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STORY

L'avevo sempre sospettato - Parte 2

by Gipotopo
Viewed: 271 times Comments 0 Date: 23-04-2026 Language: Language

Avevo deciso di non parlare con mia moglie di quanto mi aveva detto la sera della nostra prima cena da soli a Venezia. Il suo accenno così sfacciato a fare del sesso orale con uno sconosciuto mi aveva eccitato moltissimo ma aveva anche messo in moto la mia gelosia cronica che da sempre mi accompagnava.
Arrivò in cucina, dove consumavamo la colazione, con un viso sorridente e riposato. Era un sacco di tempo che non la vedevo con quell’espressione beata e subito pensai che il sesso intenso e disinibito della sera prima le avesse fatto mettere da parte la leggera depressione che l’aveva colpita.
Ieri sera abbiamo mangiato veramente bene. – disse per rompere il ghiaccio.
È vero, è stata una serata meravigliosa.
Era un sacco di tempo che non provavo quelle sensazioni di libertà e di desiderio di rinnovamento. Mi sono finalmente resa conto che qui a Venezia mi annoiavo. Non sono fatta per stare in casa tutto il giorno. Devo uscire, fare cose, vedere gente. Trovare amiche diverse dalle mogli dei tuoi colleghi che frequentiamo solo sperando di fare colpo sul capo.
Hai ragione. – dissi – Devi riuscire a trovare il giusto equilibrio in questa città.
Pensai che ero d’accordo per le nuove amicizie ma per i pompini agli sconosciuti non se ne parlava.
Andai in ufficio ed iniziai la mia giornata. Verso le 11,30 mi squillò il cellulare. Era mia moglie.
Amore, domani sera andiamo in piazza san Marco che c’è una sfilata di moda che non vorrei perdermi?
D’accordo.
Stasera vieni a casa non prima delle otto. Ho una sorpresa. Ciao
Non feci neppure in tempo a salutarla che aveva già interrotto la comunicazione.
Decisi di prendermi mezza giornata di libertà. Salutai i colleghi e mi incamminai verso casa. Feci un giro per negozi. Passai davanti ad una vetrina che mostrava manichini con bellissimi abiti da donna. Eleganti, raffinanti sexy e provocanti.

Mi sentivo un po’ in imbarazzo ad acquistare capi femminili. I miei termini di giudizio erano sicuramente più legati alla sensualità che all’eleganza quindi temevo che la commessa potesse prendersi gioco di me.
Con mia grande sorpresa appena entrato mi venne incontro un uomo sulla quarantina. Vestito con eleganza.
Buongiorno – mi disse con tono affabile
Buongiorno – risposi imbarazzato.
In cosa posso esserle utile?
Vorrei acquistare un bel vestito per la mia signora.
Ha già qualche idea? Me la vuole descrivere? Che taglia porta?
Non sapevo cosa rispondere. Non conoscevo la taglia di mia moglie e non avevo nessun tipo di pensiero sul tipo di abbigliamento. Risposi così all’unica domanda nella quale ero preparato.
È alta circa 1,68. Capelli neri e ricci. Un viso gradevole, occhi verdi. Una terza abbondante di seno. Ventre piatto e sedere meraviglioso.
Lei è un uomo fortunato. Sua moglie deve essere una donna bellissima. Le faccio vedere qualcosa.
Mi mostrò un abito nero con strass neri. Doveva essere molto aderente infatti il tessuto mi sembrava elasticizzato. Poi portò un abito anch’esso nero ma ai lati aveva due bande color crema. Erano abiti da cocktail, mi disse, ma in questa stagione si possono portare anche per una cena importante o una festa elegante.
L’abito con le due bande laterali mi conquistò subito. Come spesso succede la cosa che piace di più è anche quella più cara. La stilista infatti era Stella McCartney e costava 2800 euro.
Chiusi gli occhi per immaginare mia moglie vestita con quell’abito e decisi che potevamo permettercelo.
L’abile venditore mi disse che l’ideale era accompagnare un abito cosi importante con i giusti accessori. Quindi mi propose un completo di biancheria intima molto sobria ma allo stesso tempo sexy, scarpe e una bustina coordinata.
Purtroppo non sapevo che numero di scarpe mia moglie portava.
Non si preoccupi. Consegneremo noi l’abito ed insieme portiamo due o tre numeri del modello di calzature che lei ha scelto. Così la signora potrà provarle e scegliere il numero giusto.
Mi sembra un’ottima idea.
Gli diedi l’indirizzo di casa insieme alla carta di credito, salutai e ripresi la passeggiata che mi avrebbe portato a casa.
Squillò il telefono, era la signora Annina, la mia segretaria, che mi diceva che sarebbe passato per una visita veloce il responsabile dell’area europea e voleva pranzare con me.
Dissi alla signora Annina di prenotare in un ristorante in centro che mi sarei fatto trovare direttamente li. Inoltre le chiesi se poteva avvertire mia moglie che avrebbe ricevuto la visita di un commesso del negozio che le avrebbe consegnato una sorpresa.
Mi recai al ristorante e pranzai con il mio superiore. Lo accompagnai all’aeroporto e partì alla volta di Roma.
Presi un taxi per andare a casa. Quando arrivai vidi uscire dal portone della nostra abitazione l’uomo che mi aveva servito nel negozio d’abbigliamento. Guardai l’ora erano le 19,30.
Volevo dirgli qualcosa, salutarlo, chiedergli le reazioni che aveva avuto mia moglie quando le aveva consegnato il pacco. Ma si era allontanato con passo veloce e non riuscii a parlargli.
Entrai in casa senza fare rumore. Volevo sorprendere mia moglie che si provava i capi d’abbigliamento che le avevo regalato. Raggiunsi la camera da letto e vidi che i miei regali erano stesi sul letto ma di Lorena nessuna traccia.
Sentii l’acqua della doccia che scorreva, socchiusi la porta e la vidi bella, nuda sotto l’acqua scrosciante.
Rimasi a guardarla per un paio di minuti gustandomi le sue mani che passavano sulla pelle per levare la schiuma. Mi sembrava che le dita indugiassero sul ventre ma mi dissi che era una mia idea.
Andai in salotto, accesi il televisore ed attesi.
Due mani calde mi coprirono gli occhi.
Secondo me sei Lorena
Dissi stando al gioco. Mi voltai e la vidi con l’intimo che le avevo regalato e niente altro.
Sei bellissima, nuda o vestita sei una meraviglia della natura.
Amore, grazie. Devi aver speso una fortuna per quell’abito e tutto il resto. Il direttore del negozio ha preteso che provassi tutto quanto per essere certi che fosse della misura giusta.
A che ora è arrivato a consegnarti il vestito?
Saranno state le 16,30.
Mi sentii immediatamente un morso allo stomaco. Il l’avevo visto uscire dalla nostra casa alle 19,30. Quindi era rimasto in casa nostra per 3 ore. Il tempo necessario per provare un abito e delle scarpe non doveva superare la mezz’ora.
Quindi è andato via verso le 17.00?
Più o meno forse 17,15
Altro morso allo stomaco, più doloroso del primo. Ma stranamente una scossa violenta attraversò il ventre, e sentii il mio membro inturgidirsi.
Però è dovuto tornare per far fare un piccolo ritocco alla sarta. È andato via da una mezz’ora.
Mi rilassai e anche quell’immotivato stato di eccitazione rientrò.
Bene – dissi – Vado a fare la doccia anche io e poi usciamo.
Aspetta un momento.
Si inginocchio davanti a me. Fece scendere la cerniera dei pantaloni estrasse il mio pene, che in un attimo era diventato duro e svettante.
Iniziò a leccare l’asta mentre con le mani mi aveva slacciato la cintura, sbottonato i pantaloni e li aveva lasciati cadere a terra.
Continuava a leccare ed a succhiare, avida. Lorena è sempre stata abilissima nel fare i pompini e quella sera stava mettendoci il massimo impegno.
La mano destra aveva impugnato saldamente il cazzo e sincronizzandola con la testa lo faceva entrare ed uscire dalla sua bocca accogliente.
Con la mano sinistra mi accarezzava le natiche insinuava il dito indice tra di esse sfiorando l’ano e raggiungendo i testicoli.
Stavo per raggiungere un copioso orgasmo. Lei se ne accorse e si slacciò il reggiseno. Poi con una manovra da contorsionista tolse anche gli slip continuando a succhiare e a pompare il mio arnese.
Quando lo sperma stava per riempirle la cavità orale fece uscire il cazzo dalla bocca e se lo appoggio sul seno.
Lunghi e copiosi fiotti di denso liquido bianco la colpirono sulle tette per poi raccogliersi in un rivolo e passare in mezzo ad esse e colare sulle gambe inginocchiate.
Meravigliosa.
Mi sentivo svuotato e mi lasciai cadere sul divano.
Dai, vai a fare la doccia. Fra un attimo vengo anche io a darmi una sciacquata. Poi si esce, si mangia si balla e si scopa. D’Accordo?

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