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STORY

Weekend Malese: Prima Davanti, Poi Dietro

by Allforher
Viewed: 136 times Comments 1 Date: 14-01-2026 Language: Language

Hotel Seri Malaysia Kluang, stanza 212. Secondo piano, finestra spalancata su un vialetto tranquillo, palme alte che si stagliavano contro il cielo gonfio di umidità, odore denso di terra bagnata, olio di palma e fiori notturni che aleggiava nell’aria calda e avvolgente.
Avevo 28 anni.
Chimico di processo per una multinazionale italiana: feldspati potassici, caolini lavati, talco vettorizzato, borace granulare, silice micronizzata. Tutto il necessario per far venire perfette le piastrelle del cliente.
La fabbrica era un capannone moderno immerso in un mare verde di piantagioni di palme da olio, polvere controllata, ritmi costanti e un senso di efficienza tropicale.
Ci andavo ogni sei mesi per tre giorni: aggiustare le formule per minimizzare il ritiro, eliminare le microcrepe, insegnare ai tecnici a dosare l’acqua con precisione.
Il production manager era Azman, braccio destro del proprietario Jhon Choa.
Malese, 45 anni, basso e tozzo, camicia leggera sbottonata sul petto peloso, sigaretta che teneva tra le labbra anche nel lab.
Inglese schietto, pratico, con un sorriso da chi sa il fatto suo. Era lui che decideva se rinnovare con noi o passare ai fornitori cinesi più economici.
La seconda sera mi portò in un warung semplice ma accogliente a cinque minuti dalla fabbrica.
Tavolo di plastica sotto la lamiera, ventilatore che muoveva l’aria tiepida, Tiger ghiacciata da un litro, arachidi tostate e satay che sfrigolavano sulla griglia.
Poi arrivò lei.
Soo Yin.
Cinesemalaysiana, 34 anni, responsabile acquisti ed in privato compagna di Azman .
 Viso tondo e sensuale, zigomi larghi, labbra piene e invitanti, occhi attenti e profondi dietro occhiali rettangolari.
 Corpo maturo e generoso: fianchi larghi, curve morbide, culo pieno e sodo che riempiva i jeans scuri, seni pesanti che premevano contro la camicetta azzurra, capezzoli che si intuivano sotto il tessuto.
 Capelli neri lunghi raccolti in una coda bassa, qualche ciocca umida sul collo sudato dal calore tropicale. Jeans attillati, scarpe basse, solo un anello discreto alla mano sinistra.
Azman parlava di container, dogana, prezzi.
 Soo Yin ascoltava attenta, annuiva, ma ogni tanto i suoi occhi scivolavano su di me, lenti, curiosi, carichi di promesse silenziose.
 Quando Azman si alzò per fumare fuori, lei si chinò verso di me, il suo profumo di vaniglia e sudore mi avvolse.
 La sua bocca sfiorò il mio orecchio, voce bassa, calda, un sussurro roco con una punta di ironia giocosa:
«Ogni volta che vieni qui… mi incuriosisci. Mi fai pensare a cose che non dovrei. Azman va via nel weekend a Kuala Lumpur, nell’altro stabilimento. Torna solo lunedì. Sarò sola tutto il weekend… il sabato notte specialmente. Se vuoi, potremmo andare a cena. Oppure… andiamo a Johor Bahru in incognito, ceniamo lì e prendiamo un bel hotel… pago io. Sono curiosa di vedere com’è fatta questa famosa banana italiana di cui tutti parlano…»
 Le sue labbra mi sfiorarono il lobo con un sorriso leggero, quasi divertito, un brivido elettrico mi attraversò la schiena, il suo respiro caldo contro la pelle.
 Un misto di desiderio e ironia leggera, irresistibile.
Quella sera non successe nulla.
 Tornai in hotel con il cuore che batteva forte, il pensiero di lei e della sua proposta audace ma anche rischiosa lavorativamente parlando.. mi tormentava.
Ma il sabato arrivò . 
Azman era partito di buon mattino per Kuala Lumpur – un viaggio di circa tre ore, per controllare l’altro stabilimento, e non sarebbe tornato prima di lunedì.
 Soo Yin era ora sola soletta, con quella curiosità che le bruciava dentro.
Mi scrisse un messaggio semplice, pratico: « Stasera vengo a prenderti alle 18. Andiamo a Johor Bahru, in incognito. Cena e poi hotel. Ci penso io.»
Mi passò a prendere con la sua auto, jeans attillati e una camicetta leggera che lasciava intravedere le curve, occhiali da sole anche se era già buio.
 Guidò per circa un’ora e mezza lungo l’autostrada, direzione sud, verso Johor Bahru a pochi chilometri dal confine con Singapore, lontano da Kluang e dagli occhi di chiunque potesse riconoscerci.
L’aria calda entrava dai finestrini, le palme sfrecciavano nel buio, e ogni tanto la sua mano sfiorava la mia gamba sul cambio.
Cenammo in un ristorante discreto in centro a Johor Bahru, luci soffuse, cucina fusion malesecinese, vino fresco invece della solita birra.
 Parlammo poco, ma i nostri sguardi dicevano tutto. Le sue gambe sfioravano le mie sotto il tavolo, un tocco leggero ma costante.
Dopo cena, guidò fino a un hotel moderno e anonimo in zona centrale, di quelli frequentati da viaggiatori d’affari: reception discreta, ascensore diretto, stanza al piano alto con vista sulla città illuminata.
Pagò tutto lei, come aveva promesso, con un sorriso tranquillo.
La stanza era ampia, pulita, con un grande letto king size, aria condizionata fresca, luci calde e un bagno con doccia a pioggia.
 Un posto comodo, elegante, perfetto per una notte senza fretta.
Chiuse la porta, si tolse le scarpe con calma.
 Slacciò la camicetta un bottone alla volta, rivelando il reggiseno nero semplice, la pelle dorata e calda. 
Lo sganciò: i seni pesanti si liberarono, capezzoli scuri già eretti, invitanti al tocco.
Jeans giù, mutandine nere di cotone umide, il suo odore di eccitazione riempì la stanza, dolce e intenso.
Mi avvicinò, le nostre bocche si incontrarono in un bacio profondo, lingue che danzavano lente, affamate, le sue mani che mi sfilavano la camicia.
Si inginocchiò, mi liberò il cazzo duro, lo prese in bocca con devozione, succhiando piano, profondo, la lingua che girava intorno alla cappella, la gola che si apriva per accogliermi tutto.
Le tenni la testa, muovendomi con ritmo crescente, i suoi gemiti vibravano sul mio sesso, gli occhi alzati verso di me, pieni di fame e di quel sorriso ironico di prima.
Quando sentii salire la sborra sussurrai rauco :
«Dove?» 
 Lei rispose: «Sul viso… sui seni… voglio sentirti caldo su di me» rispose con voce tremante, occhi lucidi di desiderio.
Le venni addosso: fiotti caldi e densi che le dipinsero il viso, colarono sulle guance, sul collo, le imbrattarono i seni abbondanti.
 Rimase lì, respirando piano, lingua che raccoglieva una goccia dalle labbra, sguardo perso nel piacere.
La sollevai, la portai sul letto.
Preservativo – sempre.
 La girai a pecora, le mutandine abbassate, le entrai nella figa bagnata e calda, lentamente all’inizio, poi sempre più profondo, ogni affondo un gemito soffocato che diventava più forte.
Le sue curve tremavano sotto di me, il culo pieno che ondeggiava a ogni spinta, le mani che afferravano le lenzuola.
La girai supina, gambe sulle mie spalle, la penetrai fino in fondo, i nostri sguardi incatenati mentre lei si contraeva intorno a me, un orgasmo intenso che la fece inarcare, tremare tutta, la figa che mi stringeva forte.
 Venni dentro il lattice, tenendola stretta per i fianchi larghi, i nostri corpi sudati fusi, il suo respiro affannato contro il mio collo.
Restammo sdraiati, ansimanti, pelle contro pelle, per un tempo che sembrò infinito.
Poi facemmo la doccia insieme, l’acqua calda che scivolava sui nostri corpi, le sue mani che mi insaponavano piano, tornando a eccitarmi.
Ci asciugammo, ci sdraiammo di nuovo nudi, lei che fumava una sigaretta appoggiata al mio petto, io che le accarezzavo la curva del fianco.
La mattina dopo, colazione in camera: caffè, frutta fresca, pane tostato.
Aveva pensato ad ogni dettaglio.Mangiammo piano, in silenzio complice, ancora nudi sotto le lenzuola.
Lei posò la tazza, mi guardò con quel sorriso malizioso che ormai conoscevo bene.
«Sai… ieri notte ho provato la banana italiana davanti… ma sono curiosa di vedere se è buona anche dietro.» 
Lo disse con voce bassa, un po’ rauca dal sonno e dal desiderio residuo, mentre la sua mano scivolava sotto le lenzuola, accarezzandomi fino a farmi tornare duro.
Si girò, si mise a quattro zampe sul letto, il culo pieno e rotondo offerto, le curve morbide illuminate dalla luce del mattino che filtrava dalle tende.
Prese il lubrificante dal comodino (l’aveva portato lei, ovviamente), se lo spalmò con calma tra le natiche, poi su di me, le dita che scivolavano lente, preparandomi, preparandosi.
«Piano… ma fino in fondo» sussurrò, guardandomi da sopra la spalla, gli occhi pieni di una fame tranquilla.
Mi posizionai dietro di lei, la punta contro quell’anello stretto e caldo.
Entrai lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendo la resistenza cedere, il suo respiro che si faceva più corto, i gemiti bassi e profondi mentre il suo corpo si abituava alla mia presenza.
Quando fui completamente dentro, mi fermai, lasciandola sentire tutto, le sue pareti che mi stringevano forte, pulsanti.
Poi iniziai a muovermi, affondi lenti e profondi, le mani sui suoi fianchi larghi per tenerla ferma, il suo culo che tremava a ogni spinta, la pelle che si arrossava leggermente per il contatto.
Lei si inarcò di più, una mano che scivolava tra le gambe per toccarsi la clitoride, i gemiti che diventavano più intensi, più rochi, il corpo che si contraeva intorno a me in onde di piacere.
Aumentai il ritmo, sempre controllato ma deciso, sentendo il calore stretto avvolgermi completamente, il suo respiro spezzato, i suoi «Sì… così… più profondo…» che mi facevano perdere il controllo.
 Venni dentro di lei con un ultimo affondo lento e potente, tenendola stretta mentre tremava in un orgasmo silenzioso ma violento, il corpo che si scuoteva sotto il mio.
Ci accasciammo sul letto, sudati, appagati, il suo sorriso soddisfatto contro il mio collo.
«Banana italiana… decisamente meglio di quanto immaginassi» mormorò ridendo piano, prima di darmi un bacio lento.
Alle 11 del mattino ci salutammo.
Lei si rivestì, coda rifatta, occhiali, un ultimo bacio profondo.
«Safe trip back to Italy… e grazie per il weekend.»
Rise con quella ironia leggera, poi uscì. Io presi un taxi per tornare a Kluang.Lei ando a Singapore da delle amiche ..cosi disse non sapro i che fece in realta..poco importa .
Non la rividi mai più.
Il viaggio successivo Azman mi disse che era stata promossa all’ufficio centrale a Johor Bahru.
«Better salary, better position» disse con un sorriso tranquillo.
Una notte (e una mattina) di passione pura, intensa, lontana da sguardi indiscreti.
Solo desiderio adulto, corpi che si cercano e si trovano, un’intesa silenziosa e bruciante, con un tocco di umorismo malizioso.
Tornai in Italia con il ricordo del suo sapore, delle sue curve che tremavano sotto di me, del suo sussurro ironico all’orecchio, e del calore umido della Malesia che ancora mi fa accelerare il battito.
Ancora oggi, quando apro un sacco di caolino o sento l’odore di feldspato umido, mi torna tutto in mente.
E mi diventa duro, piano, con un desiderio lento e profondo.

ADDED 1 COMMENTS:
  • avatar pierre14 Sono stato in Malesia qualche volta non ho avuto mai il piacere di assaporare una donna malese (che ritengo tra le più belle del sud est asiatico) mi sarebbe garbato parecchio!!

    14-01-2026 12:19:01






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