L'accademia della musica
by FRAGOLINI85La mia vita sessuale è sempre stata molto attiva.
All’età di 15 anni feci la mia prima esperienza sessuale con il mio primo fidanzato: era molto dolce. Nonostante ciò, mi sembrava che il sesso non avesse nulla di così eccitante come invece poteva apparire guardando gli attori porno in televisione.
Tuttavia, a 18 anni mi iscrissi a una scuola di musica che mi fece letteralmente cambiare idea sul sesso. La persona che mi fece cambiare prospettiva fu il mio insegnante di musica: mi impartiva lezioni di chitarra e rimasi in quella scuola per ben cinque anni.
Verso i 20 anni, dopo un paio d’anni di frequentazione, iniziai a percepire qualcosa di strano durante le sue lezioni tanto che ogni volta che dovevo suonare un accordo, lui si metteva dietro di me e mi sfiorava le mani. Non potrò mai dimenticare quel tocco perchè possedeva una qualità sessuale che mi faceva eccitare.
Il mio insegante di chitarra era alto, biondino, con i capelli un po’ a funghetto, degni di un chitarrista degli anni ’90. Io ero giovane, semplice e con tanta voglia di suonare … s’intende, la chitarra! Un giorno dovetti anticipare la lezione per un impegno imprevisto e lo costrinsi ad aprire la scuola un’ora e mezza prima. Lui era lì, seduto alla reception, ad aspettarmi. Quando entrai mi disse: «Guarda, a quest’ora non c’è nessuno a scuola…», e salimmo insiemele scale, io davanti, e lui uno scalino più sotto, dietro di me. Probabilmente si godette la vista del mio culo. Notai subito che c’era una vibrazione diversa nell’aria.
Arrivammo al piano di sopra: era molto bello e soleggiato. La scuola si affacciava sul Mar Mediterraneo; potevamo vedere le navi passare e la Calabria in fondo. Era un pomeriggio assolato di agosto e io indossavo un paio di pantaloncini, un top e sandali bassi. Faceva molto caldo.
Lui aveva pantaloni di lino che lasciavano intravedere la curva del suo fallo e una maglietta a maniche corte, molto leggera. Aveva un fisico mantenuto bene, definito e attraente. Notavo dalle braccia che si depilava e, mentre salivo le scale, ero curiosa di sapere se si depilava anche il cazzo.
Entrammo nella stanza insonorizzata: c’erano solo un tavolo, due sedie e, ovviamente, le chitarre. Mi invitò a sedermi per iniziare la lezione. Mi disse: «L’accordo di Do# va fatto in questa posizione: il polso devi tenerlo così, mentre i polpastrelli devono essere posizionati meglio sulle corde». Io mi sentivo in imbarazzo perché, mentre parlava, mi sfiorava le mani e il suo tocco mi eccitava molto.
La lezione proseguiva su questi toni e, più mi sfiorava, più sentivo crescere un’attrazione che cercavo di reprimere. Lui era un bell’uomo, ma molto più grande di me: io avevo 20 anni, lui circa 45.
I raggi del sole entravano dall’unica portafinestra che dava sul balcone e la stanza si riscaldava. Le sue mani mi accarezzavano e io sentivo sempre più calore, non solo per il sole, ma per il modo in cui mi guardava e mi toccava. Non riuscivo più a concentrarmi sulla lezione. Probabilmente se ne accorse, perché dal toppino che indossavo si intravedevano i capezzoli turgidi. Mi diceva: «Inizia a suonare questo adagio e poi passiamo a un allegretto», ma non capivo che forse quello era solo il suo modo di esprimersi mentre, molto probabilmente, pensava ad altro.
La scuola era vuota e il silenzio quasi assordante. Si metteva dietro di me e talvolta percepivo la sua eccitazione contro la mia schiena, aveva il cazzo duro. A un certo punto, presa dall’arsura, gli dissi: «Facciamo una pausa, devo bere». Lui acconsentì e andammo al piano di sotto per prendere un bicchiere d’acqua. Non avrei mai immaginato che, mentre mi chinavo per bere, avrei sentito le sue mani afferrarmi dai fianchi. Restai immobile. Lui continuò, infilando le mani sotto il mio top e accarezzandomi la pelle all’attaccatura del seno e questo mi fece eccitare da morire finchè non arrivò a strofinarmi i capezzoli.
(Faccio una piccola digressione: non potete immaginare come mi senta in questo momento mentre scrivo questo aneddoto della mia vita. Sono seduta nella mia stanza, davanti al computer, e mi lascio trasportare dai ricordi. Anche oggi il mio compagno non c’è e ho deciso di dedicarmi ai miei pensieri più intimi. Mi piace prepararmi per lui, perché so che tornerà a inizio settimana desideroso di me, e io desiderosa di lui. Ho un dildo posato nel cassetto vicino e molto probabilmente lo userò a breve perchè mi sento super eccitata).
Comunque, tornando a quell’accadimento, che si protrasse a lungo nella mia vita, il mio insegnante iniziò a toccarmi da dietro e io rimasi lì, immobile. Non sapevo esattamente cosa fare, ma il mio corpo lo sapeva: era teso come una corda di violino pronta a essere suonata e voleva essere suonata forte, i miei capezzoli si erano irrigiditi tantissimo e volevano essere leccati e iniziavo a sentire una strana energia sessuale salire dal basso ventre che mi faceva perdere ogni controllo sul mio corpo e la mia volontà.
Nel frattempo il mio insegnante mi prese e mi girò verso di lui. Mi guardò negli occhi senza dire nulla, mi abbassò i pantaloncini e mi fece sedere sulla scrivania. Si sedette di fronte a me e poiché ero a gambe aperte mi infilò un dito dentro la fica. Era calda. Molto calda e bagnata, non c'era bisogno neanche di aprirla perché si era aperta da sola e lui iniziò ad andare dentro e fuori con le dita. Io ancora non riuscivo a parlare e riuscivo ad emettere solo qualche leggero gemito di piacere con la bocca, non riuscivo a lasciarmi andare completamente sebbene dentro di me avessi un fuoco ardente.
Notando la mia esitazione, non si fermò. Voleva che mi eccitassi, voleva scoparmi bene, per questo continuò a cercare di farmi sciogliere, leccandomi i capezzoli mentre giocava con le dita della sua mano contro le pareti bagnate della mia fica. Io sentivo crescere il desiderio, ma faticavo ad abbandonarmi del tutto. Così mi prese per mano e mi riportò al piano di sopra, nella stanza della lezione.
Aprì un armadio e tirò fuori un materassino già gonfio, che posò a terra. Mi disse: «Ora puoi sdraiarti e non pensare a nulla. Ho sempre saputo che ti piacevo per come mi guardavi. Oggi è arrivato il momento di lasciarti andare».
Mi sdraiai e lui si mise accanto a me, continuando a esplorare il mio corpo con crescente intensità. Io ero eccitatissima e percepivo quanto lo fosse anche lui. Mi sussurrava: «Lo so che ti piace», e nel frattempo sentivo il suo cazzo duro sulla mia coscia mentre io, con poca esperienza, sapevo soltanto che lo desideravo. Mi mise la mano fra le cosce che nel frattempo si erano bagnate tutte perché il mio liquido era sceso dalla fica e le aveva lubrificate, e iniziò a massaggiarmi il clitoride, per poi scendere con la mano fino alla fica penetrandomi con 3 dita, dopo si abbassò e mi sollevò le gambe leccandomi con decisione e facendomi godere tantissimo.
Io ero eccitatissima e vedevo che lui era un vero porco perché era molto più eccitato di me, mi diceva:
Dai che ti piace! Lo so che ti piace!
e nel frattempo mi apriva la fica con le mani, io non avevo molta esperienza ma una cosa era certa: volevo che mi penetrasse! L'unica cosa che volevo era sentire il suo cazzo duro dentro la mia fica. Sentirmi piena. E così, con brutalità, mi prese e mi mise sul tavolo piegata a 90 e sapete cosa fece? Una bella pecorina! Ma di quella con le gambe chiuse per sentirmi di più mentre entrava e usciva dalla mia fica e la pelle del suo cazzo strofinava con quella bagnata della mia patata e mi così mi faceva godere e mi penetrava con tutta la sua virilità. Eh si…era un grande porco! Io avevo il clitoride gonfissimo e i capezzoli che strofinavano contro la scrivania, quando ad un certo punto sentii una sensazione di piacere immenso, sentii il mio liquido scendere a fiume perché con la punta del suo cazzo, andando avanti e indietro strofinava contro il mio punto G.
La saliva scendeva dalla mia bocca e non riuscivo a dire nulla, lui invece lo sentivo gemere e gridare dietro di me mentre i suoi coglioni li sentivo sbattere contro il mio culo. Non ce la faceva più a sbattermi, doveva venire, aveva il cazzo grossissimo, così mi prese e mi girò davanti e iniziò a penetrarmi come si addice ad un maestro di chitarra bono e porco.
A quel punto io iniziai a gridare di sbattermi e lui lo fece con forza e virilità e mi piaceva vedere che era in sofferenza, che non ce la faceva più, che voleva venire, aveva il cazzo lunghissimo e durussimo e io da grande stronza continuai a gridare senza sosta pregandolo di sbattermi sempre di più e sempre più forte e più veloce: lui lo fece ma non riuscì a contenersi fin quando non lo sentii esplodere e sborrò sulla mia pancia appoggiandosi sopra di me. Io non venni e mi lasciò piena di voglia.
Di fatto, il giorno seguente, decisi di fare una lezione in più, alle ore 15:00 ero di nuovo li…
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