la prima volta
by zioporcoL’aveva vista la prima volta nella sala del consiglio, stava scherzando con dei colleghi e singolarmente quella scena aveva attirato la sua attenzione. Una scena molto normale, una donna che ride e che scherza con degli uomini, nulla di malizioso eppure quell’immagine aveva colpito la sua fantasia. Strano, anche perché quella sconosciuta era bionda e lui preferiva le more.
L’aveva rivista, qualche giorno dopo mentre chiacchierava nell’atrio con un collega, particolarmente viscido, e gli era sembrata una scena fuori posto. Lei così solare e sorridente, l’altro che se la mangiava con gli occhi e nello stesso tempo si poneva in un atteggiamento sottomesso.
Vedendoli insieme, fu spinto da un desiderio che non avvertiva da tempo, e con la scusa di salutare il viscido, se l’era fatta presentare. Scambiarono due chiacchiere, il tempo di scoprire che era una stagista e con chi lavorasse, poi lei si era allontanata. Cosa che fece anche lui dopo altri 5 minuti di inutili chiacchiere, piacevolmente colpito dal sorriso della donna che si era fatto presentare.
Passò il resto della giornata e la notte a pensare a quel sorriso. Il giorno dopo al risveglio decise che doveva fare qualunque cosa per avere il suo numero di telefono. La voleva rivedere.
La fortuna fu dalla sua parte. Non appena giunto a lavoro, incrociò il viscido del giorno precedente e senza pensarci due volte, con una scusa gli chiese se avesse il numero di telefono della collega che gli aveva presentato. Lo stupido senza capire il motivo di quella richiesta, glielo diede.
Non appena ebbe il numero la chiamò e la invito a prendere un caffè, non appena lei avesse avuto un momento libero. Con sua grande sorpresa lei accettò subito.
Da quel giorno i caffè insieme furono tanti, poi arrivarono i pranzi, quotidiani. Lui le confidò la sua situazione sentimentale, lei ascoltava.
Passò circa un mese ed ormai avevano raggiunto una bella confidenza ed un certo grado di complicità. Lei parlava poco di sé e della sua vita personale, era molto riservata, ma comunicava emozioni con gli occhi. Lui era affascinato da questa cosa e lo intrigava molto il trasferimento di sensazioni che stava avvenendo tra loro a mezzo sguardi.
Un giorno la chiamò a telefono e la sensazione che ebbe nell’ascoltare la sua voce, gli diede la forza di porre in essere tutta una serie di comportamenti, che lo condussero, una sera in un ristorante affacciato sul mare ad esporsi sino a esprimerle tutto il turbinio di emozioni e sensazioni che provava quando era in sua compagnia, rivelandole che non passava momento della giornata che non pensasse a lei.
Lei lo osservò per tutto il tempo con occhi che non lasciavano trasparire alcuna emozione. Quando lui finì di parlare, lei continuò a guardarlo senza parlare. Sembrava che il tempo si fosse fermato e tutto intorno a loro fosse immobile. Lui non riusciva a capire cosa potesse passarle per la testa. In alcuni momenti in passato aveva mostrato, non solo a parole, gioia a stare in sua compagnia. Gli aveva mostrato e trasmesso, con sorrisi e sguardi, la felicità nel vederlo e mostrato allegria alle “pazzarie” che faceva, ma in quel momento i suoi occhi erano di ghiaccio. Il suo sguardo non era né felice, né esprimeva allegria o gioia. Era uno sguardo indagatore, ma insistente. Lui non riusciva a capire quello sguardo, ma nello stesso tempo lo accoglieva come una sensazione affascinante, sensuale e misteriosa.
Pensò “ ma forse ho sbagliato? Forse mi sono illuso? Forse ho creato nella mia mente una sceneggiatura di un film che non sarà mai proiettato?” Poi, improvvisamente, con l’incoscienza che normalmente hanno solo i ragazzini o gli uomini innamorati, si avvicinò a lei che un po’ sorpresa da questo atteggiamento, si ritrasse verso il muro. Lui, non domo, e scacciando il pensiero di fermarsi di fronte a quel comportamento, continuò ad avanzare e quando lei toccò con la schiena il muro, la guardò fisso negli occhi a pochissima distanza dal suo viso. Avvicinò la bocca alla sua, sentiva che i respiri tra loro si facevano più intensi, si intrecciavano tra loro. All’improvviso le sfiorò le labbra con le sue, con la lingua le allargò quelle labbra morbide e carnose, e si insinuò nella sua bocca. Finalmente, lei si sciolse e si lasciò andare ad un lungo e lento bacio appassionato.
Una settimana dopo, la invitò a casa sua per una cena. Lei acconsentì con gioia. La andò a prendere a casa e quando salirono nel piccolo monolocale che aveva da poco affittato, non appena ebbe chiuso la porta si avvinghiarono in un abbraccio, baciandosi come se si volessero mangiare. Due innamorati affamati l’uno dell’altra.
Lei, vide il divano e lo spinse sullo stesso, osservandolo con degli occhi penetranti. Lui era eccitatissimo e meravigliosamente colpito dalla nuova immagine che stava scoprendo e vivendo in quel momento. Lei lo guardava intensamente, sembrava che lo volesse mangiare e non solo con gli occhi. In piedi davanti a lui, si sbottonò la camicetta, poi con quelle sue dita lunghe ed affusolate sganciò il reggiseno e lo fece scivolare a terra. Lui, eccitato la guardava con bramosia, si mosse per attirarla a sé. Lei si ritrasse, lo guardò, gli disse “stai fermo”, si avvicinò e si mise a cavalcioni. Sentì la durezza del suo membro che le premeva all’altezza dell’interno coscia. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla bocca. Si ritirò, lo guardò e gli infilò la lingua in bocca. Poi si staccò e mentre gli sbottonava la camicia, iniziò leccargli il collo, poi scese più giù, con sapienti tocchi iniziò a baciare e far scorrere la sua lingua sul petto. Gli morse i capezzoli. Continuava a baciarlo, lentamente, scendendo e salendo sul suo ventre faceva scorrere la lingua ora a piccoli tocchi ora più velocemente. Lo guardava negli occhi e faceva scorrere delicatamente le sue mani, dal petto all’addome ancora tonico, soffermandosi a giocare con i peli, poi prese a baciarlo. Lo baciava e lo leccava, e il respiro di lui si faceva sempre più affannoso, poi lei fece scivolare lentamente le dita sull’addome all’altezza della cintura, mandava leggermente le dita avanti e indietro, poi le fece scendere giù e sentì il suo membro da sopra i pantaloni, duro, caldo, ma non lo tirò fuori, voleva eccitarlo ancora un po’. Voleva che lui la desiderasse tanto. Quindi lo accarezzò da sopra la stoffa, lentamente, delicatamente, poi tirò giù la lampo, ma ancora non volle fargli sentire il contatto con la sua mano. Lo Iniziò ad accarezzare con le dita per tutta la lunghezza del pene, lo sentiva pulsare e diventare sempre più duro, allora decise di avvicinare la bocca, passò le labbra sui boxer, un paio di volte su e giù, lo mordicchiò, gli respirò sopra, facendo sentire il calore della sua bocca. Lui ormai era appoggiato allo schienale del divano, con gli occhi chiusi e il membro che gli scoppiava.
Lo sentiva pulsare, non vedeva l’ora di liberarlo dalla gabbia di tessuto nel quale era riposto, ma non voleva denudarsi da solo, aspettava che lo facesse lei e seppur avesse una voglia pazzesca di tirarlo fuori ed infilarglielo in bocca, non osava avvicinare le mani all’abbottonatura.
Le mise una mano sulla testa, iniziando a spingere in alto il bacino. Lei lo fece fare per pochi secondi, poi si scostò. Abbandonò l’inguine, gli riallacciò i pantaloni e si ridedicò a baciargli il collo e la bocca.
Lui totalmente sconvolto da questo cambio improvviso di rotta, con impeto si avventò affamato verso il suo seno, cercando di fermare l’eccitazione che pulsava nella gabbia di stoffa, concentrò le attenzioni su quei capezzoli turgidi che iniziò a baciare, a leccare a mordere. Aveva compiutamente compreso il suo gioco e sapeva che lei non sarebbe andata oltre quella sera. Voleva dimostrargli che era lei a comandare. Ci era pienamente riuscita in quel frangente. Ma lui si ripromise che la prossima volta che si fossero incontrati, le avrebbe fatto comprendere bene chi realmente poteva gestire il gioco.
Dopo che l’ebbe accompagnata a casa, passò tutta la nottata con un dolore continuo e persistente ai gioielli personali ed una voglia incontrollabile di infilare la sua lingua nelle labbra di lei, ma non quelle che aveva abbondantemente baciato. Le altre.
Per giorni, aveva fantasticato su i tanti modi possibili, tutti a sfondo sessuale, per dimostrarle che il guanto di sfida lanciato, con il comportamento di qualche sera prima, non solo era stato raccolto, ma che la sfida alla fine l’avrebbe vinta lui.
La qualcosa accadde, qualche giorno dopo. L’8 marzo, la festa delle donne. Mai giorno fu meglio santificato e festeggiato come quello.
Lei acconsentì, molto volentieri, alla proposta che la mattina le fece di incontrarsi il pomeriggio a casa sua per vedere un film insieme.
Si diedero appuntamento per le ore 16. Arrivò puntualissima, un miracolo per lei sempre ritardataria. Non appena entrò in casa, le andò incontro e come la prima sera, si avvinghiarono in un abbraccio vorticoso. La baciò a lungo, con ardore, passione, calore, lei rispose a quel bacio, con altrettanto trasporto, e quando le mani di lui si posarono sul fondoschiena, lo lasciò fare, mentre l’eccitazione saliva sempre di più.
I loro corpi aderivano perfettamente uno con l’altro, i loro respiri si facevano sempre più affannati, e carichi di desideri. Lei sentiva il pene duro di lui, era come impazzita dal desiderio di fare e farsi fare qualunque cosa.
Lui le tolse il pullover e sbottonò il reggiseno. Il suo seno in tutto il suo splendore, comparve improvvisamente, lui non resistette e prontamente lo iniziò a succhiare e leccare. La qualcosa la fece sobbalzare ed in piena eccitazione, fece scivolare la sua mano sul pene ormai duro come il marmo, e lo accarezzò per un po’ sopra i pantaloni, più lo accarezzava e più lo sentiva duro, e più lo desiderava.
Poi in un impeto di follia, aprì i pantaloni e con gesto deciso impugnò la verga e si inginocchiò. Lui a quel punto la fermò e la fece rialzare. Lei lo guardò un po’ stupita, con uno sguardo tra l’implorante ed il perplesso stava per dire qualcosa quando fu buttata sul divano. Lui, con un ghigno, la guardò e disse “ora impari” ed affondò la sua faccia in mezzo alle cosce di lei. Le scostò le leggere mutandine di pizzo nero che portava ed iniziò a leccargliela, assaporando il tutto. Con gusto, la leccava con la lingua aperta, così per pennellarla tutta a davanti a dietro. Sembrava un lago, un fiume in piena, calda, caldissima.
Era completamente fradicia, la leccava raccogliendo le gocce di quanto a lungo desiderato, succhiava e mordeva dolcemente il clitoride con un’abilità rara tanto che lei iniziò a gemere, ansimare. Emise piccoli e soffocati mugolii, si mordeva le labbra per non urlare. Era penetrata con la lingua, pensò di impazzire dal piacere che provava. Lui continuò imperterrito, la stava scopando con la lingua e a lei piaceva, eccome se le piaceva. La scopò a lungo così, fino a farla venire, nella sua bocca e poi continuò ancora tanto fino a quando lei non iniziò ad urlare “basta ti prego”. Allora lui alzò il viso ed incrociò il suo sguardo. Lo guardava con aria sognante. Lui si alzò, si avvicinò e la baciò. Poi, si scostò, si erse prese il membro in mano e glielo infilò in bocca. Ancora con uno sguardo sognante lei dischiuse le labbra ed iniziò a fargli un pompino da togliere il fiato. Era la prima volta che faceva l’amore con lei, e mai nessuna gli aveva fatto provare sensazioni così meravigliose. Ci sapeva fare con la bocca, a momenti pensava, quasi se lo volesse mangiare. E quando con la lingua lo percorse tutto da cima a fondo per poi cacciarselo tutto giù fino in gola, non resistette. La fece alzare, la mise a ad angolo retto e la penetrò. Tutto dentro, fino in fondo. Era bagnata, calda. Il suo membro andava avanti ed indietro, dentro e fuori. Lei urlava e godeva, lui si gustava il momento in silenzio, e più lei godeva, più lui si eccitava. Continuò così per un po’, poi con un colpo secco lo spinse dentro fino in fondo ed iniziò a sbatterla con forza, lei continuava ad ansimare e godere. All’improvviso lo tirò fuori da quella meraviglia, la fece inginocchiare e lo mise tra i seni tenendoli stretti, scopandola anche lì. Lei prese a succhiarlo di nuovo con passione ed avidità fino a che lui non iniziò a godere e una cascata calda le riempì la bocca.
Entrambi si accasciarono sfiniti sul divano. Al’unisono si girarono e lui disse “come sei bella”. Lei lo guardava con aria sognante e felice. Si alzò, andò di là a sistemarsi. Aveva ancora la gonna. Tornò dopo qualche minuto. Era nuda. Lui la guardò e ripetè, un’altra volta, “come sei bella” La prese per mano, l’attirò a sé e la baciò sulla bocca. Un bacio appassionato, caldo, forte. Sembrava che la volesse mangiare. Lei ricambiò con lo stesso ardore. Poi improvvisamente si staccò, lo guardò un’altra volta con quello sguardo penetrante, sognatore, misterioso. Si alzò e si avviò verso il letto. Si sdraiò. Sorrise con aria maliziosa e disse “Ti voglio”. Lui non rispose, con le pupille dilatate la guardò intensamente, ipnotizzato dalla bellezza che aveva di fronte, attirato da quella meraviglia si rituffò tra le sue gambe e come se non fosse accaduto mai nulla, riiniziò a leccarla. Lei smise di mangiare, gli posò una mano sulla testa, le dita che si intrecciavano tra i capelli, iniziò a muovere il bacino. Mugolava di piacere, sentiva la lingua che si muoveva dentro di lei, non aveva mai provato un piacere così intenso. Era un’altra volta bagnata fradicia. Aveva la sensazione che lui le avrebbe fatto esplorare luoghi a lei sconosciuti. Un calore intenso la pervadeva, partendo dal basso, le irradiava tutto il corpo. Stava venendo. Ebbe la netta sensazione che il gioco era appena iniziato ed aveva tutto il pomeriggio e la sera davanti. Lui stava riuscendo a farla godere con la lingua. Un attimo prima che raggiungesse l’apice del piacere gli disse “che lingua spettacolare che hai”. Poi urlò!
Fu allora che lui improvvisamente la girò, non ebbe il tempo di capire cose volesse fare e la cappella turgida le accarezzava il suo orifizio più stretto. Lei comprese e chiese non troppo convinta” no ti prego nel culo no”. Lui era troppo infoiato e quella supplica non fece che aumentare il suo desiderio, incurante delle parole ascoltate iniziò ad entrare, lei cerco di divincolarsi ma egli la teneva ferma sul divano. Il pene iniziò a scivolare dentro quel buco stretto, lei mugolava e nello stesso tempo cercava di opporsi sempre con meno forza, limitandosi a dire “no, ti prego no, è troppo grosso”, e ciò lo eccitava sempre più e con un colpo secco glielo infilò tutto dentro. Lei urlò, inizio a piangere ma nello stesso tempo ad ansimare, le piaceva e le faceva male, lui iniziò a stantuffarla sempre più veloce. Lei con voce mista a godimento e dolore, disse “mi stai chiavando come una troia”, lui continuando a fotterla le agguantò i grossi seni, le morse il collo ed ascoltando i suoi gemiti le sussurrò nell’orecchio “non sto chiavando una troia, sto inculando la MIA troia” e continuò sempre più forte, lei perse ogni freno inibitore ed inizio a gridare “ si fottimi, inculami, sono la tua vacca”, poi smise di parlare, solo mugulii sempre più forti ed infine un urlo: godoooooo.
Lui, stava per scoppiare, ma non voleva venirle nel culo, lo tirò fuori, la girò, urlò mentre le sborrava in faccia!
Si accasciarono a terra, si guardarono e lei disse “me lo hai rotto ma sono felice perchè non ho mai goduto così tanto così”, lui rispose “sarò felice quando domani mi dirai che ti fa ancora male il culo”, l’accarezzòò il viso con il membro gocciolante e le baciò la mano
English (UK)
English (US)
Italiano
Français
Español
Deutsch
Русский