STORY TITLE: Schei, Sborra e Umiliazione 
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STORY

Schei, Sborra e Umiliazione

by medjack83
Viewed: 622 times Comments 0 Date: 10-06-2026 Language: Language

La mia prima sessione da Bull (o forse la seconda) risale a un autunno umido e nebbioso in Veneto. All’inizio ero molto indeciso: fin dai primi messaggi su una chat di scambisti, il cornuto mi era sembrato, da come scriveva, un signore ben oltre la mezza età. Il rischio di trovarmi a dover sfondare una vecchia con la dentiera era altissimo.
La sera che stavo per scaricarlo definitivamente, avevo un appuntamento a Vicenza con una bionda beccata su Tinder. Ci eravamo stuzzicati per messaggio tutto il pomeriggio; mi aveva fatto venire il cazzo duro come il marmo con un selfie in perizoma di pizzo nero. Dopodiché, alle 21, dopo che mi ero già profumato e messo in tiro per uscire, sta stronza mi pacca con la scusa che doveva correre a Soave dalla sua migliore amica per non so che cazzo di motivo.
Che faccio? Ne cerco un’altra al volo? Troppo tardi, e non ho voglia di fare lo zerbino al telefono. Mi tiro una sega su Pornhub e vado a dormire? Sembra l’unica cosa sensata, quando mi torna in mente il matusa cornuto vicentino a cui non avevo più risposto... quasi quasi. Ma sì, mi dico, al massimo se la moglie è un cesso inguardabile invento una scusa e me la svigno. Tanto che può fare sto rincoglionito, rincorrermi lungo corso Palladio col bastone?
Gli scrivo. Dopo dieci secondi esatti mi risponde. Non ha ancora trovato nessuno ed è disponibile tra due orette. Perfetto: Verona Vicenza sono 40 minuti. Mi faccio dare l’indirizzo e salgo in macchina.
L'arrivo a Vicenza e la sorpresa
Arrivo nel quartiere dove abita. Zona panoramica, verso Monte Berico. Una zona da ricchi sfondati, piantata in mezzo a ville storiche e palazzi signorili. Un industriale dell'oro in pensione, penso. Citofono, salgo con l’ascensore fino all’ultimo piano. Mi apre un signore con una vestaglia di seta bordeaux e pantofole di velluto. Barba bianca curatissima, occhiali con montatura d’oro, un Patek Philippe al polso e modi affettati. Il suo modo di parlare e la sua

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moscia puzzano di conto in banca con almeno sette zeri.
Mi fa accomodare in salotto: un attico immenso che domina Vicenza e che potrebbe costare dieci volte casa mia. Mi chiede se voglio del Prosecco di Valdobbiadene pregiato. Certo, che cazzo, se sua moglie dovesse essere una vecchia inscopabile, almeno gli ho scroccato un calice da cento euro. Ma non faccio in tempo a finire il pensiero che lo sento chiamare: «Maruska, amore mio, vieni pure, ti presento il dottore.»
Mi volto e per poco non mi cade il cristallo sul pavimento di marmo lucido. Una stangona mora, alta un metro e ottanta, trent'anni al massimo, con un vestito nero aderente e scollatissimo che faticava a contenere due tette enormi e sode. Sotto, due gambe abbronzate e chilometriche infilate in tacchi a spillo vertiginosi. Rossetto rosso fuoco, smalto coordinato, occhi azzurri glaciali e una faccia da troia di lusso di quelle che costano quattromila euro a notte.
Adesso mi è tutto chiaro: il vecchio porco vicentino si è comprato la russa strafiga a suon di schei, e a lei tocca succhiargli quel poco di midollo rimasto finché il vecchio non crepa e le lascia l'eredità.
Lei mi stringe la mano, le sue dita scivolano sul mio palmo e mi lancia un sorriso così carico di bramosia che sento il sangue pompare dritto nei pantaloni. In un italiano perfetto mi sussurra all'orecchio che è già un po' brilla. Con un cenno della mano abbassa le luci della sala e dice qualcosa al vecchio. Io non capisco un cazzo perché in quel preciso istante sento le sue mani calde che hanno già aperto la mia patta. Le sue dita affusolate afferrano il mio cazzo, che scatta fuori duro e venoso come un badile. Maruska si inginocchia all'istante sul marmo, mi guarda dal basso con occhi arrapati e se lo infila dritto in bocca fino alla gola, iniziando a succhiare con una foga animalesca mentre il vecchio guarda con la bava alla bocca.

SCOPATA 1

L'iniziazione sul divano
Non resisto più di due minuti con la sua bocca che mi stringe l'uccello. La tiro su per i capelli, sentendo il profumo costoso del suo profumo. Il vecchio si siede sulla poltrona di pelle di fronte a noi, con gli occhi sbarrati e le mani che tremano sulle ginocchia.
Prendo Maruska e la sbatto a novanta sul divano di design. Le sollevo il vestito nero, rivelando che sotto non indossa assolutamente nulla: un culo perfetto, sodo, marmoreo, con le chiappe spalancate che mostrano una passera già completamente bagnata di umore d'estasi. Da buona troia mi infila il profilattico con la bocca, che mossa da puttana! Non perdo tempo: sputo sulla punta del mio cazzo, lo posiziono sulla sua fessura tesa e spingo con un colpo secco e profondo. «Ahhh... sì, cazzo, spacca tutto! Questo è un vero cazzo italiano!» urla lei inarcando la schiena, mentre i tacchi a spillo affondano nel tessuto del divano. L’accento russo mi spacca dal ridere...
Inizio a pomparla senza pietà. Il rumore della mia carne che sbatte contro le sue chiappe bagnate rimbomba nel salotto silenzioso. Il vecchio cornuto si sporge dalla poltrona, respirando affannosamente, emettendo dei gemiti patetici. Maruska gode come una cagna; a ogni mia spinta il mio cazzo entra tutto, dilatandola e riempiendola. Accelero il ritmo, tenendola per i fianchi, finché lei non comincia a tremare, stringendo le pareti della passera attorno alla mia verga. Con un urlo selvaggio che risuona fino al terrazzo, Maruska viene violentemente, bagnandomi completamente il pube con i suoi succhi.

SCOPATA 2:
Senza estrarre il cazzo, con la carne ancora bollente e pulsante, vedo Maruska fare un cenno con la mano al marito di avvicinarsi. Il vecchio viscido striscia fino a noi a quattro zampe sul pavimento di marmo, apre la vestaglia di seta e rivela un uccellino rattrappito e mezzo moscio, perso in mezzo a due palle flaccide e piene di rughe.
Lei, mentre io continuo a spingerle il cazzo dentro da dietro con colpi più lunghi e cadenzati sciafff sciafff sciafff , allunga un braccio verso il basso. Gli afferra il pisello moscio e i coglioni in una mano sola e glieli stringe forte, quasi a volerglieli strappare, continuando ad ansimare.
Io le afferro i lunghi capelli mori, le tiro indietro la testa e le infilo un dito medio dritto nel culo stretto e teso, iniziando a muoverlo dentro e fuori mentre accelero il ritmo delle pedalate nella passera. Maruska impazzisce completamente per la doppia penetrazione. Gode ad alta voce, grusgnisce, poi si gira verso di me con la bava alle labbra e mi fa: «Dai, insulta sto vecchio cornuto impotente vicentino! Dicci cosa sei venuto a fare a casa sua!»
Alzo lo sguardo e lo vedo imbambolato, a bocca aperta, con la bava che gli cola, mentre fissa la mano della moglie che gli strizza le palle.
«Oh, vecchio demmerda carico di schei...» gli ringhio contro, togliendo il dito dal culo di Maruska per iniziare a sfregarglele violentemente il clitoride gonfio. «...vedi di non schiattare proprio stasera per un infarto, che poi a me e a questa troia di tua moglie ci tocca spiegare alla Questura di Vicenza perché sei morto mentre glielo piantavo dentro fino alle palle!»
Maruska esplode a ridergli in faccia, eccitatissima dall'umiliazione. Lo prende a schiaffi in faccia con la mano libera e gli anelli di bulgari: «Hai sentito, cornuto?! Guarda come mi scopa il Bull, guarda quanta sborra mi butterà in faccia tra poco!». Lui fa un cenno patetico con la testa e si accascia completamente per terra di fronte a lei, sottomesso.
Mi viene un’idea ancora più perversa. Sfilo i tacchi a Maruska, la faccio alzare e la conduco sopra il corpo del marito disteso supino sul marmo. Le faccio segno di montargli sopra con i piedi. Voglio chiavarmela in piedi, da dietro, mentre lei calpesta il vecchio.
«Ce la fai, vecchio di merda, a reggere il peso della tua troia o ti sfondiamo le costole?» gli chiedo.
Maruska mi lancia uno sguardo carico di malizia e puro divertimento. Sale con entrambi i piedi nudi, le unghie smaltate di rosso fuoco, direttamente sulla pancia molle e sul petto del vecchio cornuto. Io mi posiziono dietro di lei, le afferro le chiappe e le ripianto il cazzo nella passera da dietro, sollevandola leggermente. Inizio a pompare con violenza millimetrica. Maruska sobbalza a ogni spinta, i suoi piedi affondano nella carne del vecchio che trema e mugola sotto il peso di lei e la violenza dei miei colpi. Dopo dieci minuti di spinte brutali in piedi, Maruska raggiunge il suo secondo, devastante orgasmo, sprizzando umore sulla pancia del marito mentre urla dal piacere.

SCOPATA 3
Siamo esausti, ma il mio cazzo è ancora incredibilmente teso e non ho ancora sborrato. Maruska scende dal vecchio, mi prende per mano e mi trascina nuovamente sul pavimento, mettendosi stavolta a pancia in su, con le gambe spalancate e tirate indietro fin quasi alle spalle. Il suo sesso è rosso, dilatato, bagnato fino all'inverosimile.
Mi ci avvento sopra per la terza e ultima scopata. Mi ci fiondo dentro con tutta la forza che mi è rimasta, spingendo così a fondo da sentire il mio pube battere contro il suo. Lei mi stringe il collo con le braccia, incrocia le gambe dietro la mia schiena e inizia a muovere il bacino a un ritmo frenetico, assecondando ogni mia spinta selvaggia. È una scopata animalesca, primordiale, urla come una pazza cos’è in russo e parolacce in italiano. Il vecchio, ancora sul pavimento a pochi centimetri da noi, fissa la scena con gli occhi vitrei, completamente impotente e distrutto dal piacere voyeuristico.
Sento l'orgasmo salire dalle palle. Velocizzo i colpi, un martello pneumatico che la fa sobbalzare sul pavimento. Maruska urla, stringe i denti, asseconda le ultime spinte finché non sento che sto per esplodere. Le sfilo il cazzo dalla passera all'ultimo secondo e le vengo direttamente sulla faccia e sui capelli con cinque, sei schizzate calde ed enormi di sborra densa che colano sulla sua pelle ambrata e sulle tette

Cinque minuti dopo, io e Maruska siamo semisdraiati sul divano, sudati, accaldati ed esausti. Io ho in mano un altro calice di Prosecco, lei ha ancora le mie chiazze di sborra che le colano lungo la
Faccia e la pancia. Mentre si gira per riprendere a succhiare il cazzo, noto con la coda dell'occhio il vecchio ancora sul pavimento di marmo, intento a trafficare disperatamente con il suo pisello moscio tra le mani.
«Ma che cazzo fa?» le chiedo all’orecchio. «Deve venire anche lui?»
Lei si volta, lo guarda con una smorfia di puro disgusto e sbuffa: «Sì, è questione di un attimo, guarda che roba patetica». Allunga una gamba splendida e gli piazza la pianta del piede nudo proprio davanti all’uccello.
«Dai, su, amore...» lo intima con un tono amorevolmente strafottente, tipico di chi comanda al cento per cento in quella casa, «...fai vedere al dottore che vieni anche tu».
Io rimango un po’ incredulo, guardando la scena. «Ma se manco gli si rizza di un millimetro...» le sussurro, «...come cazzo fa a sborrare sto vecchio?».
Lei mi fa un cenno con gli occhi: guarda e impara. Lui, a quel punto, stringe gli occhi in un’espressione quasi dolorosa, sofferta, e inizia a strizzarsi l’uccello completamente moscio con due dita, come se stesse strizzando uno straccio bagnato per far uscire l'ultima goccia d'acqua. Dopo qualche secondo di quello spettacolo squallido, due goccioline trasparenti e incolore di entità sconosciuta fanno plin plin sulla pianta del piede della moglie. Il vecchio, subito dopo, si china umilmente a baciare la pelle di lei per ripulirla con la lingua.
«Ma che cazzo era?» chiedo all’orecchio di Maruska, facendo una fatica tremenda a trattenere le risate. «Ha pisciato o ha sborrato?»
Lei scrolla le spalle con totale indifferenza, guardando l'attico immenso che tra qualche anno sarà solo suo: «Non ne ho idea... e francamente, non me ne frega un cazzo» con la
Bocca piena del mio cazzo che si stava indurendo di nuovo…






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