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STORY

Lezioni private

by Professore6969
Viewed: 518 times Comments 5 Date: 19-03-2026 Language: Language

Ricordo bene quella sera, perché iniziò come un normale di discussione filosofica e finì in modo molto meno prevedibile.
Avevo parlato di Platone e del desiderio davanti a una piccola platea in una biblioteca di quartiere. Quando terminai, alcune persone si avvicinarono per fare domande. Tra loro c’era una coppia.
Fu lei a colpirmi subito.
Era una donna quasi cinquantenne, con un corpo morbido e femminile, in carne ma armonioso. Il suo décolleté era molto provocante e le sue cosce appena coperte da una piccola gonna provocavano la mia fantasia. Aveva un’aria gentile e un po’ impacciata, come se non fosse abituata a trovarsi in quel tipo di ambiente. I suoi occhi però erano attentissimi e la sua bocca nel parlarmi lanciavano segnali di desiderio non solo culturale.
«Professore…» disse con un tono quasi esitante. «Posso chiederle una cosa?»
«Certo.»
«Quando lei ha parlato del desiderio come ricerca della bellezza… io non avevo mai pensato alla filosofia in questo modo.»
Il marito accanto a lei sospirò leggermente.
«Te l’avevo detto che sarebbe stato complicato», borbottò.
Lei lo ignorò quasi del tutto e continuò a guardarmi, con una curiosità sincera.
«In realtà io non so quasi nulla di filosofia», confessò. «Ma mentre parlava… mi sembrava tutto molto affascinante».
Sorrisi. Quell’entusiasmo ingenuo era molto più interessante di tante domande accademiche.
«La filosofia migliore nasce proprio così», le dissi. «Dalla curiosità».
Il marito si stiracchiò.
«Io vado al bar qui accanto a prendere qualcosa. Voi fate pure i vostri discorsi filosofici».
Lo disse con un mezzo sorriso tra l’annoiato e il complice e uscì, lasciandoci praticamente soli nell’atrio della biblioteca.
Lei arrossì un poco.
«Mi scusi… lui si annoia facilmente, ma non ha problemi a lasciarmi intrattenere da un uomo affascinate come lei».
«La ringrazio per il complimento. Capita spesso», risposi con calma, «che la filosofia annoi. La filosofia richiede una certa… disponibilità. La disponibilità che vedo in lei e che per fortuna suo marito non soffoca».
Restammo a parlare mentre la sala si svuotava. Lei faceva domande semplici, ma piene di meraviglia. Non aveva quasi alcuna formazione filosofica, e proprio per questo sembrava scoprire ogni idea come fosse qualcosa di nuovo.
«Quindi secondo Platone il desiderio nasce dalla mancanza?» mi chiese.
«Esattamente».
«È bellissimo», disse piano. «Un po’ triste… ma bellissimo.»
Mi divertiva vederla così presa da quei concetti.
Decisi di provocarla leggermente.
«Bisogna stare attenti con certe idee», dissi con un mezzo sorriso. «Capirle può cambiare il modo in cui si guardano le persone. Certe idee possono portare a fare cose che mai si sarebbe pensato di fare».
Lei inclinò la testa.
«In che senso?»
«Se si pensa che il desiderio sia una forma di ricerca della bellezza… si comincia a notarla molto di più e a ricercarla anche nei posti proibiti».
I suoi occhi si abbassarono per un istante, timidi.
Continuammo a parlare ancora. Lei sembrava sempre più coinvolta, ma allo stesso tempo un po’ intimidita.
A un certo punto rimase in silenzio, come se stesse riflettendo su qualcosa.
Poi disse, quasi con imbarazzo:
«Posso farle una domanda un po’ strana?»
«Le domande strane sono le migliori».
Lei esitò un attimo.
«Io vorrei capire meglio queste cose… ma credo che da sola mi perderei dopo poche pagine».
Sorrisi.
«È un rischio reale».
Lei prese coraggio.
«Secondo lei… potrei prendere qualche lezione privata?»
Lo disse arrossendo leggermente, come se la proposta le sembrasse audace.
La guardai divertito.
«Lezioni private di filosofia?»
Annui.
«Sì… proprio così.»
Mi avvicinai appena, abbassando un poco la voce.
«Dipende», dissi. «Deve essere molto motivata».
Lei sorrise nervosamente.
«Credo di esserlo».
«E pronti a fare… domande difficili».
«Questo mi spaventa un po’».
«La filosofia fa sempre un po’ paura», le dissi. «Ma è anche questo il suo fascino».
Lei mi guardò con un’espressione nuova, un misto di curiosità e di eccitazione intellettuale.
In quel momento capii che quelle eventuali “lezioni private” non sarebbero state solo accademiche.
E sospettai, da come si morse il labro, che anche lei lo avesse intuito.
Qualche giorno dopo ricevetti il suo messaggio. Breve, quasi timido.
“Se la sua proposta di lezioni private era seria… credo di volerci provare”.
Così quel pomeriggio mi trovai a casa loro.
Fu il marito ad aprirmi la porta. Mi salutò con cordialità, quasi con un certo divertimento.
«Ah, il professore», disse. «È qui per la famosa lezione di filosofia».
Non sembrava affatto geloso o irritato. Piuttosto incuriosito ed eccitato.
Elena comparve dietro di lui con un sorriso provocante, ma anche un po’ nervoso e un vestitino che copriva solo lo stretto necessario. Nel vederla il mio cazzo si fece immediatamente duro e lei penso che subito se ne sia accorta.
«Useremo la stanza qui accanto», disse. «È più tranquilla!».
Entrammo in uno studio semplice, con una scrivania, due sedie, una libreria e un divano. La porta rimase socchiusa, forse per abitudine, forse per non dare l’impressione di nascondere qualcosa.
Lei si sedette di fronte a me, con un quaderno come una vera studentessa.
«Mi sento ridicola», confessò ridendo piano.
«Gli inizi della filosofia lo fanno sempre», risposi. «È il momento in cui si scopre quante cose non si sanno».
Cominciammo con Platone. Parlai del Simposio, dell’idea che il desiderio nasca dalla mancanza e spinga verso la bellezza.
Lei ascoltava con attenzione assoluta.
A un certo punto mi interruppe.
«Quindi… quando una persona trova qualcuno affascinante… non è solo una cosa fisica?»
Sorrisi leggermente.
«Secondo Platone, è qualcosa che comincia nel corpo ma vuole andare oltre».
Mentre parlavamo mi accorsi che si era avvicinata un poco con la sedia. Non sembrava nemmeno essersene resa conto.
Proseguii, con il tono sicuro che ho sempre nelle lezioni.
«La bellezza, per Platone, è come un invito».
«Un invito a cosa?» chiese lei.
«A conoscere di più».
Le nostre mani erano ormai vicine sulla scrivania. Quando sfiorai leggermente le sue dita lei non si ritrasse, ma abbassò lo sguardo con un sorriso incerto.
In quel momento sentii un movimento dietro di noi.
Il marito era apparso sulla porta socchiusa.
Si appoggiò allo stipite con calma.
«Non volevo interrompere», disse tranquillo. «Continuate pure».
Rimase lì qualche istante ad ascoltare.
Io proseguii il discorso senza cambiare tono.
«Platone direbbe che il desiderio è una forma di educazione dello sguardo».
Lei mi guardava ormai con un’espressione ammiccante e desiderosa. C’era ancora timidezza, ma anche una curiosità più audace.
Il marito osservava la scena quasi stesse godendo.
Quando le presi la mano per sottolineare un punto del discorso, lui non disse nulla.
Anzi, sembrò essere percorso da un brivido di piacere.
«Sembra una lezione molto… coinvolgente», commentò quasi a voler intendere altro.
«Cerco sempre di rendere la filosofia concreta», risposi con calma.
Lei arrossì, ma non tolse la mano. Anzi, sotto il tavolo allungò il piede nudo e sfiorò più volte la mia gamba, quasi con cautela.
Il marito rimase a guardarci appoggiato allo stipite della porta e disse con calma:
«Spero che la mia presenza non vi disturbi…»
Lei, un po’ imbarazzata, gli rispose: «Non pensi di annoiarti?»
Lui sorrise leggermente.
«La situazione mi sembra talmente insolita che penso proprio di non annoiarmi».
Io annuii con un mezzo sorriso.
«La filosofia mette spesso le persone in situazioni insolite».
Lei rise piano, ancora un po’ rossa in viso, ma non sono sicuro che fosse per timidezza. Mi sembrava ormai un rossore dovuto all’eccitazione.
Continuammo la “lezione”, ma ormai era diventata qualcosa di diverso: parole, sorrisi, vicinanza crescente.
Quella strana lezione privata era diventata, per tutti e tre, un piccolo esperimento sulla natura del desiderio di cui avevamo parlato tanto.
Chiesi allora quale fosse il suo desiderio in quel momento e lei rispose leccandosi leggermente le labbra: «Sinceramente in questo momento desidererei tanto prendere il suo cazzo in bocca professore!».
Senza scompormi chiesi a quel punto al marito: «E il suo desiderio quale è?».
Lui toccandosi il cazzo sotto i pantaloni rispose sicuro: «Vedere lei che penetra mia moglie in tutti i suoi buchi e assistere in silenzio appoggiato qui a questa porta».
A quel punto mi alzai abbassandomi i pantaloni e le mutande e mi avvicinai alla signora mettendole il cazzo duro in bocca. Lei lo spompinò con maestria, insalivandomelo tutto per bene. Osò anche infilarmi un dito nel culo per massaggiarmi la prostata.
Il marito felice rimaneva appoggiato alla porta a masturbarsi in silenzio. Io tolsi il mio cazzo dalla bocca della signora e le diedi due colpi di minchia in faccia dicendole: «Adesso andiamo sul divano che voglio accontentare tuo marito e infilarti il mio cazzo ovunque».
La scopai in tutti i buchi facendola gridare di piacere. Il nostro parlare colto durante la lezione, si trasformò in un linguaggio pieno di volgarità. Lei sembrava una cagna in calore, io un porco affamato e il marito un cervo contento.
Le schizzai abbondantemente in faccia e dopo che mi feci ripulire il cazzo dalla sua bocca invitai il marito ad avvicinarsi per togliere con la lingua tutta la sborra sulla faccia di sua moglie.
Mi rivestii con calma e prima di andare via le dissi: «Nella prossima lezione parleremo di Aristotele e penso che ti verrò dentro il culo!».






ADDED 5 COMMENTS:
  • avatar escanio73 Complimenti professore bel racconto

    21-03-2026 06:12:05

  • avatar A-man quando ci si "apre" alla CULtura... si apprendono nuovi paradigmi della e dei piaceri. ebbravo il prof!...

    20-03-2026 23:00:16

  • avatar piccoloprincipe Bellissimo racconto; scritto in modo coinvolgente e lineare. Complimenti.

    20-03-2026 15:33:19

  • avatar Stichus2 L'istruzione che conta! Bravo

    20-03-2026 10:27:28

  • avatar emiliohidalgo molto originale ed eccitante...bravo

    20-03-2026 09:01:37






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