STORY TITLE: Cardiopatico 7 
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Cardiopatico 7

by Gipotopo
Viewed: 115 times Comments 0 Date: 13-04-2026 Language: Language

Erano passati nove giorni dalla notte al club con i due sconosciuti. Nove giorni in cui la casa sembrava diventata un set porno privato. Silvia non si copriva quasi più: girava nuda dalla mattina alla sera, lasciava le tende aperte quando si masturbava sul divano davanti alla finestra del giardino, scopava Marco in ogni stanza con una fame che non sembrava avere fine. Ogni orgasmo era più rumoroso del precedente, ogni richiesta più esplicita.
Il personal trainer si chiamava Andrea. Trentadue anni, ex agonista di bodybuilding, un metro e novanta di muscoli scolpiti, tatuaggi sulle braccia e sul petto, capelli rasati ai lati e un ciuffo biondo cenere. Silvia lo aveva da tre anni: tre volte a settimana, un’ora e mezza di allenamento privato nella palestra della palestra del centro commerciale. Lui era sempre stato professionale, ma negli ultimi mesi Silvia aveva iniziato a vestirsi in modo sempre più provocante: leggings trasparenti quando faceva squat, top corti che lasciavano scoperta la pancia definita, reggiseni sportivi che a ogni ripetizione facevano rimbalzare i seni. Andrea aveva notato, ma non aveva mai oltrepassato il limite.
Fino a quel martedì pomeriggio.
Silvia tornò dalla palestra alle 18:30, sudata, arrossata, i capelli raccolti in una coda alta bagnata. Entrò in casa, si tolse le scarpe da ginnastica sulla porta e disse a Marco, che era in cucina:
«Oggi gliel’ho chiesto.»
Marco posò il bicchiere.
«Cosa?»
«Gli ho chiesto se vuole venire qui. A casa. A scoparmi. Nel nostro letto. Gli ho detto che tu ci saresti stato. Che avresti guardato. Ha detto di sì. Arriva alle 21.»
Marco sentì il sangue defluire dal cervello e concentrarsi tutto in basso.
«Gli hai detto tutto?»
«Tutto. Che mi piace essere guardata mentre vengo scopata da un altro. Che tu non intervieni. Che è solo per me. Ha chiesto solo se c’è parcheggio vicino e se deve portare i preservativi. Gli ho detto di sì e sì.»
Marco annuì piano. Il cazzo già duro nei pantaloni.
Alle 20:50 Silvia era pronta. Si era fatta un’altra doccia, si era depilata di nuovo, aveva messo un profumo muschiato che usava solo per le occasioni speciali. Indossava solo un perizoma minuscolo di pizzo rosso e un reggiseno a balconcino dello stesso colore, che a malapena conteneva i seni pieni. Si era truccata: rossetto rosso fuoco, eyeliner nero spesso, ciglia finte. I capelli sciolti sulle spalle, leggermente ondulati.
Marco aveva preparato la camera: lenzuola nere fresche, abatjour basse con luce calda, una sedia posizionata strategicamente nell’angolo opposto al letto, da dove poteva vedere tutto senza essere troppo invadente. La porta della camera sarebbe rimasta socchiusa.
Alle 21:05 suonò il campanello.
Silvia andò ad aprire così com’era: perizoma e reggiseno, tacchi alti. Andrea era lì sulla soglia, jeans scuri, felpa grigia aderente, borsa da palestra in spalla. Quando la vide rimase fermo un secondo, poi sorrise lento.
«Ciao Silvia.»
«Ciao Andrea. Entra.»
Lo fece passare. Marco era già in camera, seduto sulla sedia, luci basse, silenzioso.
Silvia lo condusse direttamente in camera da letto. Andrea entrò, vide Marco nell’angolo, annuì con un cenno del capo. Nessuna parola superflua.
Silvia si avvicinò a lui, gli posò le mani sul petto muscoloso. Andrea la prese per la vita, la sollevò come se non pesasse niente e la baciò con forza. Lingua in bocca, mani che le stringevano il culo, dita che scivolavano sotto il perizoma.
Silvia gemette subito. Gli tolse la felpa, la maglietta, rivelando il petto scolpito, gli addominali a tartaruga, i pettorali gonfi. Gli slacciò i jeans, li abbassò insieme ai boxer. Il cazzo di Andrea balzò fuori: grosso, lungo, venoso, cappella rosa scura già lucida. Più grosso di quello di Luca al club.
Silvia si inginocchiò sul tappeto. Lo prese in mano, lo accarezzò, poi lo leccò dalla base alla punta. Lo prese in bocca piano, poi sempre più profondo. Andrea le mise le mani nei capelli, scopandole la bocca con ritmo controllato ma deciso. Silvia gorgogliava, saliva che colava sul mento, lacrime agli occhi per lo sforzo.
Marco dalla sedia si segava lentamente, gli occhi fissi sulla scena.
Andrea la sollevò di nuovo, la buttò sul letto a pancia in su. Le strappò il reggiseno con un gesto secco, i seni rimbalzarono liberi. Succhiò un capezzolo forte, mordicchiandolo, mentre con una mano le infilava tre dita nella fica. Silvia inarcò la schiena, gridò il suo nome.
«Scopami» gli disse. «Forte.»
Andrea indossò un preservativo (presi dalla confezione sul comodino), si posizionò tra le sue gambe. Entrò con una spinta decisa, fino in fondo. Silvia urlò di piacere, le unghie conficcate nelle sue spalle. Andrea iniziò a pompare con forza: spinte lunghe, profonde, il letto che sbatteva contro il muro.
Silvia venne la prima volta dopo due minuti: corpo scosso da spasmi, fica che si contraeva intorno al cazzo grosso, un fiotto di umore che bagnò le lenzuola.
Andrea non si fermò. La girò a pecorina, le diede una sculacciata sonora sul culo sodo. Entrò di nuovo da dietro, le afferrò i capelli, la scopò come un animale. Silvia gridava, veniva di nuovo, il secondo orgasmo più forte del primo, le cosce che tremavano.
Marco era vicino al limite, ma si tratteneva.
Andrea la girò ancora, la mise sopra di sé. Silvia lo cavalcò con furia, i seni che rimbalzavano, le mani sui pettorali di lui. Veniva una terza volta, urlando, la testa rovesciata indietro.
Poi Andrea la prese in braccio, la mise contro il muro, le gambe di lei intorno alla sua vita. La scopò in piedi, tenendola sospesa, spinte potenti che la facevano sbattere contro l’intonaco. Silvia venne una quarta volta, un orgasmo silenzioso ma devastante, il corpo molle tra le sue braccia.
Andrea la riportò sul letto, la mise supina, le aprì le gambe al massimo. Accelerò il ritmo, il sudore che gli colava sul petto. «Sto per venire…»
«Dentro» disse Silvia. «Toglilo e vieni dentro.»
Andrea si sfilò il preservativo all’ultimo secondo, si segò furiosamente sopra di lei. Venne con un ruggito: schizzi potenti che le colpirono il ventre, i seni, il collo, una striscia sul viso. Silvia raccolse lo sperma con le dita, se le mise in bocca, leccandole una a una.
Poi si voltò verso Marco.
«Vieni qui.»
Marco si alzò, si avvicinò al letto. Silvia lo prese per mano, lo fece sdraiare accanto a lei. Andrea si rivestì piano, salutò con un cenno e uscì senza dire una parola.
Silvia si chinò su Marco, lo baciò con la bocca ancora sporca di Andrea. Poi gli montò sopra, guidò il cazzo del marito dentro di sé, ancora bagnata e aperta. Lo cavalcò lentamente, sussurrandogli all’orecchio:
«Hai visto quanto mi ha fatto venire? Quattro volte. Tu mi fai venire sempre, ma lui… era diverso. Più grosso. Più duro.»
Marco venne quasi subito, riempiendola mentre lei gli mordeva il collo.
Rimase sopra di lui, ansimante, il corpo coperto di sudore e sperma misto.
«Lo voglio ancora» disse piano. «La prossima volta… voglio una coppia. A casa nostra. Scambio completo.»
Marco chiuse gli occhi. Sapeva che il punto di non ritorno era stato superato da tempo.

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