LA MOGLIE DEL VICINO LO HA SEMPRE PIÙ STRETTINO
by BLACKRELAX90Quel minuscolo anello tutto sommato si presentava decisamente bene.
Una fortuna gli era costato siffatto luccicante suggello di nozze, per ottenerlo infatti Giacomo dovette ricorrere a un piccolo prestito personale, un debituccio gravante sui suoi pensieri riservati per i prossimi otto mesi a venire.
Un bellissimo gioiello dalla purezza incontestabile, il classico oro giallo tempestato da diversi diamanti d’altissima qualità capaci di conferirgli una brillantezza unica.
Lucrezia quando lo vide per la prima volta si emozionò parecchio, in preda alla gioia abbracciò il suo Giacomo baciandolo a lungo teneramente in bocca.
La delusione tuttavia fu parecchia quando i due coniugi si accorsero che l’anello di lei fosse in verità troppo stretto per il suo anulare.
Erano, seppur a stento, riusciti ad infilarlo in quel grazioso ditino ma non c’era proprio verso di riuscire a levarglielo agevolmente, Lucrezia con quel monile incastrato iniziò a sentirsi in estremo disagio.
‘’MI SERVIREBBE UN BARATTOLO DI VASELINA!’’, nel sentire quella richiesta il commesso seduto alla cassa fissò per un istante con strano sguardo colmo d’invidia il buon Giacomo, poi rinsavito gli fece un sorrisetto malizioso porgendogli il prodotto e immaginandosi che uso ne avrebbe fatto da lì a poco pensò alla grande fortuna di quell’uomo.
‘’PER MIA MOGLIE CAPISCE…?’’, imbarazzato nel doversi sorbire tale sguardo insinuante, rimbeccò nuovamente Giacomo nel vano tentativo di puntualizzare meglio la sua richiesta, senza per giunta completare la frase. Il marito di Lucrezia che si era appena recato in farmacia per prendere quanto di utile a rimuovere l’anello troppo serrato, appariva ora molto confuso sulla scelta delle parole esatte da pronunciare.
Questo suo maldestro tentativo di precisazione, necessario secondo sua coscienza al fine di non dare adito alle più variegate allusioni, sortì malauguratamente l’effetto opposto attirando anche lo sguardo ammiccante delle altre due commesse e di alcune persone curiose che per caso si trovavano anch’esse in quel momento vicine al bancone centrale.
Rosso in viso, senza dire più mezza parola, appena riuscì a ritirare il prodotto si allontanò per poi precipitarsi dritto a casa.
‘’AHHHHHHHHH PIANO AMORE!’’, Giacomo si prodigava nel tirarle deciso l’anello, aiutato da quel nuovo potente lubrificante e fu così che, come per magia, finalmente le si sfilò completamente.
I due freschi sposini rincuorati poterono tirare un sospiro di sollievo, ma in realtà c’era ben poco da festeggiare difatti all’orizzonte si prospettava un grosso problema da risolvere. Bisognava farglielo dilatare.
‘’DA CHI ME LO FACCIO ALLARGARE AMORE?’’ Chiese pensierosa Lucrezia.
I due pensandoci bene rammentarono che nel loro stesso palazzo al quinto piano, da qualche mese era venuto ad abitarci un ragazzo che di mestiere faceva l’orafo.
Magari quel tipo gli avrebbe potuti consigliare o aiutare a sistemare la ruvida faccenda dandoci un’occhiatina da esperto senza impegno.
Un ragazzone di colore indossante dei singolari occhiali, gli aprì la porta.
Era lui l’artigiano dei metalli preziosi.
‘’BUONGIORNO PIACERE GIACOMO E MIA MOGLIE LUCREZIA… ECCO VEDI, FORSE CI HAI VISTO PASSARE OGNI TANTO DATO CHE ABITIAMO NELLO STESSO PALAZZO, SIAMO VICINI DI CASA ANCHE SE NON CI SIAMO MAI PRESENTATI UFFICIALMENTE AH AH AH, INSOMMA TI ABBIAMO BUSSATO PERCHÈ MIA MOGLIE HA UN ANELLO TROPPO STRETTO, ABBIAMO SENTITO DIRE CHE TU SEI UN ORAFO, NON È CHE CI PUOI DARLE UNA GUARDATA PER CAPIRE SE SECONDO TE SI PUO’ ALLARGARLO FACILMENTE?’’
Il ragazzo capendo parzialmente il discorso enunciato da Giacomo, sorrise e acconsentì comunque ad offrirgli il suo aiuto.
Gli invitò ad entrare soffermandosi a guardarle la camicetta di Lucrezia all’altezza del seno per poi scendere con lo sguardo allupato ed arrivare ad esaminare le altrettanto sinuose forme che si potevano intravedere dal suo pantalone color blu ottanio, la moglie di quel vicino doveva possedere proprio un culetto niente male là sotto. Bello sodo e strettino.
Il ragazzone non se ne fotteva uno così delizioso da tempo ormai.
Senza inserirlo completamente fino in fondo, una volta fatti accomodare il nero le poggiò l’anello sulla punta del dito e anche lui col suo occhio critico poté constatare di come alla sua vicina di casa fosse stato regalato un gioiello decisamente troppo stretto.
‘’BISOGNA ALLARGARE BUCO, BISOGNA ALLARGARE BUCO QUESTO ESSERE TROPO STRETO!’’ disse in un non impeccabile italiano il ragazzo.
Le fisso poi l‘appuntamento per il giorno seguente presso il suo laboratorio per eseguirle il lavoretto.
Le dieci in punto. Il ragazzone nero prese il barattolo di lubrificante, il suo attrezzo da lavoro l’allargatore poi si mise subito all’opera.
Le mutandine di Lucrezia erano già belle umide, quando la mano di quel fusto colorato si posò sul suo fianco. Giacomo guardava attentamente tutta la scenetta avendo ben presente che la scopata selvaggia diveniva sempre più vicina.
Quando la spogliò completamente il ragazzone ne ebbe la conferma, quella mogliettina del vicino aveva un culo fantastico, assai strettino bello da allargare, proprio come piaceva a lui che spettacolo.
Occorreva un lavoretto di fino.
Senza indugio le applicò sull’ano stretto un’abbondante quantità di prodotto. Lucrezia nel frattempo che il gel penetrasse adeguatamente iniziò a succhiare magistralmente il fallo del ragazzo, facendoglielo diventare granitico.
Il ragazzone dopo essere stato spompinato a sufficienza, soddisfatto di aver goduto delle sue labbra, la fece distendere completamente a pancia in giù sul lettino logoro e lentamente iniziò a puntarle il suo arnese dentro quell’invitante orifizio.
Lucrezia sospirava, gemeva ed ansimava di piacere quando quel coso iniziò ad insinuarsi dentro di lei. Vicino a loro ci stava sempre il suo Giacomo, le teneva stretta la mano destra e le infondeva coraggio.
‘’ AMORE, COME VA? FA MALE? LO SENTI? TI PIACE? ’’ le chiedeva ciclicamente in ansia il maritino.
‘’AHHHHHHHHH SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII AMORE LO SENTOOOOOOOOOO’’ rispondeva a tratti lei tra un affondo e l’altro di quel tipo.
L’ano stretto si stava allargando, il lubrificante faceva egregiamente il suo sporco lavoro rendendo l’inculata squisitamente più scivolosa.
Sopra di lei il nero spinse finché riuscì ad arrivare fino in fondo alla sua lunghezza, capì che l’aveva presa completamente, intuì che fosse stato lui il primo ad aprirle il culo in quel modo e di ciò si sentiva onorato.
Sempre col coso dentro, la baciò teneramente sul collo.
Erano profondamente connessi ora e mentre sentiva le sue vibrazioni decise che si fosse meritata anche il suo seme.
Le fissò le braccia e le gambe e continuando a baciarla dolcemente, iniziò a muoversi più vigorosamente fino a che non la schizzò tutta quanta di sborra.
Giacomo affannato dalla troppa eccitazione, corse in bagno a prendere una salviettina umidificata per ripulirla da quel liquido bianco che ancora le colava dal sedere ormai spalancato.
Si può affermare che il ragazzo orafo quel giorno fece proprio un bel lavoro, Lucrezia aperta bene dietro si sentiva assolutamente soddisfatta.
Si mise l’anello al dito, finalmente rassettato alla misura corretta, non troppo stretto non troppo largo.
I due coniugi giulivi uscirono dallo stabile tenendosi mano per mano.
Lucrezia montò assieme a suo marito in sella al loro nuovo bolide ruggente a due ruote e nel trambusto cittadino si dileguarono.
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