STORY TITLE: Marco ed Elena - secondo capitolo 
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Marco ed Elena - secondo capitolo

by theanalyst
Viewed: 176 times Comments 1 Date: 30-12-2025 Language: Language

Il giorno dopo, Elena si svegliò con un nodo allo stomaco che le stringeva il petto. La luce del sole filtrava dalle persiane, illuminando il corpo nudo di Marco accanto a lei, ancora addormentato. Ricordava tutto: i gemiti, le parole sporche sussurrate nel buio, il nome di Nicola pronunciato come una preghiera proibita mentre suo marito la scopava fingendo di essere un altro. Il rimorso la colpì come una doccia fredda. Che cazzo aveva fatto? Si era lasciata andare troppo, aveva confessato fantasie che non avrebbe mai dovuto tirare fuori a freddo, in piena luce del giorno. No, non poteva parlarne ora. Non voleva rovinare tutto con una confessione razionale, con scuse o spiegazioni. Si alzò piano, si infilò una vestaglia e scese in cucina, il cuore che le martellava. Fabio era già uscito con gli amici – probabilmente con Nicola – e la casa era silenziosa, un silenzio che le permetteva di pensare troppo.
Mentre si preparava il caffè, però, quel rimorso si trasformò in qualcos'altro. Un calore familiare tra le cosce, un brivido che le ricordava quanto si era sentita viva la notte prima. Guardò fuori dalla finestra, verso il giardino, e immaginò Nicola lì, che la spingeva contro il vetro, le alzava la gonna e la prendeva senza dire una parola. Voleva essere la sua troia. La puttana che si sottometteva al suo maschio alfa, che apriva le gambe per lui in qualsiasi momento, che lo implorava di riempirla di sperma caldo e appiccicoso. E Marco? Oh, Marco. Lo guardò quando scese le scale, con i capelli arruffati e un sorriso assonnato. Lo vide per quello che era davvero: un beta, un maschio perfetto per essere umiliato, sottomesso, un marito devoto che portava i soldi a casa ma che nel letto – o meglio, ai suoi piedi – doveva essere ridotto a uno schiavo del suo piacere. Non lo amava di meno. Anzi, in quel momento, capì che lo amava proprio per quello: per la sua debolezza, per come si eccitava nel vederla desiderata da altri, per come poteva trasformarlo in un giocattolo umano.
Quella sera, quando tornarono a letto, Elena decise di iniziare il cambiamento. Non disse niente esplicitamente. Si limitò a sdraiarsi nuda, le gambe aperte, e a ordinargli con voce ferma: «Leccami. Fammi venire. Ma tu non toccarti.» Marco esitò un secondo, ma il suo cazzo si indurì all'istante. Si chinò tra le sue cosce, la lingua che scivolava sul clitoride gonfio, leccando i succhi che già colavano. Elena gli afferrò i capelli, spingendolo più a fondo, gemendo piano mentre pensava a Nicola. Venne forte, le cosce che tremavano intorno alla sua testa, ma quando Marco fece per salire su di lei, pronto a entrare, lei lo fermò con una mano sul petto. «No. Non stasera. Non meriti di godere.» Lui la guardò confuso, il cazzo che pulsava inutilmente contro la sua coscia. Elena sentì un'ondata di eccitazione nel vederlo così: frustrato, umiliato, ma ancora devoto. Lo amava per quello. Lo baciò piano sulla fronte, come si fa con un bambino obbediente, e si girò dall'altra parte, lasciando che lui si masturbasse da solo in bagno, se voleva. Ma sapeva che non l'avrebbe fatto senza permesso.
I giorni successivi, il percorso di trasformazione accelerò. Elena iniziò a negargli l'orgasmo sistematicamente. Ogni sera, lo faceva inginocchiare ai piedi del letto e leccarla fino a farla venire due, tre volte, la lingua che esplorava ogni piega della sua figa bagnata, le dita che la aprivano per lui. Ma quando arrivava il suo turno, lei scuoteva la testa. «Sei bravo a leccare, Marco. Ma il tuo cazzetto... non è abbastanza. Non voglio rischiare che eiaculi dentro di me come un ragazzino inesperto.» Lui arrossiva, il viso paonazzo per l'umiliazione, ma il suo cazzo tradiva l'eccitazione, gocciolando preeiaculato sul pavimento. Elena si eccitava da morire a vederlo così: un marito ridotto a schiavo, che manteneva la famiglia con il suo lavoro da dirigente, pagava le bollette, ma in camera da letto era solo un cornuto sottomesso. Lo amava per la sua sottomissione, per come tremava quando lei lo chiamava

il mio piccolo beta

mentre gli accarezzava i testicoli gonfi senza farlo venire.
Alla fine, decise che la penetrazione era troppo rischiosa. «Puoi toccarmi, leccarmi, ma per scoparmi useremo questi,» gli disse un pomeriggio, tirando fuori dalla scatola un dildo nero e un plug anale. Erano di varie dimensioni uno dei quali enorme: quasi il doppio delle dimensioni normali di Marco, che era nella media. Il dildo scelto era enorme, venato, realistico, con una ventosa alla base per fissarlo al letto o alla sedia. Elena lo fece sedere e guardare mentre se lo infilava da sola la prima volta, gemendo esageratamente: «Oh cazzo... è così grosso... riempie tutto... non come il tuo, amore.» Marco si morse il labbro, le mani legate dietro la schiena per ordine suo, il cazzo imprigionato in una gabbietta di castità che lei aveva ordinato online. Lei cavalcò il dildo davanti a lui, venendo con un urlo che echeggiò nella stanza, e poi gli ordinò di pulirla con la lingua, leccando i suoi succhi misti al silicone. L'umiliazione lo faceva impazzire, e Elena si bagnava solo al pensiero di quanto lo stava spezzando – e ricostruendo – come suo schiavo.

ADDED 1 COMMENTS:
  • avatar AresSlave Continua, davvero eccitante

    31-12-2025 11:23:14






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