Parte 1: L'Incontro al Locale
by Antosly
Le luci del locale a Roma erano soffuse, il brusio di sottofondo perfetto per perdersi tra i pensieri e un buon drink.
Ero lì con un mio amico, appoggiato al bancone, quando l'occhio mi è caduto su una coppia seduta poco distante. Impossibile non notarla. Lei dimostrava tra i cinquanta e i sessanta anni, portati con un'eleganza magnetica. Indossava un abito a minigonna nero e decisamente aderente, che accarezzava curve da capogiro: un seno piccolo e sodo e una linea perfetta, incorniciata da capelli nero corvino, lisci e lunghissimi, che le arrivavano fin sotto la schiena.
Accanto a lei, il marito. Abbiamo iniziato a chiacchierare, prima con lui, in modo cordiale e rilassato. Poi, quasi naturalmente, anche lei si è inserita nella conversazione. C'era un'elettricità strana nell'aria, una complicità che non riuscivo ancora a decifrare.
A un certo punto, lei ha lanciato uno sguardo d'intesa al marito e si è alzata per andare verso il bagno.
Non ho potuto fare a meno di seguirla con gli occhi: da dietro, quel vestito metteva in mostra un fondoschiena semplicemente perfetto.
Approfittando della sua assenza, il marito si è voltato verso di me. Il tono era apparentemente casuale, ma gli occhi brillavano di una luce strana.
«Ti piace mia moglie?» mi ha chiesto, diretto.
Rimandando sul vago, per educazione e per non creare tensioni, ho sorriso: «Sì, è decisamente una bella donna. Complimenti.»
Non ero pronto a quello che è successo un attimo dopo. Lui, senza girarsi troppo intorno, è passato a una proposta sfacciata ed eloquente: «Te la vorresti scopare?»
Sul momento ho irrigidito la schiena. Ho pensato a una provocazione, a una trappola per scatenare una rissa. «Senti, se sei in cerca di liti hai sbagliato persona. Sono qui solo per passare una serata tranquilla», ho risposto, mettendomi sulla difensiva.
Lui ha sorriso, sollevando le mani in segno di pace. «No, no, mi hai maleinterpretato. Sono serissimo. Te la vuoi scopare? Mia moglie ama essere posseduta dagli sconosciuti, ama i bull. E io sono un cuckold. Mi ha fatto capire che le piaci parecchio.»
Le mie difese sono crollate, sostituite da un misto di incredulità ed eccitazione. Quando ho capito che non stava scherzando, l'adrenalina è salita. «Va bene», ho detto, lasciando da parte ogni freno.
«Per me possiamo andare anche adesso da noi, e te la prendi», ha incalzato lui.
Ci ho pensato un attimo. Era una situazione del tutto nuova per me. «Guarda, non sono avvezzo a questo mondo. Mi piacerebbe moltissimo, ma davanti a te, così su due piedi, non so se ci riuscirei. Non l'avevo preventivato.»
Quella sera la discussione è finita lì, ma il seme era piantato. Ci siamo scambiati i contatti e, nel giro di qualche giorno, i messaggi si sono trasformati in un appuntamento fisso. Un hotel fuori Roma, in zona EUR. Il mio battesimo in quel mondo stava per iniziare.
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