Diventare troia a cinquant'anni1 parte
by cp58mi Anche l’altra nostra figlia ci aveva lasciati per andare a convivere col proprio compagno, come suo fratello prima di lei lasciando me e mia moglie ma soprattutto lei finalmente libera dalle esigenze che i figli pretendono di avere e per questo ci sembró di essere tornati a prima di sposarci dove non dovevamo dar conto a nessuno ed essere liberi di fare ció che piú ci andava di fare senza obblighi né orari da rispettare.
Sará stato questo nostro nuovo status quo, questo senso di libertá ritrovata a far sí che Marta cambiasse il suo modo solito di fare, tanto che in questa nuova situazione aveva imparato a vestire meno castigata di come era solito fare e facendolo valorizzava maggiormente il proprio fisico visto che seppure fosse sulla soglia dei cinquant’anni se lo poteva permettere perché è davvero una bella donna e sapendolo aveva iniziato a indossare gonne alquanto corte che mai prima avrebbe messo per via dei figli. Se anche non erano proprio delle minigonne, pure io che essendo suo marito non potevo che ammirare le belle gambe e il magnifico e sodo culo che sfoggiava menandolo di qua e di lá camminando e facendolo attirava sguardi libidinosi di quanti si incontravano che non esitavano a voltarsi al suo passaggio.
Tutto questo alla lungo inizió a piacermi e a tratti anche a eccitarmi, mi piaceva sentirla desiderata da altri perché ero il solo a poterla avere e questo senso di padronanza mi eccitava: è mia, e solo io me la posso fare.
Erano questi i pensieri che mi vorticavano in mente quando mi accorgevo che qualcuno addirittura si metteva a seguirci nel centro commerciale sperando chissá cosa. Chiaro, vedere una bella manza in abito attillato che mostrava le sue grazie camminando con scarpe col tacco a spillo è tutto un dire. Per non dire quanto mi eccitava vedere nei loro sguardi la voglia che avevano di poterla avere per loro. Possedere una femmina come lei non è cosa da tutti i giorni e la cosa prese a eccitarmi e iniziai a pensarla mentre veniva presa da uno sconosciuto tipo quello che quel giorno ci seguí per un paio d’ore nel centro commerciale in cui eravamo per fare shopping e quando ce ne andammo lo dissi a lei che si accorse solo allora della mia erezione.
Ma come disse sorpresa vedendo come fossi eccitato. Non
me lo sarei ma aspettato: ma non eri geloso? O pensavi che alla mia etá non interessassi piú a nessuno.
Anzi! Risposi. É proprio questo che mi arrapa, con l’etá ti sei fatta ancora piú bona di quanto eri. Ma non ti sei
accorta di come ti guardano gli uomini? Sembra perfino che vogliano saltarti addosso cazzo! Devi dire grazie a madre natura che ti ha fatto cosí.
O forse a mia madre visto che le somiglio in tutto e per
tutto. Ma mi fa piacere che te ne sia accorto che anche altri mi guardano e mi piace vedere che ne provi piacere cosí non dovrò fingere di non vedere i loro sguardi. Anche in ufficio da quando vesto cosí ho attratto l’attenzione di colleghi che prima non mi cagavano neppure, a differenza che ora fanno a turno a chi riuscirá a portarmi a cena.
Immagino dissi, poveri sfigati. Se tutto va bene non ce né
uno lí dentro che non abbia le corna. C’è almeno qualcuno che si differenzia o no?
Eccome se ce, quello giá da prima che vestissi come vesto
adesso ci ha provato, ora peró si é fatto ancora piú insistente.
Chi è, lo conosco?
È Claudio, l’hai conosciuto alla cena aziendale ricordi, il
collega che lavora in segreteria.
Ah ma non è quello che ha una relazione con Gianna?
Aveva! É venuto fuori un casino. Il marito di lei deve aver
Sentito odore di corna e deve averla seguita e cosí l’ha beccata a salire in macchina con lui dove in un luogo appartato si sono messi a pomiciare. Li ha perfino fotografati, e non contento ha pure inviato le foto alla moglie di lui che in quattro e quattr’otto l’ha cacciato fuori di casa mentre alla moglie l’ha obbligata a chiedere il trasferimento in un’altra filiale.
Povero Cristo dissi, dall’averne due da soddisfare a non
Averne affatto.
Sí. Ed é proprio per questo che adesso me lo ritrovo
appiccicato addosso come un polipo. È una lagna sentire il modo in cui mi prega di accettare di andare una sera a cena con lui, è insopportabile la sua insistenza.
Non ti andrebbe di accontentarlo poveretto, quasi mi fa
pena. Non muore nessuno se decidessi di accontentarlo, in fondo che male c’è: è un collega non uno sconosciuto e se non ricordo male è anche un bell’uomo. Non sei tu che mi hai detto che Gianna in piú occasioni si è vantata dicendo che scopa da Dio.
Sí ma che c’entra questo! Cosa centra lo scopare con
l’andare fuori a cena. Oh! Mica sono una troia che scopa col primo venuto! Metti che gli dica di sí pensi che poi mi lascerei portare a letto, è questo che pensi?
Ma no. Non ho detto questo. E comunque se anche fosse
vorrebbe dire che a te andava di farlo e non me la prenderei. In fondo a quest’etá se una vuole togliersi un capriccio perché no. Hai cinquant’anni, sei una bella figa e hai passato una vita ad accudire me e i tuoi figli, e se ora volessi toglierti un capriccio ti capirei e non avrei niente da obiettare, di sicuro non farei il casino che ha fatto il marito di Gianna perché in questo caso io sarei d’accordo.
Mi guardó come fossi un alieno arrivato su una navicella da Marte e mi chiese se stessi bene.
Perché! Sei una donna nel fiore degli anni, bella e
Sessualmente attiva e saperti desiderata mi gratifica. Non mi dire che non hai delle fantasie pure tu come tutti ne hanno. Bene, se vuoi sappi che non ho nulla contrario nel caso decidessi di toglierti uno sfizio prima che diventi troppo tardi.
Uhé ma stai dicendo sul serio disse, che succede hai per
caso preso un colpo in testa? Chiese vedendo la mia erezione.
Il mattino dopo ero ancora a letto quando uscí dalla doccia e venne in camera per vestirsi, era ora d’andare al lavoro e rimasi a letto a guardarla mentre si vestiva.
Che c’è, perché mi guardi?
Perché mi piace guardarti mentre ti metti le calze. A
proposito, perché metti quelle? Non sono quelle che vanno con il reggicalze?
Ma certo, non l’ho su disse mostrandomi le clips.
Azz…, non sapevo che mettesse il reggicalze per andare in ufficio e le chiesi il motivo di quella sua scelta.
Non c’è nessun motivo, mi va di metterlo e basta. Poi come ripensandoci aggiunse: se anche oggi quello mi viene a
tampinare è la volta buona che davvero lo sorprendo.
Cioè? Chiesi curioso.
Se come penso verrá ancora a propormi di andare a cena,
non appena lo vedrò avvicinarsi alla mia scrivania tiro su la gonna senza farmene accorgere e gli mostro cosa ho sotto: voglio proprio vedere allora che faccia fará. Poi quando torno ti diró com’è andata. Disse sorridendo sapendo che non sarei stato nella pelle fino ad allora.
Il fatto di saperla pronta a fare una cosa simile mi fece venire il cazzo cosí duro che mi venne quasi voglia di menarmelo. Fu lei invece che contenta di vedermi eccitato si sedette a bordo letto e mi chinatasi mi diede alcune lappate sulla cappella: stasera avrai il resto disse sorridendomi, si alzó e uscí di casa.
Mi alzai, feci la doccia e mi accinsi a passare l’ennesima giornata da pensionato. Per prima passai dal giornalaio e poi al bar per un caffè e leggermi il giornale.
Come mio solito anche quella sera avevo giá preparato la cena e apparecchiato la tavola, da quando ero andato in pensione mi era venuto il pallino della culinaria e preparavo degli ottimi piatti.
Ciaooo disse appena in casa, sono ioo, sono tornataaaa.
Era raggiante, lo si capiva dal modo pimpante che aveva di fare. Sapevo che aveva cose da raccontarmi ma seppure fossi trepidante dal sapere non le chiesi niente, volevo fosse lei a parlarne e lo fece durante la cena.
Non vuoi sapere com’è andata? Disse di botto.
Veramente aspettavo che me lo dicessi tu, non volevo
sembrare impertinente. Col risultato che mi guardó come se avessi detto la piú grossa cazzata del giorno.
Va bé! Disse e inizió.
Penso che oggi Claudio dev’essersi sparato una sega in
bagno disse con un sorriso da troia che metá bastava.
Quando ho visto che veniva verso di me seduta alla
scrivania per il solito invito a cena, prima che arrivasse ho tirato su la gonna fin sopra le cosce perché vedesse il reggicalze. Appena l’ha visto è rimasto come imbambolato, era senza parole e quasi mi mettevo a ridere. Ho fatto finta di accorgermi solo allora di com’ero messa e ho tirato giú la gonna sorridendogli.
Martina tu mi farai venire un infarto pare le abbia detto. Di
questo passo mi farai impazzire. Non puoi sempre dirmi di no, ti prego accetta il mio invito a cena, non avrai paura di me spero, o hai paura che possa accadere qualcosa di cui poi ti pentiresti? Guarda che non sono un bruto né un violentatore, sono una persona tranquilla te lo assicuro.
Ne ho fin sopra ai capelli di tranquillitá, ne l’ho giá
abbastanza a casa. Non credi che se una donna sposata esce con un altro uomo si aspetti come minimo di essere corteggiata, che senso avrebbe altrimenti uscire con un altro visto che un marito l’ha giá. Era chiaro che dirglielo aveva acceso in lui la lampadina verde della speranza.
Wou feci io allora. Gli hai dato una speranza allora, vuoi dire che accetteresti di uscire con lui?
Beh, non era quello che volevi?
E quindi gli hai detto di sí?
No, l’ho tengo sulle spine, gli ho detto che devo pensarci e
che prima ne avrei parlato con te.
??? Con me? E lui cos’ha detto!
Non credeva l’avessi detto. È rimasto stranito. Senti ma
cosa vuoi che faccia, davvero vuoi che accetti?
Ma certo, che male c’è, è un tuo collega e sicuramente non
fará niente che tu non voglia non credi.
Ne sei proprio sicuro, e se poi perde la testa che faccio.
Non sei mica una ragazzina, sapresti bene come reagire no?
Chissá, magari scopri pure che non sarebbe poi cosí male.
E se poi ti penti?
Pentirmi di cosa. Sarai tu a decidere cosa fare e come
comportarti sapendo che tutto quanto deciderai di fare o di non fare mi troverá d’accordo su ogni tua scelta. Esci e non pensare a niente, segui il tuo istinto e lasciati guidare da lui. La nostra vita l’abbiamo giá vissuta per tre quarti e per me è un’occasione da non perdere.
La sera dopo al rientro a casa mi disse di aver accettato il suo invito a cena avendone parlato prima con me e che le avevo detto di andarci in quanto io sarei stato via per un affare e che sarei rientrato il giorno dopo.
E cos’ha detto sapendo che io ne ero al corrente.
Si mise a ridere. Disse che dapprima rimase meravigliato che io sapessi e le chiese come mai la lasciasse uscire con un altro uomo e lei gli rispose che tra noi c’era molta fiducia e che avesse voluto cornificarmi non avrebbe trovato una scusa tanto banale.
Ma tu sei davvero convinto che vada a cena con lui, non è
che poi ti vengono dei ripensamenti eh! Disse corrucciata. Perché sono ancora in tempo a dirgli che scherzavo.
Ma no! Sono contento che ti ritagli un pó di tempo per te,
hai passato la vita ad accudire sia me e i ragazzi e sono contento se ora cerchi un pó di svago fuori dalla routine di casa: non vedo che male ci possa essere.
Va bene, come vuoi rispose non troppo convinta.
Mi spiace solo non poter vedere la faccia che fará quando
vedrá l’intimo che indosserai, come minimo gli verrá un colpo. Glielo dissi per capire dalla sua risposta che intenzioni avesse…
Vuoi che metta quello che mi hai regalato? Disse tirando
fuori dal cassetto un corsetto in pizzo nero floreale con reggiseno a balconcino e giarrettiera allacciato con cordini sul davanti a tutta lunghezza. Una volta indossato metteva in mostra il seno e la scanalatura tra loro da far venir voglia di saltarle addosso e pensai che sicuramente lui non si sarebbe trattenuto dal farlo.
È perfetto per una serata speciale risposi.
Non pensi sia un pó troppo?
E perché, mi piace pensare che rimarrá a bocca aperta
quando ti vedrá. Mai avrebbe pensato che potessi essere cosí provocante. Vedrai che gli verrá un colpo quando lo vedrá.
Bé speriamo di no! Rispose ridendo.
Guarda un pó sta troia pensai. Quindi dava giá per scontato
che gliel’avrebbe mostrato. Non mi aveva affatto smentito nel sentirmi dirle che sarebbe rimasto di stucco vederle l’intimo: sta zoccola! Ero giá cornuto giá prima ancora che uscisse.
Ma nonostante tutto, eccitato al pensiero che fosse decisa, fui io a suggerirle cosa indossare sopra l’intimo e mi assecondó scegliendo l’ampia gonna nera plissettata che le proposi che le scopriva le ginocchia pur nascondendo l’inizio delle calze e delle clips che le sorreggevano perché sarebbe sembrata volgare. Al contrario se una volta in macchina lei gli avesse permesso di palparle le gambe non avrebbe avuto difficoltá con quella gonna e le avrebbe consentito facilmente di accarezzarle le cosce.
Per sopra scelse una camicia che se sbottonata al punto giusto avrebbe messo in mostra il magnifico seno che sorretto dal busto a balconcino sembrava invitare a essere baciato. Per completare nel caso facesse freschino si portó un giacchino e nell’insieme era proprio una gran bella figa con quei tacchi a spillo che: eccitó me figuriamoci lui.
L’abbracciai e col cuore palpitante di emozioni la salutai e le augurai di passare una splendida serata.
Ci proveró disse con un sorriso triste. Mi spiace lasciarti
Solo.
Le risposi di non pensare a me e che sarei stato benissimo ugualmente.
Erano le venti passate quando dalla finestra vidi la sua auto affrontare la rampa dei box per poi sparire in fondo alla strada alla luce fioca dei lampioni fino a che svoltò e sparí e per me inizió quella che sarebbe stata una veglia.
Ero un continuo guardare l’orologio, erano le ventitré ed ero certo che a quell’ora fossero giá usciti dal ristorante e pensai allora a dove fossero e a cosa stessero facendo. Erano tanti i pensieri che mi turbinavano in mente e li immaginai in macchina a pomiciare chiedendomi se fossi stato lui se invece non l’avrei portata in un motel per potermela godere a dovere.
Nel frattempo pensavo anche che lei non ci sarebbe voluta andare in albergo perché era restia a dare i suoi documenti alla reception e per questo non sapevo cos’avrebbero fatto.
Erano le due passate e mi ero addormentato col televisore acceso quando sentii la chiave girare nella toppa.
Ciao le dissi andandole incontro, era bellissima e
l’abbracciai come se fosse da una vita che non la vedevo.
Allora? Com’è andata tutto bene? Chiesi trepidante.
Sí rispose appoggiando la borsetta sul tavolinetto
dell’ingresso e per togliersi il giacchino mi diede le spalle nel rispondermi evitando lo sguardo. Era in difficoltá, lo capii e per questo le diedi respiro andando a sedermi sul divano in attesa che fosse pronta.
Scusa ma devo andare al bagno.
Intanto che aspettavo che uscisse sentii un rumore e mi accorsi che la borsetta si era rovesciata e qualcosa cadde finendo a terra. Mi alzai e vidi che a terra c’erano le sue mutandine, le presi e le misi di nuovo nella borsetta che rimisi in piedi.
Vieni le dissi vedendola uscire, vieni a sederti qui con me e
raccontami se ti va di come è andata perché sono ore che non sto nella pelle.
Mi guardó con cipiglio serioso come se stesse pensando a cosa dirmi. Poi, in un lampo, come se avesse deciso si alzó e mi disse di andare a letto e la seguii.
Allora dissi ancora una volta quando fummo a letto: com’è
andata, che effetto gli ha fatto il tuo intimo, ne è rimasto colpito
non è vero?
Il modo serioso con cui continuava a guardarmi mi fece temere una risposta che non avrei voluto sentire: per fortuna non fu cosí.
Sí disse annuendo col capo. È rimasto impappinato proprio
come hai detto tu, è rimasto senza parole.
E dov´he successo in macchina?
Sí. Ci siamo incontrati in un parcheggio in periferia dove ho
lasciato l’auto per salire sulla sua, è stato lí quando sono salita che la gonna è risalita e lui ha visto il reggicalze ed é rimasto a bocca aperta fino a che non ho tirato giú la gonna.
Posso immaginarlo, e poi, cos’è successo poi chiesi
trepidante.
Da come mi guardava ho temuto che mi saltasse addosso,
meno male che non è accaduto, ha messo in moto e siamo partiti. Mi ha subissata di complimenti che peró devo dire mi sono piaciuti, è bello sentirsi desiderate e lui è maestro in questo anche se non gliel’ho fatto capire. Mi ha portata in un ristorantino in zona Navigli di quelli in cui si cena a lume di candela con un pianista che suonava della musica soft molto carina che aiutava a creare un ambiente intimo: molto bello.
Bene, e poi? Chi ha rotto il ghiaccio, è stato lui?
E chi sennó! Io no di certo!
Dai allora dimmi, non tenermi sulle sine.
È stato quando siamo risaliti in macchina all’uscita del
ristorante, il parcheggio era buio e lui ne ha approfittato. Ha iniziato a dirmi quanto fosse attratto da me, che avevo una femminilitá che poche donne hanno e ha incominciato a toccarmi i capelli e accarezzarmi il viso.
E tu? Tu hai lasciato che lo facesse?
Bé che male c’é. E poi dovevo pur ripagarlo in qualche
modo, chissá quanto le sará costata quella cena.
Va bene vai avanti.
Mi ha confessato che prima ancora di filare con Gianna la
mia collega, ci aveva provato con me ma vedendosi non corrisposto aveva spostato le sue attenzioni su di lei con la quale ha poi avuto una relazione fino a che il marito di lei non li ha scoperti.
E ora che pure lui è stato lasciato dalla moglie ha pensato
bene di tornare alla carica con te.
Sí, è proprio cosí!
Ok e cos’è successo dopo.
A quella domanda ha distolto lo sguardo e guardando il soffitto ha iniziato dicendo che forse a causa del vino bevuto ha mollato le redino e senza neanche accorgersene si è ritrovata tra le sue braccia e si sono baciati.
È stato allora che mentre mi baciava ha iniziato a palparmi
E facendolo è arrivato a toccarmi intimamente.
E tu che hai fatto?
E secondo te che dovevo fare, a quel punto ero eccitata e
non ho fatto altro che allargare le gambe.
Nel sentire quelle parole dovetti smettere di toccarmi altrimenti mi sarei sborrato addosso: ti prego continua dissi con l’adrenalina a mille.
Ancora! Non lo puoi immaginare!
No devi dirmi tutto dissi infoiato come non mai.
Uff! E continuó.
Mi ha spostato le mutandine e trovandomi eccitata ha
preso a sgrillettarmi. Tu mi conosci, sai come reagisco quando mi si tocca in quel modo e poco dopo sono venuta. Nel frattempo lui l’aveva tirato fuori e me l’ha messo in mano.
E tu?
E io ho iniziato a menarglielo. Erano vere le dicerie sul suo
che girano in ufficio, ho potuto constatarlo perché ha un cazzo di tutto rispetto.
Pure!
E sí rispose sorridendo e mi è piaciuto menarlo.
È piú grosso del mio le chiesi con l’adrenalina che pompava
all’impazzata col cuore che prese a battere perfino troppo velocemente per i miei gusti, quasi da far fatica a respirare.
Sí, ha un cazzo importante!
Importante quanto?
Eh, è molto importante, sicuramente piú del tuo. Ma stai
tranquillo perché non è successo niente disse, e accorgendosi di come fossi eccitato s’infiló sotto le lenzuola e prese a darmi piacere con la bocca.
Ma se non è successo niente come mai ti sei tolta le
Mutandine e le hai messe nella borsetta: dimmi cos’hai fatto!
Te lo sto mostrando cosa gli ho fatto.
Mi stava dicendo che gliel’aveva preso in bocca come stava facendo ora con me e a quel punto non resistetti piú e le riempii la bocca di sborra.
Lo vedi disse dopo avermi svuotato letteralmente i coglioni,
lo sapevo che sei un porco e ti eccita sapere che gli ho dato piacere, è per questo che l’ho fatto, lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, non è vero che ti piace sapermi porca?
Sí. In quel momento avrei detto di sí anche se mi avesse
chiesto l’impossibile da quanto ero eccitato.
Da quella sera il nostro rapporto si è perfino rafforzato perché oltre a non aver perso il rispetto dell’uno verso l’altra, a questo si era aggiunta la complicitá che mai avremmo pensato di avere
Quando vi vedrete ancora, ne avete parlato?
Sí, ma la prossima volta vuole che ci vediamo a casa sua,
ha un monolocale in affitto anche perché gli ho detto che io in albergo non ci vado e comunque ci andrò se a te sta bene.
Ma certo, sempre meglio che farlo in macchina col pericolo
di essere visti. Peró mi devi promettere che mi racconterai ogni cosa farete per filo e per segno, sai quanto mi eccita e non voglio perdermi niente di tutto quello che farete: me lo prometti?
Stanne certo disse accarezzandomi, ti diró ogni cosa senza trascurare alcun dettaglio ok?
Seguirá la seconda parte
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