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STORY

Scopata selvaggia al maneggio

by ElenaParide
Viewed: 469 times Comments 7 Date: 06-04-2026 Language: Language

Il sole stava tramontando dietro le colline, tingendo di un rosso sangue la sabbia del recinto. Mio marito, il cornuto goditore, guidava la macchina lungo il viale sterrato con una strana eccitazione che gli faceva tremare le mani sul volante. Sapeva dove stavamo andando. Sapeva che Ugo ci stava aspettando. Ugo ha cinquant'anni, un corpo forgiato da decenni di lavoro con i cavalli, spalle larghe e mani enormi, abituate a domare bestie da mezza tonnellata. Un uomo affascinante, di poche parole, con uno sguardo che ti spoglia e ti comanda senza bisogno di parlare.

Sei pronto, schiavo?

gli ho chiesto, sistemandomi il minishort di jeans che lasciava scoperte le mie gambe , segnate dai cinturini degli zoccoletti che picchiettavano nervosi sul tappetino.

Ugo non ama aspettare. E sai bene che stasera non sono qui per una lezione di equitazione... almeno non con un cavallo.

Mio marito ha deglutito, un sorriso viscido e grato che gli increspava le labbra.

Sì, Elena... grazie. Grazie per portarmi a vedere come un uomo come lui ti prenderà.


​Siamo scesi davanti alle scuderie. Ugo era lì, appoggiato allo stipite della porta del box principale, con gli stivali sporchi di polvere e la camicia aperta sul petto brizzolato e potente. Ci ha guardati arrivare con un disprezzo sovrano. Ha ignorato completamente mio marito, fissando i suoi occhi grigi direttamente sulla mia fica, appena coperta dal denim.

Sei in ritardo, troia,

ha esordito con una voce profonda che mi ha fatto vibrare fin dentro le ossa.

E hai portato anche il tuo segaiolo personale, vedo. Bene. Entrate. Ho un purosangue che ha bisogno di essere scaricato, e tu mi sembri la mangiatoia perfetta.


Entrati nel box di Ugo, l'odore di stalla è diventato soffocante, un mix di fieno, sudore equino e testosterone. Ugo si è girato verso mio marito, inchiodandolo con uno sguardo di puro disprezzo, mentre si accendeva un sigaro toscano.

Verme,

ha ringhiato con una voce profonda e gutturale.

Spoglia la tua signora. Lasciala nuda e pronta per la monta. Ma non osare toccarle gli zoccoletti. Voglio che il rumore del legno sul cemento mi ricordi quanto è troia ogni volta che la sbatto.


​Mio marito ha obbedito subito, con un sorriso ebete e viscido che gli deformava la faccia. Ha iniziato a sbottonarmi i minishort con mani tremanti, e io ho sentito un brivido di piacere puro corrermi lungo la schiena nel vederlo fremer d'eccitazione nel suo stesso fallimento. Mentre mi sfilava i pantaloncini, Ugo continuava a insultarlo:

Guarda come trema questo fallito. Sei un errore della natura, cornuto! Non vali nemmeno il letame che spaliamo qui. La tua unica utilità è servire la carne migliore a uomini veri come me. Godi, vero? Godi a sapere che tra poco questa fica sarà mia?


Sì, padrone... grazie,

ha sussurrato mio marito con una voce strozzata dall'estasi dell'umiliazione. Rimasta nuda, solo con i gioielli sui piedi e gli zoccoletti con il tacco alto che brillavano sotto la luce fioca del box, mi sono offerta allo sguardo clinico e rapace di Ugo.

Bene, ora mettiti a quattro zampe,

mi ha ordinato con una brutalità che mi ha fatto sussultare di piacere. Mi ha afferrata per i capelli e mi ha messa in posizione da monta sulla paglia fresca.

Ti tratterò come la cavalla da fiera che sei, troia. E tu, segaiolo... mettiti lì nell'angolo e ringrazia per ogni affondo che la tua donna riceverà.


​Ugo si è avvicinato con la calma spietata di chi sa come piegare ogni volontà. Mi ha afferrato una coscia, sollevandola con una forza bruta, e ha affondato le sue dita callose, che sapevano di cuoio e tabacco, nella mia fica già spalancata.

Guarda qui, cornuto,

ha ruggito, mostrandogli le dita lucide e grondanti dei miei umori.

Guarda come questa cagna è fradicia solo a sentire l'odore di un vero maschio. È una fontana di lussuria, e tu sei l'unico che non riuscirà mai a bere a questa sorgente. Sei un fallito, un vuoto a perdere!


​Mio marito fissava le dita di Ugo con un'avidità malata, il respiro corto di chi sta toccando il fondo del proprio piacere perverso.

Sì, padrone... grazie per avermelo mostrato,

ha sussurrato, quasi in estasi. Ma Ugo non aveva finito. Ha staccato un pesante guinzaglio di cuoio da una parete del box e me l'ha stretto intorno al collo con uno scatto secco.

Cammina, troia!

mi ha ordinato, dandomi uno schiaffo sonoro sul culo che ha fatto rimbombare la stalla.
​Mi ha portata a spasso per il corridoio centrale, tra i box dei purosangue che nitrivano al nostro passaggio. Io camminavo nuda, a testa bassa, godendo del rumore osceno e ritmico che i miei zoccoletti facevano sul cemento: clack, clack, clack. Era il suono della mia schiavitù. Ugo rideva, trascinandomi come una bestia da fiera, mentre il mio schiavo ci seguiva a distanza, annientato dalla visione della sua donna trattata come un animale.
​Tornati nel box, Ugo ha puntato il dito contro mio marito.

E ora, spogliati, verme. Resta nudo davanti alla tua padrona e a me.

Quando è rimasto nudo, con quel suo corpo flaccido e patetico, Ugo mi ha passato la chiave di metallo.

Elena, metti la gabbietta a questo cazzo da impotente. Deve ricordare a ogni secondo della sua misera vita che il suo unico scopo è guardare noi che ci godiamo la tua carne. Chiudilo a chiave e buttala nel letame!

Ho sorriso con crudeltà mentre stringevo il metallo freddo intorno alla sua vergogna, sentendo il suo ringraziamento strozzato mentre lo condannavo all'astinenza eterna davanti alla mia lussuria.
Ugo mi ha trascinata per il guinzaglio fino alla porta del box, costringendomi a piegarmi a novanta gradi contro il legno grezzo.

Mettiti bene, cagna! Voglio che il tuo culo sia l'unica cosa che quel viscido vede attraverso le sbarre,

ha ruggito, dandomi una manata così forte sulle natiche che il segno rosso è apparso all'istante sulla mia pelle bianca. Mio marito era lì, nudo, con la sua patetica gabbietta di metallo che gli stringeva l'uccello inutile, costretto a guardare dalla grata esterna come un animale allo zoo che osserva la sua femmina venire montata dal maschio alfa.
​Senza un briciolo di pietà, Ugo ha sguainato un membro enorme, scuro e venoso, che pulsava di disprezzo. Mi è entrato da dietro con un affondo bestiale che mi ha sbattuto la faccia contro la porta, facendo gemere il legno e risuonare i miei zoccoletti sul cemento: clack, clack, clack!

Senti come scrocchia la tua troia, cornuto!

urlava Ugo a ogni colpo, mentre usava il frustino da equitazione per marchiarmi le cosce.

Guarda come la sto sformando! È larga, calda, è una cavalla in calore pronta a ricevere il mio seme! Tu non sei un uomo, sei solo un cornuto di merda che porta la troia a godere della mia potenza!


​Io urlavo di piacere, con la lingua fuori e la bava che mi colava sul legno, mentre sentivo il frustino bruciare e il cazzo di Ugo squarciarmi le viscere.

Sì, padrone! Sfanculate questo fallito!

gridavo verso la grata.

Guarda, schiavo! Guarda come un vero stallone mi usa come il suo sborratoio personale! La tua gabbietta è il tuo unico destino, mentre io vengo riempita fino all'orlo da un uomo vero!

Ugo non si è trattenuto: con un ultimo nitrito di puro sadismo, mi ha inondato l'utero con getti bollenti e densi, un'alluvione di sborra che ha iniziato a colare lungo le mie gambe, bagnando la cavigliera e gli anellini.
​Esausto, mi ha sciolto il guinzaglio e mi ha spinta sulla paglia sporca, tra il fieno e il letame.

Vieni qui, verme,

ha ordinato a mio marito, aprendo la porta del box.

Inginocchiati ai piedi della tua cagna. Lecca via ogni goccia del mio sudore e del mio seme dai suoi zoccoli e dalle sue dita. Voglio che assapori quanto sono stato profondo, voglio che pulisci questa gumenta come si deve prima di riportartela nella tua stalla di periferia.

Mio marito, con gli occhi lucidi di un'estasi malata, si è fiondato sui miei piedi, ringraziando con la voce rotta mentre la sua lingua cercava disperatamente di raccogliere i resti della mia vergogna.
​Ugo ha gettato il frustino sulla paglia e si è rintanato nell'ombra del box, osservando con un ghigno di puro potere mio marito che, in ginocchio nel fango, finiva di ripulire con la lingua i miei zoccoli e le mie dita ornate di anellini.

Basta così, verme,

ha tuonato Ugo, facendolo sussultare.

Ti sei goduto la cena, ora è tempo di pagare il conto.

Il gigante si è avvicinato a me, consegnandomi la piccola chiave d'acciaio della gabbietta.

Elena, questa la tieni tu. Non osare liberarlo per almeno una settimana. Deve sentire il metallo che gli morde la carne ogni volta che pensa a come ti ho posseduta stasera.


Grazie, padrone... grazie,

ha sussurrato mio marito con una voce rotta, mentre io facevo roteare la chiave davanti ai suoi occhi bramosi. L'ho trascinato fuori dal box per il guinzaglio, ordinandogli di non vestirsi. È salito in macchina nudo, con la pelle ancora sporca di paglia e il respiro che sapeva del seme di Ugo. Gli ho ordinato di mettersi al volante mentre io mi sdraiavo sul sedile del passeggero, mettendo i piedi nudi sul cruscotto per far brillare la cavigliera sotto le luci dei lampioni.

Guida, schiavo,

gli ho ringhiato, mentre sentivo il rumore metallico della sua gabbietta che sbatteva contro il sedile a ogni curva.

Senti il sapore che hai in bocca? È il sapore di un uomo vero, quello che tu non sarai mai. È il sapore della mia sborrata di stalla. Voglio che ogni volta che provi a eccitarti in quella gabbia nei prossimi sette giorni, ti ricordi della faccia di Ugo che mi spaccava in due sulla porta del box.


​Lui stringeva il volante con una mano, mentre con l'altra cercava disperatamente di sfiorare il metallo che lo imprigionava, con un sorriso malato e grato stampato in volto.

Sì, Elena... lo sento... è meraviglioso,

farfugliava mentre imboccavamo la strada verso casa.

Grazie per avermi lasciato questo ricordo... grazie per essere la troia di un purosangue come lui.

Lo guardavo con un disprezzo infinito, sapendo che per tutta la settimana sarebbe stato il mio giocattolo muto, un prigioniero della mia lussuria che poteva solo sognare il calore che io avrei continuato a cercare altrove.

ADDED 7 COMMENTS:
  • avatar ElenaParide Ho la fortuna di avere un marito davvero cornuto. Gode da matti a vedermi posseduta da veri maschi Alpha

    07-04-2026 19:27:28

  • avatar Leccatore456 Un racconto con un vero cuck che apprezza che la moglie venga scopata da un vero maschio, porco e dominante

    07-04-2026 17:32:19

  • avatar Zeno99 Anche questo racconto impeccabile mette una eccitazione unica e forte.....

    07-04-2026 14:17:13

  • avatar Djavan Emozioni Forti

    07-04-2026 07:25:55

  • avatar Roger69a Giumenta da ingravidare

    06-04-2026 22:36:41

  • avatar escanio73 Bel racconto complimenti

    06-04-2026 21:37:55

  • avatar Attila Fatti portare nella mia azienda agricola...riceverai lo stesso trattamento...

    06-04-2026 21:29:32






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