STORY TITLE: LA RESA DEL CORNUTO (dedicato a MASTROVERO) 
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STORY

LA RESA DEL CORNUTO (dedicato a MASTROVERO)

by Martineden05
Viewed: 645 times Comments 7 Date: 11-07-2026 Language: Language

La resa del cornuto



Credevo di avere una relazione forte, fatta di complicità e desiderio. Ma lentamente, in silenzio, Maria è scivolata via da me, e si è lasciata prendere da un altro uomo. Un uomo vero, dominante, maturo, capace di farla vibrare, urlare, sottomettersi.
I mesi successivi furono un crescendo lento, inesorabile. Maria vedeva Fausto , con una naturalezza inquietante. Una, due volte a settimana. A volte tre.
All’inizio mi informava. Poi iniziò a non dire più nulla: un messaggio in codice, una carezza sul cazzo prima di uscire, un paio di mutandine lasciate sul letto… e io capivo tutto.
Tornava a casa col viso disteso, le guance rosse, le cosce ancora tremanti. A volte senza mutandine. A volte con la figa ancora aperta, viva. E io le leccavo tutto. Come un servo. Come un cane. Come un cornuto felice.
La sua figa era diventata un altare che altri consacravano. Non solo Fausto . E io ero lì, a ripulire dopo il rito. Il suo sapore, il suo odore e quello della sborra di altri calda, salata, densa. La bevevo tutta. Sempre.
Era il nostro nuovo equilibrio. Sporco. Perfetto. Ma non era ancora completo.
Fino a quella notte.
Erano le 3 quando mi svegliò il rumore della porta che si apriva. All’inizio non capii se stavo sognando. Poi sentii i tacchi. Quelli di Maria . E una voce. Maschile. Profonda. Calma. Lenta. Sicura.
Il cuore mi accelerò. Il sangue nelle orecchie. Il cazzo si mosse sotto le lenzuola. Sapevo. Prima ancora di aprire gli occhi, sapevo.
Maria si avvicinò al letto, si chinò su di me, mi baciò sul collo, poi all’orecchio. Il suo respiro era caldo. Il suo odore era sesso puro.
«Amore… svegliati. Sono tornata. Ma non da sola.»
Aprii gli occhi. Lui era lì.
Fausto . In piedi, accanto al nostro letto. Un uomo vero. Cinquantenne, virile, massiccio. Spalle larghe, braccia forti, barba grigia. Uno sguardo che non chiedeva nulla. Pretendeva.

Fausto si voltò verso di lei , le sorrise, e la baciò. Davanti a me. Lento Con la lingua. Un bacio lungo. Sporco. Profondo. Io non esistevo. O forse sì. Ma solo come spettatore.
Poi iniziarono a spogliarsi. Lui le sfilò il vestitino con calma, lasciandola nuda. Capezzoli duri. Nessun intimo. La sua figa brillava. Gonfia. Aperta. Probabilmente già vissuta, già piena della sua sborra.
Fausto si tolse la camicia, poi i pantaloni. Il suo cazzo era già duro. . Grosso. Scuro. Con una cappella enorme Oscena
Maria si girò verso di me. Mi guardò con uno sguardo che non avevo mai visto prima. Sicuro. Dominante. Disarmante.
Il mio cazzo… era duro come pietra.
Lei salì sul letto, a gambe aperte, la figa a pochi centimetri dalla mia bocca. Mi prese per i capelli. Mi abbassò la testa.
«Sai cosa fare.»
La leccai. Subito. Senza pensare. Affondai la lingua nella sua figa calda, zuppa. E lì, lo sentii. Il sapore inconfondibile della sua sborra. Salata. Forte. Viva.
Bevevo Fausto . Direttamente dalla figa della mia donna. Davanti a lui.
«Bravo cornuto… così… leccami bene… ripulisci…»
Lui salì sul letto, si inginocchiò dietro di lei, le prese i fianchi con le mani enormi e glielo infilò dentro. Tutto. Un colpo solo.
Maria urlò. Di piacere. Di godimento assoluto. E io avevo la faccia premuta sulla sua figa mentre lui gliela scopava con forza. Ogni affondo di lui mi spingeva contro di lei. Sentivo le sue palle sbattermi contro il mento.
Eravamo una cosa sola.
Maria gemeva. «Più forte, Fausto … sì… usami… e fallo sentire… voglio che mi veda godere come una troia…»
Lui aumentò il ritmo. Io la leccavo mentre lui la sfondata da dietro.
Poi si tirò fuori. Il cazzo ancora duro, grondante della sua figa Il suo enorme glande era lucido, bagnato, profumato del loro piacere. Si mise in piedi accanto al letto, il cazzo davanti alla mia faccia.
Io tremavo. Il cuore in gola. Il cazzo durissimo. Maria mi guardò. Occhi accesi. Brillanti. Dominanti.
«Guarda com’è bello… lo hai sempre voluto, vero?»
Mi prese per il mento. «Leccalo.»
Tremavo. Ma lo desideravo.
«Fallo. Mostragli quanto sei bravo… quanto sei voglioso… quanto sei cornuto.»
Mi piegai. Gli sfiorai la punta con la lingua. Il sapore era forte, salato, animale. Sapeva di lei. Sapeva di potere. Mi bruciava le labbra… e io lo volevo ancora di più.
Lo leccai lungo tutto il bordo. Poi sulla base. Gli succhiai le palle. Una, poi l’altra. Le baciavo con rispetto, con fame, con sottomissione.
Maria si sedette sul letto. «Guarda com’è bravo il mio cornuto…»
Mi infilai il cazzo in bocca. Non tutto, ma ci provavo. Affondavo quanto potevo. Mi sbattevo da solo su di lui. Leccavo ogni vena tesa. Ogni goccia. Ogni umiliazione.
Fausto mi prese per la testa e mi guidava.
«Fai come ti ha insegnato, troietta… succhialo bene.»
Io gemevo con la bocca piena. Lei si accarezzava la figa. «Sei perfetto così. Il mio cornuto.»
E io lo ero.
Poi Lucrezia si inginocchiò accanto a me. Leccò il cazzo insieme a me. Poi mi baciò. «Bravo… adesso sei completo.»
Il suo cazzo era ancora duro. Lucido. Vivo. Lei si girò verso di lui. «Scopami il culo, Fausto .»
Lui sorrise. Le sussurrò qualcosa all’orecchio. Lei si mise a quattro zampe davanti a me.
«Guarda bene, cornuto.»
Il suo buco era lì. Piccolo. Teso. Pulito. Lei lo aprì con due dita. Sputò sulla mano. Se lo bagnò. Fausto si avvicinò. Passò la punta sul buco. Girò attorno. Poi spinse. Piano. Poi forte. Poi dentro.
Maria urlò. Prima di dolore. Poi di piacere. «Sì… così… prendi il mio culo… è tuo… tutto tuo…»
«Fai vedere a questo cazzo di cornuto… come si prende il culo di una vera troia…»
Ogni spinta era più violenta. Ogni colpo più fondo. Io le leccavo la figa mentre lui la devastava.
«Leccami… leccami mentre mi scopa il culo… voglio venire… in tutti i buchi…»
Poi lui venne. Dentro. Nel suo culo.
Maria urlò. Un urlo lungo, sporco, infinito.
Caddero entrambi sul letto. Esausti.
Ed io… Mi inginocchiai. Le aprii le chiappe. E iniziai a leccare.
Il suo culo era pieno della sborra di un altro.
«Bravo… puliscimi il culo come un vero cornuto», sussurrò lei.
Lo facevo. E godevo. La lingua affondata nel suo buco appena riempito.
Poi lo sentii. Fausto dietro di me. Si sputò sulla mano. Mi infilò due dita nel culo. Forti. Grandi. Prepotenti.
Mi si chiusero gli occhi. Mi irrigidii. Ma non dissi nulla.
«Sta zitto. Se lo prende. Lo vuole.»
Le sue dita affondavano. Allargavano. Preparavano.
Poi si tirò fuori. Il suo cazzo… di nuovo in erezione.
«Girati.»
Obbedii. A quattro zampe. Dove un attimo prima c’era mia Moglie.
Mi sputò addosso. Bagnò il cazzo. E poi… entrò.
Un colpo secco. Dentro. Il suo cazzo gigante mi aprì come un’arma. Gridai. Con la faccia schiacciata sul materasso.
Maria era lì. Con le mani sulla bocca. Sconvolta. Eccitata.
«Amore… ti sta scopando… oh Dio… ti sta scopando il culo…»
Avevo il viso rigato dalle lacrime. Ma il cazzo era duro. Durissimo. Stavo venendo solo a sentirlo dentro. A ogni spinta, mi apriva. Mi prendeva. Mi marchiava.
Fausto grugniva. Mi prendeva con forza. Con rabbia. Con piacere. Le sue mani mi stringevano. Mi usava. Mi scopava.
Maria si mise davanti a me. Mi baciò. «Amore… sei bellissimo così. Sei mio. Sei suo. Sei nostro.»
Stavo per venire.
Lui accelerò. Gemette. E venne. Dentro.
Mi riempì. Mi svuotò. Mi marchiò.
Rimasi lì. In ginocchio. Con il suo sperma che mi colava. Con il buco aperto. Con il cuore che esplodeva.
«Ora sì che vi ho inculati entrambi.»
Poi Maria si inginocchiò davanti a me. Mi accarezzò. Mi prese il cazzo in bocca. E io venni.
Le esplosi in gola. Lei prese tutto. E mentre ancora deglutiva… Uno schiaffo.
Maria era in piedi. «Che cazzo fai?»
Lei sussurrò: «L’ho fatto per lui… per ringraziarlo…»
Un altro schiaffo.
«Non avevi il permesso. Sei mia. Solo mia.
Lei cercò di baciarlo. Fausto non si ritrasse. Le prese il viso tra le mani, la costrinse a guardarlo negli occhi e poi rivolse lo sguardo verso di me.
Rimanemmo entrambi immobili.
«Avete capito finalmente chi comanda.»
Nessuno di noi rispose.
«Questa notte non è stata un gioco. Da oggi le regole cambiano.»
Indicò prima lei, poi me.
«Da oggi appartenete entrambi a me. Non siete più una coppia indipendente. Siete una famiglia... ma il capofamiglia sono io.»
Il silenzio riempì la stanza.
«Ogni vostra scelta passerà attraverso di me. Ogni vostro desiderio. Ogni vostra decisione.»
Si avvicinò ancora.
«Fra voi due non ci saranno più rapporti intimi. Da questo momento il vostro legame passerà soltanto attraverso di me. Io sarò l'unico uomo con cui condividerete la vostra intimità. Sarete entrambi miei e sarà soltanto la mia volontà a stabilire come vivrete il vostro rapporto.»
Maria abbassò gli occhi e annuì. Io feci lo stesso.
«Non vi sto separando. Vi sto prendendo entrambi.»
Posò una mano sulla spalla di Maria e una sulla mia.
«Da oggi siete la mia famiglia. Io sarò il vostro unico punto di riferimento. Abituatevi all'idea: la vostra nuova vita comincia adesso.»
Si voltò verso la porta.
«Ci rivedremo presto. E da quel momento ogni cosa sarà fatta secondo le mie regole.»
La porta si chiuse lentamente.
Io e Maria restammo in silenzio.
Non era la fine della nostra storia.
Era soltanto l'inizio di una nuova, in cui il nostro destino non apparteneva più soltanto a noi.

ADDED 7 COMMENTS:
  • avatar Udokuoio Se il vostro padrone permette vi inculerei volentieri entrambi, o se preferisce potremmo farlo insieme..

    12-07-2026 14:36:45

  • avatar Mastrovero Sono onorato per questo splendido racconto dedicato a Me...grazie sono davvero Felice e riconoscente

    12-07-2026 14:08:45

  • avatar carrotta Quanta fantasia....esagerata!

    12-07-2026 08:48:20

  • avatar carrotta Quanta fantasia....esagerata!

    12-07-2026 08:48:20

  • avatar Sbirulino Rivedi i nomi: a volte Maria, a volte Lucrezia...

    12-07-2026 07:33:01

  • avatar coppiatitubante Delizioso veramente

    12-07-2026 00:25:33

  • avatar Teo1963 Terribilmente forte!! Da sborrare senza toccarsi. Mi sento cornuto e sottomesso soltanto a leggerlo.

    11-07-2026 23:34:44






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