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STORY

La mia prima coppia parte 2

by krack76
Viewed: 41 times Comments 0 Date: 12-09-2026 Language: Language

Mi avvicinai al letto e, senza mai distogliere lo sguardo da Elena, le afferrai i polsi e li portai sopra la testa, tenendoli bloccati con una sola mano.

«Stai ferma. Non muoverti finché non ti do il permesso.»

Lei annuì, la gola secca, gli occhi lucidi. La liberai solo per farle scivolare il vestito felpato lungo il corpo: un solo, deciso movimento che le lasciò addosso solo il perizoma di pizzo nero e il reggiseno dello stesso tessuto. La pelle pallida tremava leggermente sotto la luce calda delle lampade. Le aprii le gambe con una spinta netta del ginocchio e mi sistemai sopra di lei, a cavalcioni, ancora completamente vestito.

«Marco, resto in piedi. Non muoverti.»

La sua voce arrivò sommessa, quasi un sussurro: «Sì.»

Tornai a Elena. Le abbassai il perizoma con due dita e lo lasciai cadere a terra. La toccai: era già calda, umida, pronta. Le aprii le labbra intime con il pollice, facendole sentire ogni millimetro della pressione, poi le infilai due dita dentro di lei, lentamente, fino in fondo. Lei gemette, la testa rovesciata all’indietro.

«Apri gli occhi. Guardami mentre ti scopo con le dita.»

Elena obbedì. Muovevo la mano con ritmo costante, profondo, curvando le dita per strofinare quel punto che la faceva tremare. Ogni volta che le sue palpebre si abbassavano, le dicevo:

«Occhi su di me. O smetto.»

Lei li teneva spalancati, la bocca aperta, i fianchi che cercavano di seguire il movimento della mia mano. La sentii stringersi intorno alle dita, bagnata sempre di più.

«Buona. Adesso ti scopo davvero.»

Mi alzai solo il tempo di slacciare la cintura e abbassare i pantaloni. Il mio cazzo era già duro, gonfio. Mi posizionai tra le sue cosce, le aprii di più, le afferrai le caviglie e le spinsi verso le spalle, esponendola completamente. Marco, dall’angolo, aveva la vista perfetta.

Spingevo piano all’inizio, facendola sentire ogni centimetro che le entrava dentro. Lei emise un gemito lungo, spezzato. Quando fui completamente dentro, rimasi fermo un istante, poi iniziai a muovermi: affondi profondi, lenti, che la riempivano fino in fondo. Ogni volta che tornavo dentro, la sentivo contrarsi intorno a me, calda e stretta.

«Più forte,» ansimò lei.

«Chiedi come si deve.»

«Per favore… scopami più forte.»

Aumentai il ritmo. Il letto cigolava leggermente sotto i colpi. Le tenevo i polsi inchiodati sopra la testa, il peso del mio corpo che la schiacciava sul materasso. Ogni spinta era accompagnata da un suono umido, intenso. Le sue tette rimbalzavano dentro il reggiseno; leelo sfilai con un solo gesto secco, lasciandole libere. Le presi un capezzolo in bocca, succhiando forte mentre continuavo a fotterla senza sosta.

«Marco, guarda come si allarga per me,» dissi senza voltarmi. «Guarda come gode tua moglie sotto il mio cazzo.»

Elena era persa. Le gambe tremavano, il respiro era ridotto a singhiozzi. Ogni volta che la penetravo fino in fondo, lei emetteva un grido soffocato, le dita che si stringevano intorno ai miei avambracci.

«Vieni,» le ordinai. «Vieni adesso, mentre tuo marito guarda.»

Il suo corpo si irrigidì all’istante. L’orgasmo la attraversò in ondate violente: le contrazioni intorno al mio cazzo erano fortissime, il suo viso contratto in un’espressione di puro piacere. Gridò il mio nome, non quello di Marco. Io continuai a muovermi dentro di lei, prolungando l’orgasmo, pompando più forte mentre lei si contorceva sotto di me.

Quando il suo corpo si rilassò, esausto, mi tirai fuori solo per un momento. La girai a pancia sotto, le sollevai i fianchi e la rimisi in ginocchio. Le entrai di nuovo, da dietro, questa volta più a fondo, le mani che le stringevano i fianchi con forza. Le sue tette penzolavano, i capezzoli sfioravano le lenzuola. La scopavo con colpi secchi, secchi, che la facevano avanzare sul materasso. Ogni volta che il mio bacino sbatteva contro il suo, si sentiva un colpo secco.

«Marco,» dissi, senza rallentare, «avvicinati. In ginocchio, davanti a lei.»

Lui obbedì, strisciando sulle ginocchia fino a fermarsi a pochi centimetri dal viso di Elena. Lei lo guardò, gli occhi velati dal piacere.

«Leccale i capezzoli,» ordinai a Marco. «Ma non toccarla con le mani.»

Lui si chinò, la lingua tremante, e iniziò a leccare i seni di Elena mentre io continuavo a scoparla da dietro. Lei gemette forte, il doppio stimolo che la faceva impazzire. Io aumentai ancora il ritmo, sentendo che stavo per venire.

«Vieni dentro di me,» mi supplicò Elena, la voce rotta. «Riempimi.»

Tre, quattro affondi profondi e venni: un getto caldo, potente, che la riempì completamente. Sentii il suo corpo contrarsi di nuovo intorno al mio cazzo, un secondo orgasmo che la fece tremare da capo a piedi. Rimasi dentro di lei fino all’ultimo spasmo, poi mi ritrassi lentamente, lasciando uscire un rivolo di sperma lungo la coscia di Elena.

Mi alzai. Marco era ancora in ginocchio, il viso a pochi centimetri dalla moglie che ansimava, le lenzuola macchiate, il corpo madido di sudore.

«Puliscila,» dissi a Marco, la voce calma e gelida. «Con la lingua. Finché non rimane traccia.»

Lui si avvicinò senza esitare. La lingua di Marco toccò la coscia di Elena, poi salì verso il centro, leccando via il mio sperma che colava fuori da lei. Elena gemette piano, le dita che si stringevano nei capelli del marito mentre lui la puliva con cura, obbediente, silenzioso.

Quando finì, mi rivolsi di nuovo a Marco.

«Adesso torna nell’angolo. In ginocchio. Non muoverti finché non ti do il permesso.»

Lui obbedì. Elena si lasciò cadere sul letto, esausta, le gambe aperte, il respiro ancora irregolare. Mi sedetti sul bordo del materasso, le passai una mano tra i capelli, poi le sollevai il mento.

«Hai fatto bene,» le dissi. «Ora riposa. Il gioco non è finito.»

Guardai Marco, immobile nell’angolo, e sorrisi.

«Neanche per te.»
**Seconda parte – Continuazione**

Rimasi seduto sul bordo del letto, il respiro ancora un po’ accelerato. Elena era distesa di fianco a me, una gamba leggermente piegata, il seno che si alzava e abbassava in modo irregolare. Marco era sempre nell’angolo, in ginocchio, la schiena dritta, le mani sulle cosce, lo sguardo fisso a terra.

Mi alzai e mi avvicinai a lui.

«Alzati.»

Marco si mise in piedi senza fretta, composto, anche se il rigonfiamento nei pantaloni era evidente. Gli indicai il letto con un cenno del capo.

«Sdraiati. Sulla schiena. Mani sopra la testa.»

Lui obbedì. Quando fu disteso, gli slegai la cravatta e gli legai i polsi al bordo della testiera con un nodo semplice ma solido. Non protestò. Anzi, il suo petto si sollevò più velocemente.

Tornai da Elena. Le diedi un bacio breve e deciso sulle labbra, poi le sussurrai:

«Adesso è il tuo turno di comandare. Per un po’.»

Lei mi guardò, sorpresa e eccitata allo stesso tempo. Le indicai il marito legato.

«Usalo. Come vuoi. Ma non farlo venire. Non ancora.»

Elena si mise carponi e si avvicinò a Marco. Gli aprì la camicia con gesti lenti, rivelando il petto asciutto e il leggero petto peloso brizzolato. Gli passò la lingua su un capezzolo, poi sull’altro, mordicchiandolo appena. Marco emise un suono basso, controllato. Lei scese lungo il ventre, gli slacciò i pantaloni e li abbassò insieme ai boxer. Il suo cazzo era già duro, teso, la punta lucida.

Elena lo prese in mano, lo accarezzò una volta, due, poi si chinò e lo leccò dalla base alla cappella, lentamente. Marco strinse i denti, i polsi legati che si contraevano contro la cravatta. Lei lo prese in bocca, solo la punta, succhiando con delicatezza, poi lo lasciò andare e soffiò piano sulla pelle bagnata. Marco ansimò.

«Niente parole,» gli ricordai. «Solo respiri.»

Elena continuò per qualche minuto, alternando bocca e mano, fermandosi ogni volta che sentiva che stava per venire. Ogni volta che Marco era vicino, lei si tirava indietro e lo guardava con un mezzo sorriso crudele che non le avevo mai visto prima. Poi si mise a cavalcioni su di lui, senza farlo entrare, e strusciò la sua fica ancora bagnata lungo tutta la lunghezza del suo cazzo, avanti e indietro, senza mai farlo penetrare.

Marco gemeva piano, il collo teso, i muscoli delle braccia contratti. Elena si chinò su di lui, i capelli che gli sfioravano il petto, e gli sussurrò:

«Senti quanto sono calda? Quanto sono aperta per un altro uomo?»

Lui non rispose. Non poteva. Ma il suo cazzo pulsava violentemente contro il ventre di lei.

Dopo un po’ la feci alzare. Le indicai il comodino.

«Prendi il preservativo. Mettilo a lui.»

Elena obbedì. Aprì la bustina con i denti e glielo infilò con gesti esperti, stringendolo alla base per un secondo in più del necessario. Poi si rimise a cavalcioni e lo prese dentro di sé con un solo movimento lento e profondo. Marco emise un gemito strozzato. Lei iniziò a muoversi, prima lentamente, poi più forte, le mani appoggiate sul suo petto. Ogni volta che scendeva, il letto cigolava.

Io restai in piedi accanto al letto, le braccia conserte, a guardare. Ogni tanto davo un ordine secco:

«Più lento.»
«Stringilo.»
«Fermati. Non muoverti finché non ti dico.»

Elena obbediva a ogni comando. Quando la fermavo, lei rimaneva immobile, con il cazzo di Marco completamente dentro di sé, e si limitava a contrarre i muscoli interni. Marco tremava sotto di lei.

Dopo diversi minuti di questo gioco, le feci segno di fermarsi.

«Scendi. In ginocchio. Di fronte a lui.»

Lei scese dal letto. Io mi avvicinai a Marco e gli slegai i polsi.

«In piedi. Dietro di lei.»

Marco si mise dietro Elena, ancora in ginocchio. Gli misi una mano sulla nuca e la spinsi leggermente in avanti.

«Apri la bocca.»

Elena obbedì. Io presi Marco per i fianchi e lo spinsi verso la bocca della moglie. Lui entrò tra le sue labbra con un gemito soffocato. Elena lo succhiò con impegno, le mani dietro la schiena come le avevo ordinato. Io controllavo il ritmo, spingendo i fianchi di Marco avanti e indietro, usando la sua bocca come volessi.

Quando sentii che stava per venire, lo tirai indietro.

«Basta.»

Marco ansimava, il cazzo lucido e teso. Gli indicai il letto di nuovo.

«Sdraiati. Questa volta di pancia.»

Lui obbedì. Elena si mise sopra di lui, a cavalcioni, ma questa volta gli aprii le natiche con due mani e le dissi:

«Leccalo. Lì.»

Elena esitò un secondo, poi si chinò e iniziò a leccare il marito tra le natiche, lentamente, con la lingua larga. Marco gemette forte, il viso nascosto nel cuscino. Io restai in piedi, a guardare, una mano sulla nuca di Elena che la teneva giù.

Dopo un paio di minuti la feci alzare.

«Adesso è il mio turno di nuovo.»

Presi Elena per i fianchi e la feci piegare sul letto, a cavalcioni sopra Marco, a faccia a faccia con lui. Entrai dentro di lei da dietro, questa volta senza preservativo, e iniziai a scoparla con colpi profondi e ritmati. Ogni spinta la faceva avanzare in avanti, le sue tette che sfioravano il petto di Marco.

«Guardalo negli occhi mentre ti scopo,» le ordinai.

Elena obbedì. I loro visi erano vicinissimi. Io aumentai il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi con forza. Sentivo che stava per venire di nuovo. Quando il suo corpo si irrigidì, venni dentro di lei per la seconda volta, un getto caldo e abbondante che la riempì completamente.

Mi ritrassi lentamente. Un rivolo bianco colò lungo la coscia di Elena e cadde sul petto di Marco.

«Puliscila di nuovo,» dissi a Marco. «Ma stavolta con la bocca. E non fermarti finché non glielo dico io.»

Marco si sollevò leggermente e cominciò a leccare il seno della moglie, poi scese verso il basso, leccando via il mio sperma che usciva da lei. Elena gemette, le mani nei capelli di Marco, il corpo che tremava per il terzo orgasmo della sera.

Quando finii, mi sedetti su una poltrona accanto al letto e li guardai.

«Adesso,» dissi con voce calma, «restiamo così per un po’. Elena, sdraiati su di lui. Marco, abbracciala. Ma non muoverti. Nessuno dei due parla. Nessuno dei due viene. Solo respirate.»

I due obbedirono. Elena si distese sul corpo del marito, la testa sul suo petto. Marco le cinse la vita con le braccia. Io rimasi seduto, a osservare il silenzio carico che si era creato nella stanza.

Dopo diversi minuti, parlai di nuovo.

«Il gioco non è finito. Ma per stasera basta. Domani sera, stessa ora, stessa casa. Portate quello che vi ho chiesto.»

Mi alzai, mi rivestii con calma e mi avvicinai alla porta.

Prima di uscire mi voltai.

«Buonanotte.»

E chiusi la porta dietro di me, lasciando la coppia legata l’una all’altra nel silenzio della camera.

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