
Breve riflessione (ma non per tutti!).
Siamo adulti (almeno anagraficamente), eppure la scena per taluni è sempre la stessa: l’ingresso nel negozio di giocattoli con gli occhi sbarrati e il mantra “la voglio, dammela, prestamela, spediscimela”.
L’eccitazione non giustifica la regressione infantile. Gli ormoni sono ospiti, non padroni di casa.
Sui modi poi… si spalanca una galleria del trash che neanche una sagra del cattivo gusto: (troia, vacca, maiala..) volgarità urlata, trivialità a gettone, frasi che sembrano scritte con una clava invece che con una tastiera.
Domanda semplice: nella vita reale vi presentate così anche dal vivo o questa mutazione neanderthaliana scatta solo davanti a uno schermo?
Perché, giusto per capirci, l’idea che qualcuno debba dedicare tempo, attenzione o desiderio a chi comunica come un cavernicolo appena alfabetizzato è… come dire… ottimistica.
Capitolo a parte per il disprezzo verso le donne (mogli incluse): epiteti da stalla, metafore da porcile, zoologia spicciola come se fosse l’unico dizionario disponibile.
Davvero non esiste un lessico un filo più creativo per essere provocanti senza sembrare il manifesto del disagio?
Perché, spiace dirlo, ma dietro tanto odio e disprezzo non c’è trasgressione: c’è frustrazione.
E l’erotismo, quello vero, non nasce dal rancore né dall’umiliazione dell’altro, ma da intelligenza, ironia e controllo.
Tutte cose che, per fortuna, non richiedono né muscoli né grugniti. Solo un cervello acceso.