Il Ritorno Inaspettato
by AspiranteCornutobsxEra un sabato pomeriggio di fine gennaio, uno di quelli in cui il freddo si infila nelle ossa e la nebbia avvolge tutto come un sudario. L’auto non partiva e chiesi un passaggio ad un collega così uscii molto prima da lavoro per tornare a casa e parlare con il mio meccanico. Quando arrivai davanti al nostro ingresso indipendente a Capriate, notai qualcosa di strano: la luce della camera da letto era accesa, anche se Francesca avrebbe dovuto essere al lavoro fino alle 18:30.
Esitai un istante, poi girai la maniglia con cautela, senza far rumore pensando a dei ladri o a una sua dimenticanza. La porta d’ingresso non era chiusa a chiave.
Entrai in silenzio, il cuore che mi batteva all’impazzata. L’ingresso era vuoto, ma sentii dei gemiti attutiti provenire dalla camera. Mi avvicinai senza fare rumore, i passi coperti dal tappeto, fino a quando non mi fermai sulla soglia.
La scena che mi si presentò davanti mi fece venire il fiato corto: Francesca era sdraiata sul nostro letto, nuda, con le gambe aperte e le mani aggrappate alle lenzuola. Sopra di lei, Claudio — il capo infermiere dell’ospedale, quello con le spalle larghe e quel cazzo che sapevo pensavo enorme vista la sua stazza.. e la stava prendendo con colpi secchi, sentivo le sue natiche che si contraevano a ogni spinta.
Sì… così… più forte, cazzo…
, ansimava Francesca, gli occhi chiusi, la testa rovesciata all’indietro.
Sei la mia troietta, Francesca…
, ringhiò Claudio, afferrandole i fianchi con forza.
Ti piace quando te lo do duro, eh?
Lei non rispose. Solo un gemito strozzato, le unghie che graffiavano il materasso.
Io rimasi pietrificato, nascosto dietro la porta, il cazzo duro come pietra. Non per eccitazione diretta, ma per l’umiliazione, per la conferma di ciò che avevo sempre sospettato. Ero il suo cornuto. Il suo frocetto. Colui che sapeva, ma non poteva interferire.
Claudio la girò, le sollevò le gambe e la penetrò ancora più a fondo.
Così, puttana… prendilo tutto…
, ansimò, le dita che le stringevano i capelli.
Francesca gemette, il corpo che si inarcava sotto di lui, le labbra che si leccavano.
Sì… sì… così…
Non mi mossi. Non potevo. Ero lì, a guardare, a sentire ogni colpo, ogni gemito, ogni parola che mi confermava ciò che avevo sempre desiderato e temuto allo stesso tempo.
Quando Claudio ebbe finito, si staccò da lei con un gemito soddisfatto, lasciandola lì, sdraiata, con le cosce ancora tremanti e il suo sperma che le colava lungo le gambe. Si rivestì in fretta, le diede un bacio sulla fronte e uscì dalla camera, quasi di corsa senza accorgersi di me che ero in bagno.
Io rimasi nascosto, in silenzio, fino a quando non sentii la porta d’ingresso chiudersi. Solo allora entrai nella stanza.
Francesca si voltò di scatto, gli occhi sgranati.
Enrico…!
, esclamò, portandosi una mano al petto.
Ciao amore sono appena rientrato
, dissi, con una voce che non riconobbi come mia.
Ho avuto un problema all’auto.
Lei mi guardò, un misto di shock e eccitazione negli occhi.
Ccosa…?
Niente
, risposi, rilassati, anche se entrambi sapevamo che non era vero.
Sono solo tornato per fare un salto dal meccanico.
Francesca si ricompose in fretta, si avvolse nelle lenzuola, ma non riuscì a nascondere il rossore sulle guance, il respiro ancora affannoso.
Io riposavo mi disse con fare nervoso, mi sentivo stanca.
Non importa
, dissi, sentendo il cazzo indurirsi nei pantaloni.
Alla fine, fu lei a rompere il silenzio.
Enrico…
iniziò, la voce bassa e roca,
devo parlarti.
Mi girai verso di lei, il cuore che mi batteva all’impazzata.
Cosa c’è?
Francesca si sedette sul letto, si passò una mano tra i capelli, poi mi guardò dritto negli occhi.
So che sai.
Non risposi. Non ce n’era bisogno. Sapevo esattamente a cosa si riferiva.
So che hai visto Claudio qui
, continuò, senza abbassare lo sguardo.
E so che hai visto forse anche altre volte. Quando torno a casa con le labbra gonfie, con i capelli spettinati, con quel profumo che non riesco a lavare via del tutto.
Deglutii.
Francesca, io…
No
, mi interruppe, posandomi un dito sulle labbra.
Lasciami parlare. Devo dirtelo. Ho bisogno che tu sappia.
Annuii, sentendo il cazzo indurirsi nei pantaloni.
Mi piacciono gli uomini, Enrico
, disse, con una franchezza che mi colpì come un pugno nello stomaco.
Mi piace essere desiderata. Mi piace essere presa. Mi piace sentirmi una donna, una donna vera, tra le braccia di qualcuno che sa cosa vuole.
Non risposi. Non potevo. Le sue parole mi eccitavano e mi umiliavano allo stesso tempo.
E sai una cosa?
, continuò, con un sorrisetto malizioso.
Mi piace anche l’idea che tu lo sappia. Che tu sappia che mi scopo altri uomini. Che mi riempiono. Che mi fanno godere in un modo che tu non puoi fare.
Sentii il viso bruciare.
Perché mi stai dicendo questo?
Perché voglio che tu sappia la verità
, rispose, accarezzandomi la guancia.
Perché voglio che tu sappia tutto.
I Motivi di una Troia
Mi eccita, Enrico
, continuò, la voce che si faceva sempre più roca.
Mi eccita l’idea che tu sia qui, a guardare, a sapere che sto con un altro. Che sto prendendo il suo cazzo dentro di me. Che sto godendo per lui.
Mi morsi il labbro.
E io… io cosa sono per te?
Tu?
Rise, un suono basso e sensuale.
Tu sei il mio cornuto. Il mio frocetto. Colui che mi guarda, che mi desidera, che si eccita all’idea che io sia loro.
Non potei fare a meno di gemere. Era esattamente ciò che avevo sempre desiderato sentire.
Mi piacciono gli uomini perché mi fanno sentire viva
, continuò.
Perché mi fanno sentire desiderata. Perché mi riempiono in un modo che tu non puoi fare. E sai una cosa? Mi piace anche l’idea che tu lo sappia. Che tu sappia che, quando torno a casa, ho ancora il loro sperma dentro di me.
E sai perché te lo sto dicendo ora?
, chiese, guardandomi dritto negli occhi.
Scossi la testa.
Perché voglio che tu sappia che non ti tradisco per farti del male
, continuò.
Ti tradisco perché mi eccita. Perché mi fa sentire viva. E perché so che, in fondo, anche a te piace. Anche a te eccita l’idea che io sia loro.
Annuii, sentendo le lacrime pungermi gli occhi.
Sì.
Bene
, disse, con un sorrisetto compiaciuto.
Perché da ora in poi, non ci saranno più segreti. Sarai il mio cornuto. Il mio frocetto. Il mio schiavo. E ogni volta che tornerò a casa, saprai esattamente cosa ho fatto. Con chi sono stata. E quanto mi hanno riempita.
Francesca mi guardò dritto negli occhi, le dita che scendevano lentamente lungo il mio petto, fino a fermarsi sul rigonfiamento nei miei pantaloni. Sentii il suo tocco attraverso il tessuto, caldo e possessivo, mentre mi sussurrava:
Vedi come ti eccita, frocetto? Solo a pensare che altri uomini mi abbiano presa, che mi abbiano riempita... che mi abbiano fatto godere come tu non potresti mai fare.
Il suo pollice sfiorò la punta del mio cazzo dopo che mi sbottonò il pantalone , già duro e pulsante, e io gemetti, incapace di nascondere quanto quella confessione mi facesse impazzire.
È così, vero?
continuò, con un sorrisetto malizioso.
Ti fa venire duro sapere che sono la troia dell’ospedale. Che tutti mi desiderano. Che tutti mi usano.
Annuii, le labbra secche, il respiro affannoso.
Sì...
Bravo
mi sussurrò, slacciandomi i pantaloni con movimenti lenti, quasi cerimoniosi. Tirò fuori il mio cazzo, piccolo e teso, e lo avvolse con le dita, stringendo appena.
Guarda quanto sei eccitato. Quanto ti piace essere umiliato. Quanto ti piace sapere che sono loro.
Non risposi. Non ce n’era bisogno. Il mio silenzio era la risposta più sincera che potessi darle.
Si chinò su di me, le labbra che sfioravano la punta del mio cazzo, il fiato caldo che mi faceva venire i brividi.
Sai una cosa, Enrico?
disse, la voce roca e sensuale.
Questa bocca...
e mi leccò la punta con un colpo di lingua lento,
...ha preso più cazzi di quanti tu ne possa immaginare.
Sentii un brivido percorrermi la schiena.
Dio, Francesca...
Sì
continuò, le labbra che si avvicinavano al mio orecchio mentre mi accarezzava.
Immaginati quanti ne sono entrati qui. Quanti uomini mi hanno afferrato i capelli, mi hanno spinto giù, mi hanno fatto ingoiare fino all’ultima goccia. Claudio, Stefano, Marco... e chissà quanti altri che nemmeno conosci.
Mi baciò sul collo, poi tornò a sfiorarmi il cazzo con le labbra, senza mai toccarlo davvero.
E sai una cosa? Mi piace. Mi piace sentirli dentro, sentirli gemere, sentirli venire in gola.
Gemetti di nuovo, le mani che si stringevano sulle lenzuola. Era troppo. Era perfetto.
E ora
continuò, scendendo lungo il mio corpo,
ora che lo sai, ogni volta che mi bacerai, ogni volta che mi leccherai, saprai esattamente dove sono state queste labbra. Saprai esattamente cosa hanno fatto.
Mi spinse giù sul letto, si sollevò la camicia da notte e si sistemò sopra di me, le cosce aperte, la sua fica bagnata che sfiorava il mio cazzo.
E questa...
disse, prendendomi la mano e guidandola tra le sue gambe,
questa è la prova.
Sentii il calore, l’umidità, quella stranissima consistenza che non é solo la mia eccitazione. E’ anche la loro. E’ sperma altrui mescolato al mio eccitamento.
Senti?
sussurrò, muovendo le mie dita dentro di sé.
Una parte è roba mia. L’altra...
rise, un suono basso e sensuale,
l’altra è sperma.. Residuo.. Di oggi.. Di ieri.. Di chissà quando..
Mi morsi il labbro fino a farlo sanguinare.
Francesca, io...
Shhh
mi interruppe, premendo le mie dita più a fondo.
Ora che lo sai, lo percepisci meglio, vero? Senti la differenza? Senti quanto sono piena?
Annuii, gli occhi chiusi, il cazzo che pulsava dolorosamente. Era umiliante. Era eccitante oltre ogni limite.
Bravo, frocetto
mi sussurrò, abbassandosi su di me, la sua fica che avvolgeva il mio cazzo in un abbraccio caldo e sporco.
Ora sai cosa provi ogni volta che mi penetri. Ora sai che non sei mai solo. Che ci sono loro con te.
Iniziò a muoversi, lenta, sensuale, i suoi gemiti che si mescolavano ai miei.
Ogni volta che mi scoperai, Enrico come adesso
ansimò,
saprai che stai affondando nel loro sperma. Che stai condividendo la tua donna. Che sei solo il mio giocattolo.
Non risposi. Non potevo. Ero troppo perso nel piacere, troppo perso nell’umiliazione, troppo perso in lei.
E sai una cosa?
continuò, affondando le unghie nelle mie spalle.
Mi eccita da morire. Sapere che tu lo sai. Che tu accetti. Che tu desideri questa umiliazione.
Mi baciò, le labbra che sapevano di peccato, di tradimento, di libertà. E io risposi al bacio, sapendo che non avrei mai voluto nulla di diverso.
Perché in quel momento, mentre sentivo il suo corpo sopra di me, mentre sentivo il peso della sua confessione e del mio desiderio, sapevo una cosa:
ero finalmente libero.
Libero di essere il suo cornuto. Il suo frocetto. Il suo schiavo.
E non avrei mai voluto essere altro.. e in quell’istante le sborrai dentro anch’io.. adesso ne ero certo.. adesso sono il suo amore cornuto e felice..
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