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STORY

Decima puntata. Il ritorno ad Hammamet

by Mark90
Viewed: 319 times Comments 1 Date: 08-06-2026 Language: Language

Le luci di Malpensa, il traffico della tangenziale, il rumore delle chiavi che giravano nella toppa di casa nostra: tutto sembrava terribilmente normale, eppure per noi nulla era più come prima. Quella vacanza memorabile era finita e da questo momento cominciava una nuova vita di coppia, più passionale e intima. Entrambi avevamo il magone da rientro; ci bastava un'occhiata incrociata in cucina, mentre sistemavamo la spesa, per capire che entrambi pensavamo a Youssef su quel letto di Hammamet. Nessuno dei due, però, pronunciava il suo nome.
Riprendemmo subito a lavorare e la ritrovata routine fortunatamente ci distraeva un po'. La notte successiva le mie mani cercarono il corpo di Sara sotto le lenzuola. Non ci fu bisogno di preliminari: c'era una foga trattenuta che implorava di uscire. La spinsi contro il materasso, sentendo la sua pelle calda, e fu in quel momento, mentre la mia bocca cercava la sua, che il fantasma di Youssef entrò nella stanza.
Sara mi afferrò per i fianchi, piantando le sue unghie nella mia carne, e avvicinando la bocca al mio orecchio, con il fiato corto e spezzato, mi sussurrò qualcosa che mi fece letteralmente esplodere il cervello... «Prendimi come ha fatto lui... anzi, di più. Ora tocca a te, amore, farmi godere», mi tese con una voce carica di una sfrontatezza assoluta. Quelle parole mi arrivarono dritte allo stomaco. Sentire mia moglie che evocava Youssef nel nostro letto, usando quel ricordo non per allontanarsi, ma per legarsi ancora più strettamente a me, fu una scarica elettrica. Il sesso divenne una questione di puro istinto, una foga pazzesca alimentata dal segreto che avevamo lasciato su quella spiaggia tunisina. Sara assecondava ogni mia spinta, cercava la mia bocca nel buio e stringeva le gambe attorno ai miei fianchi, pretendendo violenza e intensità.
Ma prima che potessi raggiungere il limite dentro di lei, l'ossessione per quell'ultima notte a Hammamet prese il sopravvento. Sara si mosse con un colpo di reni, sganciandosi improvvisamente dal mio cazzo. Si distese sul letto davanti a me, con i capelli spettinati, e mi chiese con una voce che era un misto di supplica e pretesa: «Sborrami in faccia, amore... voglio che mi sborri in faccia».
Il solo vederla lì, a bocca aperta e sottomessa al nostro gioco, mi tolse l'ultimo briciolo di controllo. Partì una violenta sborrata sul viso, sulle guance, sulle labbra. Sara rimase immobile sotto i colpi della mia eiaculazione e, non appena finii, senza perdere un secondo, cominciò a raccogliere e leccare ogni singola goccia del mio sperma, proprio come aveva fatto l'ultima sera con il ragazzo tunisino, suggellando così la nostra complicità e pulendosi il viso con gesti lenti e carichi di una sensualità torbida.
Quando tornò a sdraiarsi accanto a me, stringendomi in un abbraccio totale, rimanemmo a lungo a sentire i nostri respiri calmarsi. Eravamo più uniti che mai. Quel segreto, riprodotto e vissuto tra le mura di casa nostra, era ormai acciaio forgiato.
Nei giorni successivi la routine riprese, ma la promessa fatta a Youssef sul bagnasciuga andava mantenuta: «Ti prometto che prima della fine dell’estate torneremo». Fu così che ci ritrovammo davanti al computer a prenotare la vacanza per i primi dieci giorni di agosto. Non avevamo un numero di telefono per avvertirlo, proprio perché la nostra idea iniziale era stata quella di non rivedere mai più la persona con cui mia moglie avrebbe scopato: una parentesi unica, un racconto spinto da custodire tra noi. Ora, quella mancanza di contatti aumentava l'adrenalina dell'attesa.
Il viaggio ad agosto ebbe un sapore completamente diverso. Se a giugno eravamo partiti con il fiato sospeso verso l'ignoto, stavolta affrontavamo il volo con una nuova leggerezza. Sapevamo esattamente dove stavamo andando; la promessa fatta a Youssef la volevamo mantenere per riprendere il gioco esattamente da dove lo avevamo interrotto.
L'impatto con il resort, però, ci catapultò in una realtà ben diversa da quella di giugno. Dimenticata la calma e l'esclusività dell'inizio dell'estate, ci ritrovammo immersi in un caos totale: la reception era un viavai continuo di persone, i corridoi risuonavano di voci a ogni ora e i giardini erano affollatissimi.
(Lunedì)
Il mattino successivo, non appena mettemmo piede in spiaggia, avemmo la conferma di quanto l'ambiente fosse cambiato. La spiaggia era una distesa infinita di lettini, la musica dell'animazione a tutto volume copriva il rumore del mare e la folla occupava ogni spazio. In mezzo a quella bolgia, la privacy che avevamo sfruttato due mesi prima sembrava un miraggio.
Sara camminava davanti a me, radiosa e totalmente indifferente alla confusione, muovendosi con una sensualità che catturava gli sguardi di tutti. Indossava un copricostume leggerissimo, sexy e completamente trasparente, che non faceva nulla per nascondere il bikini che aveva scelto per quel ritorno. Era un due pezzi di un azzurro acceso, elettrico, che creava un contrasto micidiale con la sua pelle già ambrata. Il reggiseno a triangolo, retto da spalline sottilissime, metteva in risalto la linea perfetta della schiena nuda, ma era lo slip a lasciare senza fiato: un perizoma ridotto al minimo, una sottile striscia di tessuto azzurro che si infilava tra le natiche lasciando il culo completamente scoperto ed esposto, con una piccola farfalla dorata ricamata proprio al centro, un dettaglio malizioso che sembrava messo lì apposta per attirare l'occhio. A ogni suo passo, sotto la trama trasparente del copricostume, le curve sode del suo fondoschiena oscillavano libere, calamitando gli sguardi inevitabili e affamati della gente.
Trovammo a fatica due lettini liberi sul prato, lontano dalla spiaggia, e ci sistemammo. Nonostante il caos intorno, i nostri occhi iniziarono subito a setacciare il bagnasciuga, cercando tra i tanti ragazzi dello staff quella figura alta e sciolta che conoscevamo fin troppo bene.
Passò circa un'ora. Poi, all'improvviso, Sara mi mise una mano sul braccio. Le sue dita si piantarono con forza nella mia pelle. Non disse una parola, si limitò a fare un leggero cenno con il mento verso il bagnasciuga, dove un gruppo di animatori e ragazzi del posto stava sistemando delle attrezzature. In mezzo a loro, intento a muoversi con quel suo solito passo sicuro, c'era Youssef.
Vidi gli occhi di Sara illuminarsi di colpo, mentre le sue labbra si schiudevano in un sorriso carico di un'attesa febbrile. Quel solo sguardo mi trasmise una scossa immediata. La fissai, e il mio pensiero corse subito là, a quello che sicuramente stava già succedendo tra le sue gambe; a quella reazione liquida e calda che la vista di Youssef scatenava inevitabilmente dentro di lei. Eravamo lì per quello, del resto: per farla godere e scopare quanto più possibile. Sara si alzò di scatto dal lettino per andare verso di lui, e io la seguii.
Arrivati a una ventina di metri, Youssef voltò la testa casualmente. Non appena la vide, si immobilizzò. Il suo sguardo si inchiodò su di lei e l'espressione del suo viso cambiò all'istante, animata da un desiderio selvaggio e da una felicità autentica nel ritrovarla. Divorò con gli occhi il corpo di mia moglie, dal reggiseno fino a quel triangolo minimale, poi le dedicò un grande sorriso, felice e sorpreso, e si diresse dritto nella nostra direzione.
Quando ci raggiunse, l'emozione e l'elettricità tra di loro erano tangibili. Mia moglie lo fissò e disse: «Youssef, ciao! Visto che ho mantenuto la promessa?». «Siii, Sara! Che bello rivederti!», esclamò lui, con gli occhi che gli brillavano. «Ogni giorno mi guardavo in giro... ormai avevo perso le speranze».
Si abbracciarono lì, sul bagnasciuga, un abbraccio forte che tradiva una confidenza profonda, nata dalle notti segrete di giugno, sotto gli occhi di mezza spiaggia che li guardava. Subito dopo Youssef si voltò verso di me e mi salutò con una stretta di mano vigorosa, seguita da un abbraccio caloroso, felice di ritrovare il suo

capo

e complice.
Si informò subito su dove fossimo sistemati e, lanciando un'occhiata contrariata alla zona in cui eravamo finiti, ci disse con fermezza che dalla mattina seguente ci avrebbe pensato lui: avremmo avuto il nostro solito posto in prima fila, vicino al bagnasciuga.
Nel tardo pomeriggio andai a cercare Youssef. Non appena gli dissi che stavolta saremmo rimasti per dieci giorni, il suo viso si illuminò di gioia. Ma subito dopo mi spiegò che sua madre non stava molto bene in quel periodo e che per questo motivo la sera, appena finito il turno, doveva spesso rientrare a Nabeul per starle vicino. «Ma ora che siete arrivati voi, capo, farò di tutto per organizzarmi ed esserci il più possibile», mi disse con assoluta sincerità. Purtroppo, però, proprio per quella sera stessa non avrebbe potuto liberarsi in alcun modo.
Passammo una serata normale, cenando sulla terrazza del resort e scambiandoci occhiate cariche di promesse, mentre intorno a noi il caos di agosto continuava a scorrere invisibile. Non appena la porta della nostra camera si chiuse dietro di noi, non ci fu tempo per i discorsi. Sara lo volle subito in bocca. Fu una grandissima scopata, selvaggia e infinita, in cui io e Sara ci prendemmo con una rabbia e un'intensità uniche, quasi a voler scaricare tutta l’eccitazione di quel primo giorno di ritorno ad Hammamet.
(Martedì)
La mattina successiva, come promesso, Youssef ci fece trovare due lettini posizionati perfettamente in prima fila, proprio a un passo dalla riva. Nonostante la spiaggia fosse già un formicaio, ci fece passare una magnifica giornata, non facendo mancare le sue applicazioni di protezione solare a mia moglie e rifornendoci di cocktail e frutta fresca per tutto il giorno. Ci bastava guardarlo da lontano, mentre si muoveva sul bagnasciuga, per far scorrere una corrente elettrica tra me e Sara. Youssef era riuscito a organizzarsi per la serata, e quell'attesa trasformò il pomeriggio in un conto alla rovescia infuocato.
L'appuntamento era fissato per le dieci di sera in camera nostra, esattamente come a giugno. Quando sentimmo il colpo discreto sulla porta, l'aria nella stanza era già densa, satura di un'eccitazione trattenuta per ore.
Sara lo aspettava in piedi, al centro della stanza, illuminata dalla luce soffusa dell'abatjour. Indossava solo un babydoll nero, cortissimo e completamente trasparente, senza alcun intimo sotto. Il tessuto leggero non faceva nulla per nascondere il suo corpo: sotto la trama si intravedevano chiaramente i capezzoli turgidi per l'attesa e il profilo scuro del pelo curato della figa. Era bellissima, felice e di una sensualità devastante.
Youssef si immobilizzò sulla soglia, con il fiato sospeso di fronte a quello spettacolo. I suoi occhi scuri divorarono la trasparenza del babydoll, accendendosi all'istante di un desiderio selvaggio. Fece due passi decisi in avanti, la prese per i fianchi e la attirò a sé, sollevandole leggermente il velo di tessuto per sentire la pelle nuda, e la baciò sulla bocca con una foga pazzesca che mostrava quanto avesse aspettato quel momento. Sara rispose al bacio con la stessa fame, gemendo contro le sue labbra e stringendosi al suo corpo scuro.
Proprio durante quel bacio profondo, la mano di Youssef scivolò rapida verso il basso, insinuandosi sotto il velo del babydoll per andare a cercare direttamente la figa di mia moglie. La accarezzò con decisione per qualche istante e, quando la tirò fuori, sollevò la mano aperta mettendola in controluce proprio davanti ai miei occhi. Tra le sue dita si tendevano i fili lucidi e densi della sbroda di Sara, che brillavano sotto la luce dell'abatjour. Youssef mi fissò e, con un'espressione del viso complice e d'intesa, mi fece capire, senza bisogno di dire una parola, quanto lei fosse già completamente arrapatissima e pronta per lui.
A quel punto, Sara non resistette più. Si inginocchiò di scatto davanti a lui, con i capelli che le ricadevano sulle spalle sopra la trasparenza del babydoll. Gli aprì i pantaloni, tirò fuori il suo cazzo già durissimo e, senza esitare un solo istante, se lo infilò dritto in bocca. Vederla finalmente stringere le labbra attorno a quel cazzo scuro, che per più di un mese aveva desiderato e sognato nelle nostre notti a casa, fu un impatto pazzesco. Sara muoveva la testa con un ritmo febbrile, gli occhi spalancati e fissi nei suoi, assaporandolo con una fame arretrata, mentre Youssef buttava la testa all'indietro stringendo i pugni, godendosi l'intensità di quel pompino.
Dopo qualche minuto di quella sottomissione totale, il ragazzo la prese per le spalle e la fece sdraiare sul letto, intenzionato a penetrarla. Ma Sara non ne aveva abbastanza, lo voleva ancora in bocca. Lo tirò a sé per le braccia, spingendolo a posizionarsi sopra di lei. Youssef assecondò il suo desiderio: si mise a carponi su mia moglie e le infilò di nuovo il cazzo tra le labbra, ricominciando a pomparle la bocca con spinte decise e regolari, mentre lei assecondava ogni affondo con lo sguardo perso nel piacere.
In quella posizione, bloccata sotto il corpo di lui, Sara si ritrovò con le gambe completamente spalancate davanti a me. La sua fica, incorniciata dal pelo curato, era totalmente aperta e visibile, lucida e bagnata, con gli umori densi che colavano bagnando le lenzuola. Non riuscii più a stare fermo. Mi infilai dritto tra le sue gambe aperte e mi chinai su di lei, incollando la bocca alla sua fica. Cominciai a leccarla con forza, bevendo ogni singola goccia dei suoi umori caldi e risalendo con la punta della lingua sul clitoride turgido per farla godere al massimo. Sara, bloccata in quel sandwich di puro piacere, intrappolata tra la mia lingua e il cazzo di Youssef, cominciò a emettere dei mugugni soffocati e profondi, vibrazioni di puro godimento che le risalivano dalla gola mentre continuava a succhiare. La preparai per bene, insistendo con la lingua finché non la sentii sussultare e contrarsi sotto i miei baci, completamente bagnata e aperta. Solo allora, dopo averla resa fluidissima e pronta, mi scostai e la consegnai a Youssef per la penetrazione.
Youssef si sollevò leggermente, il fiato corto e lo sguardo fisso sulla fica di Sara, resa lucidissima dalle mie leccate. Allungai la mano verso il comodino, presi un preservativo e glielo porsi. Il ragazzo lo afferrò al volo con un cenno di assenso e lo calzò sul suo cazzo dritto, senza mai staccare gli occhi dal corpo di mia moglie.
Sara si girò sul letto, mettendosi a quattro zampe con il fondoschiena sollevato, offrendosi totalmente a lui. Il contrasto tra la pelle chiara delle sue natiche nude e le mani scure di Youssef che la afferravano per i fianchi era pazzesco. Lui si posizionò dietro di lei e, con un'unica spinta decisa, affondò completamente dentro di lei. Sara cacciò un grido soffocato contro il cuscino, stringendo le lenzuola tra le dita mentre lui cominciava a pomparla da dietro con un ritmo selvaggio e regolare. Io mi misi davanti a lei tenendole la mano e guardandola negli occhi mentre godeva, sentendo i colpi profondi delle spinte di Youssef che facevano sussultare tutto il suo corpo.
La foga andò avanti finché il piacere non arrivò al limite. Sara, con la voce rotta dall'estasi, girò parzialmente la testa verso di lui e gli gridò la sua ultima pretesa: «Sborrami sulla schiena... voglio lo sperma sulla schiena! E poi spalmamelo addosso come fai con la crema solare!».
Youssef, orai al culmine, si sfilò rapidamente da lei, si tolse il preservativo con un gesto fulmineo e cominciò a sborrare violentemente sulla schiena nuda di mia moglie. I getti caldi dello sperma rigarono la sua pelle, illuminati dalla luce soffusa della stanza. Non appena ebbe finito, il ragazzo appoggiò le mani aperte sulla schiena di Sara e, assecondando la sua fantasia, cominciò a massaggiare con gesti lenti e rotatori, spalmandole quel liquido caldo su tutta la pelle, dalle scapole fino all'attaccatura delle natiche, proprio come faceva sotto il sole della spiaggia. Sara emise un lungo sospiro di puro appagamento, abbandonandosi completamente sul letto sotto quel massaggio torbido e intimo.
La serata si concluse così. Non appena Youssef uscì dalla stanza, lasciandoci soli nel silenzio e con l'adrenalina ancora in circolo, Sara si girò verso di me con gli occhi lucidi. Era fuori di testa, assetata di sesso e senza dire una parola, si tese sul letto, mi afferrò e mi svuotò completamente con un pompino pazzesco, ingoiando e bevendo tutto il mio sperma con la stessa sfrontata fame di quella notte. Solo allora, sfiniti e incredibilmente uniti, ci stringemmo forte e ci addormentammo.
Continua.....

ADDED 1 COMMENTS:
  • avatar Neil Anche questo racconto è scritto bene: dettagli, sensazioni, complicità..

    12-06-2026 17:42:48






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