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STORY

Cesar,il mio amico gay

by krack76
Viewed: 203 times Comments 0 Date: 08-06-2026 Language: Language

Il primo vero amico che ebbi a Isla Margarita fu Cesar.

Lo conobbi poco tempo dopo il mio arrivo sull'isola e per parecchi mesi diventò una delle persone con cui passavo più tempo.
Era completamente diverso da me.
Veniva da una famiglia benestante di Caracas e aveva un fratello e una sorella. Una delle cose che mi raccontò fu che erano che tutti e tre erano omosessuali. Era un particolare che mi colpì, soprattutto perché lui lo raccontava come se fosse la cosa più normale del mondo.
Nonostante la famiglia avesse una buona disponibilità economica e possedesse anche una casa a Margarita, lui non vi poteva accedere.
Quandi gli chiesi il perché non mi rispose.
La casa esisteva veramente perché in seguito ci andò a vivere.
Penso che fu una specie di punizione per qualcosa che aveva fatto.
Abitava in una piccola stanza d'albergo molto economica che pagava mese per mese.
La prima volta che entrai nella sua camera,a parte il disordine, notai subito un dettaglio impossibile da ignorare.
Sul comodino c'erano due tubetti di vaselina già abbondantemente utilizzati.
Non uno.
Due.
Erano lì, bene in vista e pronti all’uso.
Decisi che non avevo nessuna intenzione di fare domande e lui non si preoccupò minimamente di fornire spiegazioni.
Cesar lavorava nel settore delle multiproprietà, che a Margarita erano molto diffuse.
Il suo compito consisteva nell'accompagnare i potenziali clienti a visitare gli appartamenti e a conoscere i servizi delle strutture.
Ristoranti, piscine, negozi, agenzie immobiliari e tutto quello che poteva convincere una persona a comprare una quota della proprietà.
Se il cliente decideva di procedere e il contratto veniva firmato, anche Cesar riceveva la sua percentuale.
Di solito finiva di lavorare nel tardo pomeriggio.
Da quel momento iniziava la parte della giornata che preferiva.
A Cesar piacevano il bingo, il casinò, i locali e soprattutto il whisky.
Non beveva quasi mai roba economica.
Aveva gusti piuttosto raffinati e preferiva sempre whisky di qualità, meglio ancora se invecchiati.
A Margarita poteva permetterselo perché l'alcool costava molto meno che in Italia grazie al regime di porto franco.
Per farvi capire la benzina e la cerveza costavano meno dell’acqua minerale. Veramente.
Fisicamente Cesar era difficile da non notare.
Era alto, circa un metro e ottantacinque, molto magro e con una presenza che attirava l'attenzione appena entrava in una stanza.
Aveva la pelle molto chiara, capelli neri e ricci e lineamenti decisamente mediterranei. Il naso era dritto e la mascella pronunciata.
A rendere il tutto ancora più evidente c'erano i suoi modi di fare.
Gesticolava continuamente, parlava in modo teatrale e aveva atteggiamenti che rendevano immediatamente evidente la sua omosessualità.
La mia impressione era che spesso ci giocasse sopra.
A volte alzava improvvisamente il tono della voce rendendolo più squillante, per poi abbassarlo un attimo dopo.
Quando raccontava qualcosa accompagnava le parole con movimenti delle mani e con espressioni tipicamente sue.
Ogni tanto si rivolgeva agli altri chiamandoli

papito

o “mi rey” allungando la parola e scandendola come una battuta teatrale.
Detta da lui, quella semplice parola diventava quasi una firma personale.
Sembrava divertirsi ad accentuare certi comportamenti e a rendere il personaggio ancora più appariscente.
Quando entrava in una stanza era difficile non notarlo.
E, probabilmente, era proprio quello che voleva.
La prima volta che lo presentai a mia madre bastarono pochi secondi perché si facesse un'opinione.
Lo osservò per un momento e commentò:
— Ammazza che checca svolazzante.
Io, sinceramente, non ci avevo mai dato troppo peso.
O forse semplicemente guardavo altre cose prima di fermarmi alle apparenze.
E neanche mi importava che la gente pensasse fossimo una coppia, pensassero ciò che vogliono. Io me ne sbatto il cazzo di quello che pensano gli altri.
Spesso passavo a prenderlo con la Opel Corsa che avevamo comprato dopo il trasferimento di mia madre sull'isola.
A volte andavamo al bingo.
Altre volte al casinò.
Molto più spesso finivamo a fare entrambe le cose nella stessa serata.
Il bingo ci piaceva particolarmente perché permetteva di passare diverse ore spendendo relativamente poco.
Spesso cenavamo direttamente lì.
Ti portavano il cibo al tavolo mentre giocavi e la serata scorreva senza fretta.
Quando uscivamo dal bingo la notte era ancora giovane.
Capitava allora di andare in qualche locale oppure a casa di amici di Cesar.
All’inizio della nostra amicizia lui voleva sempre andare in locali gay ,pensando di mettermi scherzosamente in difficoltà, ma per me che sono tranquillo e sicuro della mia sessualità non era assolutamente un problema, anzi spesso sono uscito in compagnia di qualche bella mulattina bisex.
Capitava allora di andare in qualche locale oppure a casa di amici di Cesar.
La maggior parte erano coppie sposate o conviventi a cui piaceva bere e festeggiare in abbondanza.
Cesar invece si muoveva in quel mondo con assoluta naturalezza.
Era un omosessuale molto libero, molto sicuro di sé e assolutamente privo di qualunque imbarazzo riguardo alla propria sessualità.
Con me, però, non ebbe mai atteggiamenti ambigui.
Non fece mai avances e non cercò mai di trasformare la nostra amicizia in qualcos'altro.
Eravamo semplicemente amici.
E per parecchio tempo fu proprio Cesar,da superporco vizioso qual’era, a farmi conoscere una parte di Isla Margarita che da solo probabilmente non avrei mai scoperto.
Ci fu però un episodio che ricordo ancora oggi perché fu una delle situazioni più strane che mi capitarono durante gli anni passati a Margarita.
Come ho già raccontato, Cesar conosceva moltissime persone.
La maggior parte apparteneva alla classe media o medioalta venezuelana. Professionisti, imprenditori, commercianti, persone che avevano un buon tenore di vita e che abitavano nei quartieri migliori dell'isola.
Una sera mi disse:
— Papito, andiamo a trovare una coppia di amici miei. Sono persone molto carine.
Durante il tragitto mi spiegò qualcosa su di loro.
Lui proveniva da una famiglia benestante che possedeva diversi distributori di benzina sull'isola.
Lei, invece, almeno a sentire Cesar, non lavorava.
Le sue giornate erano divise tra palestra, parrucchiere, estetista e vita sociale.
Abitavano a Costa Azul,la zona residenziale più elegante di Porlamar.
Il palazzo si trovava molto vicino all'appartamento che io e mia madre avevamo affittato nei primi mesi dopo il nostro arrivo.
Era un edificio moderno, bianco, affacciato sul mare.
Le grandi vetrate riflettevano le luci della baia e già dall'esterno dava un'impressione di ordine e benessere.
All'ingresso c'era un cancello controllato da un vigilante presente ventiquattr'ore su ventiquattro.
Dietro l'edificio si trovavano una grande piscina, le aree comuni, i barbecue e una sala destinata alle feste dei condomini.
I garage privati occupavano invece il piano inferiore.
Citofonammo.
Dopo pochi secondi il cancello si aprì.
Entrammo e prendemmo l'ascensore.
L'attico occupava da solo l'intero ultimo piano.
Quando la porta si aprì capii immediatamente che quella casa apparteneva a persone abituate a vivere bene.
Gli spazi erano enormi.
L'arredamento era moderno, elegante ma senza eccessi.
Le pareti chiare e le grandi vetrate lasciavano entrare la luce del mare anche a quell'ora della sera.
La parte più impressionante era il terrazzo.
Da lì si dominava tutta la baia di Porlamar.
Le luci della città si riflettevano sull'acqua e, per qualche istante, rimasi semplicemente ad osservare il panorama.
I proprietari ci accolsero con grande cordialità.
Lui,di nome Vidal , era un uomo sulla trentina, abbastanza alto, con capelli castani e un aspetto tipicamente mediterraneo.
Non era magro.
Come molti venezuelani che amavano la buona tavola e il buon bere, portava con una certa disinvoltura qualche chilo in più, soprattutto attorno alla vita.
Indossava pantaloni eleganti, una polo e mocassini.
Aveva modi tranquilli e sicuri, tipici di chi non aveva mai dovuto preoccuparsi troppo dei soldi.
Lei ,Laura,era praticamente il suo opposto.
Bionda, molto curata, sempre sorridente.
Non era particolarmente alta, ma aveva una presenza che attirava immediatamente l'attenzione.
Passava gran parte del suo tempo tra palestra, parrucchiere ed estetista e il risultato era evidente.
Era una di quelle donne che sembravano sempre pronte per uscire a cena o partecipare a una festa, anche quando si trovavano semplicemente in casa propria.
Dopo le presentazioni ci accomodammo nel salone.
Un cameriere non c'era, ma osservando il modo in cui si muovevano e la naturalezza con cui parlavano della servitù, dei viaggi e delle proprietà di famiglia, capii immediatamente che appartenevano a un ambiente molto diverso da quello che avevo conosciuto fino ad allora.
Fu soltanto più tardi, nel corso della serata, che iniziai a capire perché Cesar avesse insistito tanto per farmeli conoscere.
Dopo qualche bicchiere di Jhonny Walker azzurro, e un paio di botte, ci spostammo sul terrazzo.
L'aria era tiepida e dal mare arrivava una brezza leggera che rendeva piacevole restare all'aperto.
Da quell'altezza la vista era spettacolare.
Le luci di Porlamar si riflettevano sull'acqua e, in lontananza, si distinguevano le sagome degli altri edifici che costeggiavano la baia.
Per qualche minuto la conversazione continuò in modo assolutamente normale.
Io, come spesso mi capitava quando mi trovavo in posti nuovi, rimasi qualche passo indietro ad osservare il panorama.
Fu allora che notai un movimento con la coda dell'occhio.
Cesar si era appoggiato alla balaustra del terrazzo.
Il padrone di casa si avvicinò a lui con estrema naturalezza.
La cosa non mi sembrò strana.
Fino a quel momento.
Poi successe qualcosa che non mi aspettavo.
Per qualche secondo rimasi immobile, cercando di capire se stessi interpretando correttamente quello che avevo davanti.
La mia sorpresa doveva essere evidente.
Sentii una mano appoggiarsi leggermente sulla mia spalla.
Mi voltai.
Era Laura.
Mi guardava divertita, come se stesse assistendo a una scena che conosceva già perfettamente.
— Cesar non ti ha detto niente? — mi chiese.
La guardai senza capire.
— Detto cosa?
Lei sorrise.
Poi fece un piccolo cenno con la testa verso il terrazzo.
— Guarda. Rimani a guardare.
Fu in quel momento che capii che quella serata non aveva nulla a che vedere con una semplice visita di cortesia.
Vidal e Cesar si stavano baciando appassionatamente.
Cesar si era abbandonato fra le forti braccia del padrone di casa e gemeva come una adolescente infoiata
Subito i ruoli furono chiarissimi ,Cesar era la femmina sottomessa di quell'omone peloso.
Io non avevo mai visto due uomini baciarsi in quella maniera così appassionata e non per mio imbarazzo, ma per capire la posizione della bella Laura ,mi girai verso di lei che mi precedette:
Se vuoi tu ti puoi divertire con me.
Mi disse guardandomi con i suoi vivaci occhi azzurri.
Rimasi un secondo senza parola e lei continuò
Mettiamoci seduti sul lettino perché mi eccito molto guardando mio marito fare sesso con un uomo.
Poi mi prese la mano e camminando nell'enorme terrazzo mi portò verso una fila di lettini da mare.
Spogliati e siediti.
Io non osavo dire niente, mi spogliai e lei fece lo stesso
Mi sedetti a gambe aperte sul lettino e lei si mise dietro di me, appuntando i suoi capezzoli sulla mia schiena e accarezzandomi il petto con le mani.
Nel frattempo Cesar si era inginocchiato davanti a Vidal, e gli leccava le palle adorante.
Vidal lo prese per i capelli e lo spinse verso la cappella e Cesar intuendo cosa sarebbe successo aprì la bocca, respirò profondamente e si preparò a ingoiare in apnea.
Vidal usava la bocca di Cesar a suo piacimento, non gli dava un attimo di tregua,
Il mio amico era una maschera di bava, muco e lacrime,eppure vedevo che ne voleva ancora di più.
Era una troia insaziabile.
Laura aveva incominciato a masturbarmi con due mani parlandomi da dietro la spalla, vicino l'orecchio.
Io avevo il cazzo di marmo sia per la situazione che stavo guardando sia per Laura.
Mi girai e la trovai bellissima, la baciai e mandai una mano in esplorazione.
Trovai un lago di umori densi.
Cagna. le dissi.
Lei gemette.
Voleva lo stesso trattamento che il marito stava riservando a Cesar.
Ripresi il mio ruolo naturale
Mi alzai,mi misi di fronte a lei e dissi:
Succhia cagna
Lei aprì la bocca e inizio a succhiare, usando la linguetta da professionista.
Immediatamente le feci capire che volevo di più
Le misi entrambe le mani sulla nuca e glielo spinsi in gola fino a quando il suo naso non arrivò a fine corsa.
Lei tossiva e si dimenava per sfuggire alla presa
Io non ebbi pietà
Due mani erano troppe per una donnina come lei.
Vedevo le vene del collo gonfie e un'altra sopra la tempia che sembrava volesse esplodere ,viola e turgida com’era.
Quando allentai la presa, vidi che l'avevo portata al limite.
Era visione di lussuria.
La presi nuovamente per i capelli e la rimandai a ingoiare.
Ad un tratto sentii un urlo, mi girai, e vidi Cesar che, in piedi, con le mani alla appoggiate alla balaustra, lo prendeva beatamente nel culo da Vidal.
Lo subissava di colpi tremendi e insulti irripetibili e Cesar godeva senza ritegno.

papito sono tua

diceva
Presi Laura per il collo ,la feci alzare e la misi anche io a pecora.
Volevo solo aprirle il culo.
Sputai sul buco, ci strofinai la cappella e via..
Urlò anche lei, ma non provò a spostarsi, anzi iniziò a muoversi verso di me.
Ripresi il comando con due schiaffoni sulle chiappe palestrate e iniziai darci dentro.
Venimmo insieme dopo poco
Le sborrai nello sfintere e rimasi in piedi a recuperare il fiato.
Anche Cesar e Vidal avevano finito e si baciavano come innamorati.
Vidi la doccia in un angolo del terrazzo e mi buttai sotto l’acqua fredda per smettere di sudare.
Anche Laura mi raggiunse e ci baciammo ancora.
Da un armadio prese degli asciugamani me ne diede uno e andò in casa a prendere da bere.
In quel momento incrociai lo sguardo di Cesar per la prima volta, e scoppiammo a ridere entrambi.
Non c’era bisogno di dire molto, eravamo entrambi soddisfatti.
Rimanemmo con Vidal e Laura ancora un po' ,terminando la bottiglia da 300 dollari di jhonny blue label.
Ci rivestimmo e ci salutammo,con l’intesa di rivederci presto.
Una volta in macchina gli dissi:
“Estas loco de verdad,marica”
Ci mettemmo a ridere per le strade vuote di Margarita

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