STORY TITLE: Il Cav un bastardo, un meraviglioso bastardo 
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Il Cav un bastardo, un meraviglioso bastardo

by CavaliereePrincy
Viewed: 268 times Comments 2 Date: 25-01-2026 Language: Language

Il pomeriggio del meraviglioso bastardo
(racconto di Samuela – Princy)
Era tanto che non andavamo in un Privè.
Era tanto che non giocavamo davvero.
So quanto a mio marito mancasse tutto questo.
Io lo lascio sfogare anche con altre, non sono gelosa. So che mi ama, mi ama immensamente.
Ma il gioco vero, quello nostro, deve essere fatto con me.
Può scoparle, sì. Ma portarle in questo mondo… no. Questo mondo è nostro.
Ogni tanto io mi allontano da tutto questo. Le varie problematiche mi rendono più chiusa, lo so.
Però vedevo Maurizio che ne sentiva la mancanza. E vedevo anche i segnali: prima o poi sarebbe andato con qualche sua amica. Cosa che forse avrei anche accettato… ma anche no.
Così, tra le sue insistenze e la paura che andasse per conto suo, ho detto:
“Andiamo.”
Era un mercoledì pomeriggio. Le coppie non pagano, per i singoli è ridotto.
Il “Cav” ama portarmi il mercoledì, perché ci sono tanti singoli e il tema della giornata è:
“Una per tutti e tutti per una.”
Prima di entrare gli dico:
“Al massimo due più te. Promettilo.”
Lo conosco. So che lui mi vorrebbe vedere in una gangbang con dieci uomini.
Ma io sono vecchia, e soprattutto la mia mente non vuole. Anche se il corpo, a volte, direbbe sì.
Lui se ne accorge. Quando facciamo l’amore e mi parla di queste fantasie, io dico di no… ma la mia figa si bagna da paura e lui lo sente con il cazzo dentro di me.
E in fondo, più che farmi scopare da dieci, a me piacerebbe che fossero in dieci a venire sul mio seno e sulla mia pancia. Ma tutto il contorno… no. Troppa fatica. Troppa gestione.
Lui promette:
“Sì. Non più di due.”
Entriamo. Giriamo un po’.
Maurizio vorrebbe che girassi da sola a prendermi due singoli. A lui eccita, ma a me non piace. Voglio lui con me.
Lui sa i miei gusti. Lui ha un sesto senso per scegliere le persone giuste.
Vede un bel ragazzo mulatto e lo invita a seguirci.
Lui è ben contento.
Entriamo in stanza e io, come sempre, gli dico:
“Chiudi la porta, non fare il furbo come le altre volte che la lasci aperta.”
Mettiamo i lenzuoli sul letto. Poi il ragazzo si toglie l’asciugamano.
Oh mamma.
Ha un uccello immenso. Gigantesco.
Guardo Maurizio e gli dico:
“Cavolo… mi distrugge.”
Poi inizio a fargli un bocchino.
Il suo cazzo si irrigidisce, lo sento gonfiarsi dentro la mia bocca. Non è largo come quello di mio marito, un po’ meno, ma è lunghissimo. Provo a scendere il più possibile, ma non ci riesco.
Scorro lungo il cazzo.
Lui è dolcissimo. Non mi spinge la testa, non mi scopa la bocca. Cosa che io odio: sono io che devo gestire, odio essere comandata.
Lui gode. Le sue parole dolci mi piacciono. È premuroso, e per questo do il meglio di me, con bocca e lingua.
Poi dice che è ora di ripagarmi. Mi stende e inizia a leccarmi la figa.
È bravo. Quasi quanto mio marito. Ma Maurizio sa esattamente dove e come mi piace: trent’anni insieme non si improvvisano.
Godo. Sto godendo veramente tanto.
Voglio il cazzo di mio marito in bocca. Lui mi dice di no. Il maledetto.
Poi mi accorgo che, a mia insaputa, mi ha portata in una stanza con i buchi.
Io non voglio. Mi sento guardata. Mi sento giudicata.
Ma il ragazzo è bravo. Bravo davvero.
Sto godendo e sono bagnata come poche volte. Voglio un cazzo in bocca e, contro la mia mente, allungo la mano e faccio un bocchino al primo che trovo. È grande anche questo.
Maurizio mi prende la mano e mi fa segare un altro cazzo da uno dei buchi.
Quello viene subito.
Mi sento eccitata.
Le mani dai buchi entrano, mi toccano.
Le voci da fuori che dicono “che femmina”, “che fantastica troia”…
tutto questo mi eccita stranamente da impazzire.
Il corpo sta prendendo il sopravvento sulla mente.
Ora il ragazzo mulatto, dopo essersi messo il preservativo, mi prende da dietro.
È dolce. È attento. Ho paura, ma lui è come mio marito, che tra una foto e un video controlla sempre che io stia bene. Lo amo da impazzire anche per questo: veglia sempre su di me.
Il ragazzo entra piano, dolcemente.
Io lo accolgo e lo aiuto. Sono io che decido. Sono io che guido.
Poi entra tutto.
È gigantesco. Mi sento riempita come non mai.
Inizio a lasciarmi andare. Mi sto godendo quel ragazzo dolce, bello, premuroso, che mi sta facendo godere come mio marito… o forse di più.
È l’unico super dotato che non è egoista, non è presuntuoso del suo cazzo. Pensa a me. Al mio piacere. Come fa Maurizio.
E questo mi fa perdere la testa.
Il suo modo di essere… dico a Maurizio:
“Ecco, con lui potrei andare anche da sola. Sembra te, per dolcezza e passionalità.”
E mi lascio andare. Seguo solo il corpo.
Con i miei movimenti lo istigo a prendermi più forte, con più passione.
Ogni suo affondo godo sempre di più. Sto godendo come non ho mai goduto.
La mia mente non comanda più nulla. Comanda il corpo. Sono in estasi.
Sinceramente non so quanti uomini si siano dati il cambio.
Io mi sono goduta lui.
E quando è esploso dentro, siamo venuti insieme.
Ero fuori di testa.
Lui è uscito dopo avermi dato tanti baci e parole bellissime.
Mio marito ha fatto entrare altri. Sempre non più di due alla volta.
Non ricordo il numero.
Non ricordo i volti.
Non ricordo gli occhi.
Ricordo il modo in cui mi circondavano.
Ricordo i commenti, alcuni dolci, alcuni sporchi. Ma non mi interessavano.
Io ascoltavo solo il mio corpo e il piacere che stavo vivendo con Maurizio.
Poi Maurizio mi ha detto che erano undici uomini più lui.
Eppure non mi sono mai sentita “tanti addosso”.
Mi sono sentita molto vista.
E mi piaceva. Mi piaceva essere al centro.
E a un certo punto ho smesso di chiedermi come dovevo essere.
Ho smesso di essere “brava”.
Ho smesso di essere “misurata”.
Ho smesso di essere “prudente”.
Ho cominciato a essere presente.
E quando sei presente davvero, non stai più recitando nessun ruolo.
In quel momento ho capito una cosa enorme:
le fantasie che avevamo sempre chiamato “le sue”…
in realtà erano già mie.
Solo che non avevo mai avuto il coraggio di viverle né con il corpo né con la testa.
Quel pomeriggio non stavo eseguendo un desiderio.
Stavo abitandolo.
E soprattutto non mi sentivo sola in mezzo a tutto questo.
Perché il mio punto fermo era lì.
Mi guardava.
Mi riconosceva.
Mi teneva intera.
In mezzo a tante attenzioni, io sapevo esattamente da dove partivo e dove tornavo.
E questo mi ha resa… libera.
Non libera di fare qualsiasi cosa.
Libera di essere me stessa senza freni.
A un certo punto ho sentito una cosa chiarissima dentro:
“Non sto più giocando a essere quella che lui sogna.
Sono diventata quella che io desidero essere.”
Quando tutto è finito, non mi sentivo svuotata.
Mi sentivo aperta.
Come se avessi respirato a pieni polmoni dopo anni.
E quando gli ho detto che era stato un bastardo… ma un meraviglioso bastardo…
perché sì, aveva promesso, ma in stanza erano sempre due alla volta… solo che per cinque volte il maledetto mi aveva fregato…
Non parlavo solo di quello che aveva fatto organizzando quella giornata.
Parlavo del fatto che mi aveva aiutata a uscire dalla mia gabbia.
Quel pomeriggio non è stato il giorno in cui ho fatto qualcosa di estremo.
È stato il giorno in cui ho capito che:
posso essere sua moglie.
posso essere una donna profonda.
posso essere elegante.
posso essere dolce.
e posso anche essere una donna senza limiti.
Tutte insieme.
Senza doverne scegliere solo una.
Eppure, proprio da quel giorno, insieme alla libertà, è arrivata anche una consapevolezza nuova.
Ho capito una cosa che non avevo mai guardato in faccia davvero:
il mio corpo sa andare molto più lontano della mia testa.
E se lascio comandare solo lui, il mio corpo, io posso arrivare ovunque.
Posso spingermi oltre ogni limite.
Posso anche perdermi.
Quel pomeriggio mi ha aperto una porta enorme.
Ma mi ha anche fatto capire che non tutte le porte vanno attraversate solo perché possiamo.
Dentro di me è rimasta un’immagine precisa:
io al centro, tante mani, tanto desiderio.
Una parte di me la trova eccitante.
Un’altra parte, quella che mi tiene intera, ha cominciato a dire piano:
“Attenta. Perché se segui solo il corpo, prima o poi la testa resta indietro.”
Non ho paura del piacere.
Ho paura di superare il punto in cui smetto di riconoscermi.
E così ho capito che non tutte le fantasie devono diventare realtà.
Non perché siano sbagliate.
Ma perché io non voglio perdermi dentro di loro.
Quel giorno ho imparato a essere libera.
Ma ho imparato anche una cosa ancora più importante:
che la mia libertà vera non è fare tutto.
È scegliere.
Scegliere fin dove andare.
Sceglierlo io.
Non il mio corpo.
Non il desiderio.
Non gli altri.
Io.
E per questo so che certe porte…
le terrò chiuse.
Non per paura.
Ma per amore di me stessa.

ADDED 2 COMMENTS:
  • avatar joli4550 Siete due filosofi dell'erotismo. Vi seguiamo. Seguiteci!

    27-01-2026 09:00:41

  • avatar Torak Nn posso smettere di leggere i vostri racconti e il modo come scrivete, mi rende talmente partecipe come se fossi anche io li. Princy sei una donna meravigliosa e fortunata ad avere un marito che si prende cura di te 😜

    27-01-2026 00:48:11






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