Fantasia notturna di una moglie vogliosa. Pt 2
by Fragolini86Ti ricordi che, dopo che mi scoparono tutti quegli uomini, andai a dormire?
Quando mi svegliai, sempre in quella stanza buia, mi ritrovai tutto il corpo legato da una corda nera. La corda partiva dalle caviglie, mi separava la patata, passava dietro nel culo e poi saliva, attorcigliandosi ai seni e stringendomeli forte. Avevo le mani legate dietro la schiena.
A un certo punto arrivò quell’uomo e mi diede la pillola. Mi forzò a prenderla e poi mi lasciò lì, da sola. Poco dopo iniziai a sentire il corpo eccitarsi di nuovo. Non ne avevo il controllo. Cominciarono gli spasmi, le contrazioni alla patata, che iniziava a lubrificarsi. Avevo di nuovo voglia di essere scopata.
Allora quell’uomo rientrò nella stanza e, facendomi camminare scalza, mi prese per le mani e mi ordinò di seguirlo. Uscimmo da quella stanza, percorremmo un lungo corridoio ed entrammo in un’altra sala. Mi fece avanzare per qualche metro, poi mi fece indossare un vestitino leggero e mi mise un oggetto in bocca per impedirmi di parlare.
All’improvviso si accesero delle luci fortissime, così intense che per qualche secondo non riuscii a vedere nulla. Quando la vista tornò nitida, mi resi conto di essere su un palco. Sotto di me c’erano tantissimi uomini: una sala intera piena di persone che aspettavano di ricevere degli insegnamenti.
Dietro di me c’era quell’uomo, il loro maestro. Mi sollevò il vestitino e mostrò a tutti l’eleganza dei nodi e il modo in cui il mio corpo era stato legato. Mi fece girare di spalle, mostrando come la corda passasse dietro e come i piccoli nodi fossero stati sistemati per stimolarmi il culo. Poi mi fece voltare di nuovo verso il pubblico.
Tutti erano eccitati. Quegli uomini si masturbavano mentre osservavano me e il maestro, immobili sul palco, lui dietro di me. A un certo punto iniziò a muovere lentamente la corda avanti e indietro. Io ero già calda per via della pillola. Non volevo godere davanti a tutti, ma loro avevano il cazzo duro e non vedevano l’ora di vedermi squirtare.
Ero super calda, con la fica aperta davanti a tutti. Allora il maestro spostò leggermente la corda, mi avvolse da dietro con il braccio e mi mise la mano sul clitoride. Iniziň a masturbarmi, facendomelo diventare grosso e turgido. La mia patata era vogliosa, in fiamme, mentre tutto il pubblico continuava a masturbarsi.
Mi infilò le dita dentro la patata, che scivolavano benissimo, e mi tolse la museruola. Io iniziai a dimenarmi. Non volevo, ma allo stesso tempo volevo. Sentivo le contrazioni sempre più forti.
Il maestro lo capì. Mi prese dalle braccia legate e mi costrinse a mettermi a pecorina sul palco. Tutti ci guardavano. Io ero imbarazzata all’idea di venire davanti a tutti quegli uomini, ma lui non fece attendere nessuno.
Indossava una maschera e, al posto del naso, c’era attaccato un grosso pene. Si abbassò dietro di me e iniziò a penetrarmi davanti a tutti. Lo faceva lentamente, come se volesse insegnare al pubblico come far godere una donna.
Io ero ormai fuori controllo. Sentivo il piacere crescere sempre di più, mentre dalla patata usciva il liquido del mio corpo e colava lungo le cosce. Lui lo leccava e continuava a sbattermi con quel cazzo.
Dentro di me sentivo di essere piena di liquido. Mi sembrava quasi di dover fare pipì. A quel punto salirono sul palco due uomini con una sedia simile a quella del ginecologo. Mi fecero sedere e mi legarono con la fica aperta rivolta verso il pubblico.
Cominciarono a masturbarmi le tette, a leccarmele, a tirarmi i capezzoli. Il maestro intanto mi invadeva la bocca con i suoi baci, mi leccava le guance e il collo.
Arrivò un altro uomo e posizionò un contenitore sotto la sedia, perfettamente allineato alla mia patata. Io ero ormai fradicia. Mi stavano mangiando le tette, accarezzandomi con mani lente e sinuose, finché il maestro ordinò a tutti di andarsene.
Rimanemmo solo io e lui sul palco. Tutti gli altri osservavano in silenziosa attesa. Lui si posizionò dietro la sedia, mostrando bene la mia patata al pubblico, e iniziò a contare.
“10… 9…”
Nel frattempo tirava la corda avanti e indietro.
“8… 7…”
Io stessa non avevo ancora capito per cosa fosse stato preparato il mio corpo.
“6… 5…”
La corda continuava a scorrere tra culo e patata, stimolandomi senza sosta. Ero sul punto di esplodere. Il liquido colava evidente dalla fica aperta. Sentivo che stavo per venire come mai prima.
Il maestro non mi toccava direttamente. Muoveva soltanto la corda, mentre tutti sotto il palco guardavano e sborravano.
“4… 3… 2…”
Dentro di me sentii una pressione enorme, come una diga pronta a rompersi.
“1…”
Gridai fortissimo e iniziai a venire come non mai. Sentii qualcosa aprirsi dentro di me e il liquido schizzò fuori con violenza dalla mia fica aperta davanti a tutti. Gli uomini si masturbavano impazziti mentre io urlavo di piacere.
Esplosi completamente.
Il maestro mascherato passò davanti a me, prese il liquido raccolto nel contenitore e lo bevve davanti a tutti.
Poi le luci si spensero e il pubblico, esausto per le sborrate, se ne andò lentamente.
Il maestro si avvicinò e mi parlò all’orecchio. Mi disse che lo facevo impazzire, che mi amava intensamente e che non riusciva più a tenere la maschera. Così, mentre ero ancora legata alla sedia, mi prese.
Iniziò a penetrarmi con il cazzo duro e lungo. Si sdraiò sopra di me, baciandomi le tette. La mia fica lo accolse e facemmo l’amore.
Lui mi penetrava lentamente, mentre io provavo il piacere più forte della mia vita. Mi sfiorava il corpo con le mani e sentivo il suo cazzo crescere dentro di me, fino in fondo.
Si era riservato per sé la parte migliore: il punto G2 che si trovava nelle parti più profonde e misteriose della mia fica.
Io stavo impazzendo, e anche lui. Sentiva il mio liquido caldo colargli sulla cappella. A un certo punto perse il controllo: iniziò a sbattermi fortissimo, mentre io gridavo senza riuscire a fermarmi. Mi infilava le mani in bocca, mi leccava, continuando a prendermi lì, sulla sedia.
Sentivo che stavo per venire ancora. Mi stava facendo impazzire.
Finché non lo sentii gridare. Contemporaneamente mi infilò un dito nel culo e venimmo insieme. Mi aveva riempita di sborra. Mi aveva ingravidata. Mi aveva dato tutto, e io ero piena di lui.
Alla fine mi sciolse dalla sedia e mi ordinò di tornare nella stanza. Disse che da quel posto non sarei mai riuscita ad andare via.
Poi mi disse di riposare, perché il mio compito era appena iniziato.
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