Terza puntata. Il matrimonio
by Mark90Ritornammo alla normalità, o almeno a una sua imitazione. Lei cercava di farsi perdonare riversando su di me una dolcezza infinita, mossa dal peso del rimorso. Io l'amavo e volevo restare, ma il trauma del tradimento mi costringeva a vivere sul filo del rasoio, oscillando tra la voglia di crederci e una gelosia tossica. Per mesi ho controllato tutto: i suoi spostamenti, il telefono, l'auto, i giorni di ferie. Era diventato un lavoro silenzioso, una sorveglianza invisibile che portavo avanti di nascosto, stringendo i denti per non distruggere quella fragile serenità che stavamo faticosamente ricostruendo. A letto poi…. dava tutta sé stessa, con un'intensità e una passione incredibili. Ogni suo tocco, ogni sguardo, sembrava gridarmi disperatamente che era mia, mia e di nessun altro. Era il suo modo di cancellare l'ombra dell'altro, di offrirmi una devozione assoluta attraverso la sua bocca e la sua figa e tutto il suo corpo. Mi beveva mi ingoiava mi chiedeva di essere rude e duro quando mi concedeva il culo mi diceva che così mi avrebbe portato dentro di sé e mi avrebbe sentito anche dopo, quando era al lavoro. Appena tornava a casa poi mi saltava addosso chiedendomi di essere sbattuta e penetrata con la stessa foga. Ma per me era un’arma a doppio taglio: se da un lato quel trasporto mi rassicurava, dall'altro la mente diventava una trappola, e finivo per chiedermi, con un nodo allo stomaco, se quella stessa identica passione l'avesse rivolta anche mentre si faceva sbattere in macchina o in qualche alberghetto da Luca a mia insaputa.
Con il passare del tempo, la tempesta dentro di me iniziò finalmente a placarsi. I sospetti lasciarono spazio a una ritrovata fiducia e, guardandola negli occhi, mi convinsi della sincerità del suo pentimento. Fu allora che trovai la forza di aprirmi davvero e di spiegarle cosa mi avesse devastato così a fondo.
Le dissi che, contrariamente a quanto potesse pensare, a ferirmi non era stato l'atto in sé, il fatto che fosse fatta scopare da un altro. Per me amare non significa possedere, ma capire; significa accettare la complessità dell'altro e persino concedere la possibilità di esplorare un desiderio diverso, se in quel momento se ne sente il bisogno.
Ciò che mi aveva ferito profondamente era stato il silenzio: Io e lei eravamo sempre stati una cosa sola, un’unica anima e un unico corpo in cui non esistevano segreti o barriere; l'avermi tagliato fuori dai suoi pensieri, proprio mentre viveva quel vuoto, mi aveva devastato. il fatto che non me ne avesse parlato, che non avesse condiviso con me i suoi vuoti e i suoi bisogni, escludendomi dalla sua vita proprio nel momento in cui avrebbe potuto trovarmi pronto ad ascoltarla e persino a capirla.
Quelle parole la colpirono molto. Riflettendo insieme su questo principio, decidemmo che era il momento di cambiare qualcosa, a partire dalle nostre vacanze estive. Iniziammo così a frequentare spiagge e resort naturisti.
Giravamo la Croazia la Germania e la Spagna, erano ambienti molto tranquilli, dove si stava semplicemente nudi, senza malizia. Certo, ogni tanto capitava di essere approcciati da qualche ragazzo o da coppie di scambisti, ma noi rifiutavamo sempre senza problemi. La nostra scelta non era legata al sesso: lo facevamo per far cadere un tabù e per abituarci a non provare gelosia per la semplice nudità dei nostri corpi di fronte agli altri.
Le mattine le trascorrevamo in spiaggia e la visione di tutta quella gente nuda, specialmente le prime volte, faceva salire il termometro dell’eccitazione. Mi resi anche conto di provare un sottile piacere nel vedere le occhiate che gli altri uomini lanciavano a Sara. Si capiva che la desideravano che mi invidiassero e immaginare i loro pensieri in qualche modo mi lusingava. Così tutte le notti le passavamo a trombare in tutti i modi e in tutte le posizioni. Al mattino se lei si svegliava prima di me faceva colazione prendendo il mio cazzo in bocca e facendomi godere, se mi svegliavo prima io la colazione la facevo col suo dolce nettare che assaporavo direttamente dalla sua bellissima figa mentre lei mugolava e si contorceva dal piacere.
Passati tre anni da quel tradimento, un giorno di luglio ci sposammo nella cattedrale di O., sotto gli occhi commossi dei nostri genitori e dei parenti. Per loro era il coronamento di una bella storia d’amore iniziata per caso in una sala d’attesa di un ospedale….per noi due, invece, quel matrimonio aveva un significato molto più profondo e segreto.
Mentre camminavamo verso l'altare, circondati dal calore della famiglia, sapevo che non ci stavamo promettendo una fedeltà cieca e ingenua come fanno molti. Sposarsi dopo quello che era successo significava aver scelto di scegliersi di nuovo, ma stavolta a occhi aperti. Avevamo guardato in faccia il nostro abisso, avevamo abbattuto i tabù del possesso e della gelosia sulle spiagge estive, e avevamo ricostruito un'unione basata sulla verità, anche quella più scomoda.
Quando le ho preso la mano durante la cerimonia, ho incrociato il suo sguardo. Nei suoi occhi, oltre alla commozione, ho visto una gratitudine immensa. Quel
sì
non cancellava il passato, ma celebrava la nostra capacità di trasformare una ferita devastante in una complicità che pochi, tra gli invitati che ci applaudivano, avrebbero potuto comprendere davvero. Sotto le volte di quella cattedrale, eravamo finalmente tornati a essere una cosa sola. O almeno, così credevo.
Continua….
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