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STORY

Il Sapore della Tentazione - Cap.2

by CaRugo
Viewed: 31 times Comments 1 Date: 13-09-2026 Language: Language

L'Oltre del Desiderio

Quella che seguì fu una delle settimane più strane e cariche di elettricità nella vita di Guido e Alice.
In casa, la routine superficiale proseguì apparentemente intatta: le cene condivise, la spesa del sabato, la solita musica di sottofondo nel soggiorno. Ma sotto quell'apparenza

vaniglia

, l'aria era diventata densa, quasi irrespirabile. Ogni sguardo incrociato in corridoio si caricava di un significato recondito; ogni sfioramento casuale in cucina faceva scattare una scintilla di tensione muta.
Entrambi sapevano cosa stesse facendo l'altro nei momenti di solitudine.
Alice approfittava dei momenti in cui Guido era al lavoro per sedersi al tavolo dello studio. Prendeva un foglio bianco e una penna stilografica, ma prima di scrivere passava minuti interi a fissare il vuoto con la mente in subbuglio. La sua solita timidezza e i condizionamenti di una vita intera cercavano di frenarla, ma il ricordo dell'incontro con Fabio — la sua presenza imponente, la voce profonda, la stretta di mano salda — unito alle parole sussurrate da Guido nel letto, spazzava via ogni difesa. Scrivere quella lettera diventava per lei un atto esaltante e spaventoso insieme, una masturbazione mentale prima ancora che fisica.
Guido, dal canto suo, scrisse la sua lettera d'un fiato, la sera tardi, mentre Alice era già a letto. La sua mente, abituata alle dinamiche trasgressive, tracciava sulla carta scenari nitidi, privi di pudore ma colmi di una devozione quasi cavalleresca verso il piacere della moglie.
La domenica mattina il sole filtrava dalle tende del soggiorno, disegnando rettangoli di luce sul tavolo in legno della cucina. I due fogli, piegati in due, riposavano l'uno accanto all'altro accanto alle tazzine del caffè.
Nessuno dei due parlava. Guido fece un leggero cenno con la testa, prendendo la lettera di Alice, mentre lei, con le mani che le tremavano impercettibilmente, raccoglieva quella di Guido.
Si sedettero di fronte. Il silenzio era rotto soltanto dal fruscio della carta che si spiegava.
La lettera di Guido:
«Mia dolce Alice, quello che sto per scriverti non nasce dal desiderio di spingerti dove non vuoi, ma dalla consapevolezza di quanto tu sia infinitamente preziosa ed erotica per me. Il mio desiderio più profondo è vederti splendere senza inibizioni. Sogno di vederti tra le braccia di Fabio, di guardarlo mentre ti prende con la passione e la forza che meriti, regalandoti un sesso dolce, travolgente e senza limiti. Sogno di essere lì, o anche solo di immaginarvi mentre io sono al lavoro, sottomesso a questo vostro piacere con una gabbia di castità che mi ricordi ogni secondo a chi appartiene il mio pensiero. E sogno il momento in cui saremo tutti e tre insieme, dove tu sarai la nostra sola e indiscussa regina.»
La lettera di Alice:
«Guido mio, scriverti queste righe mi fa bruciare le guance di vergogna, ma non voglio più nascondermi. Dopo aver conosciuto Fabio e dopo tutto quello che mi hai raccontato di voi, dentro di me si è rotto un argine. Bramo di provare un sesso sfacciato, libero da ogni giudizio. Sogno la sensazione scandalosa di essere desiderata, toccata e venerata da due uomini contemporaneamente, di sentire la tua devozione e la forza di Fabio su di me. E sopra ogni cosa, mi eccita in modo quasi insopportabile l'idea di guardarvi, di vedere da vicino l'intesa intima e bisex che c'era e c'è ancora tra te e lui...»
Quando rialzarono gli occhi dai fogli, il rossore sul viso di Alice era intenso, ma i suoi occhi non cercavano il pavimento: fissavano quelli di Guido con un'intensità mai vista prima.
Guido si alzò, le si avvicinò e le prese il viso tra le mani, baciandola con una passione feroce e viscerale. Il vaso di Pandora non era solo stato aperto: le fantasie avevano finalmente un nome, una forma e un consenso reciproco.
Quando finii di leggere la lettera di Guido, la carta mi tremava leggermente tra le dita. Le sue parole sulla gabbia di castità, sul desiderio di vedermi posseduta da Fabio mentre lui assisteva sottomesso al nostro piacere, mi scatenarono un'ondata di calore improvvisa, liquida, che mi scivolò dritta tra le cosce. La vergogna che mi aveva accompagnato per tutta la vita si dissolse in un secondo, rimpiazzata da un brivido scandaloso. Alzai gli occhi e vidi Guido che fissava il foglio con la mia confessione; deglutii, sentendo il cuore battere in gola all'idea che avesse letto il mio desiderio di vedere lui e Fabio insieme, di volere due uomini per me. Non c'era più spazio per le parole velate. Mi alzai dalla sedia, mi avvicinai a lui e, senza dire nulla, mi sedetti a cavalcioni sulle sue gambe, prendendogli le mani e portandomele sul petto sotto la vestaglia di seta. Sentire i suoi palmi caldi sui capezzoli eretti mi strappò un sospiro roco: per la prima volta non mi sentivo la moglie timida da proteggere, ma una femmina desiderata, potente, al centro di un perverso meccanismo di seduzione.
Vederla muoversi verso di me con quello sguardo privo di pudore fu il momento più erotico della mia vita. Leggere sulla sua calligrafia ordinata che desiderava vedere me e Fabio interagire intimamente, che voleva sentirsi venerata da due maschi contemporaneamente, fece scattare dentro di me un'elettricità feroce, rendendo il mio pene duro da farmi male contro la stoffa dei pantaloni. La afferrai per i fianchi, tirandola a me, e affondai la testa nel suo collo per respirare il suo profumo mescolato all'odore del suo eccitamento. La spogliai direttamente lì, sulla sedia della cucina, lasciando cadere la vestaglia a terra, e quando le mie dita scivolarono tra le sue labbra già bagnatissime, Alice inarcò la schiena emettendo un piccolo grido. Mi cercò le labbra con un'avidità mai vista prima, pregandomi di prenderla. La sollevai e la adagiai sul tavolo, proprio sopra le due lettere aperte, e penetrarla in quel modo, spingendo a fondo mentre la mia mente la immaginava già sotto il corpo imponente di Fabio, fu liberatorio. Alice stringeva le gambe attorno alla mia vita, accompagnando ogni mia spinta con gemiti sfacciati, senza più nascondere il volto o spegnere la luce. Facemmo l'amore più volte prima di mezzogiorno, consumandoci su ogni superficie della casa.
Nel pomeriggio, stremati e avvolti nelle coperte del divano con due calici di vino rosso, iniziammo a parlare sinceramente. Alice mi confessò le sue paure con un filo di voce, temendo di bloccarsi o di sentirsi sopraffatta quando sarebbe stato il momento. La baciai sulla tempia con profonda dolcezza, rassicurandola sul fatto che sarebbe stata lei a dettare ogni singolo secondo, che Fabio conosceva perfettamente il suo ruolo e che se lei avesse detto stop ci saremmo fermati immediatamente. Sapere che il suo piacere e la sua sicurezza erano la regola fondamentale le diede una carica erotica ancora più profonda. Quando mi chiese come avremmo iniziato con la chat, le spiegai che l'indomani ne avrei parlato a Fabio per metterli in contatto, così da lasciarla corteggiare via messaggio mentre io le sarei stato accanto per vedere come si sarebbe bagnata leggendo le sue intenzioni. Poi mi alzai dal divano e andai nello studio: aprii un cassetto a scomparsa nel fondo della libreria, un luogo segreto dove avevo conservato alcuni oggetti della mia vita precedente che non avevo mai avuto il coraggio di gettare via. Tornai in soggiorno tenendo in mano un piccolo oggetto di metallo lucido, freddo e pesante. Alice sgranò gli occhi quando glielo porsi; le presi la mano e le feci toccare l'acciaio rigido della gabbietta di castità, spiegandole che quel metallo avrebbe chiuso il mio sesso, trasformando la mia totale sottomissione nella cornice del suo trionfo. Il contrasto tra il freddo di quell'oggetto feticcio e il calore della sua pelle la fece tremare d'eccitazione. La spinsi delicatamente all'indietro sul divano, le chiesi di restare immobile con le gambe leggermente aperte e le scattai una foto dal telefono: un'immagine elegante ma scandalosamente esplicita, pensata come un'anteprima da inviare a Fabio nei giorni successivi per alzare la posta in gioco. Alice chiuse gli occhi, sospirando al tocco del mio sguardo e della fotocamera, consapevole che il patto non era più solo sulla carta, ma scritto nell'acciaio e nella nostra carne.
Il lunedì pomeriggio ci ritrovammo al solito tavolino in piazzetta, ma l'aria tra noi due era completamente diversa da quella della settimana precedente. Appena mi sedetti di fronte a Fabio, gli mostrai direttamente dal mio telefono lo scatto di Alice adagiata sul divano con le gambe dischiuse, e gli raccontai, con la voce bassa e ancora carica dell'adrenalina della domenica, ogni singolo dettaglio delle nostre lettere: l'apertura totale di mia moglie, il suo desiderio di essere venerata da due maschi e la fantasia esplicita di vederci interagire intimamente. A quelle parole e di fronte a quell'immagine, vidi gli occhi di Fabio accendersi di un bagliore vorace. Fissò lo schermo mentre sorseggiando il suo Negroni, incredulo e visibilmente eccitato dall'idea che quella donna timida stesse per offrirsi a noi due senza più riserve; avvertii subito l'irrigidirsi del suo corpo e la tensione nell'inguine che cercava di dissimulare aggiustandosi sulla sedia. Ci sporgemmo entrambi sul marmo del tavolino, analizzando ogni dettaglio del piano con una complicità quasi tattile: Fabio concordò con entusiasmo sulle tutele da riservare ad Alice, ribadendo che l'avrebbe trattata come una regina, facendola sentire al sicuro ma desiderata con una forza brutale. Gli parlai anche della gabbietta di metallo che avevo estratto dal mio nascondiglio segreto: gli spiegai che per la sera del nostro trio sarebbe stata solo una presenza evocativa sul comodino, un simbolo di cui parlare per accendere l'atmosfera, ma che in futuro — quando lui ed Alice si sarebbero incontrati da soli mentre io mi trovavo al lavoro — quel lucchetto mi avrebbe chiuso il sesso, lasciandomi sottomesso a distanza. Quella sera stessa, seduto sul letto accanto ad Alice, le presi la mano tremante mentre lei inviava a Fabio il primo messaggio di saluto su WhatsApp. Dall'altra parte della città, Fabio rispose quasi all'istante con un flirt raffinato, aggressivo e malizioso, fino a chiederle una nota vocale; Alice, facendosi coraggio e guidata dal mio sguardo, gli registrò pochi secondi di sussurri con la sua voce roca, confessandogli l'eccitazione che le procurava immaginarlo insieme a noi. Fabio le rispose subito con un messaggio che le fece mancare il respiro, un richiamo malizioso a quel futuro in cui lei e lui avrebbero fatto sesso da soli mentre io sarei rimasto ingabbiato al lavoro a pensare a loro. Mi godetti ogni singola notifica che faceva illuminare lo schermo, guidando le dita di Alice sulla tastiera e rassicurandola ad ogni battuta, mentre la vedevo arrossire e bagnarsi a ogni complimento di Fabio, conscio che il gioco della seduzione a distanza aveva ufficialmente spalancato le porte al nostro primo trio.
I giorni che mi separavano da quel venerdì furono un'altalena logorante ed esaltante. La mia solita natura timida e riservata riaffiorava a tratti sotto forma di improvvisi nodi allo stomaco e attacchi d’ansia, facendomi chiedere se fossi davvero pronta a spingersi così oltre; poi però mi bastava rileggere un messaggio di Fabio sullo schermo o ricordare le dita di Guido su di me la domenica delle lettere, e un’ondata di calore denso, rovente, tornava a scivolarmi tra le cosce. Mi sorprendevo al lavoro o in macchina a fantasticare sulle dimensioni di Fabio, sul suono della sua voce profonda che mi sussurrava cose oscene, e la sensazione di bagnare la biancheria a metà pomeriggio mi faceva sentire scandalosamente viva.
Il venerdì pomeriggio rimasi sola in casa e trasformai il bagno in un santuario erotico. Immersa nell'acqua bollente arricchita con oli essenziali alla vaniglia e all'ambra, mi accarezzai la pelle lenta, depilandomi con una cura maniacale e immaginando che ogni centimetro del mio corpo sarebbe stato presto coperto dai baci e dalle mani di due uomini contemporaneamente. Quando uscii dalla vasca, spalmai la crema idratante partendo dall'interno coscia fino a risalire sul seno, soffermandomi sui capezzoli eretti che mi facevano male per la tensione. Quel profumo di vaniglia e ambra era lo stesso che avevo sempre usato per Guido, ma l'idea che quella sera si sarebbe impresso sui vestiti, sulla pelle e sulle mani di Fabio creava un ponte sensoriale inebriante tra la mia vecchia natura e il mio presente spudorato.
Davanti allo specchio aprii il cassetto dell'intimo e scelsi il completo più sfacciato che avessi mai comprato: un reggiseno a balconcino in pizzo nero che lasciava scoperte le aureole e un perizoma sottile, quasi invisibile, che incorniciava appena il pube liscio. Indossare quel pizzo nero sulla mia pelle ancora profumata mi fece sentire una sconosciuta, una donna sfrontata capace di guidare il piacere di due maschi. Completai il tutto con un abito morbido in maglia, senza bottoni né cerniere complesse, pensato appositamente per essere sfilato con un unico gesto fluido, lasciando che il pizzo e il mio corpo fossero immediatamente offerti ai loro sguardi.
Prima che suonasse il campanello, osservai Guido posizionare con gesti lenti la gabbietta di metallo sul comodino accanto al letto. Mi avvicinai e allungai una mano per sfiorare quell'acciaio rigido e freddo: sentire quel contrasto gelido sotto le dita, a pochi minuti dall'arrivo di Fabio, mi ricordò fisicamente il nostro accordo e il ruolo di totale sottomissione che Guido avrebbe assunto per me, accendendo la mia attesa fino a renderla quasi insopportabile.
Quando il rintocco del campanello squarciò il silenzio di casa nostra, il mio cuore fece un balzo violento in gola; mi toccai d'istinto il pizzo nero sul petto, sentendolo pulsare contro i capezzoli rigidi, mentre Guido mi stringeva le dita con uno sguardo carico d'adrenalina pura prima di andare ad aprire. Guardare Fabio varcare la soglia, imponente nei suoi abiti scuri con una bottiglia di champagne tra le mani, mi procurò una scossa elettrica dritta all'inguine: la sua voce profonda che ci salutava, il bacio caldo e prolungato sulla mia guancia e i suoi occhi scuri che mi spogliavano di dosso ogni residuo di timidezza mi ferirono di un desiderio viscerale, facendomi sentire regina e femmina come mai prima.
Dalla mia posizione accanto all'ingresso, godetti ferocemente nell'osservare il rossore sul viso di mia moglie e l'imbarazzo malizioso con cui ricambiava la galanteria di Fabio, notando come il suo profumo di vaniglia e ambra si stesse già mescolando all'aria densa della stanza. Io stesso avvertii il pene pulsare contro la stoffa mentre le versavo lo champagne nella flute, affascinato dalla bellezza candida eppure sfrontata di Alice: il modo in cui accavallava le gambe sul divano, facendo scivolare il tessuto del vestito sulla coscia, era un invito silenzioso che attendevo da anni.
Dopo pochi sorsi, la tensione si sciolse in seduzione pura: mi avvicinai ad Alice e la baciai dolcemente sulle labbra per rassicurarla, mentre Fabio avanzava alle sue spalle, cogliendo al volo il segnale e facendole scivolare le mani ampie dai fianchi fino alla pancia.
Sentire il petto massiccio di Fabio addossato alla mia schiena e i suoi palmi caldi che guidavano il mio corpo mentre le labbra di Guido mi si schiudevano addosso mi fece trasalire; quando le mani di entrambi i miei uomini iniziarono a sfilare insieme il vestito fluido sopra la mia testa, lasciandomi solo in pizzo nero, l'impatto visivo di quattro mani che mi accarezzavano simultaneamente il seno e l'interno coscia mi strappò un lungo sospiro roco. Ci spostammo sul lettone e io mi ritrovai distesa al centro, venerata come una regina da due maschi completamente devoti al mio piacere: Fabio mi baciava con foga la pancia e le cosce, affondando le dita nel pizzo del perizoma bagnato, mentre Guido mi succhiava i capezzoli con una passione rapace.
All'improvviso mi ricordai della confessione nella mia lettera e mi fermai per un istante, imponendo un cambio di ritmo; cercai con lo sguardo gli occhi di mio marito e poi quelli di Fabio, finché i due uomini non si sporsero l'uno verso l'altro sopra il mio corpo, unendo le labbra in un bacio bisex profondo e carnale che riaccese la loro vecchia intesa intima davanti a me. Vedere mio marito e il suo amico cercarsi, accarezzarsi i toraci e cedere alla lussuria per il mio divertimento mi procurò uno shock erotico di un'intensità inaudita, facendo colare il mio umore sul lenzuolo. Subito dopo, Fabio si posizionò tra le mie gambe spalancate, sollevandomi i fianchi con forza e penetrandomi con spinte calde, profonde e misurate. Guido si sistemò sottomesso ed estasiato ai piedi del letto, adorandomi le caviglie e fissando con occhi sgranati l'entrata di Fabio dentro di me, senza smettere di risalire con le mani lungo le gambe di Fabio, sfiorandogli i glutei e i fianchi muscolosi per mantenere viva quella corrente di complicità maschile che univa tutti e tre.
Durante le spinte più ritmo e calde di Fabio, i nostri sguardi caddero contemporaneamente sul comodino, dove la gabbietta di metallo brillava fredda sotto la luce soffusa della lampada: vedere quell'acciaio rigido proprio mentre il sesso imponente di Fabio mi riempiva completamente, sapendo che quello sarebbe stato il destino di Guido nei loro incontri futuri, scatenò dentro di me un'ondata di dominio e piacere perverso. Sentire la resa adorante di mio marito al nostro piacere e la potenza di Fabio dentro di me fece esplodere un orgasmo devastante, sismico, che mi strappò un grido incontrollato e mi fece artigliare le lenzuola, conscia di aver varcato un confine incantato da cui non sarei mai più tornata indietro.
Mentre l'ondata del mio orgasmo andava affievolendosi, lasciandomi con il respiro corto e la pelle perlata di sudore, Fabio rallentò il ritmo ed estrasse il suo sesso bagnato da me; con uno sguardo carico di brama e devozione, si voltò verso Guido che, ancora inginocchiato ai piedi del letto, fremeva per far parte di quella carneficina erotica. Mio marito si sporse in avanti, incastrandosi tra le mie gambe mentre Fabio scivolava delicatamente indietro, scambiandosi di posto in una staffetta fluida e perfetta: sentire la penetrazione profonda di Guido, subito dopo l'impatto di Fabio, mi strappò un altro gemito roco. Fabio non si allontanò, ma si posizionò al mio fianco, chinandosi su di noi per baciare avidamente la mia bocca e poi quella di Guido, leccando via le gocce di sudore e i nostri umori combinati, mentre le sue mani esperte accarezzavano il petto di mio marito e la mia vita. Mi godetti ogni secondo di quel groviglio di corpi e umori, vedendo Guido e Fabio cercarsi con un'intesa ritrovata e famelica, alternando baci a tre e carezze ardenti mentre si avvicendavano nel mio corpo.
Guido, spinto al limite dal piacere e dalla visione di Fabio che gli accarezzava la schiena mentre mi possedeva, si sfilò da me mettendomi alla pecorina rivolta con la bocca verso di lui ed il mio sesso verso Fabio; guidai il suo pene rigido nella mia bocca, assaporando il gusto salato e denso della nostra lussuria, mentre Fabio riprendeva possesso della mia vagina con colpi potenti e ritmici, facendomi tremare tutta. L'apice fu un'esplosione sincrona e viscerale: Guido sborrò caldamente nella mia gola con brevi sussulti di resa, mentre Fabio affondava un'ultima volta fino in fondo, scaricando tutto il suo seme denso nel profondo del mio grembo con un ruggito trattenuto.
Subito dopo l'atto, la stanza fu avvolta da un'atmosfera di profonda tenerezza e complicità a tre. Prima di ricomporsi, Fabio fece scivolare la mano sulla mia pancia, sfiorandomi con un'ultima carezza possessiva mentre Guido osservava quella traccia d'amore con un orgoglio e un'eccitazione incontenibili. Rimasero distesi a riprendere fiato sul lettone disfatto, scambiandosi carezze leggere e baci dolci, uniti da un legame del tutto nuovo.
Dopo essersi ricomposto con la solita eleganza, Fabio ci salutò entrambi con calore, discrezione e uno sguardo d'intesa che prometteva già il seguito, lasciando la casa.
Rimasti soli, io e Guido ci stringemmo fortissimo, sentendo il calore del seme di Fabio ancora colare lentamente dalle mie cosce ed il sapore di Guido sulla mia lingua.
Poco prima di cedere al sonno, Guido allungò la mano verso il comodino, prese la gabbietta di metallo e la fece scivolare tra le mie dita ancora tremanti, sussurrandomi che la prossima volta sarebbe toccato a me chiuderla sul suo sesso quando Fabio fosse venuto a trovarmi da sola.
Esausti, appagati e complici come non mai, guardammo il buio della stanza con la consapevolezza che Alice aveva finalmente liberato la sua vera natura e che il nostro viaggio nella trasgressione era appena iniziato.
Il mattino seguente la casa fu svegliata da una luce morbida e tiepida, che filtrava lenta attraverso le fessure delle tapparelle, disegnando lame dorate sul disordine delle lenzuola.
Ci svegliammo quasi allo stesso istante, ancora allacciati al centro del letto. L'aria della camera conservava un'eco densa del profumo di ambra e vaniglia mescolato agli umori della notte, una traccia olfattiva incancellabile di tutto ciò che era accaduto.
Alice si mosse per prima, appoggiando il mento sul mio petto. Il suo viso era disteso, privo di qualsiasi traccia di stanchezza o di rimpianto; nei suoi occhi, di solito così schivi al risveglio, c'era una luce limpida, un'intimità nuova e vibrante.
«Come ti senti?» le chiesi sottovoce, scostandole un laccetto di capelli dalla fronte e baciandole la tempia con un'infinita dolcezza.
Alice trasse un sospiro lungo, profondo, lasciando che le sue dita tracciassero lentissimi cerchi sul mio torace.
«Mi sento... rinata,» mormorò con una voce ancora un po' roca, velata da un sorriso denso di calore. «Pensavo che al risveglio mi avrebbe travolto la vergogna, o che mi sarei sentita smarrita. E invece... non mi sono mai sentita così parte di te, così tua e allo stesso tempo così padrona di me stessa. Vedere la tua devozione mentre Fabio era con me, sentire la tua felicità per la mia gioia... ha cancellato ogni mia paura.»
La tirai ancora più a sé, affondando il viso nel suo collo. Per la prima volta in vita mia avvertivo la sensazione di aver raggiunto una pienezza totale: non c'era più la scissione tra il mio passato trasgressivo e la mia vita matrimoniale. Alice non era più la moglie da proteggere dal mondo profano, ma la complice assoluta con cui condividere la cima più alta del desiderio.
Arrivammo in cucina a piedi nudi, avvolti nei nostri accappatoi, per preparare il caffè. Il rituale della colazione, solitamente così abitudinario e

vaniglia

, si caricò di una tensione erotica sottile ma dolcissima. Ogni volta che le nostre mani si sfioravano per passarsi la zuccheriera o la tazzina, scattava uno sguardo d'intesa, un riaffiorare vivido di immagini della notte appena trascorsa: il sapore di Fabio sulle sue labbra, la sua resa totale, il bacio a tre sul lettone.
«Quando Fabio se n'è andato,» disse Alice, appoggiando i gomiti sul tavolo e fissandomi sopra il vapore del caffè, «e mi hai fatto toccare la gabbietta sul comodino... ho capito che quello non era stato un episodio isolato. È stato solo l'inizio, vero?»
«Solo l'inizio, Regina mia,» le risposi, prendendole le mani tra le mie e baciandole i palmi. «Abbiamo aperto una porta che non si chiuderà più. Ma la cosa più bella è che questa chiave ce l'hai solo tu.»
Alice sorrise, un sorriso sfrontato e consapevole che le illuminò il volto, sigillando sul nascere la decisione che avrebbe guidato la nostra settimana verso il passo successivo.

ADDED 1 COMMENTS:
  • avatar ziomax Molto bello, erotico, eccitante

    15-09-2026 10:24:36






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