logo Cuckold USA
.


STORY

Inculata mondiale

by krack76
Viewed: 218 times Comments 0 Date: 12-06-2026 Language: Language

L'Estate del 2006 a Isla Margarita
Il luglio del 2006, a Isla Margarita, bolliva. L’aria era così densa e calda che a volte l’unica soluzione era barricarsi in casa, far girare il ventilatore al massimo e lasciare che l’aria condizionata congelasse le stanze, creando un’oasi fredda dentro quel paradiso tropicale. La mia routine era sorniona, divisa a metà: la mattina andavo al mercato a comprare il pesce fresco da cucinare a pranzo, il pomeriggio passava tra il mare e il divano, e la notte la isola si accendeva.

Ma quel luglio era diverso. C'erano i Mondiali di calcio in Germania. E c'era Stefany.

L'avevo conosciuta in un locale. Era una ragazza bellissima, con tratti che non ti saresti mai aspettato in Venezuela: sembrava europea, bionda naturale, un corpicino magro e asciutto, un seno quasi piatto che stava cercando di rifarsi mettendo da parte i soldi, e un fondoschiena perfettamente rotondo che catturava lo sguardo a ogni movimento. Faceva la spogliarellista. Quando l'avevo riaccompagnata al suo alloggio il giorno dopo averla conosciuta, mi si era stretto il cuore: una stanza di due metri per due nei pressi del locale, un buco minuscolo e buio che sembrava un loculo.
«Senti,» le avevo detto, «io sto in una casa grande da solo. Fai la valigia e vieni da me. Meglio che stare in questo buco.»
Lei aveva sorriso, aveva preparato le sue cose e avevamo iniziato la nostra routine. La sei verso le dieci la portavo al locale, poi andavo in giro, la riprendevo verso le quattro del mattino e passavamo le giornate insieme. Anche sua madre sapeva tutto, la chiamava da Caracas per chiederle come fossero andati gli affari la notte prima.

I baristi della tasca in centro, dove andavo sempre a vedere le partite, erano ancora viola di rabbia. Per la semifinale contro la Germania si erano convinti che l'Italia avrebbe perso a casa dei tedeschi. Avevamo scommesso tre casse di birra — per loro quasi una giornata di lavoro. Quando avevamo vinto 20, le loro facce erano uno spettacolo. Per la finale contro la Francia, avevamo fatto il raddoppio: sei casse o niente.

Il 9 luglio 2006, il giorno della finale, l'isola era un forno. Decisi di vederla a casa. Comprai una cassa di birra ghiacciata e preparai la parchita. Tagliai a metà i frutti della passione, tirai fuori tutta la polpa con i suoi semini neri e la buttai nel frullatore insieme a un bel po' di zucchero e ghiaccio tritato. Frullai tutto fino a ottenere un succo perfetto, dolce e acido allo stesso tempo, e ci versai dentro una generosa dose di rum Santa Teresa Añejo, quello buono, invecchiato.

Quando l'arbitro fischiò l'inizio della partita, io e Stefany eravamo già in salotto con l'aria condizionata a palla. Io indossavo solo un paio di pantaloncini, lei era praticamente nuda, con addosso soltanto un minuscolo perizoma che metteva in risalto le sue forme perfette. Eravamo abbracciati sul divano, rilassati, a fumare un po' di marijuana mentre i bicchieri di parchita gocciolavano sul tavolo.

L'atmosfera era caldissima, ma la tensione per la partita era alle stelle. Stefany ha iniziato a stuzzicarmi, allungando le mani e accarezzandomi il pene per distogliermi dallo schermo. Io però volevo assolutamente seguire l'inizio del match. Così, per stare più comodo e non perdere un’azione, mi sono alzato dal divano e mi sono trasferito sulla poltrona proprio di fronte alla TV. Ho preso un cuscino, l'ho buttato a terra davanti ai miei piedi e l'ho guardata, facendole capire chiaramente di inginocchiarsi lì.

Lei ha sorriso, divertita dalla situazione, si è messa in ginocchio sul cuscino e ha iniziato ad abbassarmi i pantaloncini che d’estate indosso sempre senza mutande. Il cazzo era già duro, stimolato dalle carezzine sul divano. Lei lo prende in mano, lo scappella e si mette perpendicolare al glande, fa colare un filo di saliva dalla boccuccia e inizia a masturbarmi guardandomi maliziosamente negli occhi. A quel punto, a soli 7 minuti dall'inizio, la Francia passa in vantaggio. Noooooooo cazzoooooo. Mi ero alzato e camminavo nervosamente. Lei mi disse di stare tranquillo, che l'Italia avrebbe vinto e che nel frattempo ci avrebbe pensato lei a farmi rilassare. Così mi sedetti e lei si inginocchiò. Io alternavo uno sguardo al televisore e un altro ai suoi occhietti impertinenti. Non avevamo nessuna fretta, lei si divertiva a stimolarmi il cazzo: un po' lo succhiava, poi mi toccava la cappella con la punta dell'indice facendo piccoli movimenti circolari che mi facevano venire i brividi, poi si dedicava alle palle succhiandole e accarezzandole.

Sullo schermo i minuti passavano, la partita era una battaglia e la tensione saliva a ogni azione. Giù sul cuscino, Stefany continuava a risucchiarmi senza sosta, muovendosi con una naturalezza che mi faceva impazzire mentre io cercavo di rimanere concentrato. Ogni respiro diventava più corto e affannato, con l'adrenalina del match che si fondeva completamente con il piacere fisico. Quando Materazzi segna il pareggio, mi alzai all'improvviso dalla poltrona e quasi le cavo un occhio con la cappella. Mi affacciai alla vetrata urlando come un pazzo a cazzo dritto, con le palle che sbattevano sul davanzale al ritmo dei miei salti. Quando mi calmai, ci rimettemmo a posto, io guardando la partita e lei succhiando. Erano passati quasi 90 minuti e lei ancora giocava con il mio cazzo con voglia.

Alla testata di Zidane fu il delirio. Le mie urla di gioia per l'espulsione di quel francese arrogante pezzo di merda le sentirono a distanza, tanto che fecero incazzare i galli del monco che cantavano impazziti alle quattro del pomeriggio. Non riuscivo più a sedermi e camminavo nervosamente con un bicchiere di parchita in mano, con Stefany che mi guardava divertita.

Quando Grosso ha tirato l'ultimo rigore e la palla ha gonfiato la rete, l'Italia era Campione del Mondo. Sono diventato completamente pazzo, ho cominciato a urlare come un forsennato verso lo schermo: «Vaffanculo! Grandi! Campioni!»

In preda all'euforia totale della vittoria, ho preso Stefany e l'ho spinta delicatamente con la faccia contro il grande vetro della finestra che dava sulla strada. Le ho allargato le chiappette rotonde, ho sputato sulle dita e le ho passate sul suo bucodiculo, ho puntato la cappella e sono entrato al grido di

campioni del mondo

. Da lassù dominavamo tutta la via illuminata dal sole del pomeriggio e, in preda a un furore mistico, la inculavo e lei guardava giù, gemeva e rideva, contagiata dalla mia follia, mentre io la bombardavo da dietro con le ultime energie rimaste, unendo il trionfo dei Mondiali all'estasi del suo corpo.

ADDED 0 COMMENTS:





Go to Cuckold.net World
CLICK HERE