Parte 2: L'Hotel
by AntoslyL'appuntamento era per la mattina successiva. Avevo preso la camera e l'attesa stava rendendo la tensione quasi insostenibile. Poi, il rumore dei passi nel corridoio. Quando ho aperto la porta, lei era lì, bellissima: camicetta bianca candida, minigonna mozzafiato e tacchi a spillo che ne slanciavano la figura. Aveva il telefono all'orecchio, in linea con il marito che era rimasto giù, ad aspettare in macchina, pronto a consumare l'atto attraverso l'udito.
L'impeto ha preso il sopravvento. Non c'è stato spazio per i convenevoli. L'ho bloccata sulla soglia, spinto da un'irruenza animalesca, e l'ho fatta inginocchiare immediatamente davanti alla porta aperta. Lei ha assecondato ogni mio movimento senza staccare la linea. Ho preso il telefono dalle sue mani e, con voce ferma e calda, ho iniziato a descrivere dettagliatamente al marito ogni singolo istante di quello che stava succedendo in quel corridoio, fino all'esplosione finale, vorace, direttamente nella sua bocca.
Solo dopo, guardandoci in faccia mentre realizzavamo la follia di quel debutto improvvisato, siamo scoppiati a ridere, sciogliendo il ghiaccio.
Entrati in camera, l'atmosfera è cambiata, tingendosi di una complicità segreta. Sapevo dalle regole del loro gioco che a lei era vietato baciare sulla bocca gli sconosciuti. Ma mentre ci accostavamo, lei mi ha afferrato, avvicinandosi al mio orecchio. «Voglio baciarti», mi ha sussurrato con un filo di voce, «ma non fargli capire niente. Non deve sentirlo dal telefono».
Quel patto segreto, una trasgressione nella trasgressione, ha acceso definitivamente la stanza.
Abbiamo iniziato a strusciarci, a baciarci con foga mentre le toglievo i vestiti, rivelando un completino in pizzo nero a perizoma che incorniciava un corpo magnifico. L'ho girata di spalle, accarezzandole i fianchi e il seno, sentendo che era già completamente bagnata, travolta dal brivido dell'ascolto del marito.
L'ho spinta sul letto, aprendole le gambe. Ho voluto giocare con il suo desiderio, torturandola deliberatamente: ho iniziato a leccarle l'interno coscia sinistro, salendo e scendendo, sfiorando i bordi del perizoma senza mai toccare il centro. Poi sono passato alla coscia destra. Lei implorava, chiedeva di essere presa, ma ho continuato quel supplizio erotico finché, spostando il pizzo, non ho iniziato a possederla con la bocca in modo vorace.
Era un fiume in piena. L'intensità era tale che l'ho sentita venire quasi subito; in quel preciso istante, mentre lei stringeva le lenzuola, ho infilato il preservativo e ho iniziato a scoparla con un ritmo martellante.
La camera è diventata il set del piacere del marito. Ho preso il telefono, ancora collegato, e ho iniziato a scattare foto in diretta da mandargli per alimentare il suo voyeurismo: prima una foto in diagonale sul letto, con lei distesa che mi prendeva in bocca mentre le accarezzavo il bacino; poi, girandola a pecora, ho sfruttato il grande specchio dell'hotel per immortalare la scena e spedirgliela.
Abbiamo lasciato il telefono acceso sul comodino e abbiamo continuato così, senza sosta, in un vortice che si è ripetuto per ben sei volte, esaurendo le energie e le ore, fino al primo pomeriggio.
Quando è arrivato il momento di andare, lei si è rivestita e ha spento il telefono, avvisando il marito che stava uscendo. Ma l'addio sulla porta ha avuto un ritorno di fiamma. Mi ha guardato, mi ha baciato un'ultima volta sulla bocca e l'istinto ha ripreso il controllo. Non ho resistito. L'ho afferrata di peso, trascinandola nel bagno vicino all'ingresso e appoggiandola contro il lavandino. Era completamente vestita, il che ha reso tutto ancora più proibito: le ho spostato solo il perizoma di lato, ho aperto i primi bottoni della camicetta bianca per far uscire il seno e l'ho presa da dietro, con una foga cieca, venendole in bocca esattamente come era iniziato quella gionata perfetta
.
È stato il mio battesimo del fuoco. Il primo capitolo di una lunga serie.
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