ENTRO TRE MINUTI - reboot, parte 1
by Five5Oltrepasso il portone ed il sole feroce di questo inizio maggio precoce come una tredicenne ninfomane finalmente la smette di sbranarmi, perdendo fiato e terreno in favore dell’ombra placidamente silenziosa dell’androne di questo palazzaccio imponente di inizio lastcentury in pieno centro cittadino, all’interno del quale si affacciano le scale che conducono alla mia tana professionale.
Estraggo lo smart e lo imposto sulla modalità video mentre mi accingo a salire le due rampe di scale momentaneamente deserte.
Tra me e il maestro Spielberg ci passa la stessa differenza che separa Margot Granculo Robbie dalla Pina mogliediFantozziRag.Ugo, ma nonostante la mia dimestichezza non esattamente billgheitslevel con la tecnologia, riesco ad inquadrare in modo decente la salita dei gradini, l’ampio ballatoio, il portone in legno massiccio dell’ingresso del mio studio (appositamente spalancato), l’ampia sala riunioni con il lunghissimo tavolo che Ernst Stavro Blofeld della Spectre in JamesBondSaga se lo sognava, il corridoio che conduce alla mia sala personale, il divano a L sul quale si sono sdraiate in modalità passera openday il giusto numero di complici fan dell’hard fukin’ on the working place, e, infine, l’ampia scrivania di cristallo dietro alla quale troneggiano le doppie finestre completamente aperte con affaccio sulla principale zona pedonale del centro, in quel momento bombato abbestia di gente poiché si da il caso che sia Venerdi mattina, giorno di mercato nella città natale di Memedesimo.
Ci metto una bella fetta della mia capacità di calcolo per fare in modo che il video duri esattamente sessantanove secondi e si interrompa su questa inquadratura: una grande finestra spalancata, incorniciata dalla luce e farcita dal gomitolo di voci che si aggroviglia sei metri sotto.
Non serve aggiungere un commento.
Non servono spiegazioni
È un video muto.
Un video che parla a Margherita in una lingua che non ha bisogno di suono.
Apro whatsapp e lo invio.
Margherita è online.
Due virgolette verdi dopo mi risponde scrivendo: “cioè, mi hai uccisa. Sono talmente bagnata che la mia micia sta affogando”
Personalmente ho sempre preferito gli scacchi al poker, ma ciò non significa che non sappia quando sia il momento di rilanciare, quindi replico: “Questo è esattamente ciò che vedrai la prima volta che mi verrai a trovare, ma se lo farai sappi che vorrò mettertelo dentro entro tre minuti esatti da quando varcherai per la prima volta la soglia del mio studio.
Niente saluti
Niente presentazioni ufficiali
Niente momenti imbarazzanti da colmare con frasi di circostanza
Non ti chiederò se hai fatto fatica a trovare il mio indirizzo, né dove hai parcheggiato.
Non ti chiederò come stai e me ne fotterò alla grande di sapere alloracosamiracconti
Nessun sorriso di convenienza.
Entri, ti metto la lingua in bocca, ti sposto il perizoma e ti parcheggio dentro il cazzo, subito, prima che scadano i centoottanta secondi”
Virgolette verdi.
Pausa.
Margherita sta scrivendo
“Ok. Dentro subito. Si. cosi. Senza parlare”
Io: “Quando?”
Lei: “Stasera, subito dopo la chiusura dell’ambulatorio, direi verso le 19,00, dammi il tempo di sfilare il camice, di parcheggiare in centro e sono li”
Io: “Venduto”
Lei: “emoticonfaccinachesorride, emoticonfaccinaconrayban, emoticonlingua, emoticonbanana, emoticongocce, emoticonesplosione”
Sorrido ma non rispondo; detesto i facciotti da messaggio, li trovo infantili e perennemente fuorvianti, per quanto mi riguarda quando l’argomento è il sesso l’unico strumento degno di utilizzo è la lingua piu sensuale ed erotica del mondo: l’italiano scritto, servito a crudo con contorno di virgole e punti, su un letto di sintassi battuta al coltello all’aroma di ironia e julienne di neologismi, che Masterfigachef portami rispetto.
Esco dal social e ripasso velocemente la cartella di immagini di Margherita che ho collezionato nello smart durante i cinque giorni precedenti, da quando abbiamo iniziato in modo del tutto innocente a scambiarci battute su Faccialibro, senza immaginare che saremmo arrivati cosi avanti in così poco tempo.
Margherita ha compiuto poco meno di quaranta traiettorie attorno al Sole, ma dalle sue foto social gliene daresti senza fatica una decina in meno.
Ha gli occhi grandi, attraenti, da mutaforma: potrebbero essere quelli di Bambi nel minuto seguente a quello nel quale gli fucilano la mamma oppure quelli di Catwoman quando pianta le tette addosso alla corazza di Mr. Wayne mentre gli sfila il portafoglio accarezzandoli il culo.
Solo che è lei a decidere quale delle due versioni vuole impostarti addosso.
Dopodiché non servono troppi comizi, quegli occhi parlano per lei.
Occhi che ne hanno viste tante, piu di quante ne pensi tu e proprio per quello riescono ad essere invariabilmente interessanti.
Margherita è magra, forse un pelo troppo per i miei gusti, visto che da buon emiliano non disdegno le femmine che mantengono in catalogo curve piu pericolose di quelle di un circuito da Formula 1; Ma in compenso sembra possedere un telaio tonico come quello di una nuotatrice sincronizzata e, benché non abbia ancora avuto la possibilità di periziarla in very solapelle , sospetto sia in possesso di un culo da competizione sulla quale superficie non vedo l’ora di lasciare un certo tot percento di impronte digitali.
Mi ha detto di avere undici tatuaggi.
Che ovviamente ho tutta l’intenzione di inventariare one by one, soprattutto considerando che da vestita se ne notano appena un paio di quelli piu minuscoli, e che, pertanto, l’ipotesi di rendere gli altri le tappe di una mia personalissima caccia al tesoro epidermica mi alletta non poco.
È fresca di divorzio da un coetaneo piuttosto belloccio che, a sua detta, da tempo non le garantiva piu l’adeguato apporto cazzorico ma con il quale ha fatto in tempo a progettare e assemblare due splendide pargole le quali, benchè ancora in morbida età, sono già promesse ambulanti di replica autentica della loro genitrice in fatto di charme e simpatia.
Dalle notizie che ho pescato a strascico sul Uebbe per farmi una idea su di lei, è emerso che Margherita è una stimata dottoressa che esercita nel capoluogo della mia provincia, specializzata in una materia che non sono proprio cazzi vostri.
Una donna attraente, giovane ma con già le sue belle cicatrici esistenziali che le firmano l’anima, bella ma con una testa che lavora piu di una stireria cinese e accordata come uno Stradivari.
In sintesi, l’esatto prototipo di femmina che mi fa venire una voglia fuori scala valori di sfilarle il perizoma dopo averle insalivato il cervello.
È l’una e venti.
Mancano sei ore all’appuntamento.
E il mio cazzo non ne vuole sapere mezza di mettersi in stand by per lasciare che sua Maestà il Tempo faccia il suo porco mestiere
Tic tac tic tac…...
TO BE COINTINUED
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