Le dissi di volerla vedere scopare con 1 o più cazzi. Lei non era d'accordo ma...
by Jeanjoe«E cosa immagini?»
Le presi la mano.
«Immagino te in un locale, mentre gli uomini ti guardano, cercano la tua attenzione e tu sai che io sono lì. Vorrei vedere come ti comporteresti, sapendo che ti sto osservando.»
Laura rimase in silenzio per qualche secondo. Poi mi sorrise in un modo che conoscevo bene.
«E se fossi io a sorprenderti?»
Quelle parole mi accompagnarono per tutta la notte, ma fu il giorno seguente che cominciai a capire cosa intendesse.
Quella sera tornammo al locale sulla spiaggia. Le luci erano basse, la pista affollata e la musica aveva un ritmo lento. Ci sedemmo a un tavolino, un po' in disparte.
Poco dopo, due uomini si avvicinarono. Uno rivolse a Laura un sorriso sicuro e le chiese se poteva offrirle da bere. Lei accettò con naturalezza, poi si voltò verso di me.
I nostri occhi si incontrarono.
Le feci un piccolo cenno con il capo. Lei sorrise e riprese a parlare con lui.
Poco dopo le proposero di ballare. Laura si alzò, sistemò il vestito e mi lanciò un'ultima occhiata prima di raggiungere la pista.
Rimasi seduto, con il bicchiere tra le dita.
Il primo uomo le si avvicinò e le mise una mano sulla vita, accompagnandola nel ritmo della musica. Laura si lasciò guidare per qualche passo, poi si voltò verso di lui, sorridendo a qualcosa che le aveva sussurrato all'orecchio.
Il secondo uomo si avvicinò poco dopo. Laura accettò anche il suo invito e, nel giro di qualche minuto, si ritrovò a ballare con entrambi, passando dall'uno all'altro con una sicurezza che non le avevo mai visto.
Io non riuscivo a distogliere lo sguardo.
Durante una giravolta, la mano di uno dei due scivolò lentamente, con una confidenza che andava oltre il semplice gesto del ballo. Laura ebbe un breve sussulto, ma non si allontanò. Si voltò invece verso di me, cercando i miei occhi tra le luci soffuse.
Sentii un nodo allo stomaco.
La mano si mosse ancora per un istante, prima che lei riprendesse il ritmo della musica. Non riuscivo a distinguere ogni gesto, ma vedevo il suo sorriso cambiare e poi ricomparire, come se fosse consapevole dell'effetto che quella situazione stava avendo su di me.
Il secondo uomo le si avvicinò per dirle qualcosa all'orecchio. Lei rise piano e gli appoggiò una mano sulla spalla.
Ogni tanto mi cercava con lo sguardo.
Era quello il particolare che mi colpiva più di tutto: nonostante fosse al centro dell'attenzione, non dimenticava mai la mia presenza.
Mi domandavo cosa le stessero dicendo, cosa stesse pensando e quanto fosse diversa l'esperienza che stava vivendo da quella che avevo immaginato tante volte nella mia testa.
La gelosia cresceva, ma insieme a essa sentivo una curiosità sempre più forte.
A un certo punto Laura fece un passo indietro e lasciò che i due uomini le fossero nuovamente vicini. Uno le prese la mano, l'altro le sorrise. Lei rimase qualche secondo tra loro, poi si voltò verso di me e mi tese un braccio.
Mi stava chiedendo di raggiungerla.
Mi alzai e attraversai il locale. Quando arrivai vicino alla pista, Laura mi guardò con un sorriso divertito.
«Allora?» mi chiese.
«Allora cosa?»
«Ti stai divertendo?»
La fissai negli occhi.
«Più di quanto pensassi.»
Lei rise, mi prese la mano e mi accompagnò al tavolo. Gli uomini ci salutarono con cordialità, poi tornarono sulla pista.
Laura si sedette accanto a me e mi sfiorò il viso.
«Sei geloso?»
«Un po'.»
«Soltanto un po'?»
«Abbastanza da non riuscire a smettere di guardarti.»
Lei sorrise soddisfatta.
«Era quello che volevo sapere.»
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