Una pornostar di natura
by Marco977
Voglio recuperare questo ricordo. È la cronaca di come la mia lei, con la sua natura spudoratamente estroversa e manipolatrice.
Era una sera di inizio autunno, avevamo organizzato un uscita tra amici ad un pub e lei aveva deciso di trasformarsi in una vera e propria esca vivente. Mentre si preparava, sapevo già che non sarebbe stata una serata tranquilla, ma quando uscì dalla camera restai letteralmente senza fiato. Aveva scelto un outfit che era una dichiarazione di guerra ai sensi di chiunque l'avesse incrociata.
Indossava un top nero elasticizzato che definire audace è poco: era completamente tagliato sul davanti, con degli squarci che lasciavano vedere perfettamente la curva e il turgore del seno nudo, che sembrava voler scappare da quel poco tessuto a ogni minimo respiro. Sotto aveva infilato una minigonna nera, una striscia di stoffa talmente stretta e trasparente che non lasciava nulla all'immaginazione. A ogni passo la gonna risaliva, rivelando chiaramente il filo interdentale nero che le segnava le chiappe marmoree e l'attaccatura dei collant, che aveva scelto apposta nel modello aperto. Completavano il tutto degli stivaletti che le rendevano le gambe lunghissime e un’andatura ancora più provocante.
Quando entrammo nel locale, l'effetto fu immediato: il brusio si abbassò e le teste si girarono come se fosse entrata una star del cinema, o meglio, una pornostar pronta per una scena. Lei camminava davanti a me con quel suo modo di fare da gatta morta, sculettando in modo esagerato per far sì che la minigonna risalisse e mostrasse a tutti il filo interdentale e i collant aperti.
Il nostro gruppo era già lì, seduto in uno di quei tavoli lunghi e stretti tipici dei pub. C'erano diversi amici, ma lei aveva già puntato la sua preda. Matteo era seduto verso il centro e, non appena la vide con quel top che le lasciava il seno praticamente scoperto a ogni passo, lo vidi restare letteralmente di sasso, con il boccale di birra a mezz'aria.
Lei non scelse un posto a caso. Con un sorriso malizioso e un
Ciao ragazzi!
che fece ballare tutto il seno dentro i tagli del top, si infilò proprio nell'unico spazio stretto tra me e Matteo. Per sedersi dovette strusciarsi contro di lui, appoggiandogli per un istante il sedere sulla gamba prima di incastrarsi tra noi due.
Speriamo di starci tutti, siamo un po' stretti qui, vero Matty?
A metà serata, lei si alzò per andare a fumare. Nel farlo, la gonna risalì drasticamente sulle natiche. Matteo rimase letteralmente a bocca aperta fissando il tatuaggio sulla sua chiappa sinistra:
Lucky if you touch
.
Matteo, cercando di mascherare l'eccitazione con l'ironia, mormorò:
Posso ritenermi fortunato stasera?
Lei si voltò lentamente, si piegò a novanta gradi proprio davanti alla sua faccia, offrendogli il posteriore e sussurrando con un sorriso malizioso:
Solo se lo vuoi davvero, Matty... ma attento, potresti non tornare più indietro.
Dopo la serata al pub, la tensione era diventata insostenibile. Matteo era chiaramente sconvolto dall'outfit di lei e da quel
contatto
ravvicinato col tatuaggio, ma cercava di fare il superiore.
Eravamo nel parcheggio e l'aria era fresca, ma lei continuava a fare la gatta morta, passandosi le mani sulle braccia nude e facendo risaltare ancora di più il seno che premeva contro i tagli del top.
Quando Matteo disse che doveva mettersi in macchina per tornare fuori città, visto che all'alba aveva il volo, lei sfoderò la sua mossa vincente. Si avvicinò a lui, gli mise una mano sul braccio e, con una voce vellutata ma carica di malizia, disse:
Ma Matty, non vorrai mica farti tutta quella strada a quest'ora? Sei stanco, si vede dagli occhi. Resta da noi, siamo a un passo dall'autostrada, così dormi un po' di più.
Matteo esitò, era visibilmente combattuto tra il buonsenso e la voglia matta di stare ancora vicino a quella
troia
(come la chiamavo io tra me e me in quel momento per quanto era provocante).
Ma no, dai, non vorrei disturbare...
provò a dire lui, ma lei lo interruppe subito, stringendogli leggermente il bicipite e avvicinandosi al suo orecchio, abbastanza perché anche io sentissi:
Ma quale disturbo? Ti mettiamo sul divano, sarai comodissimo. E poi... non vorrai mica lasciarmi qui tutta sola con questo qui, no?
disse indicandomi con un sorrisetto e facendogli l'occhiolino.
Dai, accetta. Ti conviene.
Io aggiunsi il carico, confermando che per me era ok. Matteo, ormai senza via di scampo e con lo sguardo che cadeva continuamente sulla scollatura di lei che si apriva ogni volta che prendeva fiato, cedette:
Va bene, se proprio insistete... accetto.
In ascensore appena si chiusero le porte, lei decise di dare il colpo di grazia ai nervi di Matteo. Lo spazio era stretto e lei si posizionò in modo che il suo culo, coperto solo da quel velo di minigonna trasparente, fosse letteralmente incollato al pacco di Matteo.
Mentre mi baciava con la lingua, spingeva con forza il bacino all'indietro. Sentiva perfettamente che lui era già durissimo. Matteo restò immobile, con le braccia lungo i fianchi, cercando di non toccarla per educazione, ma lei non gli dava tregua: continuava a strofinarsi contro di lui con movimenti lenti e circolari.
A un certo punto si staccò dalle mie labbra, si girò appena e lo guardò con un sorrisetto malizioso.
Scusami Matty...
esclamò con una voce finta ingenua,
ma è troppo ingombrante! Mi sa che ti stiamo facendo un brutto effetto.
Matteo non sapeva dove guardare, era rosso in faccia e si vedeva che stava lottando per non saltarle addosso lì dentro. Lei mi guardò e, con quella sua aria da porca, mi fece capire che il gioco era appena iniziato.
Appena varcata la soglia di casa, lei si tolse la gonna con una naturalezza disarmante.
Ragazzi, fa un caldo pazzesco qui. Tanto Matty il mio culo l'ha già studiato al pub, non credo si scandalizzi se resto in mutandine, vero?
Lui balbettò un
Trtratranquilla
quasi impercettibile.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano. La scusa era una vecchia partita di calcio in TV, ma l'aria era così carica di tensione elettrica che si sentiva quasi il ronzio. Lei era seduta esattamente al centro, le gambe accavallate che mettevano in risalto le calze e gli stivali, con quel top nero che sembrava reggersi solo per miracolo sul seno nudo.
Dopo pochi minuti, lei si voltò verso di noi con uno sguardo che non ammetteva repliche.
Scommettiamo che non la guardate più la partita?
sussurrò con un tono di sfida.
Io provai a scherzare:
Cambi canale?
.
Lei non rispose a parole. Iniziò a far scivolare le mani sulle nostre cosce, prima con tocchi leggeri, poi con una presa sempre più decisa verso l'inguine. Sentì il calore e il gonfiore attraverso i tessuti e, con una mossa fulminea, ci tirò fuori entrambi.
Fu in quel momento che la sua natura
porca
uscì allo scoperto. Senza alcuna inibizione, iniziò a segarci con un ritmo frenetico. Si passava la lingua sulle labbra, sputando sulle mani per lubrificare le aste e poi di nuovo su di noi, alternando sguardi tra me e il mio amico. Matteo era pietrificato, gli occhi sbarrati su di lei, quasi non respirava.
Ad un tratto, lei si diede una spinta e si mise a novanta gradi sul divano, offrendo il posteriore a Matteo. Girò la testa verso di lui, con un sorriso provocatorio:
Adesso sarai fortunato, Matty. Tocca quel tatuaggio e prenditi quello che vuoi.
Lui, tremando leggermente, iniziò a leccarla, affondando il viso tra le sue chiappe marmoree. Lei gemeva forte, ma nel frattempo non si scordava di me: mentre Matteo la divorava da dietro, lei si abbassò e iniziò a succhiarmi il cazzo con una voracità incredibile.
Quando Matteo finalmente la penetrò, la scena divenne un caos di piacere. Lei era stretta, bagnatissima, e il suono dei corpi che sbattevano riempiva la stanza. Faceva fatica a continuare il pompino perché Matteo la spingeva con forza, così si staccava, mi guardava con gli occhi lucidi e la bocca sporca, e continuava a segarmi con una mano mentre con l’altra mi attirava a sé per limonarmi selvaggiamente. Vederla scopare dal mio amico mentre mi baciava con la lingua era un'immagine che mi stava mandando fuori di testa.
Decidemmo di fare cambio. Mi misi io dietro di lei, trapanandola di prepotenza, cercando di scaricare tutta la tensione accumulata. Lei era in estasi.
Ma la sua voglia di dominare la scena non era finita. Fece sedere Matteo e gli salì sopra, cavalcandolo con un ritmo ipnotico. In quel momento, con un gesto sfacciato, si tirò giù i bordi del top: i capezzoli saltarono fuori e lei iniziò a sbatterglieli letteralmente sulla faccia, ridendo e gemendo allo stesso tempo.
Io mi ero alzato in piedi sul divano, dominando la scena dall'alto. Quando lei non riusciva a prendermi in bocca perché era troppo impegnata a cavalcare Matteo, mi segavo guardando ogni centimetro della sua pelle che sussultava. Notai anche che, mentre si muoveva su di lui, gli testava le palle con le dita, quasi a voler misurare quanto mancasse alla sua esplosione.
La spostiamo sul tavolo della cucina: io da dietro e Matteo da davanti. Una scena incredibile. Infine, lei torna a 90 sul divano e ci ordina:
Venite qui davanti a me
.
Io mi siedo per godermi la visuale del suo culo, Matteo resta in piedi di fianco. Lei inizia a scambiarci: succhia uno, poi l'altro. Io vengo, lei continua a pulirmi con la bocca mentre sega Matteo, finché anche lui sborra sulla sua faccia e un po' su di me. Lei, senza fare una piega, pulisce tutto leccando.
Bravi cavalieri
, commenta soddisfatta mentre ci rivestiamo.
Matteo stava per uscire, era già sulla porta con la giacca in mano e l'occhio fisso all'orologio perché il volo non avrebbe aspettato. Ma lei, con quel fare da gatta morta che non accetta mai di finire al secondo posto rispetto a un impegno di lavoro, decise di dargli il colpo di grazia.
Uuu! Ma Matty, mica vorrai guidare fino all'aeroporto tutto teso...
esclamò, parandosi davanti a lui. Senza dargli il tempo di replicare, si mise in ginocchio sul pavimento dell'ingresso, proprio ai suoi piedi. Gli sbottonò i pantaloni con una velocità da professionista e tirò fuori di nuovo il cazzo, che non faticò a risvegliarsi sotto il suo sguardo da porca.
Io provai ad avvicinarmi, sentendo la voglia risalire, ma lei mi fermò con un gesto secco della mano, senza staccare gli occhi dal pacco di Matteo.
Aspetta! Tu dopo. Matty deve partire ora e voglio che vada via rilassato... voglio che guidi pensando solo a me.
Iniziò a succhiarlo con una voracità incredibile, alternando la bocca a una spagnola fatta a regola d'arte, stringendo l'asta tra i suoi seni che spuntavano ancora dal top tagliato. Gemeva forte, ma non erano gemiti di piacere, erano versi fatti apposta per far sentire Matteo il centro del mondo, mentre ogni tanto alzava lo sguardo verso di me per godersi la mia faccia da cuckold rimasto in disparte.
Matteo era completamente in estasi, appoggiato alla porta, con le mani che affondavano tra i capelli di lei. Quando arrivò al limite, lei accelerò il ritmo finché lui non venne con le ultime gocce rimaste, sporcandole tutto il top e il petto.
Lei si pulì l'angolo della bocca con il pollice, lo guardò dal basso e, con un tono che era un mix tra dolcezza e spudoratezza, gli disse:
Peccato che te ne vai proprio ora... avevi ancora tanto da dare.
Matteo si ricompose in fretta, quasi stordito, ci salutò con un cenno rapido ed uscì di corsa, mentre lei rimaneva lì sul pavimento.
Rimasti soli, iniziò la parte che preferisco. Lei, ancora nuda e
appiccicosa
per il seme di Matteo, si avvicinò a me per finirmi manualmente.
Matteo è proprio bravo, vero? Ha una foga che mi fa impazzire
mi disse, guardandomi con sfida.
Dovremmo invitarlo più spesso. Pensaci... se facessimo coppia fissa con lui? Tu avresti un amico fedele, io avrei doppi regali, doppie attenzioni e, soprattutto, doppi cazzi da gestire.
Mi prese la mano e me la passò sulla sua pancia:
Senti come sono ancora sporca del suo regalo... so che ti eccita vedermi ridotta così da un altro. Dimmi che vuoi che lo richiamiamo.
Inutile dire che esplosi di nuovo tra le sue mani, totalmente sopraffatto dalla sua spudoratezza.
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