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STORY

La settantenne (storia vera)

by singoloso
Viewed: 178 times Comments 0 Date: 12-04-2026 Language: Language

Ho sempre provato una grande attrazione fisica verso le donne avanti con l’età. Mi piace che siano curate, vezzose nell’abbigliamento senza essere volgari, ma quando si scatenano spesso mostrano di avere una fame di sesso che le giovani non hanno. Sarà l’astinenza, la coscienza del fatto che le occasioni di godere stanno diventando sempre più rade, fatto sta che quando si arriva al dunque sono insaziabili.
Personalmente non mi tiro mai indietro, anzi, cerco in tutti i modi di conoscere e frequentarne quante più possibili. Da parte mia so essere molto porco, sempre nel rispetto dei limiti della persona che ho di fronte, ma se mi si lascia mano libera arrivo a pratiche molto spinte, unico limite le più estreme.
Qualche tempo fa ho iniziato a chattare con una mia concittadina, di più di settanta anni, da poco separata, ancora molto piacente, spiritosa, molto magra ma con una grande vitalità.
Dopo alcuni scambi, anche piccanti, di messaggi e confidenze, si arriva a fissare un primo appuntamento.
La invito da me per un caffè e due chiacchiere in amicizia, giusto per conoscersi, anche se nella mia testa era ben chiaro che volessi scoparla per bene.
Arrivata al cancello citofona e la faccio entrare: mentre sale le scale del giardino fino alla porta di casa le vado incontro e noto con piacere che è vestita con una camicetta leggera con un motivo floreale, minigonna con calze a rete e tacchi. Niente di volgare, sia chiaro, ma il mio sguardo si attarda su quelle belle gambe tornite anche se mature, immaginandole avvinghiate a me mentre la penetro a fondo.
Cancello il pensiero per non avere lo sguardo da allupato, le rivolgo un sorriso e le porgo la mano “benvenuta, finalmente ci incontriamo di persona, entra pure”.
Mentre ci stringiamo la mano sento che la sua presa è ferma, prolungata e lasciandola mi sfiora in modo stranamente sensuale ed eccitante, mentre mi sorride e mi guarda non certo dispiaciuta da quel che vede.
La indirizzo verso la porta aperta lasciando che mi preceda, e mentre sale gli ultimi gradini non posso evitare di notare quanto il suo fondoschiena, maturo ma ancora sodo, piccolo e invitante, sia ben delineato dalla minigonna che indossa. La tentazione di appoggiare una mano per sentire la consistenza di quel bel culo da signora è forte, ma mi contengo. Devo essere un signore, quasi che non mi interessi minimamente che lei sia una bella femmina matura, e aspettare pazientemente che lei faccia la prima mossa: per esperienza so che è una strategia spesso vincente in questi casi.
Certo non è facile, con il cazzo che mi pulsa nelle mutande diventando già semieretto e la voglia di dare una bella palpata al suo culo.
Entrati le porgo una sedia e per distrarmi dall’eccitazione rampante mi metto a preparare il caffè, cominciando a farle qualche domanda sulla sua situazione attuale di separata in casa e tutti cambiamenti che sta attraversando in questo periodo.
Lo faccio non solo perché sinceramente interessato, ma anche perché questo mi consente di girarmi a preparare la caffettiera, accompagnando il suo discorso con le giuste interiezioni ed assensi, mentre lascio che l’erezione incombente rientri un poco e sia meno vistosa: indosso una maglietta e i pantaloni della tuta, e il mio cazzo ha ben pensato di sporgere la sua testolina come a chiedermi quand’è che mi decido a farlo intervenire.
Mentre aspettiamo che il caffè salga lascio che parli a fiume, intervenendo di rado, cosa della quale ha evidentemente bisogno, ma onestamente anche questo fa parte della tattica per farla sentire a suo agio, in confidenza e ben disposta verso di me.
Mentre parla il mio sguardo fugacemente si appunta sui suoi capezzoli che delicatamente risaltano in controluce (mi accorgo con piacere che non indossa il reggiseno), sulle sue cosce accavallate con quella fossetta longitudinale che a noi uomini piace tanto, e soprattutto sulle sue mani, sì un po’ rugose, ma dalle dita affusolate e dalle unghie smaltate e curate, che si muovono aggraziate mentre parla.
Me le immagino accarezzarmi il petto e la pancia, scendere a stringermi il cazzo per poi portarselo alla bocca aperta e umida…
Fortunatamente i miei pensieri sono interrotti dal suono del caffè che sale. Alzandomi e girandomi verso il fornello mi accorgo quanto sia visibile ormai la mia eccitazione, e anche se mi giro molto velocemente per non darla a vedere vedo perfettamente lo sguardo di lei in direzione del mio cazzo e l’espressione dei suoi occhi.
Leggermente imbarazzato, mentre di spalle preparo le tazzine, sento i suoi occhi soppesare le mie spalle e i miei glutei, e sento la sua voce farsi più sommessa, quasi roca, mentre parla di come ultimamente a volte si senta sola e di come le faccia piacere poter scambiare due chiacchiere con un amico come me.
Mentre pronuncia la parola “amico” ha una lieve incertezza, ma forse è solo una mia impressione.
Recuperato il controllo, porto il caffè al tavolo e mentre lo beviamo continuiamo a parlare della sua ricerca di una casa nuova, del mio lavoro (che lei trova molto affascinante), di qualche piccolo acciacco dovuto all’età. Ho la sensazione di conversare amabilmente con una zia un po’ strana ma simpatica, quella che gli altri parenti non vedo troppo di buon occhio, ma che sa ravvivare anche le tavolate più funeree.
Sorrido, intervengo educatamente, faccio domande, ma continuo a pensare quanto mi piacerebbe portarla in camera da letto, spogliarla e lascare che faccia tutto quello che vuole al mio cazzo, che intanto si è rimesso a farsi sentire prepotentemente, tendendo i pantaloni della tuta fortunatamente in modo non visibile grazie al tavolo.
Eppure vedo che i suoi movimenti sono sempre più allusivi, da gatta quasi, e mi rendo conto che ovviamente è ben conscia del fatto che sono eccitato dalla sua presenza e che me la sbatterei a gambe aperte sul tavolo della cucina come se non ci fosse un domani.
Continuiamo a chiacchierare, poi lei mi ricorda che ha un impegno e che deve andare.
Ci alziamo e lei inizialmente mi dà la mano per salutarci, ma poi ci troviamo a darci due fugaci bacetti sulle guance per salutarci.
Nel farlo le prendo la vita e me la avvicino, e in quel momento attraverso la stoffa il mio cazzo ben eretto le si appoggia sul pube, non possiamo più far finta di niente entrambi.
Invece di allontanarmi lei se lo preme contro e con una luce maliziosa negli occhi e un sorriso mi dice “e questo cos’è?”. Io farfuglio qualcosa di incomprensibile, eccitato e imbarazzato allo steso tempo.
Lei mi avvicina le labbra all’orecchio e mi dice “ci risentiamo per stasera se vuoi torno volentieri a trovarti e ripartiamo da qua”.
Dopodiché se ne va, mentre si allontana sfiora volutamente il mi cazzo in rilievo sui pantaloni della tuta, e io rimango così, con un’ultima occhiata al suo culetto, un appuntamento per la sera, il cazzo di marmo e una faccia da pirla.
D’altronde è sempre qui: per quanto ci possiamo illudere di guidare il gioco, noi uomini siamo sempre in pugno alle donne, che con il potere della figa ci usano come marionette.



Dopo la fugace strusciata del pomeriggio, al termine della quale Nadia (questo il suo nome) si era dileguata lasciandomi a bocca asciutta, ero rimasto in un inebriante e al contempo logorante stato di estrema eccitazione.
Il mio cazzo pulsava di desiderio e mi sorprendevo a strofinarmelo mentre a occhi aperti immaginavo di toccare e assaporare il suo corpo maturo ma ancora inebriante, di toccare quello splendido culetto e infilare le mani nelle sue mutandine... non c'è che dire, la signora sapeva come cucinarmi a fuoco lento!
Dopo una cena frugale e alcuni messaggi nei quali ci accordavamo sull'orario, ero sovreccitato e in ansiosa attesa del suo arrivo, ormai cotto a puntino.
Finalmente arriva l'ora dell'incontro, lei citofona e la faccio entrare.
Devo essere sincero: la sua età era evidente, non era certo bellissima, ma aveva una carica erotica che mi faceva bollire l'inguine di voglia, soprattutto vedendomela davanti con un vestitino corto attillato e le calze a rete che fasciavano le sue gambe ossute ma liscissime.
Appena entrata la guardai e avvampai sentendo il sangue arrossarmi la faccia, al che lei disse “buonasera” e senza aggiungere altro mi tirò a sé infilandomi la lingua in bocca e tastandomi i glutei.
Finalmente mi sentivo legittimato a stringere il suo bel culettino tra le mani, mentre lei si strusciava su di me continuando a limonarmi e leccarmi le labbra evidentemente eccitata dall'erezione che sentiva calda e dura sull'inguine.
Proprio mente stavo per infilarle le mani sotto il vestito, con studiato tempismo, mi allontanava guardandomi negli occhi e dicendomi “dai, fammi entrare e sediamoci”.
Oramai ero in balia di questa alternanza tra bassa e alta marea erotica, quindi feci ciò che diceva.
Una volta seduti lei cominciò ad accarezzarmi le mani mentre parlavamo.
Onestamente non ricordo molto di quel discorso, ricordo solo come ci accarezzavamo le mani, e come le mie si appoggiassero sulle sue cosce, mentre riprendevamo a baciarci, baciarci le mani, toccarci, fino a che le mie dita raggiunsero la sua fighetta caldissima.
Lei aprì le gambe per farmela toccare meglio, mentre il suo viso era sempre più rosso di voglia e il respiro diventava più corto.
Allora mi tolse la mano da in mezzo alle sue cosce, me la baciò e mi disse “andiamo in un posto più comodo, non credi?”.
Ci spostammo in camera da letto, e qui mentre ci spogliavamo mi agguantò il cazzo attraverso le mutande, stringendolo e accarezzandolo mentre ci baciavamo.
Ormai le mie mani la toccavano ovunque, mentre lei mi leccava il collo e ansimava con le mie mani ad accarezzarle il culetto e la figa rovente.
A fatica ci troviamo nudi, lei sdraiata a gamba aperte sul letto con la completa erezione del mio cazzo davanti al viso.
Le appoggio il glande sulle labbra, che si aprono umide ad accogliere il mio cazzo succhiandolo dolcemente mentre con una mano le palpo i seni abbozzati dai capezzoli turgidi e svettanti e con l'altra strofino la sua figa calda e liscissima.
E' perfettamente depilata in tutto il corpo, compresa figa e buco del culo sui quali passo le mie dita esplorandola, mente mugola col mio cazzo in bocca, per poi tirarlo fuori agguantandolo avidamente per leccarmelo dalla cappella alla base, arrivando a succhiarmi e insalivarmi anche i coglioni, gonfi e tesi dalla voglia.
A questo punto sono un treno in corsa, quasi salto sul letto e con un affondo deciso sono dentro di lei, spingendo il cazzo fino in fondo alla sua vagina calda e umida, con affondi secchi e regolari, mentre le bacio il collo.
Le sue gambe si avvinghiano a me e il suo pube si alza all'unisono con i miei affondi, in una sinfonia di pance che sbattono e mugolii di piacere ai quali le molle del letto fanno da contrappunto.
Continuo così stringendole le chiappe a mani piene, per poi alzare il busto e tenerle le gambe spalancate guardandola gemere.
Solo allora il mio ritmo rallenta, ma il mio cazzo è comunque in piena erezione, turgido e duro, ben immerso negli umori della sua figa liscia e sorprendentemente stretta.
Mentre la scopo in questo modo profondo apre gli occhi e allunga le mani verso la borsetta appoggiata sul comodino.
“Ti dispiace se uso questo?” dice tirandone fuori un vibratore liscio e rosa di plastica, abbastanza piccolo.
“Fai come vuoi, basta che non lo usi su di me!” dico sorridendo, al che lei ride “tranquillo, questo è per me”.
Accende il vibratore che inizia a ronzare e se lo appoggia sul clitoride ben in evidenza, inarcandosi in avanti e accelerando il respiro.
La situazione è molto eccitante e la vibrazione del giocattolo si estende dalla sua vulva ai corpi cavernosi del mio membro, dandomi una sensazione di piacere che arriva fino al mio perineo, spingendomi a ricominciare a stantuffare allegramente il mio cazzo a fondo nella sua figa ormai rovente e rossa di goduria.
Le infilo le dita in bocca e lei le succhia e le lecca avidamente tenendomi il polso, cosa che mi piace da morire, fino a che allontana il vibratore, che ronza inascoltato e mi dice “ cambiamo posizione”.
Con una mano sfila il mio cazzo dalla sua figa gocciolante e con un movimento fluidissimo si china a dargli una fugace succhiata e si mette a quattro zampe, mostrandomi il suo culetto in tutto il suo splendore.
Si riappoggia il vibratore al clitoride, allarga le cosce e dice solo una parola, quasi un sussurro: “scopami”.
Le agguanto i fianchi e inizio a stantuffare forte, quasi con cattiveria, il mio cazzo a fondo nella sua vagina, sentendo le palle che sbattono sul vibratore e i suoi ansimi sempre più forti.
Continuo in questo modo, agguantandole il collo e cavalcandola come un toro, sbuffando e sentendo l'orgasmo sempre più vicino.
La sua schiena si inarca, tutto il suo corpo si irrigidisce e prorompe in un grido trattenuto ritmato all'unisono con i colpi del mio cazzo “Vengo! Vengo! Vengo! Vengo!”.
Al quarto urlo le esplodo dentro con un ultimo affondo deciso, sentendo tutto lo sperma caldo che sgorga finalmente dai miei coglioni in fondo alla sua cervice, mentre il mio cazzo sobbalza in un orgasmo che mi parte dai piedi e arriva fin sopra ai miei capelli.
Le crollo quasi addosso, con il vibratore che continua a ronzare, lei che si distende tutta in un deliquio post orgasmo, con i suoi umori misti alla mia sborra che le colano dalle labbra della figa.
Le bacio il collo e siamo tutti e due sudati, roventi e goduti appieno.
Restiamo così per un poco, fino a che mio pene ritorna a riposo, al che lei se lo sfila e lo pulisce tutto leccandolo e succhiandolo avidamente, per poi dargli un bacino e chiedermi con l'aria più innocente del mondo “dov'è il bagno? Dovrei darmi una sistemata”.
Una volta tutti e due risistemati e rivestiti, lei mi racconta che da tempo raggiungeva orgasmi solo con il vibratore e solo clitoridei.
“Ma oggi è stato un orgasmo completo, avrei potuto continuare per ore a venire”, lo dice quasi con un tono canzonatorio o di rimprovero e un sorriso quasi feroce.
Ci diciamo che al più presto ci rivedremo, ci baciamo e ci salutiamo.
Dopo il commiato, mentre chiudo la porta alle sue spalle, ho la sensazione strisciante di essere stato in qualche modo usato e di non essere stato altro che un vibratore di carne per soddisfare le sue voglie.

Ma, diciamola tutta, è un gran bel modo di essere usati.

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