la mia prima coppia parte4
by krack76Arrivai al ristorante con qualche minuto di anticipo. Marco ed Elena erano già seduti a un tavolo in fondo, vicino alla finestra. Marco indossava una camicia azzurra con le maniche arrotolate e una giacca leggera;Elena un vestito leggero color sabbia che le lasciava le spalle scoperte. Sembravano semplicemente una coppia che aspetta un amico.
Quando mi avvicinai, Marco si alzò con un sorriso spontaneo.
«Sei puntuale. Ci fa piacere.»
Elena mi sorrise a sua volta, un sorriso aperto, quasi affettuoso.
«Abbiamo già ordinato un po’ di vino bianco fresco. Ti va?»
«Perfetto。」
Mi sedetti. La conversazione partì subito leggera. Parlammo del caldo che non voleva mollare nemmeno a settembre, del concerto che Elena voleva andare a vedere a Villa Ada. Marco raccontò di un collega che aveva lasciato l’agenzia per trasferirsi a Milano e di quanto gli mancasse ai pranzi di lavoro. Io raccontai di un viaggio breve che avevo fatto a Bologna la settimana prima e di un tortellino che ancora mi faceva sognare. Ridemmo tutti e tre quando Elena confessò di aver paura dei piccioni in piazza Navona da quando era piccola.
Eravamo semplicemente tre persone che cenavano insieme, si raccontavano le giornate, si scambiavano opinioni.
Verso la metà della cena, mentre finivamo il primo bicchiere di vino, Elena si sporse leggermente in avanti.
«Devo andare un attimo in bagno. Torno subito。」
Si alzò e si allontanò verso il corridoio sul fondo del locale. Aspettai trenta secondi, poi mi scusai con Marco.
«Vado anche io in bagno. Torno subito。」
Marco annuì distrattamente, impegnato a tagliare il suo secondo.
Seguii Elena nel corridoio. Il bagno era in fondo, una porta singola . Entrai subito dopo di lei e chiusi la porta a chiave.
Elena si voltò, sorpresa ma non spaventata. Le misi una mano sulla nuca e la spinsi dolcemente contro il lavandino. Il vestito le saliva già sulle cosce. Le abbassai le mutandine fino alle ginocchia con un solo gesto e la feci piegare leggermente in avanti. Entrai dentro di lei da dietro, senza preavviso, in un solo colpo profondo. Elena emise un gemito soffocato, le mani che si aggrappavano al bordo del lavandino.
La scopai in silenzio, velocemente, con colpi secchi e profondi. Il suono umido dei nostri corpi riempiva il piccolo bagno. Elena cercava di non fare rumore, ma ogni tanto un gemito le sfuggiva dalle labbra. La tenni ferma per i fianchi, spingendo forte, sentendo che era già bagnatissima. Dopo qualche minuto venni dentro di lei, un getto caldo e abbondante che la riempì completamente. Rimasi dentro ancora qualche secondo, poi uscii e la lasciai lì, ansimante, con il seme che le colava già lungo le cosce.
Mi ricomposi in fretta, le diedi un bacio leggero sulla spalla e uscii dal bagno senza dire una parola.
Quando tornai al tavolo, Marco stava finendo il suo piatto. Elena arrivò un minuto dopo, le guance leggermente arrossate, il passo un po’ più lento. Si sedette senza commentare. Io versai dell’acqua a tutti e tre.
La cena continuò esattamente come prima:conversazioni leggere, risate, progetti per il fine settimana. Nessuno dei tre fece il minimo accenno a quello che era appena successo nel bagno. Eravamo di nuovo tre amici che cenavano insieme.
Finimmo il dolce e il caffè. Pagai il conto,felice di offrire la cena a una coppia di amici. Mentre uscivamo, Elena mi prese sottobraccio per un secondo, un gesto spontaneo.
«Andiamo a casa nostra?」 chiese Marco, la voce tranquilla.
«Sì, andiamo。」
Il tragitto in macchina fu rilassato.
Appena varcammo la soglia dell’appartamento, però, l’atmosfera cambiò.
Chiusi la porta e rimasi un attimo fermo nel corridoio. Loro si fermarono davanti a me, in attesa.
La serata amichevole era finita.
Marco si voltò verso di me con un sorriso ancora amichevole, ma ora c’era una tensione diversa nell’aria. Elena rimase in piedi accanto a lui, il vestito leggermente spiegazzato, le cosce ancora umide. Nessuno parlò. Aspettavano solo il mio prossimo gesto.
«In camera」 dissi piano.
Loro si mossero senza esitare. La porta della stanza da letto si chiuse alle nostre spalle e la serata amichevole lasciò definitivamente il posto a qualcos’altro.
Appena la porta della camera si chiuse alle nostre spalle, l’aria cambiò di colpo. La luce era bassa, solo le due abatjour sui comodini. Elena si fermò in mezzo alla stanza, Marco un passo dietro di lei. Nessuno parlò.
«Spogliati» dissi a Elena.
Lei lasciò cadere il vestito a terra. Restò nuda, i capezzoli già duri. Marco rimase vestito, in attesa.
«In ginocchio» ordinai a lui.
Marco si inginocchiò senza esitare. Io mi avvicinai a Elena, la feci voltare e la spinsi a carponi sul letto, il viso rivolto verso il marito. Le aprii le natiche con entrambe le mani, le passai le dita tra le pieghe già umide. Poi le sputai direttamente sul buchetto e ci massaggiai il dito medio, spingendo dentro con calma.
Elena emise un gemito soffocato.
«Respira» le dissi. «Oggi ti scopo nel culo.»
Lei annuì, il viso contro le lenzuola. Io continuai a preparare il buchetto con due dita, aprendo e allargando, mentre Elena si rilassava a poco a poco. Quando sentii che era pronto, mi spogliai, mi misi in ginocchio dietro di lei e appoggiai la cappella già dura contro il suo ano.
Entrai lentamente, centimetro dopo centimetro. Elena gemette forte, le mani che stringevano le lenzuola. Io mi fermai a metà, poi spinsi ancora, fino a essere completamente dentro. Restai immobile qualche secondo, sentendo il suo culo che mi stringeva.
Poi iniziai a muovermi.
I primi colpi furono lenti e profondi. Ogni volta che entravo fino in fondo Elena emetteva un gemito spezzato. Marco era in ginocchio a un metro dal letto, gli occhi fissi su di noi. Io aumentai il ritmo, le mani che le tenevano i fianchi, le palle che sbattevano contro la sua fica bagnata. Il suono era umido e osceno.
Elena cominciò a spingere indietro contro di me, il culo che accettava ogni affondo. Io le afferrai i capelli e le tirai la testa indietro.
«Dimmi cosa ti sto facendo.»
«Mi… mi stai scopando nel culo…» ansimò lei.
«Più forte.»
«Mi stai scopando nel culo… davanti a mio marito…»
Aumentai ancora il ritmo. Ogni colpo era secco e potente. Elena gemeva senza più controllarsi. Io le misi una mano tra le gambe e le strofinai il clitoride mentre la fottevo. Lei venne così, con il mio cazzo nel culo e le dita che le massaggiavano il clitoride, il corpo che tremava violentemente.
Non mi fermai. Continuai a scoparla nel culo, più forte, più profondo, fino a quando sentii che stavo per venire. Uscii quasi completamente, poi entrai di nuovo fino in fondo e venni dentro di lei, un getto caldo e abbondante che la riempì completamente. Rimasi dentro ancora qualche secondo, poi uscii lentamente. Il mio seme le colò fuori dal culo, scivolando lungo le cosce.
Elena restò carponi, ansimante, il culo ancora aperto.
Io indicai Marco.
«Vieni qui. Puliscila con la lingua. Tutto.»
Marco si avvicinò strisciando. Si chinò tra le natiche della moglie e iniziò a leccare il mio seme che usciva dal suo ano. Elena gemette piano, il viso contro il materasso, mentre il marito le ripuliva il culo con la lingua.
Io mi sedetti sulla poltrona e li guardai in silenzio per diversi minuti.
Poi parlai di nuovo, la voce calma.
«Marco, sdraiati sul letto. Elena, vieni sopra di lui a cavalcioni. Ma non puoi metterglielo dentro. Puoi solo strusciarti sul suo cazzo.»
Elena obbedì. Si mise sopra il marito, il suo culo ancora lucido di saliva e seme, e iniziò a muovere i fianchi. Il cazzo di Marco scivolava tra le sue natiche, bagnato e duro. Lui ansimava, le mani legate dietro la schiena con la cravatta. Elena lo guardava negli occhi, le mani sulle sue spalle.
Io restai seduto, a osservare.
Dopo qualche minuto fermai tutto.
«Basta. Marco, in ginocchio di nuovo. Elena, vieni qui.»
Lei si avvicinò a me. La feci sedere sulle mie ginocchia, a cavalcioni, e la presi di nuovo, questa volta lentamente, guardandola dritto negli occhi mentre Marco assisteva da terra.
Quando finimmo, la stanza era silenziosa. Elena era sdraiata sul letto, esausta. Marco era ancora in ginocchio, il viso lucido.
Mi rivestii con calma.
«Stessa ora, giovedì prossimo» dissi prima di uscire. «Portate le corde che vi ho chiesto.»
Poi mi voltai verso di loro, già sulla porta.
«Buonanotte.»
E chiusi la porta, lasciandoli nella camera illuminata solo dalle lampade basse.
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