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STORY

Desideri di due

by Nessuno
Viewed: 167 times Comments 0 Date: 23-02-2026 Language: Language

La stanza era immersa in un silenzio carico, rotto solo dal respiro affannato di Fabio, le dita strette intorno al suo cazzo già duro, la pelle tesa su ogni venatura mentre si segava con lentezza studiata. L’aria nell’appartamento era pesante, satura di quel profumo dolciastro e muschiato che si attaccava alla gola, misto al sudore che cominciava a imperlare la fronte di Teresa. Lei era in piedi davanti al divano, le spalle appoggiate contro il muro, le gambe leggermente divaricate, i capelli corti e scuri incollati alla tempia da una ciocca ribelle. La luce ambrata delle lampade da terra le scivolava addosso, accentuando le curve del suo corpo longilineo, la pelle chiara che sembrava brillare sotto quel bagliore caldo. Non indossava nulla. Nemmeno un filo di seta, nemmeno un orecchino. Solo la sua nudità, esposta senza pudore, offerta come un banchetto a occhi affamati. Le labbra leggermente dischiuse, gli occhi socchiusi ma fissi su Fabio, come se stesse valutando l’effetto che ogni suo movimento aveva su di lui. E l’effetto era immediato: il cazzo di Fabio pulsava tra le dita, la punta già umida, il respiro che si faceva sempre più corto ogni volta che lei si mordeva il labbro inferiore o faceva scivolare una mano lungo il proprio corpo, accarezzandosi con una lentezza madornale.Teresa si chinò, le cosce che si tendevano appena, i muscoli delle gambe che si contraevano in modo quasi impercettibile. Le sue dita sfiorarono la scatola di legno scuro posata sul tavolino basso, accanto a una borsa di pelle nera semiaperta da cui spuntavano corde di seta e un flacone di lubrificante trasparente. Non disse nulla. Non ce n’era bisogno. Ogni gesto era un invito, ogni sguardo una promessa. Le sue unghie, dipinte di un rosso scuro quasi nero, graffiarono lievemente il coperchio prima di sollevarlo con un movimento fluido, rivelando il contenuto all’interno.
Fabio trattenne il fiato. La scatola era un cofanetto di velluto nero, foderato all’interno, e al suo centro giaceva un dildo di un marrone scuro, quasi cioccolato, spesso e lungo, con vene pronunciate che lo percorrevano come cicatrici. Non era un giocattolo qualsiasi. Era un cazzo finto che avrebbe potuto far impallidire più di un uomo vero, con una base larga e una punta arrotondata che sembrava già bagnata, come se avesse assorbito l’umidità dell’aria. Teresa lo estrasse con due dita, tenendolo sospeso davanti a sé, ruotandolo lentamente sotto la luce così che ogni dettaglio fosse visibile. La superficie era lucida, quasi vischiosa, come se fosse stato appena leccato.
E poi lo fece. La sua lingua scivolò fuori dalle labbra, rosa e umida, e si posò sulla punta del dildo con un suono bagnato, un schlop che echeggiò nella stanza. Fabio gemette, la mano che stringeva più forte il proprio cazzo, il pollice che spalmava il precum sulla punta mentre osservava, ipnotizzato, Teresa avvolgere le labbra intorno alla testa del giocattolo, succhiandolo con una lentezza esasperante. Le sue guance si incavarono, le labbra si allargarono per accoglierne la circonferenza, e un filo di saliva colò lungo il marrone scuro, lasciando una scia lucida che rifletteva la luce. «Porca puttana», sussurrò Fabio, la voce roca, le palle che già cominciavano a tirargli per l’eccitazione. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Lo sapeva perché lo guardava dritto negli occhi mentre si tirava indietro, lasciando che il dildo le sfuggisse dalle labbra con un pop umido, un filo di saliva che si allungava tra la sua bocca e la punta prima di spezzarsi. Lo tenne lì, sospeso, la mano che lo reggeva tremava appena, come se il peso fosse troppo per lei. Ma non era il peso. Era l’attesa. Era il modo in cui Fabio la divorava con gli occhi, il modo in cui il suo petto si sollevava e si abbassava sempre più velocemente, il modo in cui la sua mano si muoveva sempre più rapida sul proprio cazzo.
«Ti piace, vero?», domandò lei, la voce un sussurro roco, carico di malizia. Non aspettò una risposta. Non ne aveva bisogno. Lo vide nei suoi occhi, nel modo in cui le sue pupille si dilatavano, nel modo in cui le sue dita si stringevano intorno alla base del proprio cazzo come se volesse strozzarlo. Teresa si leccò le labbra, poi abbassò lo sguardo sul dildo, la lingua che scivolava lungo la sua lunghezza, dalla base alla punta, lasciando una scia umida e lucida. Lo fece girare tra le dita, osservandolo come se fosse la prima volta, anche se conosceva ogni centimetro di quel giocattolo, ogni venatura, ogni curva. Lo portò di nuovo alla bocca, questa volta affondandoci sopra con più decisione, le labbra che si allargavano intorno alla circonferenza, la gola che si contraeva mentre lo inghiottiva fino a metà, poi di più, poi ancora di più, fino a quando la punta non le sfiorò la gola e un conato le fece lacrimare gli occhi.
Fabio ansimò, la mano che si fermò per un istante, le dita che si stringevano quasi dolorosamente intorno al proprio cazzo. «Cazzo, sì», gemette, la voce spezzata. « Così. Così, troia. Fammi vedere.»
Teresa rise, un suono gutturale e bagnato, il dildo ancora conficcato in gola. Poi si tirò indietro con un colpo di reni, lasciandolo scivolare fuori dalle labbra con un rumore umido, un filo di saliva che si allungava e si spezzava. Lo tenne lì, davanti al viso, poi lo abbassò, facendo scivolare la punta lungo il collo, tra i seni, giù per lo stomaco piatto, fino a quando non arrivò all’ombelico. Si fermò lì, premendo appena, come se volesse marchiarsi. Poi si sedette sul divano.
Non si sdraiò. Non si appoggiò. Si sedette, le gambe divaricate, i piedi piantati a terra, le ginocchia piegate in modo che tutto fosse in vista. La sua figa, rasata e lucida, già bagnata, le labbra gonfie che si aprivano appena, rivelando l’interno rosa e umido. Il dildo pendeva dalla sua mano, appoggiato contro una coscia, come se stesse aspettando il momento giusto per essere usato. Fabio non riusciva a respirare. Teresa si leccò le dita della mano libera, poi le portò tra le gambe, sfiorando le labbra della sua figa con una lentezza esasperante. Si aprirono sotto il suo tocco, umide e calde, e lei gemette, un suono basso e roco, mentre le sue dita scivolavano dentro, affondando fino alle nocche. «Mmm, già bagnata», mormorò, più a sé stessa che a lui, le dita che si muovevano in cerchi lenti, spingendo dentro e fuori con un ritmo ipnotico. «Guarda come sono fradicia, porco. Guarda come mi scolo.»
Fabio non poteva fare altro. Guardava. Guardava le dita che si muovevano, guardava il modo in cui la figa si contraeva intorno a loro, guardava il liquido che cominciava a colare lungo il culo, bagnando il divano sotto di lei.
Teresa gemette, poi tirò fuori le dita con un suono umido, portandole alla bocca e leccandole una per una, assaporando il proprio sapore. «Vuoi vedere come me lo infilo, vero?», sussurrò, gli occhi che brillavano di malizia. Non aspettò una risposta. Prese il dildo, lo portò all’ingresso della sua figa, e cominciò a sfregarlo avanti e indietro, bagnandolo nel suo stesso succo, la punta che si insinuava appena tra le labbra gonfie.
Fabio sentì il proprio cazzo pulsare, la punta che diventava sempre più sensibile, il precum che colava lungo la lunghezza. «Sì», ansimò. «Fallo. Infilatelo, troia. Fammi vedere.» Teresa sorrise, un sorriso lento e malvagio, poi premette.
La punta del dildo si aprì un varco tra le sue labbra, affondando dentro con un suono bagnato, un squelch che sembrò echeggiare nella stanza. Lei gemette, la testa che cadeva all’indietro, le labbra dischiuse, mentre il giocattolo scivolava dentro di lei, centimetro dopo centimetro, allargandola, riempiendola, fino a quando non fu tutto dentro, la base che premeva contro le sue labbra, le vene che sembravano pulsare sotto la superficie di silicone. «Oh, cazzo», ansimò, le dita che si stringevano intorno al divano, le unghie che affondavano nel tessuto. «È grosso. Così grosso.» Fabio non riusciva a distogliere lo sguardo. Il suo cazzo era duro come pietra, il respiro che gli bruciava in gola. «Muovilo», ordinò, la voce roca. «Scopati, troia. Fammi vedere come ti scopa.»Teresa obbedì. Con un gemito, cominciò a muovere i fianchi, facendo scivolare il dildo dentro e fuori di sé con un ritmo lento, sensuale. Ogni affondo era accompagnato da un suono umido, un schlick bagnato che si mescolava ai suoi gemiti. Le sue tette ballonzolavano a ogni movimento, i capezzoli duri come sassi, e lei li pizzicò, tirandoli fino a farli diventare ancora più scuri, il dolore che si mescolava al piacere, facendola gemere più forte.Teresa accelerò. I suoi fianchi cominciarono a muoversi più velocemente, il dildo che entrava e usciva dalla sua figa con colpi sempre più decisi, sempre più profondi. Ogni volta che affondava, le sue labbra si aprivano intorno alla base, ingurgitando ogni centimetro, poi si richiudevano con un pop umido quando lo tirava fuori. Il suono riempiva la stanza.
«Sì, sì… così, sbattimi, sono una troia!», gridò Teresa, la voce che si spezzava in un gemito quando il dildo colpì qualcosa di profondo dentro di lei. Le sue dita si strinsero intorno ai propri capezzoli, tirandoli, torcendoli, mentre l’altra mano si muoveva sempre più veloce tra le gambe, il polso che si torceva per trovare l’angolo perfetto. Fabio sentì le palle contrarsi, il cazzo che pulsava. «Cazzo, sì. Così. Scopati quella figa, troia.» Teresa ubbidì.
I suoi movimenti diventarono sempre più frenetici, i fianchi che si sollevavano e si abbassavano sul divano, il dildo che sbatteva dentro di lei con un ritmo incalzante. Ogni colpo era più forte del precedente, ogni affondo più profondo, fino a quando non fu solo un martellamento selvaggio, il suono bagnato della sua figa che si apriva e si richiudeva intorno al silicone, il sudore che le colava lungo la schiena, lungo i seni, lungo il collo.
Poi accadde.
Un grido le sfuggì dalle labbra, un suono animalesco, mentre il suo corpo si irrigidiva, le dita che affondavano nei propri seni, le unghie che lasciavano segni rossi sulla pelle. «Oh, cazzo! Cazzo, cazzo, CAZZO!», urlò, mentre dalla sua figa cominciavano a schizzare gocce di piacere, un getto caldo e bianco che si spruzzava sul dildo, sul divano, sulle sue cosce. Il liquido schizzò ovunque, accompagnato da un rumore bagnato, un splash che sembrò echeggiare nella stanza. «Porca puttana», ansimò lui, « Così, troia. Così, schizza. Inonda quel cazzo.» Teresa non poteva fermarsi. Il suo orgasmo la travolgeva, le onde di piacere che la facevano tremare, il suo corpo che si contorceva sul divano, il dildo ancora conficcato dentro di lei, i suoi muscoli che si contraevano intorno ad esso, spremendo fuori ogni goccia di piacere. La schiuma bianca cominciò a circondare la base del dildo, imbiancando il marrone scuro, colando lungo le sue cosce, lungo il divano, in pozze lucide e appiccicose.
«Oh sì, sì, che bello», ansimò, il corpo che si rilassava lentamente, i gemiti che si trasformavano in ansiti, in respiri affannati. Poi, con un movimento lento, si tirò su, appoggiandosi su un ginocchio, il dildo ancora conficcato dentro di sé, le labbra della sua figa aperte intorno alla base, gonfie e rosse, luccicanti di liquido.
Fabio non riusciva a distogliere lo sguardo. Il suo cazzo era una barra di acciaio, la punta che pulsava, il precum che colava lungo la lunghezza. «Cazzo, sì», gemette. « Cavalcalo, troia. Fammi vedere come te lo prendi.» Teresa sorrise, un sorriso lento e malvagio, poi cominciò a muoversi.
Si sollevò, poi si abbassò, facendo sparire il dildo dentro di sé ad ogni discesa, le labbra della sua figa che si allargavano intorno alla base, inghiottendolo tutto, fino a quando non rimaneva nulla fuori. Poi si sollevava di nuovo, lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a quando solo la punta rimaneva dentro, prima di affondare di nuovo, più forte, più veloce.
«Oh sì», gemette, la testa che cadeva all’indietro, i capelli che le si incollavano al collo sudato. « Così. Così mi riempie. Guarda come mi riempie tutta.»
Fabio non poteva fare altro che guardare. La sua mano si muoveva sempre più veloce, il respiro corto, gli occhi incollati a quel movimento ipnotico, al modo in cui il dildo spariva dentro di lei, al modo in cui le sue tette ballonzolavano a ogni affondo, al modo in cui il suo culo si contraeva, le guance che si aprivano appena, rivelando l’interno rosa e umido.
«Però», ansimò Teresa, il respiro che le si spezzava in gola, «se fosse vero sarebbe più bello.» Fabio sentì un brivido percorrergli la schiena. «Già», rispose, la voce roca. « Ti scoperebbe meglio, vero?»
Teresa lo guardò, gli occhi che brillavano di malizia, le labbra dischiuse, il respiro affannato. «Sì», ammise, la voce un sussurro. « Lo voglio. Uno vero.»
Fabio non ebbe il tempo di rispondere.
Perché in quel momento, da dietro il divano, emerse una figura.
Un uomo. Nudo. La pelle scura che luccicava sotto la luce ambrata, i muscoli definiti che si muovevano con una grazia felina mentre si avvicinava. Il suo cazzo pendeva tra le gambe, spesso e lungo, la punta già umida, le vene che pulsavano lungo la lunghezza, la pelle scura che lo faceva sembrare ancora più grosso, ancora più minaccioso.
Teresa lo vide e ridacchiò, un suono basso e gutturale, gli occhi che si illuminavano di eccitazione. Non si fermò. Non esitò. Allungò una mano, le dita che si avvolgevano intorno a quel cazzo grosso, la pelle scura che contrastava con la sua mano chiara, le unghie rosse che sfioravano le vene gonfie.
«È grosso», mormorò, più a sé stessa che agli altri, la voce carica di meraviglia. Poi si chinò, la lingua che scivolava fuori dalle labbra, rosa e umida, e cominciò a leccarlo, dalla base alla punta, un movimento lento e sensuale, come se stesse assaporando un gelato in una giornata d’estate. L’uomo gemette, le dita che si stringevano nei suoi capelli corti, guidandola, spingendola giù, mentre lei apriva la bocca, le labbra che si allargavano intorno alla circonferenza del suo cazzo, inghiottendolo centimetro dopo centimetro, fino a quando la punta non le sfiorò la gola e un conato le fece lacrimare gli occhi. Fabio non riusciva a credere a ciò che stava vedendo. Teresa, in ginocchio davanti a quell’uomo, la bocca piena del suo cazzo grosso, le guance incavate, le labbra allargate, mentre lo succhiava vogliosa.E poi c’era il dildo.Era ancora dentro di lei. Lo vedeva, conficcato nella sua figa, la base che premeva contro le sue labbra gonfie, mentre lei si muoveva con il bacino ,avanti e indietro, il cazzo dell’uomo che scivolava dentro e fuori dalla sua bocca, il dildo che si muoveva dentro di lei con un ritmo lento, quasi istintivo, come se non potesse farne a meno. «Porca puttana», ansimò Fabio, la voce roca, le palle che gli si stringevano per l’eccitazione.
Teresa gemette intorno al cazzo che aveva in bocca, le vibrazioni che facevano sussultare l’uomo, le dita che si stringevano ancora di più nei suoi capelli. Poi si tirò indietro, lasciando che il cazzo le sfuggisse dalle labbra con un pop umido, un filo di saliva che si allungava e si spezzava. «È così grosso», ansimò, la voce roca, gli occhi che brillavano di desiderio. « Voglio sentirlo dentro.» L’uomo non aveva bisogno di essere invitato due volte.
Si avvicinò, le mani che si posavano sui fianchi di Teresa, le dita che affondavano nella sua carne mentre la faceva alzare. Lei si voltò, appoggiandosi al divano, le gambe divaricate, il dildo ancora conficcato dentro di sé, le labbra della sua figa aperte e gonfie, pronte per lui.
Fabio sentì il proprio cazzo pulsare, la mano che ricominciava a muoversi, lenta, quasi ipnotizzata. «Ora sì che ti scopano come meriti, troia», sussurrò, la voce carica di desiderio, di eccitazione pura.
Teresa sorrise, un sorriso lento e malvagio, con una mano entrasse il dildo e lo fece cadere a terra. Dalla sua figa un denso liquido seminare le fuoriuscita e le scivolo sulle coscienza. Senti la punta del cazzo dell’uomo premere contro l’ingresso della sua figa, già allargata dal dildo, già bagnata, già pronta. «Sì», ansimò, la testa che cadeva all’indietro, i capelli che le si incollavano al collo sudato. « Così. Così. Disse. E poi lui affondò. Il cazzo grosso scivolò dentro di lei con un suono bagnato, un squelch che sembrò echeggiare nella stanza, mescolandosi al gemito di Teresa, al respiro affannato di Fabio, al ringhio dell’uomo mentre cominciava a muoversi, i fianchi che si scontrarono contro il suo culo, le palle che sbatterono contro le sue labbra gonfie. Teresa gridò, le dita che affondavano nel divano, le unghie che lasciavano solchi nel tessuto. «Oh, CAZZO!», urlò, la voce che si spezzava in un gemito quando lui colpì qualcosa di profondo dentro di lei. « È così grosso! Così grosso!» Fabio non poteva distogliere lo sguardo, mentre guardava quell’uomo che scopava Teresa con colpi profondi e decisi, il suo cazzo grosso che entrava e usciva dalla sua figa, allargandola, riempiendola, facendola gridare a ogni affondo. Teresa gemette, il corpo che si contorceva, le tette che ballonzolavano a ogni colpo, i capezzoli duri come sassi, la bocca aperta in un grido silenzioso.
«Sì!»,« Così, troia. Fatti scopare da quel cazzo grosso.» Teresa non poteva rispondere. Era troppo occupata a gemere, a gridare, a lasciare che quell’uomo la scopasse con una forza, il suo cazzo grosso che la riempiva, che la allargava, che la faceva sentire

sporca

,quando lui affondò ancora più a fondo, colpendo quel punto dentro di lei che la faceva vedere le stelle, Teresa schizzò di nuovo, il suo orgasmo che la travolgeva, il piacere che le faceva perdere il controllo, il suo corpo che si contorceva, i muscoli che si contraevano.
All'improvviso l'uomo estrasse il cazzo e con due colpi di sega venne, gemendo, sulla schiena di Teresa, erano getti densi e caldi di sperma.
Lei si lasciò cadere sul divano. Si girò verso fabio con un sorriso e disse. È stato bello ma però un pò breve. Ne voglio ancora un pò. Voglio sentirene due dentro adesso. A quelle parole fabio si alzò dalla sedia e si avvicinò a teresa, che con un gesto lento prese il cazzo di fabio in mano e cominciò a segarlo. Mamma mia che duro che c'è l'hai è più duro di quello del tuo amico sembra un pezzo di marmo esclamo teresa. È bello grosso anche il tuo tesoro. Poi se lo fece scivolare in bocca e comincio un blowjob. Con l'altra mano prese il cazzo dell'uomo di colore, era ormai molle ma non si perse d'animo cominciò a segarlo vistosamente, e ben presto il cazzo gli tornò duro. Si staccò dal cazzo di fabio e inizio un pompino appassionato a quel cazzone nero che non riusciva ad ingoiare per intero. Vedevo che lo assaporava con piacere. La sua lingua lo avvolgeva, lo assaggiava dalla base fino alla cappella che poi ingoiava. Dopo qualche minuto si girò e disse. Adesso scopatemi in due. Voglio sentirvi che mi riempite entrambe i buchi....dai! Sono la vostra puttana e allora trattatemi come tale. Voglio essere sbattuta forte.

L’uomo di colore si sdraia a terra. Il suo cazzo marrone in quella posizione svetta imponente e verticale. Teresa si posiziona sopra di lui con le gambe aperte e con una mano lo afferra e se l'ho fa scivolare lentamente ma senza frenarsi nella sua figa ormai bagnatissima. Dalla sua bocca esce un imprecazione di piacere: cazzo che bello è cosi grosso e lo sento tutto; mi arriva fino in gola. Teresa comincia a muoversi sopra di lui prima con movimenti circolatori e sissultori del bacino facendo cosi si sfregava il clitoride e nel contempo se lo infilava tutto. Poi si tirò su le gambe accovacciata e da li comincio a montarlo in modo violento, e frenetico saltando su e giù da quel cazzo che la riempiva tutta. Gemeva di piacere ad ogni salita e discesa che si dava. Ho si....si...si sono una puttana, una troia, riempimi. Ben presto quel cazzo scuro divenne bianco, ricoperto dai succhi del piacere di Teresa.
Lei che gemeva con la bocca aperta, la lingua che le usciva nel gesto di aspettare che qualcosa la riempisse anche li, gli occhi semi chiusi e la schiena che si inarcava prima in avanti e poi indietro nell'imitare una cavalcata.
Fabio rimase per un attimo in piedi con il cazzo durissimo in mano, osservava quello spettacolo così eccitante, era ecitatissimo nel vedere la sua amata Teresa come godeva e come era brava dare e ricevere piacere da quell'asta di carne che la riempiva, scompariva e riappariva tra le labbra della sua figa.
Lo voglio tutto...dai dammelo...Ho si che bello. Continuava a ripetere. Poi si gira verso fabio aveva sul volto una aria di lussuria e di spregiudicatezza. Ti piace amore, sono la troia che volevi? Mi piace essere sbattuta cosi, mi riempie tutta la figa è cosi grosso. Ti eccita porco?
Dai ne voglio due dentro, cosa aspetti. Mettimelo nel culo tesoro. Voglio anche il tuo cazzo dentro di me.
Fabio a quelle parole si posiziona dietro a teresa che nel frattempo si era posizionata comoda per potere ricevere il cazzo di fabio nel culo. Con una mano teneva aperta le antiche e con l'altra mano aveva in8ziato ad aprire e infilare un dito nel buchino il tutto per prepararlo. Dai infilalo adesso!!! Riempimi anche il culo. Con ungesto lento ma costante fabio fece prima entrare la cappella e poi tutta l'asta. La teresa a quella penetrazione sussulto. Un misto di dolore e di piacere. Sentiva i suoi buchi riempirsi. Sentiva che il flebile strato di carne tra i due cazzi poteva infrangersi in ogni momento, era una sensazione pazzesca non riusciva più a capire e dividere chi e cosa la stesse fottendo. Sentiva solo che non voleva fermarsi e che li voleva tutti.
Fabio e l'uomo di colore presero a stantuffare teresa in modo poderoso i colpi che davano erano in perfetta sincronizzazione. Dalla figa di teresa ad ogni colpo schizzava del liquido. Fabio le teneva aperto il xulo xon le mani e spingeva violentemente il suo cazzo fino in fondo, fino a far sbattere le palle contro teresa. Ho mio Dio grid, teresa, sono completamente sfondata. Dai fabio sodomizzami! Incularmi!, inculami! Lo sento, è durissimo. Poi rivolgendosi all'uomo di colore. Dai sfondami anche tu la figa. Dai scopami. Riempitemi di sborra. Dette queste parole teresa esplose in un orgasmo travolgente. Si contorceva dal piacere, grido di piacere ed esplose in un squirting poderoso. Un fiume le schizzo dalla figa. A quella esplosione anche lo sconosciuto con un grugnito esclamo! Vengo e riempi la figa della teresa del suo sperma. Dopo questo tumulto teresa si staccò sia da fabio che dallo sconosciuto e si adagio di lato Ansimava di piacere, si poteva vedere che dalla sua figa fuoriuscita un fiume di liquido.
Fabio a quella vista si chinò su teresa le prese le caviglie e gli apri le gambe tenendole in alto e con un gesto di reni le infilò il suo cazzo duro come il marmo nella figa e inizio a scoparla in modo prepotente. Tibpiace farti riempire? Adesso ti riempio la figa anche della mia sborra puttana, le sussurro fabio ad un orecchio. Teresa ricomincio ad ansimare sotto i colpi che fabio le dava. Dai prendilo tutto fino in fondo troia. Fabio le ripeteva.
Fabio si chinò su teresa le prese la testa con una mano nel gesto di tenerla a sé e con l'altra le afferro la gola nel gesto di strozzarla. Sapeva che questo le piaceva molto.
Poi inizio a sbatterla più forte con miei movimenti pelvici precisi e profondi. Lei si mise a mugulare di piacere, le sue gambe si stinsero sul corpo di fabio e anche le braccia lo abbracciato. Si cosi cosi amore scopami eroi riempimi. Tutto questo continuò per un pò. I colpi di fabio erano sempre potenti quasi volesse arrivare sempre più in fondo nel corpo di teresa.
Che dalla sua figa ad ogni colpo fuoriuscita un mix di liquidi. Poi ad un tratto gridò..vengo! e schizzó grossi getti di sperma fino in fondo alla figa della teresa che per risposta gridò

vengo anch'io

. E un getto come di un tappo che esplode fuoriesce dall'figa della teresa.
Ecco prendi troia prendi anche il mio sperma,ti ho riempita!. Esclamo fabio!
Poi si ritrasse e dalla figa della teresa fuoriuscita un copioso flusso di liquidi.
Lei si lasciò cadere a terra ormai conpletamente esaiusta, ma dal suo viso si poteva notare un sorriso compiaciuto e soddisfatto.

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