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STORY

Capodanno a Praga

by saundsi
Viewed: 20 times Comments 0 Date: 01-06-2026 Language: Language

La neve scendeva leggera sui lampioni del Ponte Carlo, rendendo tutto magico e un po’ surreale. Era mezzanotte esatta. Il cielo sopra Praga esplose di fuochi d’artificio dorati e rossi mentre io e Silke ci baciavamo intensamente, stretti l’uno all’altra in mezzo alla folla festante.
Lei era stupenda. Indossava un vestito nero corto e aderente che le avvolgeva il corpo come una seconda pelle, lasciando scoperte le gambe lunghe e toniche. Ai piedi portava stivali alti di pelle nera lucida che le arrivavano sopra il ginocchio, con un tacco che la faceva sembrare ancora più slanciata e pericolosa. Il cappotto era aperto, nonostante il freddo, perché voleva sentirsi viva. I capelli biondi le ricadevano sulle spalle, un po’ spettinati dal vento gelido, e le labbra rosse erano gonfie per i baci.
«Buon anno, amore mio,» le sussurrai all’orecchio, stringendole i fianchi.
«Buon anno,» rispose lei con quel sorriso malizioso che mi faceva impazzire. I suoi occhi brillavano più dei fuochi d’artificio.
Dopo i primi brindisi con una bottiglia di prosecco che avevamo portato con noi, iniziammo a girare per le strade della Città Vecchia, brilli e felici. Ridevamo per niente, ci fermavamo ogni tanto per baciarci contro i muri freddi dei palazzi antichi, le mie mani che scivolavano sul suo vestito aderente, sentendo il calore del suo corpo sotto la stoffa sottile.
Camminammo senza meta, un po’ instabili sui ciottoli coperti di neve. Il vestito corto di Silke attirava sguardi, ma lei sembrava godersi l’attenzione, stringendosi a me con possesso.
A un certo punto, in una stradina stretta e poco illuminata vicino al quartiere ebraico, trovammo un piccolo bar dall’aspetto decadente. L’insegna al neon era mezza rotta, la porta di legno scuro sembrava uscita da un altro secolo. Dentro si sentiva musica techno, luci rosse soffuse e odore di sigari, vino caldo e legno antico.
«Entriamo qui,» disse Silke, tirandomi per la mano con gli occhi che brillavano di eccitazione alcolica.
Il locale era caldo, quasi soffocante. Pochi tavoli occupati da gente del posto e qualche turista. Ci sedemmo su un divanetto di velluto rosso un po’ consumato in un angolo in penombra. Ordinammo due bicchieri di vino rosso ceco e un altro giro di shot.
Silke accavallò le gambe, gli stivali alti che scintillavano sotto la luce rossa. Il vestito le era salito ancora un po’ sulle cosce.
Dopo un paio di bicchieri di vino rosso e due shot di Becherovka, eravamo già belli caldi e brilli. Silke rideva più del solito, le guance arrossate, gli occhi lucidi. Il vestito nero aderente le si era un po’ spostato sulle cosce mentre eravamo stretti sul divanetto, e ogni volta che si muoveva gli stivali alti di pelle scricchiolavano sensualmente.
A un certo punto sentimmo delle vibrazioni provenire dal basso: bassi profondi, musica elettronica mista a techno old school. Ci guardammo.
«C’è un piano di sotto,» disse Silke con un sorriso curioso.
Pagammo e scendemmo una stretta scala a chiocciola di legno antico. Sotto il bar decadente si apriva una piccola cantina trasformata in dance floor: soffitto basso con mattoni a vista, luci rosse e blu pulsanti, e tanta gente ammassata. L’atmosfera era calda, quasi umida, piena di corpi che si muovevano.
Silke, che di solito odiava ballare («mi sento ridicola»), quella sera era completamente diversa. Forse era il prosecco, forse Praga, forse il modo in cui la guardavo. Senza dire niente mi lasciò la mano e andò dritta in mezzo alla pista.
La vidi infilarsi tra la folla fino al centro. Cominciò a muoversi lentamente, poi sempre più libera. Il vestito corto nero le saliva pericolosamente sulle cosce mentre ballava, gli stivali alti che battevano sul pavimento di pietra. I capelli biondi le ondeggiavano sulle spalle, il tessuto aderente le segnava il seno e i fianchi in modo quasi indecente. Era sexy da morire. Molti la guardavano.
Io rimasi in disparte. Andai verso il piccolo bancone nell’angolo, ordinai un Gin Tonic bello carico e mi appoggiai al muro, sorseggiandolo mentre non le toglievo gli occhi di dosso.
Silke ballava con gli occhi chiusi, le mani che scivolavano sul suo stesso corpo, lungo i fianchi, sulla pancia, fino a sfiorarsi il seno. Ogni tanto apriva gli occhi e mi cercava tra la folla. Quando mi trovava, mi lanciava uno sguardo carico, quasi provocatorio, come se stesse ballando solo per me.
Dopo qualche minuto, mentre sorseggiavo il mio Gin Tonic appoggiato al bancone, notai due uomini farsi strada tra la folla verso Silke.
Erano entrambi sui trentacinque, alti, uno con barba corta scura e l’altro rasato con capelli neri pettinati indietro. Vestiti eleganti ma casual, chiaramente cechi o comunque locali. Cominciarono a ballare vicino a lei, prima in modo discreto, poi sempre più audaci.
Silke all’inizio non ci fece troppo caso, persa nella musica e nel suo stato di ebbrezza. Ma loro si avvicinarono progressivamente. Il più alto le girava intorno, sfiorandole la schiena con il corpo, mentre l’altro le ballava di fronte, guardandola con evidente desiderio. I loro movimenti diventavano sempre più intimi: una mano che quasi le sfiorava il fianco, un passo che riduceva la distanza fino a farle sentire il calore dei loro corpi.
Silke aprì gli occhi e si rese conto della situazione. Invece di allontanarsi, un sorriso malizioso le apparve sulle labbra. Continuò a ballare, ma ora in modo più provocatorio, come se stesse giocando. Il vestito corto nero le saliva sulle cosce a ogni movimento, scoprendo ancora di più le gambe fasciate dagli stivali alti di pelle. I due uomini se ne accorsero e si fecero più audaci: uno le si mise dietro, ballando vicinissimo, quasi premendo il bacino contro di lei, mentre l’altro le stava di fronte, con il viso a pochi centimetri dal suo.
Da dove ero, vedevo tutto. Il cuore mi batteva forte, un misto di gelosia, eccitazione e sorpresa. Silke lanciò uno sguardo verso di me, gli occhi lucidi e carichi. Non sembrava spaventata… anzi. Per un attimo mi sembrò che stesse testando me, o forse se stessa.
Uno dei due le disse qualcosa all’orecchio. Lei rise, gettando la testa indietro, i capelli biondi che ondeggiavano. La mano dell’uomo dietro di lei le sfiorò apertamente il fianco, scendendo pericolosamente verso la curva del sedere.
I due uomini non erano giovani come mi erano sembrati da lontano. Ora che li vedevo meglio sotto le luci pulsanti, era chiaro che avevano entrambi intorno ai 5558 anni. Il più alto aveva capelli grigi corti e una barba sale e pepe, l’altro era quasi calvo con una corporatura robusta e mani grandi. Sembravano due habitué di quel tipo di locali sotterranei.
All’inizio era stato un ballo provocante, ma dopo pochi minuti la situazione era degenerata. Silke continuava a ballare, il vestito nero corto e aderente ormai completamente fuori controllo, ma non faceva niente per fermarli. Anzi.
Il più robusto, quello dietro di lei, le mise apertamente le mani sui fianchi e poi le fece scivolare sul sedere, stringendole le natiche con forza attraverso la stoffa sottile. Silke sussultò ma non si allontanò. L’altro, di fronte, le posò una mano sulla vita e poi salì lentamente fino a palparle il seno destro, strizzandolo senza pudore mentre ballavano stretti.
Le loro mani diventavano sempre più audaci. Il tizio dietro le infilò una mano sotto il vestito, accarezzandole le cosce nude sopra gli stivali alti di pelle, poi risalì fino a toccarle il culo direttamente, scostando il perizoma. L’altro le strinse entrambi i seni, abbassando leggermente la scollatura del vestito, e le sussurrò qualcosa all’orecchio facendola ridere di nuovo, un riso ebbro e eccitato.
Silke era in mezzo a loro, schiacciata tra due corpi maturi. Una mano le stava palpando il seno, un’altra le stringeva il sedere, e una terza le scivolava tra le cosce, sfiorandole il pube da sopra le mutandine. Ballava ancora, ma ormai era più un ondeggiare contro di loro, il corpo che rispondeva ai tocchi.
Dal mio angolo al bancone, con il Gin Tonic quasi finito in mano, guardavo la scena con il cuore che martellava. Vedevo le mani di quegli uomini di mezza età esplorare senza vergogna il corpo della mia fidanzata: le strizzavano il culo, le palpavano le tette, le toccavano tra le gambe. Silke aveva gli occhi socchiusi, le labbra socchiuse, e ogni tanto lanciava uno sguardo verso di me, uno sguardo carico, quasi di sfida.
Il cameriere posò sul bancone un altro Gin Tonic senza che lo avessi ordinato. Era bello pieno, con tanto ghiaccio e una fetta di limone.
«Offre la casa,» disse l’uomo con un mezzo sorriso complice, parlando in un inglese un po’ stentato. «I due signori laggiù sono i gestori del locale. Dicono che la tua ragazza è molto bella… e che stasera può divertirsi quanto vuole.»
Bevvi un sorso lungo, il gin che mi bruciava in gola. Guardai di nuovo verso la pista.
I due uomini, ora che sapevo chi erano, si stavano prendendo ancora più libertà. Il più robusto, quello con la barba grigia, aveva infilato entrambe le mani sotto il vestito corto di Silke e le stava palpando il culo senza pudore, stringendo forte le natiche e tirandola contro di sé. L’altro, calvo e massiccio, le aveva abbassato la scollatura del vestito nero e le stava strizzando un capezzolo davanti a tutti, e con l’altra mano le sfregava apertamente la figa da sopra le mutandine.
Silke aveva la testa leggermente reclinata all’indietro, gli occhi socchiusi, la bocca aperta. Il vestito era ormai ridotto a un pezzo di stoffa arrotolato intorno alla vita. Le sue gambe fasciate dagli stivali alti di pelle erano divaricate, mentre le mani dei due gestori la esploravano dappertutto: le strizzavano le tette, le dita che scivolavano dentro le mutandine, toccandola sempre più profondamente.
A un certo punto Silke girò la testa verso di me. Il suo sguardo era annebbiato dal piacere e dall’alcol. Mi fissò per qualche secondo mentre uno dei due le infilava due dita dentro, facendola sussultare.
Non so cosa mi prese. Io che sono sempre stato geloso, possessivo… alzai lentamente la mano e le feci un cenno di assenso con la testa. Sì.
Silke spalancò leggermente gli occhi, sorpresa, poi un sorriso lento e perverso le apparve sulle labbra. Come se avesse ricevuto il permesso che stava aspettando.
Sentii il cazzo che mi diventava durissimo nei pantaloni. Pulsava mentre guardavo quei due uomini di oltre cinquant’anni che palpeggiavano senza ritegno la mia fidanzata in mezzo alla pista. Le loro mani callose le strizzavano le tette, le dita che entravano e uscivano dalla sua figa ormai visibilmente bagnata. Lei cominciò a muovere il bacino contro di loro, ansimando.
Passarono minuti lunghissimi finora quando decise di staccarsi dai due. Camminava verso di me con passo lento e sensuale, gli stivali alti di pelle che battevano sul pavimento. Il vestito nero corto era di nuovo al suo posto,. I capelli biondi erano spettinati, alcune ciocche appiccicate alla fronte sudata. Il trucco era leggermente sfatto.
Sul collo aveva segni rossi di succhiotti
Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi e brillanti, e un sorriso enorme, quasi ebbro di piacere.
Si fermò davanti a me, tra le mie gambe aperte mentre ero seduto sullo sgabello. Mi guardò dall’alto verso il basso con un’espressione soddisfatta e un po’ maliziosa.
Si avvicinò ancora di più, premendo il corpo contro il mio. Sentivo il calore che emanava. Mi baciò lentamente, infilandomi la lingua in bocca. Una mano le scivolò sul petto, poi più giù, fino a stringermi il cazzo durissimo attraverso i pantaloni.
«Sei eccitatissimo,» mormorò ridendo piano. «Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto guardarmi.»
Si morse il labbro inferiore e mi fissò negli occhi, ancora piena di adrenalina e piacere.

Da quella sera qualcosa cambiò nella nostra relazione

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