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STORY

La cena con il capo ufficio di mio marito

by ElenaParide
Viewed: 924 times Comments 5 Date: 09-04-2026 Language: Language

​La cena era stata una farsa deliziosa. Mio marito aveva passato ore a cucinare, cercando di impressionare Gianni, il suo superiore, l'uomo che detiene il potere sulla sua carriera. Gianni ha quarantacinque anni, un fisico asciutto da chi frequenta regolarmente il circolo del tennis e un'arroganza naturale che emana da ogni poro. Per tutta la serata, i suoi occhi non si sono staccati dalla scollatura del mio tubino nero, talmente stretto da sembrare dipinto, e dai miei immancabili zoccoletti che facevano risuonare il parquet a ogni mio movimento per servire il vino.

Ottimo vino, davvero,

ha commentato Gianni, facendo scorrere lo sguardo dalle mie gambe fasciate dalle autoreggenti fino al viso di mio marito, che sedeva a capotavola con quel suo sorriso viscido e servile.

Ma devo dire che la portata principale deve ancora arrivare, vero Elena?

Ho riso, scambiando con Gianni uno sguardo che trasudava lussuria pura.

Oh, Gianni, sai che mi piace essere ospitale con gli uomini che sanno cosa vogliono.


​Mio marito ha iniziato a tremare leggermente sulla sedia, il respiro corto. Godeva nel vedere Gianni che mi divorava con gli occhi.

Padrone... Gianni... se vuoi... Elena sarebbe felice di mostrarti il resto della casa,

ha sussurrato, offrendomi su un piatto d'argento al suo capo. Gianni si è alzato lentamente, ha afferrato una bottiglia di champagne e mi ha messo una mano sulla nuca, stringendo i capelli con una forza che mi ha fatto inarcare la schiena.

Bene. Allora andiamo in salotto. E tu, cornuto, porta i calici. Voglio che guardi bene come si ottiene un aumento in questa famiglia.


​Gianni mi ha trascinata in salotto con una foga predatrice, incurante dei calici che mio marito faceva tintinnare nel vassoio. Senza dire una parola, mi ha afferrata per le spalle e ha squarciato la zip del mio tubino nero, lasciandolo cadere a terra insieme alla mia dignità di moglie, ma non a quella di troia. Sono rimasta solo con le autoreggenti e i miei zoccoletti, che brillavano sinistri sotto la luce del lampadario.

Mettiti lì, Elena. Fammi vedere quanto sei disposta a lavorare per la carriera di questo verme,

ha ruggito Gianni, spingendomi sul divano di pelle.
​Mi sono messa a pecorina, inarcando la schiena al massimo, offrendo il mio culo sodo e sfrontato direttamente alla faccia di mio marito. Gianni ha preso un flute di cristallo e, con un ghigno sadico, lo ha incastrato profondamente tra le mie chiappe, proprio sopra la mia fica già fradicia.

Avvicinati, cornuto!

ha ordinato Gianni, la voce carica di un disprezzo sovrano.

Prendi quella bottiglia e riempi il calice. Ma sta' attento a non versarne nemmeno una goccia sulla pelle della tua troia, o ti licenzio prima che lo champagne finisca di frizzare.


​Mio marito si è avvicinato barcollando, inginocchiandosi dietro di me con la bottiglia che sbatteva contro il vetro per quanto tremava. Mentre versava, Gianni ha iniziato a colpirmi le natiche con schiaffi sonori, ammirando come la carne vibrava.

Guarda che culo da troia imperiale ha tua moglie,

commentava Gianni, alzando la voce perché ogni parola entrasse nella testa del suo impiegato.

È un culo fatto per essere usato, per essere schiaffeggiato da uomini di potere, non certo per restare sprecato con un fallito come te che non sa nemmeno versare da bere senza pisciarsi addosso dalla paura. Sei un inutile segaiolo, e stasera imparerai che questo splendore di carne appartiene a chi comanda.


Sì, Gianni... grazie... è bellissima così,

sussurrava mio marito, con gli occhi sbarrati sulla mia pelle arrossata e sul calice che si riempiva tra le mie natiche. Io godevo di ogni insulto, sentendo il freddo del cristallo contro il calore del mio desiderio.

Hai sentito, schiavo?

gli ho gridato, voltando la testa per guardarlo con odio lussurioso.

Guarda come un vero uomo usa la tua casa e la tua donna. Il tuo capo mi sta prendendo come la cagna che sono, mentre tu gli servi da bere. Sei patetico, un verme da ufficio che merita solo di guardare!


Gianni ha sfilato il calice colmo dalle mie chiappe con un gesto regale e sprezzante.

Un brindisi, cornuto!

ha esclamato, alzando il cristallo verso mio marito che tremava come una foglia.

Brindiamo alla tua promozione... e al fatto che sei un tale fallito da dovermi offrire la fica di tua moglie per non farti cacciare a calci in culo dall'ufficio!

Abbiamo bevuto a turno dallo stesso bicchiere, guardandoci con una lussuria che bruciava l'aria, mentre deridevamo quel viscido segaiolo che ci serviva.

Senti che sapore, Elena? Sa di potere e della tua disponibilità da puttana,

ha sussurrato Gianni, finendo lo champagne e versando le ultime gocce fredde direttamente sulla mia fica spalancata.
​Poi, senza preavviso, mi ha afferrata per le autoreggenti e mi ha ribaltata sul tavolino di cristallo, proprio davanti agli occhi sbarrati di mio marito. Mi ha messa a gambe all'aria, con gli zoccoletti che puntavano il soffitto e brillavano sotto i faretti. Gianni ha tirato fuori un cazzo autoritario, duro come il marmo, e si è infilato tra le mie cosce. Il rumore è stato osceno: uno slash umido e violento mentre entrava nella mia fica fradicia, che ha accolto quel tronco con un sussulto di pura gioia.

Guarda come scivola bene, viscido!

urlava Gianni a ogni affondo, mentre il ritmo diventava selvaggio e il rumore della carne che sbatteva contro la carne rimbombava nel salotto.

Senti come sciacqua dentro di lei? È così bagnata perché sa che un uomo di potere la sta usando come si deve! Tu lunedì tornerai a fare fotocopie, mentre io avrò ancora il sapore di questa troia addosso!

Mi ha girata a pecorina, afferrandomi per i capelli e trascinandomi sul bordo del divano, dandomi colpi così forti che i miei seni sbattevano ritmicamente mentre io urlavo come una cagna in calore.

Lo vedi, schiavo?

gli gridavo tra i gemiti, con la bava che mi colava sulle labbra mentre sentivo Gianni squarciarmi le viscere.

Guarda come mi monta il tuo capo! Sei un niente, un verme da scrivania! Preferisco farmi sfondare da un vero uomo che ricevere una carezza dalle tue mani da impotente! Godi, cornuto! Godi della tua nullità mentre Gianni mi trasforma nel sua puttana personale!

Gianni ha accelerato ancora, sollevandomi quasi da terra, descrivendo a mio marito ogni sensazione della mia fica che si stringeva intorno a lui, marchiando la nostra casa con il sesso più sporco e degradante.
Gianni ha emesso un grugnito di trionfo, afferrandomi per i capelli e tirandomi su con una forza bruta.

In ginocchio, troia! Apri quella bocca e fammi vedere quanto sei affamata della mia sborra!

mi ha ordinato con voce rauca. Mi sono accovacciata davanti a lui, con le ginocchia che affondavano nel tappeto costoso e la lingua fuori, pronta a ricevere il mio premio. Mio marito era lì, a pochi centimetri di distanza, inginocchiato anche lui, con gli occhi sbarrati che brillavano di un’estasi malata nel vedere la scena.

Prendila tutta, cagna! Ecco la tua promozione!

ha ruggito Gianni mentre scaricava un fiume di sborra calda e densa sulla mia lingua e sulla mia faccia. I getti mi colpivano le guance e le labbra, imbrattandomi il trucco e colando sul collo, mentre lui godeva nel vedermi ridotta a un calice di carne.

Guarda, cornuto! Guarda come la tua signora si beve il mio potere! Questa è l'unica cosa che conta in quell'ufficio, e tu non ne avrai mai un briciolo!


​Esausto e soddisfatto, Gianni si è buttato all'indietro sul divano di pelle, spalancando le gambe.

E ora, pulisci,

ha comandato con un cenno del mento. Mentre io mi occupavo di ripulire il suo cazzo con la bocca, con il sapore del suo seme ancora caldo tra i denti, Gianni ha rivolto lo sguardo a mio marito.

E tu, verme, mettiti dietro di lei. Leccale la fica e il culo. Voglio che assapori ogni goccia della mia monta che cola via da lei. Devi sentire bene che sapore ha la tua nullità, devi capire che stasera hai toccato il fondo.


​Mio marito si è fiondato dietro di me come un cane affamato, affondando la faccia tra le mie chiappe arrossate mentre io continuavo a servire Gianni. Il capo ha tirato fuori il cellulare, scorrendo le foto e i video che aveva girato durante la scopata.

Lunedì mattina, quando arriverai in ufficio con quelle tue occhiaie da fallito, troverai un mare di pratiche sulla scrivania,

ha sghignazzato Gianni, guardandolo dall'alto in basso.

Ti farò sputare sangue su quei faldoni, mentre io, nel mio ufficio privato, mi godrò questi scatti. E chissà... magari ne manderò qualcuno ai colleghi, così tutti sapranno che tipo di 'benefit' aziendali offri per restare a galla.


Dopo averlo ripulito con una devozione che mio marito non avrebbe mai meritato, mi sono alzata e mi sono seduta sulle gambe di Gianni. Lui mi ha avvolto i fianchi con le sue braccia potenti, attirandomi a sé. Ci siamo guardati negli occhi per un istante, ignorando completamente l'ombra patetica che strisciava ancora sul tappeto ai nostri piedi. Poi, ci siamo baciati. È stato un bacio lungo, profondo, appassionato, come quello di due amanti che hanno appena celebrato un trionfo. Le nostre lingue si intrecciavano, scambiandosi il sapore della sborra e della nostra complicità, mentre le mie mani accarezzavano i suoi capelli brizzolati.
​Ero bellissima, sporca e trionfante tra le braccia del mio vero uomo. Mi sono staccata un secondo da Gianni, solo per rivolgere uno sguardo carico di disgusto a mio marito, che ci osservava con la bava alla bocca e il corpo tremante.

Hai visto come bacia un uomo, schiavo?

gli ho detto con un tono gelido che non ammetteva repliche.

Stanotte non pensare nemmeno di sfiorare il letto. Hai servito il padrone, ora torna al tuo posto. Dormirai a terra, nell'angolo, come il cane bastonato che sei. E guai a te se ti sento fiatare mentre io sogno il cazzo di Gianni.


​Gianni si è alzato, si è sistemato la camicia con un’eleganza aristocratica e si è avviato verso la porta. Prima di uscire, si è voltato un’ultima volta. Ha guardato mio marito dritto negli occhi e, con un sorriso beffardo, ha alzato la mano destra facendo un segno delle corna lento e plateale.

Ci vediamo lunedì in ufficio, cornuto. Cerca di essere puntuale... e portami il caffè con lo stesso zelo con cui mi hai servito tua moglie stasera.


​La porta si è chiusa con un colpo secco, lasciando il silenzio profanato del salotto rotto solo dal respiro affannato di un uomo che aveva appena perso tutto, e che ci ringraziava nel profondo del suo cuore per averlo fatto.

ADDED 5 COMMENTS:
  • avatar Djavan Tanta fantasia

    11-04-2026 14:11:31

  • avatar Zeno99 Come sempre un racconto minuzioso, coinvolgente ed eccitante.Una parola tira l'altra e leggere i minuziosi particolari è una goduria.

    11-04-2026 06:24:52

  • avatar fragolabanana2 Bellissima situazione complimenti

    10-04-2026 12:54:20

  • avatar escanio73 Bel racconto

    10-04-2026 00:20:15

  • avatar Griffa Calci nel culo al.capo

    09-04-2026 21:41:44






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