlo durante il nostro primo viaggio insieme. Sono passati quasi tre anni e al massimo siamo riusciti a condividere qualche figa di passaggio, mai davvero come ce la saremmo voluta godere e sempre in compagnia dell’altro maschio di turno.
Non gliel’ho nemmeno procurata io in quei casi.
Ma non è colpa mia, lo giuro.
La verità è che le uniche esperienze lesbo che ho avuto prima di lui sono nate quasi per caso. Un massaggio diventato troppo intenso, un bacio nato per scommessa, una canzone ascoltata sul letto stando troppo vicino alla persona che mi faceva battere il cuore più di tutte.
Ci sono andata vicino, però.
L’anno scorso eravamo a Bari, a cena. Al tavolo accanto c’era una delle ragazze col sorriso più bello che avessi mai visto. Capelli neri in una coda spettinata, lo sguardo tutto per il suo accompagnatore, che invece fissava il telefono.
Le ho offerto uno shot tramite il cameriere. Carlo mi guardava divertito, io sentivo le guance bruciare. Volevo fare la conquistadora davanti a lui, ma ero impacciata. Quando il drink sarebbe arrivato, non sapevo nemmeno cosa dire.
Le belle ragazze meritano di essere trattate bene le dissi, e tra una battuta e l’altra la salvammo dal suo appuntamento.Ok… non è andata così.
In realtà ecco quello che è successo:
Quando lo shot è arrivato al tavolo… il suo sorriso confuso e lusingato mi ha sciolto dall’interno.
Hai un… cioè… un sorriso così bello che non ho potuto farne a meno. Cioè… alla tua
Beh, grazie. Alla vostra!
Un’alzata di bicchieri e ognuno per la sua strada.
Nella realtà è finita lì. Nella mia testa, invece, e nelle nostre fantasie ancora oggi lo scenario è un altro. Quello del lieto fine di una fiaba per porci, dove dopo il “per sempre felici e contenti” chiudi gli occhi, rilassi le spalle, e ti lasci andare al migliore dei sogni pensando “non vedo l’ora che capiti anche a me”.
Più o meno così.
Rewind….
…Le belle ragazze meritano di essere trattate bene le dissi, e tra una battuta e l’altra l’abbiamo salvata dal suo appuntamento.
Ci siamo scambiate l’Instagram, mentre eravamo ancora tutti seduti al tavolo.
Dopo averli salutati, io e Carlo siamo tornati in albergo.
Cosa ne pensi? Gli ho chiesto
Sei stata folle Mi ha risposto sorridendo
Si…e…
Perché non le scrivi?
Così ci siamo trovati un quarto d’ora dopo per il bicchiere della staffa. Mi ero vestita come una vera p…rincipessa solo per lei.
“Grazie per l’invito… ma fate sempre così, voi?”, ci chiese, ma di una delle tante domande alle quali non rispondemmo. Almeno non a parole.
Intanto, si beveva, si rideva. Sentivo le sue dita sulla mia coscia, io le accarezzavo la spalla. Carlo era in mezzo a noi, sorprendentemente a suo agio, il braccio intorno alla mia vita. I suoi occhi non si perdevano nulla: un gesto, un cambio di posizione, i nostri sederi sugli sgabelli.
Riuscivo solo a pensare “e mo come lo portiamo in camera questo splendore?”
Ci pensò lui.
Con un movimento appena accennato si trovò alle sue spalle. Chiamiamola Ginevra.
Le ha poggiato le mani sui fianchi, avvicinando le labbra al suo orecchio in un modo che mi ha riempito di brividi.
Ti va di salire in stanza con noi?
Ginevra, pur soggiogata da Carlo, mi guardò per un attimo, quasi a chiedermi permesso. O magari a chiedermi aiuto.
Ma io guardavo lui e mi sembrava di sentire il suo alito caldo sul mio collo, anche se quei sussurri erano indirizzati alla pelle di lei.
Lei alla fine non ha risposto. Ha solo fatto un sorriso misterioso e si è lasciata guidare, mano nella mano con lui. Io trotterellavo appena un passo più dietro, già bagnata al pensiero di condividere il mio uomo. Anzi, di cedere per qualche ora il mio posto a un’altra. Quella sera, mi sarei accontentata delle briciole.
Non ero pronta a quello che i suoi vestiti invernali nascondevano. La sua pelle conservava ancora gli ultimi riflessi caramellati di un’abbronzatura estiva. Non avevo bisogno di toccarla per rendermi conto che doveva essere incredibilmente liscia e soda.
E infatti ci ha pensato Carlo. A toccarla, accarezzarla, palparla. Le lasciava una morbidissima scia di baci sul collo. In questi anni me ne ha dati tanti così, ed ero sicura che anche quelli fossero delicatissimi, asciutti, tanto leggeri da far partire piccole scosse elettriche dalla nuca fino alla punta dei piedi, eppure mi sembrava che ognuno di quei baci lasciasse un’impronta appena più colorata del resto della pelle.
Rivendicava quella carne sotto ai miei occhi e pensavo a tutte le volte in cui mi ha detto “sei carne mia”. Io sono la sua stessa carne, un pezzo di sé senza il quale si sente amputato, ma in quel momento, Ginevra era carne sua. La bellissima che gli avrebbe fatto da spuntino serale. Magari anche da colazione la mattina dopo.
Io restavo immobile, ancora con la giacca addosso, mentre loro si avvicinavano al letto. A lei rimaneva solo l’intimo turchese, un seno già catturato dalla mano di Carlo.
Avrei dovuto muovermi. Lo sapevo.
Non lo feci.
— Amore, vai a prenderci qualcosa da bere. Torna con calma.
Non era una richiesta.
Ogni passo verso l’uscita era una tortura calda e umida che mi faceva camminar male. La receptionist non fece una piega. Il minimarket era dietro l’angolo. Presi due minibottiglie di prosecco e tornai su.
Quanto tempo era “con calma”?
Potevo sentire i gemiti ovattati di lei. Mi sono appoggiata contro la porta, la mano sotto la gonna, noncurante dei possibili passanti, un dito poggiato sul clitoride attraverso le mutandine. Carlo mi avrebbe punita per questo, ma avevo davvero bisogno di dare un po’di sollievo a tutte quelle emozioni che premevano per uscire fuori libere e liquide.
Si stava lasciando cavalcare come fa con me? Con l’orecchio contro la porta, i suoi gemiti sembravano più intensi, la voce più profonda. Da movimenti lenti e precisi più che da scopata animalesca. La stava prendendo lui. Forse da dietro.
A spingermi dentro non era stata la gelosia, ma una curiosità genuina. Com’era il mio uomo nel corpo di un’altra donna?
Meraviglioso. In piedi al lato del letto, i muscoli delle gambe tesi come dopo una corsa, lo sguardo concentrato sul fondoschiena di lei con fare quasi religioso.
Senza una parola mi ha fatto cenno di avvicinarmi, e di mettermi stesa sul letto contro di lei.
Scivolavo sulle spalle per raggiungerle la figa, avevo avuto appena il tempo di vedere che avevo ragione: la stava prendendo da dietro. Ma subito dopo ho sentito la voce di Carlo
Lì non ancora. Prenditi cura dei suoi capezzoli, li ho un po’torturati.
Arrossati, gonfi, turgidi.
Carlo non faceva differenze: sconosciuta o no, la trattava come me. Come una cagnolina. Ne sentivo il risultato in quei noccioli di ciliegia, che rimbalzavano duri al passaggio della mia lingua.
Guaiva più forte ora, la cucciola. Forse per il mio lavoro, forse per una nuova ispirazione di Carlo. Ad ogni modo, si vedeva la tensione che scorreva tra di noi. Tutti e tre in bilico tra il volersi lasciar andare e il desiderio di protrarre il piacere il più a lungo possibile.
È stato Carlo a cedere per primo, uscendo dalla nostra ospite e sporcandole la schiena con getti densi e caldi.
Avrei voluto ripulirla, riappropriarmi del piacere del mio uomo, ma Carlo ha voluto completare il rituale, prima.
Guarda come l’ho allargata… dalle un po’di sollievo
Ginevra si lasciava fare, tendendosi verso di me. Non potevo fare altro se non tuffare la lingua nel suo ano ancora bagnato, dedicandomi a scoprire ogni fossetta e ogni angolo. Accarezzavo le sue natiche sode e cavoli… avevo proprio ragione sulla morbidezza della sua pelle.
Con la coda dell’occhio vedevo gli umori allungarsi sul letto, tenuti ancora da un filo sottile. Avrebbe vibrato, se lo avessi sfiorato.
Bella, Ginevra. Con un solo sguardo in quel ristorante aveva acceso un mondo che solo ora si sfoga davvero.
Ancora mi chiedo perché non abbia provato a far succedere niente di tutto ciò. Le ragazze hanno questo assurdo potere di farmi perdere il controllo, ma vorrei andasse davvero così per una volta.
No, per sempre.
Perché come Carlo mi procura il cazzo e gode a vedermi usata, così vorrei procurargli una figa che gli dia piacere ed essere spettatrice di quelle meraviglie.
Intanto sono abbastanza sicura che quella sera Ginevra, qualunque fosse il suo vero nome, abbia pensato a noi, rendendo fortunato quel suo accompagnatore da quattro soldi.
Intanto, aspetto che Carlo rientri a casa, ora.
Quando gli troverò la fidanzatina, magari racconteremo anche a lei questa storia, di questa fantastica chiavata mai avvenuta che ci scalda anche più di tutti i cazzi che finora abbiamo preso in prestito.
Comunque sia, sono sicura che quando capiterà sarò ancora più eccitata del solito.
Sarà sempre merito della figa in prestito di Ginevra. Sarà stata una fantasia, ma per noi resterà sempre la nostra prima figa condivisa.

ADDED 3 COMMENTS:
  • avatar FrancesQarlo69 Grazie Massi 😘

    31-12-2025 15:25:11

  • avatar classbull Se fotti come scrivi avrai le mie attenzioni.

    31-12-2025 14:22:13

  • avatar Massi891 Eccitante, di scorrevole lettura. Complimenti Francesca!

    30-12-2025 21:52:15






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