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ERZÄHLUNG

Il Certificato

by DrNightX
Gesehen: 329 Mal Kommentare 4 Date: 25-10-2026 Sprache: Language

Il mondo si era rimpicciolito a due cose: il supermercato e il letto.
Viola aveva ventinove anni, un divorzio fresco di tre mesi e un profilo su Gleeden con la faccia tagliata a metà. Nella bio aveva scritto tre righe: appena divorziata, fisico esile, cerco qualcuno che mi faccia sentire di nuovo una donna. Sposati graditi. Non sapeva ancora quanto fosse letterale.
Lui le aveva scritto per primo, senza complimenti: Medico, 44, sposato. Non ho molto tempo, ma quando ci sono ci sono tutto. Si erano scritti una settimana. Poi lui aveva proposto di vedersi

a metà strada

, in un posto che non è un posto: il parcheggio sotterraneo dell'Esselunga.
«E se ci fermano?»
«Ti faccio un certificato.»
«Un certificato di cosa?»
«Di una visita specialistica. Tanto la visita la facciamo, no? Solo che non è quella che c'è scritto.»
Alle 20:45 del giorno dopo Viola ha parcheggiato alla colonna C4. Minigonna, stivali, cappotto, mascherina. Sotto la gonna: niente. Era uscita di casa già bagnata, come una ragazzina, e se ne vergognava e le piaceva da morire.
Lui è arrivato dieci minuti dopo, si è fermato due posti più in là, è sceso, l'ha guardata da lontano e le ha fatto cenno con la testa. Lei ha attraversato il parcheggio con il rumore dei tacchi sul cemento, si è infilata nel sedile del passeggero, ha chiuso la portiera e si è tolta la mascherina. Lui si è tolto la sua.
«Sei più bella delle foto.»
«Non ho messo le mutande.»
Lui l'ha guardata un secondo. «Lo vedo.»
Poi si sono baciati e non si sono più detti niente per due minuti buoni. Lingua subito, senza educazione, come due che si conoscono da anni e hanno un conto in sospeso. Lui le ha messo la mano sulla coscia, è salito, e quando è arrivato in mezzo alle gambe si è fermato.
«Cristo. Sei bagnata come una fontana.»
«Da stamattina.»
«Da stamattina?»
«Da quando mi hai scritto che oggi ci vedevamo.»
Lui non ha risposto: le ha infilato due dita e lei si è inarcata contro il poggiatesta. Due dita, subito, senza delicatezza, e lei che si è aperta come una che non vedeva l'ora di essere aperta. Lo sportello di un furgone si è chiuso a dieci metri, un uomo è passato con il carrello, la coppia della macchina accanto caricava le borse senza guardare. Nessuno vedeva niente e loro facevano tutto lo stesso.
Lui ha reclinato il sedile e le ha spinto la testa in giù.
«Adesso me lo prendi in bocca. E lo prendi bene, che poi ti spiego.»
Viola si è messa di traverso sul sedile, la minigonna che le è salita sui fianchi, il culo nudo in aria dentro il parcheggio dell'Esselunga. Lui le ha aperto le gambe con la mano libera e da dietro le ha messo tre dita, poi il palmo, poi le ha dato due schiaffi pieni sul culo che hanno fatto un rumore da spogliatoio. Lei si è messa a succhiare come si succhia quando hai fame: profondo, sporco, la bocca piena, la gola che lavorava, la saliva che le colava sul mento e sulle mani di lui.
«Guarda che roba», diceva. «Guarda come la sai prendere. E guarda come sei bagnata, che ti cola sulle cosce.»
Lei si è fermata un secondo per respirare, con il cazzo di traverso sulla guancia. «Montami. Ti prego. Ti scongiuro, montami.»
«No.»
«Come no?»
«Stasera ti lascio senza. Ti guardo, ti tocco, ti faccio venire con le dita e ti mando a casa con la fica vuota. Così stanotte non dormi e domani arrivi che sei già mia.»
Lei avrebbe pianto. «Sei crudele.»
«Sono preciso. Adesso pompa. E quando senti che sto per venire non ti staccare: lo prendi in gola e ingoi tutto, fino all'ultima goccia. Se ne perde una, la lecchi dal mio cazzo.»
Ha pompato. Le ha tenuto la testa con due mani e le ha scopato la bocca come si scopa, con il ritmo, con la voce, chiamandola troia e brava e troia un'altra volta. Quando è venuto le ha tenuto la faccia schiacciata sul pube e lei ha ingoiato tutto, e ha ingoiato anche dopo, come le aveva ordinato, e poi si è pulita la bocca con il dorso della mano.
Un signore è passato con il carrello della spesa. Ha guardato la macchina con i vetri appannati e ha tirato dritto.
Lui si è ricomposto come se niente fosse, ha aperto il cassetto e ha tirato fuori un foglio.
«Tieni.»
Viola l'ha letto con la bocca ancora sporca. Visita specialistica — ore 21:30 — dott. Riccardo B., firma e timbro. Data di quella sera.
«Se ti fermano al ritorno, hai il motivo. Non è vero niente, ma è firmato.»
«Sei un genio.»
«Sono un medico. Adesso vai a casa e non ti toccare. Se ti tocchi, domani non senti la differenza.»
Lei è tornata alla sua macchina con le gambe che non la tenevano. Ha guidato fino a casa con il sapore in bocca e il sedile bagnato, si è messa a letto e non ha chiuso occhio.
Il giorno dopo.
Coprifuoco dalle dieci. Alle 22:40 le strade di Firenze erano deserte, i portoni chiusi, i lampioni accesi su un deserto. Riccardo guidava con la mascherina e il certificato nel cruscotto: visita urgente a domicilio. Sua moglie a casa credeva che stesse lavorando.
Viola aveva aperto la porta con una minigonna più corta di quella del giorno prima, niente mutandine anche stavolta, e un bicchiere di vino in mano. Il resto della bottiglia era già finito. In camera aveva acceso trenta candele: sui comodini, sul cassettone, per terra, sul davanzale. La casa era buia tranne che per quelle.
«Sei mezza brilla.»
«Ho bevuto per non tremare.»
«Adesso tremi per un altro motivo.»
Non è arrivata nemmeno al letto. Lui l'ha presa contro il muro del corridoio, le ha alzato la gonna, le ha infilato una mano tra le gambe e le ha detto «sei ancora bagnata come ieri, sei una cosa indecente», e lei ha risposto «sono la tua cosa indecente», e da lì è cominciata una notte che Viola racconterà per anni.
Lui la trattava come si tratta una troia, e lei glielo chiedeva con la voce. In ginocchio in camera, con la faccia alzata verso le candele, gli ha preso il cazzo in bocca mentre lui le teneva la testa ferma e le diceva «brava, così, guardami mentre lo prendi». Poi l'ha piegata sul letto a pecorina, con le ginocchia sulle lenzuola e il culo in alto, e l'ha montata piano e forte, tirandole i capelli e schiaffeggiandole le natiche finché non sono diventate rosse.
«Di' chi sei.»
«Sono la tua troia.»
«Più forte.»
«Sono la tua troia!»
«Di chi è questo culo?»
«Tuo. È tuo. Solo tuo.»
E lui, dentro, a voce bassa, con la bocca sulla sua nuca: «E tuo marito?»
«Mio marito non mi ha mai scopata così.»
Lui l'ha girata, l'ha messa sotto, le ha messo le gambe sulle spalle e l'ha presa guardandola negli occhi, e lei con le mani gli ha stretto la faccia e gli ha detto la frase che gli ha fatto perdere la testa: «Non prendo la pillola.»
Lui si è fermato. «Non prendi la pillola?»
«No.»
«E allora?»
«Allora sborrami dentro. Sempre. Tutte le volte. Non ti azzardare a uscire.»
E da quel momento l'ha fatto. La prima volta dopo dieci minuti, con lei che gli si aggrappava alle spalle, e quando l'ha sentito uscire lei ha messo una mano sotto per prenderlo, per tenerlo, per non farlo andare da nessuna parte.
Poi l'ha inculata.
Le ha messo un cuscino sotto la pancia, l'ha aperta con due dita unte di saliva e le è entrato dietro lentamente mentre lei si mordeva la mano e le candele facevano ombre lunghe sul soffitto. Nessuna dolcezza: «respira, spingi, prendilo tutto», e lei che spingeva e lo prendeva tutto, e si sentiva un buco aperto per comodità di un altro uomo sposato. È venuta così, due volte, e la seconda volta ha urlato così forte che il vicino ha acceso la luce.
Poi il telefono. Matteo.
«Rispondi», ha detto lui, con il cazzo ancora dentro.
Viola ha risposto. Era il suo ex marito, che chiamava alle tre di notte perché non dormiva mai.
«Ciao. Tutto bene?»
«Sì... sì, tutto bene.»
«Sembri strana. Sei a letto?»
«Sì.»
«Da sola?»
Riccardo ha spinto forte e lei ha dovuto coprire la cornetta. «No», ha detto. «Non da sola.»
«E chi è?»
E lei, con un uomo sposato dentro di lei, con la voce rotta e le candele accese: «Uno sposato. Mi sta scopando.»
Silenzio dall'altra parte. Un silenzio lunghissimo, il silenzio di un uomo che capisce di aver perso qualcosa per sempre.
«Richiamami domani», ha detto Matteo.
«Sì. Ciao.»
Riccardo l'ha baciata sulla spalla. «Brava. Gli ex mariti si trattano così.»
Quella notte è venuto sette volte. Almeno quattro dentro di lei, due in bocca, una volta sulla schiena. L'ha svegliata alle quattro e mezza entrandole dentro da dietro mentre dormiva, e lei si è svegliata con un gemito e ha detto «ancora?», e lui «ancora», e l'ha inculata di nuovo alle sei, con la luce che cominciava a filtrare dalle persiane.
Mattina.
Alle sette le candele erano morte, la cera era colata sui comodini e Viola camminava male. Si è messa la camicia di lui e ha fatto il caffè con la moka, i toast, il succo. Aveva le occhiaie, i capelli da buttare, e un sorriso da scema.
Lui si è vestito, ha preso la mascherina e il certificato dal tavolo. Prima di uscire le ha messo la bocca sul collo, da dietro, e le ha detto la frase con cui si chiudono queste cose:
«Voglio che tu sia il mio sborratoio.»
Viola si è girata. «Il tuo cosa?»
«Il mio sborratoio. Il posto dove uno mette tutto e non pensa a niente. Almeno per un po'.»
«Almeno per un po' quanto?»
«Finché ti va. E quando non ti va più, me lo dici e ci salutiamo bene.»
«E tua moglie?»
«Mia moglie dorme.»
E se n'è andato, con il certificato in tasca per il ritorno. Viola si è seduta sul divano con il caffè in mano, ha sentito uscire la sua sborra e ha pensato che fare la troia di uno sposato, nel silenzio di un coprifuoco, era la cosa più semplice e più bella che le fosse capitata da quando aveva firmato il divorzio.

EINGEFüGT 4 KOMMENTARE:
  • avatar Robusto Wow che racconto meraviglioso

    27-10-2026 07:08:42

  • avatar Curioso_io Wow

    26-10-2026 11:51:47

  • avatar maresole44 notevole............

    26-10-2026 09:15:21

  • avatar coso Bello

    26-10-2026 00:23:41






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