Il Ritorno al crepuscolo
by GipotopoParigi, marzo 1930. Il sole già basso sfiorava i tetti di ardesia e allungava ombre nere sui marciapiedi di rue de Rivoli. Etienne scese dal tram con la stanchezza di una giornata passata tra carte bollate e conversazioni sommesse negli uffici di un notaio vicino all'Opéra. L'inverno era stato lungo, umido, grigio; la città sembrava ancora avvolta in una nebbia che non voleva andarsene.
Amava rientrare nell'appartamento di rue des SaintsPères, togliersi le scarpe di vernice, slacciare il colletto inamidato, lasciare che la seta della camicia sfiorasse la pelle nuda del petto mentre passava da una stanza all'altra. I libri erano ovunque: pile ordinate sugli scaffali dell'ingresso, sul secrétaire del salotto, sul comodino. Li accarezzava con lo sguardo come vecchi amanti fedeli.
La casa taceva. Nessun rumore di stoviglie, nessun fruscio di gonna, nessun profumo di talco o di eau de Cologne che annunciasse la presenza di Claire. Sua moglie, a cinquantadue anni suonati, conservava una bellezza piena, generosa: fianchi rotondi che l'età aveva appena ammorbidito, seni pesanti che premevano contro la seta dei corpetti, occhi castani che potevano passare in un istante dal riso alla lama.
Étienne posò sul tavolo il volume che stava rileggendo Les Fauxmonnayeurs di Andrè Gide. Annotò una frase con la stilografica, poi guardò il telefono, un apparecchio nero e pesante, e andò a cercarla.
Il silenzio lo inquietò quasi subito. Un telegramma mentale: Dove sei? Stai bene?
Sedette al secrétaire, aprì il cassetto dove custodiva fogli sparsi, poesie nate a notte fonda, appunti su corpi femminili intravisti al caffè. Qualche anno prima Claire aveva avuto un amante – un regista di cortometraggi, un uomo dalle mani eleganti e dalla voce bassa. Étienne aveva letto le loro lettere, una dopo l'altra, con una curiosità dolorosa, quasi masochista, trascrivendole come per impossessarsene.
Uno squillo improvviso, Si alzò sperando che fosse Claire che aveva dimenticato le chiavi. Era il portiere che gli porgeva due telegrammi
Primo mittente sconosciuto: Votre femme est avec moi ce soir. Elle rentrera intacte, mais changée. (Vostra moglie è con me stasera. Lei non rientrerà intatta ma cambiata)
Secondo, da Claire: Rejoinsmoi pour une essayage mémorable. 18 heures, angle rue de Castiglione et rue de Rivoli. Viens. (Unisciti a me per una prova d'abito indimenticabile. Ore 18:00, angolo tra Rue de Castiglione e Rue de Rivoli. Vieni.)
Il cuore gli saltò in gola. Si rivestì in fretta, cravatta annodata male, cappotto buttato sulle spalle, e uscì nella luce morente.
Il tram era quasi vuoto. Sedette solo, aprì il libro, ma le righe danzavano. Altri due messaggi.
Dentro il libro uscirono fuori due biglietti il primo vergato con una calligrafia sconosciuta che diceva:
32
Elle sera magnifique dans cette robe. – (Con quell'abito è splendida.)
Ed uno di Claire: Tu me manques déjà.(Mi manchi già)
Scese vicino al Louvre, attraversò place Vendôme con il passo rapido, superò la statua di Napoleone, imboccò rue de Castiglione. Il negozio era lì, vetrine illuminate da lampade discrete, abiti importati da New York o tagliati da piccole case di couture.
Spinse la porta con timore reverenziale.
Una commessa giovane, capelli alla garçonne, lo accolse con un sorriso professionale.
«Buongiorno, monsieur. Come posso aiutarla?»
«Buongiorno, ho visto… un vestito in vetrina qualche giorno fa. Nero, maniche lunghe, un inserto di pizzo trasparente in vita… corto, appena sopra il ginocchio.»
La ragazza inclinò la testa. «Ah, sì. Purtroppo, al momento è in fase di prova. Una cliente e il suo... accompagnatore. Se non lo prende, sarò felice di mostrarvelo. Basta un attimo di pazienza.»
Dal retro arrivarono voci. Prima quella di Claire, morbida, divertita. Poi una voce maschile, calda, complice. Una risata cristallina – la sua. Silenzio. Poi bisbigli, parole che non si distinguevano ma che vibravano di intimità.
I tacchi di Claire risuonarono sul parquet. Comparve.
L’abito era nero come la notte parigina, taglio obliquo, aderente come una seconda pelle. Le maniche lunghe fasciavano le braccia, ma la vita era attraversata da una striscia di pizzo chantilly quasi trasparente che lasciava intravedere la curva dei fianchi, la pelle lattea, l’ombra scura del pube appena accennata sotto la seta. L’orlo terminava a metà coscia – audace per il 1930, eppure perfetto sul suo corpo maturo.
Claire fece una piroetta lenta davanti allo specchio triplo. Il tessuto si mosse con lei, accarezzandola.
«Le piace, monsieur?» chiese voltandosi verso Étienne, fingendo di non conoscerlo. Gli occhi le brillavano di una malizia feroce.
«Certo…Molto» mormorò lui, la voce rauca.
«Anche mio marito pensa che mi stia bene» disse lei alla commessa, indicando con un cenno l’uomo alto e magro alle sue spalle – capelli ondulati, baffetti curati, sguardo da predatore sazio. «Lo prendo»
Pagò in contanti, infilò i vecchi vestiti in una borsa di carta marrone e uscì al braccio dello sconosciuto, senza degnare Étienne di uno sguardo.
Fuori, sul marciapiede, lo attese. Quando lui uscì, gli sorrise come se nulla fosse accaduto.
«Bonjour, mon amour.» Lo baciò sulle labbra, lentamente, la lingua che sfiorava appena la sua. «Lui, è Marc. Un collega. Mi ha aiutato a scegliere.»
Marc chinò leggermente la testa, imbarazzato ma compiaciuto.
«Andiamo a prendere qualcosa?» propose Claire. «C'è un posto delizioso in Place SaintGermaindesPrés..»
Camminarono sotto i portici, poi lungo boulevard SaintGermain. Lei teneva entrambi a braccetto, l’abito che saliva a ogni passo, scoprendo più coscia di quanto le convenzioni permettessero. Sedettero al tavolino esterno del locale, i camerieri in giacca nera, i tavolini rotondi, l’odore di caffè e sigarette.
Claire ordinò caffè e chantilly. Si stirò al sole morente come una gatta in calore, le gambe accavallate, l’abito che risaliva pericolosamente. Intinse due cucchiaini nella panna montata, li offrì prima a Marc, poi a Étienne.
Prima di leccare il proprio, baciò Marc – un bacio lungo, umido, la lingua visibile per un istante. Poi si voltò verso il marito e ripeté il gesto: la bocca morbida, calda, che sapeva di panna e di desiderio condiviso.
Rimasero lì fino a quando il sole sparì dietro i tetti. Claire posò una mano sulla coscia di ciascuno, sotto il tavolino, le unghie laccate che graffiavano leggermente la lana dei pantaloni.
«Rientriamo» sussurrò infine. «La notte è appena iniziata.»
La notte si apriva
Il caffè era ormai quasi deserto. Le ultime coppie si alzavano, i camerieri raccoglievano i bicchieri con gesti lenti, quasi rituali. Claire si stirò ancora sulla sedia di metallo, inarcando la schiena in modo che l’abito nero si tendesse sul seno e la striscia di pizzo chantilly lasciasse intravedere, per un secondo più lungo del dovuto, la curva inferiore dei capezzoli già duri.
E mentre si alzò, l’abito nero le scivolò addosso come un guanto di velluto, promettendo che quella prova d’abito era solo l’inizio di una lungo, lentissimo, trasgressivo momento del loro futuro.
«Andiamo da te, Marc» disse con una voce bassa, quasi un sussurro che però tagliò netto l’aria fredda della sera.
Marc annuì, le pupille dilatate. Non era più imbarazzato: il bacio al tavolino, la mano di lei che aveva sfiorato la sua coscia sotto il tavolo per poi stringere con decisione, avevano fatto cadere ogni finzione.
Étienne non parlò. Sentiva solo il battito sordo nel petto e il calore che gli saliva dal ventre. Quando Claire si alzò, l’abito risalì di qualche centimetro sulle cosce. Non lo sistemò. Lasciò che entrambi gli uomini vedessero la pelle nuda tra le culotte seta nera di seta nera e l’attaccatura delle calze di e, tenute da giarrettiere sottili che sparivano sotto il tessuto.
Camminarono in silenzio lungo boulevard SaintGermain, poi girarono in rue de l’Odéon. Marc abitava in un palazzo discreto di fine Ottocento, ultimo piano, con balconi stretti che davano sui tetti. L’ascensore era minuscolo. Claire entrò per prima, si mise al centro. Quando le porte si chiusero, premette il pulsante del sesto piano e poi, senza preavviso, si voltò verso Étienne.
Lo baciò con violenza improvvisa, la lingua che invadeva, le mani che gli afferravano i capelli brizzolati. Marc, alle sue spalle, le cinse la vita. Le dita scivolarono sotto il pizzo trasparente, trovarono la pelle calda, scesero ancora fino a sfiorare il bordo delle culotte di seta. Claire emise un piccolo gemito nella bocca del marito, ma non si staccò.
L’ascensore si fermò con un sobbalzo. Marc aprì la porta con la chiave che tremava leggermente.
L’appartamento era illuminato solo da due abatjour con paralumi di seta color ambra. Mobili scuri, un grande divano di velluto verde bottiglia, un camino spento, un grammofono nell’angolo con alcuni dischi di tango e di jazz americano. Odore di tabacco biondo, di cuoio, di dopobarba speziato.
Claire si liberò del cappotto con un movimento fluido, lo lasciò cadere sul pavimento. Poi si girò verso i due uomini, ancora fermi vicino alla porta.
«Spogliatevi» disse semplicemente.
Non era un ordine urlato. Era una richiesta calma, quasi dolce, ma con quella nota di acciaio che entrambi conoscevano bene.
Marc si tolse la giacca, slacciò la cravatta. Étienne fece lo stesso, più lentamente, come se ogni bottone fosse un passo verso un precipizio. Quando rimasero in camicia e pantaloni, Claire si avvicinò a Marc per prima.
Gli slacciò la camicia con dita esperte, scoprendo il petto magro ma muscoloso, i capezzoli scuri. Lo baciò lì, succhiando piano, mentre con la mano destra cercava e trovava il rigonfiamento nei pantaloni di Étienne. Lo strinse attraverso la stoffa, senza fretta.
«Vieni qui» mormorò al marito.
Étienne avanzò. Claire si mise in ginocchio tra i due uomini, ancora vestiti. Aprì la patta di Marc con calma, liberò il sesso già duro, lo accarezzò con il palmo aperto, poi lo prese in bocca lentamente, guardandolo negli occhi. Contemporaneamente, con la mano sinistra slacciò i pantaloni di Étienne, lo tirò fuori, lo masturbò con movimenti lenti e profondi mentre la bocca lavorava su Marc.
I due uomini si guardarono per un istante sopra la testa di lei. Non c’era ostilità, solo una specie di patto silenzioso, animalesco.
Claire si alzò. Si sfilò l’abito con un unico gesto: la seta scivolò giù come acqua nera, rimase solo con le calze, le giarrettiere, e delle culottes di pizzo nero e un reggiseno coordinato che a malapena conteneva il suo seno abbondante.
«Sul divano» disse.
Si sedette al centro, aprì le gambe. Marc si inginocchiò tra le sue cosce, le scostò le mutandine di lato, la leccò con lingua lunga e paziente, trovando subito il punto che la faceva inarcare. Étienne si mise accanto a lei, le baciò il collo, scese sul seno, prese un capezzolo tra i denti mentre con la mano le accarezzava l’altro.
Claire gemeva piano, la testa rovesciata all’indietro. Poi afferrò Marc per i capelli.
«Dentro di me. Ora.»
Marc si rialzò, si posizionò. Entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, mentre lei gli stringeva i fianchi con le gambe fasciate di seta. Étienne le teneva il viso tra le mani, la baciava profondamente, sentendo i gemiti di lei vibrare contro la sua bocca.
Marc cominciò a muoversi, prima piano, poi sempre più deciso. Claire si voltò verso il marito.
«Tocca me. E toccalo.»
Étienne posò una mano sul clitoride di lei, lo massaggiò in cerchi mentre Marc stava per scoparla. Con l’altra mano scese, allargò la figa della moglie per favorire l’ingresso dell’asta che entrava e usciva da Claire. Lei tremò violentemente al contatto.
Dopo qualche minuto Claire si staccò da Marc, si girò a quattro zampe sul divano, il sedere offerto, le calze tese sulle cosce.
«Étienne. Adesso tu.»
Il marito entrò in lei da dietro con un colpo solo, profondo. Claire gridò di piacere. Marc si mise davanti al suo viso. Lei lo prese in bocca di nuovo, succhiando con avidità mentre il marito la possedeva con ritmo sempre più rapido.
I suoni riempivano la stanza: carne contro carne, respiri spezzati, gemiti, il divano che scricchiolava.
Claire si staccò dalla bocca di Marc solo per dire, con voce roca:
«Cambiate.»
Marc prese il posto di Étienne. Entrò con forza, tenendola per i fianchi. Étienne si mise davanti. Claire lo accolse in gola, le mani che gli stringevano le natiche, spingendolo più a fondo.
Continuarono così per lunghi minuti, alternandosi, cambiando posizione: lei sopra Marc, cavalcandolo mentre succhiava Étienne in piedi accanto al divano; poi sdraiata sulla schiena con le gambe sulle spalle di uno mentre l’altro le leccava i capezzoli; poi ancora a quattro zampe, uno dentro di lei davanti, l’altro dietro, penetrandola contemporaneamente in due modi diversi, le sue mani che li guidavano, che li stringevano.
Il piacere saliva come una marea lenta ma inesorabile.
Alla fine Claire li fece sdraiare entrambi sul divano, fianco a fianco. Si mise in ginocchio tra loro.
«Adesso tocca a me darvi tutto.»
Prese i due sessi nelle mani. Li masturbò con movimenti sincronizzati, lenti, poi sempre più veloci. Alternava la bocca: succhiava Marc per qualche secondo, poi passava a Étienne, poi tornava indietro. Le lingue guizzavano, le labbra si chiudevano strette, la saliva rendeva tutto lucido e scivoloso.
Quando sentì che entrambi erano al limite, si chinò su di loro contemporaneamente. Le mani non si fermarono mai. La bocca passava dall’uno all’altro in rapidi passaggi.
Marc venne per primo, con un gemito lungo e strozzato, schizzando sul seno di lei e sul mento. Claire non si fermò: continuò a muovere la mano su di lui per spremerlo fino all’ultima goccia, poi si voltò verso Étienne.
Lo prese in bocca fino in fondo, la gola che si contraeva intorno a lui. Étienne esplose quasi subito, venendo nella sua bocca mentre lei ingoiava, gli occhi fissi nei suoi, un sorriso selvaggio sulle labbra sporche.
Quando anche l’ultimo spasmo finì, Claire si rialzò lentamente. Il seno luccicava, il viso era arrossato, i capelli spettinati. Si passò una mano sulle labbra, raccolse una goccia con il dito e la leccò.
Si sedette tra loro due, appoggiando la testa sulla spalla di Étienne e posando una mano sul petto ancora ansante di Marc.
«Avete visto?» sussurrò. «La vita non si ripete… ma stanotte l’abbiamo riscritta tre volte.»
Fuori, Parigi continuava a respirare sotto la luna di marzo. Dentro, i tre corpi rimanevano intrecciati, sudati, sazi, in un silenzio che non aveva più bisogno di parole.
English (UK)
English (US)
Italiano
Français
Español
Deutsch
Русский