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STORY

Il cuculo parte I

by Playstore
Viewed: 140 times Comments 1 Date: 31-10-2026 Language: Language

Buonasera. Sono un novello di questa pratica sessuale. Dopo aver guardato molti video su questo sito, vorrei raccontarvi la mia prima esperienza.
Iscritto come bull, sono stato contattato da una coppia smaliziata e collaudata, mossa dal desiderio di esplorare nuove e intense emozioni. A telefonarmi è stata la controparte maschile, Francesco. La conversazione si è rivelata subito piacevole: nonostante il nostro divario d’età — io quarantaseienne e lui sessantenne — eravamo entrambi elettrizzati, traditi dall'emozione come due ragazzini al loro primo appuntamento.
Senza filtri, Francesco mi ha svelato i dettagli, numerosi e variegati, su come e cosa avrebbe gradito la sua Regina. In pratica, via libera quasi a tutto, eccezion fatta per schiaffi e sculacciate sulle natiche, che lei odia in particolar modo. Mi ha confessato la sua passione per il turpiloquio e il suo vizio di masturbarsi stimolandosi il perineo e l'ano.
Ci siamo incontrati a casa loro in un giorno d'ottobre, quando i primi freddi d’autunno conciliano gli incontri intimi al coperto. Era mattina presto, verso le nove. Un orario propizio solo agli scocciatori e ai medici della visita fiscale, concordato appositamente per depistare la figura impicciona e onnipresente del portiere del condominio. Varcata la soglia del palazzo, sono salito rapidamente imboccando le bellissime scale rinascimentali in marmo bianco, decorate con motivi floreali, fortunatamente senza essere notato.
Arrivato al terzo piano, Francesco ha anticipato il mio tocco bussando alla porta dall'interno. Con il volto serio, quasi imbronciato, ha aperto e mi ha invitato a entrare. La scena che mi si è presentata davanti mi ha tolto il fiato: mi sono trovato in un magnifico salone arredato in stile rococò, con tappeti sfarzosi e quadri di donne in abiti sontuosi appesi a ogni parete. Le finestre erano sbarrate, schermate da pesanti tende di velluto blu ricamate con gigli che non lasciavano penetrare il sole pallido di fine ottobre. Ci siamo accomodati su un sontuoso divano, immersi in un'aria che profumava di caffè fresco e incenso indiano. Gli ho chiesto il perché di quel suo umore cupo e lui, in tutta franchezza, mi ha confessato di vergognarsi. A quel punto, l'ho rassicurato ammettendo che non era il solo.
Rinfrancati dal caffè e da ottimi gianduiotti, la conversazione ha cominciato a scivolare fluida sui nostri interessi, finché l’attenzione non è stata bruscamente catturata da un tonfo sordo. Proveniva da dietro una pesante porta di legno, decorata con cherubini che reggevano nastri colorati. Francesco si è alzato e, con fare perentorio, ha spalancato il battente svelando finalmente lei: la grande assente che fino a quel momento avevo solo potuto immaginare.
La nostra Regina si stagliava alta e statuaria nel gioco della penombra. Si è offerta parzialmente allo sguardo, una splendida donna bionda con una chioma folta e intrecciata che ricadeva pesante sulla magnifica vestaglia rosa. Sul davanti, il tessuto leggermente aperto rivelava una mano dalle dita affusolate e unghie curate di un rosa perfetto, intenta a stringere con decisione un piccolo seno turgido, coronato da un capezzolo puntiforme di un viola acceso, in violento contrasto con la pelle diafana. Una cintura di seta le cingeva il ventre magro. Più giù, la vestaglia era tenuta spalancata dalle gambe snelle e divaricate a mo' di sipario, i muscoli tesi e vibranti per via di qualcosa che la stimolava nella sua calda intimità anale. Gli elastici di magnifiche calze autoreggenti bianche aprivano la vista su una mutandina candida, dotata di una lucentezza rubata alla luce soffusa delle lampade a muro.
In quel momento il suo sguardo è parso sorpreso. Forse aveva cambiato idea sull'incontro e aveva inizialmente incaricato il marito di disdire l'appuntamento; ma alla fine, travolta dalla curiosità, aveva ceduto, iniziando a spiarci al sicuro dietro quella pesante porta. Finché, presa dal fuoco dell'eccitazione, aveva cominciato ad accarezzarsi con tale veemenza da far cadere un pesante candelabro che si trovava lì vicino, su un mobile basso.
A quel punto ho esordito con un candido: «Buonasera, signora», proprio come farebbe un ragazzino timoroso davanti a un adulto nel cortile di scuola. Per tutta risposta, lei mi ha lanciato uno sguardo di fuoco con i suoi occhi cerulei, accesi da una passione selvaggia. Ha sollevato la mano dal seno e mi ha afferrato con decisione per un orecchio. In quel contatto così ravvicinato l'ho sentita calda, mentre venivo travolto dal suo profumo intenso di fiori di gelsomino. Subito dopo, però, lo stupore ha ceduto il passo a una punta di rabbia per quel gesto di sfida. Lei se n'è accorta immediatamente: «Vieni, stronzo», mi ha ordinato con voce roca, per poi rivolgersi al marito: «Cornuto, facci strada!», spingendolo in avanti con il tacco della scarpa.
In quel momento mi è quasi venuto da ridere; ho pensato, tra me e me, che tra un po' quella donna mi avrebbe messo persino il guinzaglio. Non l'avessi mai pensato. Quasi intuendo la mia sfrontatezza, ha stretto la presa come se volesse staccarmi l'orecchio. A quel punto ho reagito. Il sangue meridionale che scorre nelle mie vene è venuto fuori con prepotenza, spazzando via ogni esitazione, e ho iniziato a prenderla a parolacce: «Bucchina, mo che arriviamo in camera ti rompo il culo!».
Liberatomi con un strattone dalla sua mano, l'ho afferrata da dietro per la folta treccia, piegandola in avanti e spingendole la faccia contro il montante della porta della camera da letto. Sopraffatto dal fuoco dell'eccitazione, mi sono tirato giù i pantaloni e le mutande, rimanendo assurdamente ancora in giacca. Le ho sollevato di colpo la vestaglia, svelando un fondoschiena piccolo, sodo e marmoreo, impreziosito da un plug color oro sormontato da una gemma nera perfettamente arrotondata. L'ho sfilato con forza, ho sputato sulla mia mano e ho iniziato a lubrificarla, accorgendomi che il suo orifizio era già bollente e bagnato dal desiderio.
Con l'altra mano ho impugnato il mio membro, ormai gonfio e pulsante, teso da vene turgide con la carne che sembrava quasi esplodere. Ho cercato la sua intimità e ho tentato l'affondo per penetrarla, ma l'impatto ha incontrato una resistenza inaspettata: ho sentito i muscoli del suo splendido fondoschiena irrigidirsi d'incanto, stringendomi con un vigore d'acciaio.
TO BE CONTINUED

POSTED 1 COMMENTS:
  • avatar gioevals Vai avanti che mi sembra interessante

    01-11-2026 08:15:56






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