In discoteca a Cap D’Agde pt.2
by UdokuoioLa lingua di Giulia era un pennello caldo e umido che dipingeva cerchi lenti sui seni della bionda, raccogliendo ogni goccia della sborra di Marco. Il sapore salato e metallico del marito si mescolava con l'aroma dolciastro della pelle della donna, un cocktail deprimente che elettrizzava Giulia, risvegliando in lei una fame che credeva sazia. La bionda emise un gemito sommesso, le dita che si arricciavano tra i capelli corvini di Giulia, spingendola con più forza contro il suo petto. Non era più solo un ordine, ma un invito. Con un movimento fluido, la bionda si sollevò, trascinando Giulia con sé in un abbraccio che la mise al centro tra lei e Marco, ancora immobile e sbalordito sulla soglia. I loro corpi, tre entità diverse, ora formavano un'unica scultura di carne e desiderio. Le mani della bionda iniziarono a vagare, una che scivolava lungo la schiena sudata di Giulia, l'altra che si allungava per afferrare il polso di Marco, tirandolo dolcemente verso di loro. La resistenza di Marco si dissolse come zucchero nell'acqua calda. Fece un passo avanti, e il triangolo si chiuse.
Fu Giulia a prendere il comando. La recente umiliazione e il piacere estremo l'avevano trasformata, spogliandola di ogni residua inibizione. Spinse la bionda delicatamente ma con fermezza, facendola sdraiare sul letto ancora disordinato e umido. Senza dire una parola, Giulia si arrampicò sopra di lei, posizionando le ginocchia ai lati del viso della donna e abbassando la figa gonfia e ancora sensibile direttamente sulla sua bocca.
Leccami,
ordinò, la voce roca e carica di un'autorità che non aveva mai usato prima. La bionda obbedì con entusiasmo, la sua lingua esperta che si tuffava tra le labbra di Giulia, esplorando ogni piega, ogni centimetro di quella fica che era appena stata usata da quattro uomini. Giulia chiuse gli occhi, godendo del piacere, ma la sua attenzione era rivolta altrove. Guardò Marco, che li osservava con il cazzo che induriva di nuovo sotto i pantaloni.
Vedi, Marco? Vedi come lecca bene? Adesso tocca a te. Vieni qui e inculami. Forte. Come hanno fatto loro. Voglio sentire il tuo cazzo che mi spacca il culo, voglio che mi faccia male come mi hanno fatto loro.
Le parole di Giulia colpirono Marco come una frusta. Il suo cervello, ancora in tilt per quello che aveva visto, si bloccò per un istante, poi il sangue gli defluì tutto verso l'inguine. Si sfilò i pantaloni in un movimento goffo, liberando il suo cazzo già duro e pulsante. Si avvicinò, il respiro corto. Ma Giulia non aveva finito.
Sai com'era quello tatuato? Mi ha tenuto le natiche aperte con le mani e me l'ha infilato tutto di un colpo. Ho gridato. Mi piace quando mi fanno gridare. Tu riesci a farmi gridare più forte di lui?” chiese, indicando con un cenno del capo la bionda, la cui bocca era ancora impegnata a leccare la sua figa.
Fallo. Vai a prenderla. Scopala quella puttana bionda. Scopala come se fosse lei la colpa. Sfondale la figa, vendicati per quello che mi hanno fatto.
L'eco di vendetta nelle parole di sua moglie scatenò in Marco una furia primordiale. Si girò verso la bionda, la afferrò per i fianchi e la sollevò, spingendola a carponi. Senza preavviso, infilò il suo cazzo nella sua figa bagnata, iniziando a sbattersi con una foga selvaggia, un ritmo brutale guidato non dal piacere, ma da una rabbia e un'eccitazione che lo travolgevano. Ogni colpo era una punizione, una rivendicazione del suo territorio, e la bionda gemeva, spingendo indietro il suo culo per accoglierlo più a fondo.
Dopo qualche minuto di questa furia posseduta, un lampo di lucidità attraversò la mente di Marco. Si fermò di colpo, tirando fuori il suo cazzo dalla bionda con un suoto umido. La sua attenzione tornò su Giulia, la sua vera preda, sua moglie. Con un gesto improvviso, la afferrò, la sollevò da terra e la fece girare, facendola sedere sulle sue cosce, di spalle a lui.
Tu sei mia,
sibilò all'orecchio di lei. Con una mano guidò la sua cappella ancora bagnata dei succhi della bionda all'ingresso stretto e caldo del culo di Giulia. L'altra mano le afferrò un seno, schiacciandolo con forza. Giulia ansimò quando iniziò ad abbassarla, facendola impalare lentamente ma inesorabilmente sul suo cazzo. Il suo ano si aprì per accoglierlo, un bruciore piacevole che si trasformò in un piacere intenso quando fu completamente dentro di lei. Mentre la faceva dondolare su e giù, Marco guardò la bionda, ancora a carponi sul letto.
Vieni qui,
le ordinò.
Leccami le mani.
Le porse le palme, ancora unte dagli umori della precedente donna. La bionda obbedì, la sua lingua che puliva ogni dito, ogni linea del palmo. Poi, Marco la spinse con la testa verso il punto in cui i due corpi si univano.
E leccale anche la figa. Voglio sentire la tua lingua su di lei mentre io le rompo il culo.
La scena era un'esplosione di carne e fluidi. Giulia era in un'estasi di dolore e piacere, inondata dalle sensazioni del cazzo del marito nel suo culo e della lingua della bionda sulla sua clitoride. Marco sentiva i muscoli di Giulia contrarsi attorno a lui, sentiva il respiro della bionda sulla sua pelle. La pressione nel suo ventre crebbe fino a diventare insostenibile. Con un urlo gutturale che sembrava strappargli la gola, raggiunse l'orgasmo. Un'ondata di sborra bollente gli esplose dalle palle, inondando le viscere di Giulia, così copiosa da uscire fuori, colando lungo le sue cosce. Ma non aveva finito. Mentre l'ultima ondata di piacere lo scuoteva, si sollevò, facendo scivolare Giulia da lui. Si girò, presentando il suo culo ancora contratto alla bionda.
Puliscilo,
le ingiunse, la voce roca per lo sforzo.
Leccami tutto. Subito.
E la bionda, senza esitazione, si avvicinò e portò la sua lingua direttamente sul suo orifizio, leccando avidamente, pulendo ogni goccia di sborra e ogni residuo del loro amplesso, mentre Marco si abbandonava alla sensazione finale, totale e depravante.
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