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STORY

Cardiopatico 5

by Gipotopo
Viewed: 291 times Comments 4 Date: 10-04-2026 Language: Language

EPISODIO 5 – Il primo sconosciuto al piazzale
Erano passati solo quattro giorni dalla sera del pompino esposto. Quattro giorni in cui Silvia sembrava vivere in uno stato di eccitazione perpetua. Al mattino, prima che Marco andasse al lavoro, lo svegliava succhiandoglielo piano sotto le coperte, senza dire una parola, solo per sentirlo venire in bocca prima della colazione. Al pomeriggio, quando tornava dalla palestra, si spogliava in salotto, si sdraiava sul tappeto e si masturbava con due dita mentre gli raccontava ad alta voce cosa avrebbe voluto fare la prossima volta al piazzale. Marco ascoltava, si segava lentamente, e spesso finivano per scopare lì per terra, lei sopra di lui, che lo cavalcava raccontandogli dettagli sempre più sporchi.
«Voglio un cazzo diverso in bocca» gli disse una sera, mentre erano nudi sul divano dopo cena. «Voglio sentire un sapore diverso. Voglio che tu mi guardi mentre lo faccio. E voglio che tu venga mentre lo guardi.»
Marco le infilò tre dita dentro, la fece venire due volte solo con la mano, poi le rispose con voce roca:
«Allora domani sera. Andiamo presto, troviamo un guardone solo. Tu scegli chi.»
Silvia annuì, gli occhi lucidi.
Il sabato arrivò con una pioggia leggera che rendeva il piazzale ancora più isolato e intimo. Le pozzanghere riflettevano i fari delle poche auto già presenti. Marco parcheggiò in una posizione leggermente più centrale del solito, spense il motore e abbassò i sedili anteriori il più possibile per creare spazio.
Silvia indossava un impermeabile corto di plastica trasparente – sotto aveva solo un body nero di rete che lasciava scoperti i capezzoli e la fica rasata. Niente mutandine, niente reggiseno. I capezzoli sporgevano duri contro la rete, visibili anche al buio. Si era truccata pesantemente: rossetto scarlatto lucido, ombretto scuro, ciglia finte. Sembrava una versione trash e irresistibile di se stessa.
Scesero dall’auto per un attimo, sotto la pioggerellina. Silvia si tolse l’impermeabile e lo lasciò sul sedile posteriore. Rimase in body di rete e tacchi alti, nuda sotto la pioggia leggera. L’acqua le scorreva sul corpo, le inzuppava i capelli, le faceva aderire la rete alla pelle come una seconda pelle trasparente. Marco la fotografò mentalmente: bellissima, depravata, sua.
Tornarono in macchina. Silvia si sedette sul sedile del passeggero, aprì le gambe al massimo, posò i piedi sul cruscotto. La fica aperta luccicava già.
Passarono venti minuti buoni. Le altre coppie erano poche quella sera, forse per la pioggia. Poi arrivò lui: un uomo sulla quarantacinque, berlina grigia anonima, parcheggiò a una decina di metri. Scese un attimo per fumare una sigaretta sotto la tettoia di un capannone abbandonato, poi tornò in macchina, accese la luce interna e si slacciò i pantaloni. Prese in mano un cazzo grosso, circonciso, già mezzo duro, e iniziò a segarsi lentamente guardando verso di loro.
Silvia lo fissò per un lungo momento. Poi si voltò verso Marco.
«Quello» disse piano.
Marco annuì. Abbassò il finestrino dal lato di Silvia di una spanna.
«Scendi» le disse. «Vai da lui. Io ti guardo da qui.»
Silvia esitò solo un secondo. Aprì la portiera, scese sotto la pioggia leggera. Camminò verso la berlina grigia con passo lento, i tacchi che ticchettavano sull’asfalto bagnato. Il body di rete era ormai trasparente, i capezzoli duri come proiettili, la fica visibile a ogni passo.
L’uomo la vide arrivare. Smise di segarsi, abbassò il finestrino dal lato del passeggero.
Silvia si fermò accanto alla portiera aperta.
«Posso?» chiese con voce bassa, quasi timida.
L’uomo annuì, incapace di parlare. Aveva il respiro accelerato.
Silvia si chinò dentro l’abitacolo. Il sedile era già reclinato. Prese il cazzo sconosciuto in mano: era più grosso di quello di Marco, venoso, la cappella larga e scura. Lo accarezzò piano, poi si chinò e lo prese in bocca.
Marco, dall’altra macchina, vedeva tutto: la testa di sua moglie che andava su e giù, le labbra rosse che si tendevano intorno all’asta spessa, la saliva che colava lungo il mento. L’uomo mise una mano sulla nuca di Silvia, ma lei la tolse gentilmente: voleva controllare il ritmo.
Dopo qualche minuto Silvia si rialzò, si voltò verso Marco e gli fece cenno di avvicinarsi. Marco scese, si avvicinò alla berlina, rimase in piedi sotto la pioggia a guardare da vicino.
Silvia riprese a succhiare lo sconosciuto, ma con una mano allungata verso Marco. Gli slacciò i pantaloni, tirò fuori il cazzo duro e iniziò a segarlo lentamente, in sincrono con il pompino che stava facendo all’altro.
Marco sentiva il cuore esplodergli nel petto. Vedeva la bocca di sua moglie piena di un cazzo estraneo, vedeva la mano di lei che lo masturbava con movimenti esperti, vedeva la pioggia che le colava sul viso mischiandosi alla saliva.
L’uomo gemette forte. «Sto per venire…»
Silvia non si fermò. Accelerò, prese il cazzo in gola fino in fondo, le lacrime agli occhi per lo sforzo. L’uomo venne con un grugnito: schizzi potenti che le riempirono la bocca. Silvia ingoiò il primo getto, poi lasciò che il secondo le colasse sulle labbra e sul mento. Il terzo lo prese in faccia, una striscia bianca che le attraversò la guancia e gocciolò sul body inzuppato.
Contemporaneamente, Silvia strinse più forte la mano intorno al cazzo di Marco. Lui venne quasi subito: schizzi che finirono sul sedile della berlina, sul braccio di Silvia, sul suo viso già sporco.
Silvia si rialzò lentamente. Il viso era un disastro: rossetto sbavato, sperma sulle guance, sul mento, gocciolante sul collo. Guardò lo sconosciuto, poi Marco.
«Grazie» disse piano all’uomo.
Lui annuì, ancora ansimante, incapace di dire altro.
Silvia tornò alla loro macchina camminando nuda sotto la pioggia, il body ormai inutile, trasparente e appiccicato alla pelle. Entrò, chiuse la portiera.
Marco salì al posto di guida. Non accesero il motore subito.
Silvia si chinò su di lui, lo baciò con la bocca ancora sporca di sperma altrui. Marco la baciò voracemente, assaggiando il sapore sconosciuto.
Poi lei si mise a cavalcioni su di lui, si spostò il body di lato e si impalò sul cazzo ancora duro. Lo cavalcò piano, gemendo contro il suo orecchio.
«Mi è piaciuto» sussurrò. «Mi è piaciuto tantissimo. Il suo cazzo era diverso. Più grosso. Più salato. E tu… tu che guardavi…»
Marco la scopò con forza, tenendola per i fianchi. Silvia venne due volte, una silenziosa, una gridando, il corpo scosso da brividi violenti. Marco venne dentro di lei, riempiendola fino a farle colare lo sperma lungo le cosce.
Tornarono a casa. Silvia rimase nuda per tutto il tragitto, il viso ancora sporco, il corpo bagnato di pioggia e fluidi. In garage si inginocchiò di nuovo e pulì il cazzo di Marco con la bocca, lentamente, come per sigillare la serata.
A letto, prima di dormire, Silvia si accoccolò contro di lui e disse:
«La prossima volta al club… voglio andare oltre il pompino. Voglio essere scopata da uno sconosciuto. Mentre tu guardi.»
Marco chiuse gli occhi. Sapeva che il confine era stato superato da un pezzo. E sapeva che non voleva tornare indietro.

ADDED 4 COMMENTS:
  • avatar 70anni L'inizio dei momenti più bello di un matrimonio d'Amore! (speriamo solo che la prossima volta, quando si tratterà di essere montata, non salti fuori un preservativo a rovinare tutto.)

    12-04-2026 10:17:25

  • avatar maresole44 che bello.....

    11-04-2026 12:27:31

  • avatar votantony eccitante,,,,

    11-04-2026 08:14:28

  • avatar escanio73 Bel racconto complimenti

    11-04-2026 01:27:10






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