Ad ogni millimetro di cazzo la sua voce di femmina completamente stravolta dall´agitazione ormonale si alzava, si alzava e si alzava. Lo tiravo fuori, infilavo una mano tra la coscia e la calza, mi godevo culo e cosce con la lingua e poi riprendevo. Lasciavo scorrere il pene tra le natiche, senza ingresso alcuno, eppure tutto fluiva naturalmente, per poi riprendere con vigore e forza la penetrazione, ormai inarrestabile. Il profumo dei suoi umori invadeva la cucina e sembrava fondersi con gli odori tipici delle mura che assorbono gli aromi. Mi sedetti, salì sopra e ora offrendomi la vista della schiena ora donandomi il seno, che divoravo avidamente mentre saltava, cavallerizza sublime, sull´organo teso all´inverosimile, galoppò senza sosta, vogliosa e irraggiungibile.
Galoppo’ verso il piacere estremo donato dell’amante virile
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