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STORY

L’Affitto

by AspiranteCornutobsx
Viewed: 710 times Comments 6 Date: 17-01-2026 Language: Language

Era un pomeriggio di fine gennaio, uno di quelli in cui il freddo si infila nelle ossa e la nebbia avvolge le strade come un sudario. Io ero uscito per una commissione — qualcosa di banale, una scusa qualsiasi — lasciando Francesca a casa.

Torno tra un’ora

le avevo detto, e lei aveva annuito distrattamente, immersa nel suo libro, le gambe accavallate sul divano, la vestaglia semiaperta che lasciava intravedere la pelle calda delle cosce.

Quando rientrai, la porta era socchiusa. Un dettaglio che, in qualsiasi altro momento, mi sarebbe sfuggito. Ma quel giorno, qualcosa nell’aria mi fece rallentare. Un silenzio troppo pesante, rotto solo dal crepitio della stufa a pellet.

Entrai senza fare rumore. La voce di Marco, il padrone di casa, arrivò chiara dalla camera da letto. «Così, Francesca… ti piace quando ti tocco qui, vero?»

Mi fermai. Il cuore mi batteva così forte che temevo potessero sentirlo. Mi avvicinai alla porta accostata, e attraverso la fessura li vidi: Marco, in piedi accanto al letto, i pantaloni abbassati, il cazzo grosso e duro che affondava tra le gambe di Francesca. Lei era sdraiata, la vestaglia aperta, i seni nudi che si muovevano a ogni spinta, le labbra dischiuse in un gemito soffocato.

«Sì… sì… non fermarti…»

Non mi mossi. Non potevo. Ero ipnotizzato. Marco era un uomo vero: alto, largo di spalle, con le mani ruvide e la voce profonda. La prendeva con una sicurezza che io non avrei mai avuto. Francesca si aggrappava alle lenzuola, i fianchi che si sollevavano per incontrare ogni affondo, i capelli spettinati, gli occhi chiusi.

«Sei una troia perfetta, sai?» le sussurrò Marco, afferrandole un seno e strizzandolo con forza. «E pensare che il tuo uomo non sa nemmeno come si scopa una donna.»

Francesca gemette, le unghie conficcate nel materasso. «Non parlare di lui…» ansimò, ma il suo tono era più una supplica che un ordine.

«Perché? Non ti piace che sappia quanto sei una puttana?» Marco rise, poi le afferrò i capelli e le tirò indietro la testa, costringendola a guardarlo. «O forse… gli piacerebbe sapere che il suo padrone di casa ti viene a trovare quando lui non c’è? Che ti scopa sul vostro letto, eh?»

Francesca non rispose. Ma il modo in cui i suoi occhi si spalancarono, il modo in cui il suo corpo si inarcò sotto di lui, fu una risposta più che sufficiente.

Io ero lì, nascosto, il cazzo duro come pietra, le mani che tremavano. Non era gelosia, quello che provavo. Era eccitazione. Umiliazione. Il desiderio di vedere la mia donna soddisfatta da un uomo che sapeva cosa voleva. Che sapeva come prenderla.

Marco aumentò il ritmo, le sue palle che sbattevano contro il culo di Francesca a ogni spinta. «Vieni, troia… vieni sul mio cazzo…»

E lei obbedì. Un grido strozzato, il corpo scosso dagli spasmi, le gambe che tremavano. Marco emise un grugnito, poi si fermò, il cazzo sepolto dentro di lei. «Prendilo tutto…»

Lo vidi irrigidirsi, le dita conficcate nei fianchi di Francesca, e poi un rivolo bianco iniziò a fuoriuscire da lei, lento, denso, che le scendeva lungo la coscia. Marco si tirò fuori, si sistemò i pantaloni con calma, come se non avesse appena rovinato il nostro letto. Poi, prima di andare via, si chinò e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Francesca rise, un suono basso e complicice, prima di annuire.

Sentii la porta d’ingresso chiudersi. Solo allora entrai in camera.

Francesca era ancora sdraiata, il respiro affannoso, gli occhi lucidi. Non si mosse quando mi avvicinai. Anzi, mi guardò con un sorrisetto malizioso, come se sapesse esattamente cosa avessi visto.

«Sei tornato» disse, la voce roca. «Finalmente.»

Non risposi. I miei occhi erano fissi sulla sua coscia, dove una scia biancastra le solcava la pelle. Non servivano parole.
Trascorse la giornata senza che parlammo di ciò che comunque avevo intuito e il giorno dopo.. Era il pomeriggio dopo. Il cielo qui da noi in provincia di Bergamo era grigio, minacciava pioggia, e io ero in casa a sistemare alcune scartoffie quando sentii bussare alla porta. Aprii e trovai Marco, il padrone di casa, con addosso un maglione scuro che metteva in risalto le sue spalle larghe e i jeans che aderivano alle cosce muscolose. Aveva in mano una chiave inglese e un sorriso che non prometteva nulla di buono.

«Ciao, Enrico» disse, la voce bassa e calda. «Sono passato per controllare la caldaia. Con questo freddo, non si sa mai.»

Annuii, facendo un passo indietro per farlo entrare. «Certo, prego. È in bagno, sai dove si trova.»

Lui entrò, si guardò intorno con aria compiaciuta, come se quella casa fosse già sua. Poi i suoi occhi si posarono su di me. Non era uno sguardo normale. Era uno sguardo che valutava, che sondava. Mi sentii improvvisamente piccolo, esposto.

«Dai, vieni» disse, facendomi cenno di seguirlo. «Così mi dai una mano.»

Lo seguii in bagno, il cuore che batteva all’impazzata. Lui aprì lo sportello della caldaia, si chinò per controllare i tubi, poi si raddrizzò e si voltò verso di me. «Devo fare pipì. Non ti dispiace, vero?»

Scossi la testa, incapace di parlare. Lui si slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo, grosso e semiduro, e iniziò a pisciare nel water. Io rimasi lì, immobile, gli occhi fissi su di lui. Non potevo fare a meno di pensare a com’era stato dentro Francesca il giorno prima, a come l’aveva riempita, a come l’aveva fatta gemere.

Marco mi guardò, un sorrisetto malizioso sulle labbra. «Ti piace guardare, eh, Enrico?»

Non risposi. Non ce n’era bisogno. Il mio silenzio era una risposta più che sufficiente.

Lui finì di fare pipì, ma non si rimise a posto. Anzi, si avvicinò a me, il cazzo che iniziava a indurirsi sotto il mio sguardo. «Ieri ti ho visto, sai?»

«Ccosa?» balbettai, sentendo il viso bruciare.

«Ti ho visto guardare mentre scopavo Francesca.» Mi sfiorò la guancia con un dito, poi scese lungo il collo, fino al petto. «E so che ti è piaciuto.»

Non negai. Non potevo. Era la verità.

«Allora…», continuò, avvicinandosi ancora, finché non sentii il suo respiro caldo sul mio viso. «Se ti è piaciuto guardare… pensi che ti piaccia anche questo?»

Prima che potessi rispondere, mi afferrò la nuca e mi spinse giù, verso il suo cazzo. «Succhiamelo, Enrico. Mostrami quanto ti piace.»

Non esitai. Mi inginocchiai davanti a lui, le mani che tremavano, e aprii la bocca. Il suo cazzo era caldo, pesante, con un odore muschiato che mi fece venire l’acquolina in bocca. Lo presi tra le labbra, lentamente, assaporando ogni centimetro mentre lui emetteva un gemito basso.

«Così… bravo…», sussurrò, accarezzandomi i capelli. «Sapevo che eri una troietta. Una troietta che ama succhiare il cazzo agli uomini veri.»

Mi sentii umiliato. Eccitato. Suo.

Lo presi in gola, le lacrime che mi pizzicavano gli occhi, le mani che stringevano le sue cosce muscolose. Lui mi teneva la testa ferma, spingendo piano, godendosi ogni secondo. «Così… prendilo tutto…» ansimò, le dita che si stringevano nei miei capelli.

Non mi importava se mi stava usando. Non mi importava se ero solo un giocattolo per lui. Tutto ciò che contava era il modo in cui mi faceva sentire: desiderato, anche se solo come oggetto di piacere. Accettato, anche se solo come sottomesso.

Senti il suo corpo irrigidirsi, il respiro che diventava affannoso. «Sto per venire, troia… vuoi che te lo dia in bocca?»

Annuii, gli occhi chiusi, pronto a prendere tutto ciò che mi avrebbe offerto.

E così fece. Un getto caldo, denso, che mi riempì la bocca, scivolando giù per la gola. Lo ingoiai tutto, leccandomi le labbra quando ebbe finito, guardandolo con occhi supplici.

Lui mi sorrise, soddisfatto, poi si sistemò i pantaloni. «Bravo ragazzo. O dovrei dire… brava troietta?»

Non risposi. Non ce n’era bisogno.

«Domani tornerò» disse, uscendo dal bagno. «E questa volta, voglio che tu ci sia mentre mi scopo la Francesca. Ma senza che lei sappia.. E se sarai bravo… forse poi passeró a darlo anche a te.»

Poi se ne andò, lasciandomi in ginocchio sul pavimento freddo del bagno, con il sapore del suo sperma ancora in bocca e una certezza bruciante:

non ero un uomo.

Ero sua. E non avrei voluto essere altro.

ADDED 6 COMMENTS:
  • avatar toscano68enne woww... bel racconto... padrone di casa fortunato

    26-01-2026 23:27:04

  • avatar griso eccitante racconto...complimenti!

    18-01-2026 12:41:40

  • avatar aspirantecornuto16 Gran bella storia...inverosimile se tu e tua moglie non eravate d'accordo prima ma bellissima storia. Bravo

    18-01-2026 09:05:50

  • avatar Troviamoci Mmmm eccitante .......verrei a darvi una mano in casa e anche altro

    18-01-2026 08:49:42

  • avatar coppiatitubante Eccezionale

    18-01-2026 08:06:19

  • avatar Couplesamur Anzitutto complimenti per come è scritto,e poi bella storia molto eccitante per chi piace essere sottomesso

    18-01-2026 07:25:12






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