Car/Sex (viaggio nei ricordi) PARTE TERZA
by Futura“Vogliamo far godere per davvero, qualcuno degli amici che sono venuti fin qui apposta per te?“. Marco ruppe il silenzio con quella frase perentoria. Suonò come un chiaro invito a passare alla fase successiva, un confine invisibile oltre il quale non si poteva più tornare indietro. “Ok“, risposi, in preda a un'eccitazione mai provata prima. Una scarica elettrica mi attraversò la schiena, mischiandosi a una sottile percezione di panico: eravamo in un luogo isolato, al buio, e io non avevo il controllo su nulla. E' vero, poco distante, anche Luca era appostato in auto: ma cosa avrebbero potuto fare 2 soli uomini davanti a un'orda di guardoni eccitati nel caso se ne fosse presentata la necessità? * “Cosa devo fare?“, chiesi al mio amante, cercando la stabilità della sua voce. “Falli venire con le tue manine, che mi eccita da impazzire“ rispose lui senza un solo tentennamento. A quelle parole, i due uomini al mio fianco, si slacciarono i pantaloni e tirarono fuori i loro arnesi. Io, essendo bendata, potevo solo affidarmi ai sensi rimasti. Quando si avvicinarono e mi posero i loro membri in mano, la rigidità che avvertii immediatamente, mi confermò la realtà di ciò che stava accadendo. Quel contatto mi caricò di un'eccitazione ancora superiore ma, per la seconda volta, percepii chiaramente il rischio: ero alla mercé di sconosciuti, bendata e senza difese. Eppure, proprio quel pensiero mi spinse oltre. Afferrai i membri di quegli uomini e cominciai a masturbarli entrambi, con studiata lentezza. Uno di loro infilò due dita dentro di me, strappandomi un gemito, poi iniziò a masturbarmi allo stesso ritmo con cui io stavo lavorando su di lui. Contemporaneamente, l'altro mi sollevò il vestito, cercando di sfilarmelo da sopra la testa. “Hey ragazzo“, lo fermò subito Marco, con un tono da far gelare chiunque all'istante..“niente iniziative senza prima chiedere, ok?“. “Va bene, scusa“, rispose il tipo, intimorito dall'autorità del mio bull. “Allora posso?“ gli chiese. Marco si rivolse a me: “che facciamo Asia? Glielo facciamo togliere questo vestito?“. Un piacere immenso, soprattutto mentale, si impossessò completamente di me. Il contrasto tra la totale vulnerabilità della mia posizione e la protezione assoluta che Marco mi garantiva, era inebriante. Sapevo che bastava un niente perché la situazione sfuggisse di mano, ma la voce di Marco era la mia ancora. “Sì, va bene“, risposi, oramai fuori controllo. Sollevai leggermente il busto dallo schienale, per facilitare quell'operazione, e il giovane mi tolse l'abito senza aggiungere altro. Marco, approfittando del momento, provvide ad abbassare il ribaltabile dell'auto. Quando mi riadagiai, mi ritrovai tutta distesa sul sedile e completamente nuda. Solo i sandali mi erano rimasti addosso. Fu allora che percepii altre mani, probabilmente quelle di un terzo uomo rimasto fino a quel momento nell'ombra, sfilarmeli delicatamente dai piedi per poi cominciare a baciarmeli, annusandoli e leccandoli come se l'avesse desiderato da tutta una vita. * La mescolanza di eccitazione pura e il brivido primitivo di trovarmi nuda ed esposta in quel modo, fece scattare qualcosa..e sopraggiunse il primo vero orgasmo. Fu assolutamente devastante: un calore improvviso cominciò a salirmi lungo le gambe, fino ad avvolgere il bacino e tutto il resto del mio corpo. Le mie mani si muovevano ormai con un ritmo ipnotico e serrato, guidate dalle reazioni e dai respiri sempre più affannosi dei due uomini al mio fianco. Sentire i loro corpi fremere sotto la stretta dei miei palmi chiusi che li segava senza sosta, mi dava un potere immenso, un'eccitazione che cominciava a inebriarmi, anche perché dita sempre più audaci avevano cominciato a sfregarmi il clitoride, regalandomi sensazioni inimmaginabili. Il piacere saliva, onda dopo onda, in un crescendo di sensazioni che mi toglievano il fiato, soffocando ogni residua paura. All'improvviso, con un doppio gemito strozzato, quasi all'unisono, entrambi gli uomini inarcarono la schiena e raggiunsero, a distanza di pochi secondi l'uno dall'altro, due potenti orgasmi che mi inondarono mani e ventre. * Mentre cercavo di riprendere fiato, ancora scossa dalle vibrazioni del mio stesso piacere, il silenzio del momento venne rotto da una voce nuova. Era il terzo uomo, quello che fino a un attimo prima si era concentrato sui miei piedi: “cazzo..“ azzardò con il tono di chi sa di stare chiedendo un privilegio enorme e proibito. “È fantastica amico, posso..scoparla?“ L'aria si fece improvvisamente densa, pesante. In quell'istante di silenzio, il mio cuore mancò un battito. La paura, reale e viscerale, riaffiorò: se Marco avesse detto no, come concordato in precedenza..e quegli uomini avessero deciso di non ascoltarlo? Ero intrappolata in quella macchina, nuda, senza poter vedere le loro facce. Il terzo uomo rimase in attesa, quasi trattenendo il respiro, preparandosi alla risposta. “Assolutamente no“, tagliò corto Marco. Il suo rifiuto fu secco, glaciale e categorico: non ammetteva repliche. “Nessuna penetrazione, non stasera. Lei è qui per farvi godere, ma alle mie condizioni, è chiaro?“ Un silenzio carico di rispetto e frustrazione calò tra i presenti. Il terzo uomo non osò replicare, ma il suo respiro tradiva il desiderio rimasto in sospeso. Io respirai a fondo, rassicurata e al tempo stesso ancora più eccitata da quel rigido controllo. “Asia“, riprese Marco, e il tono della sua voce tornò a essere quel misto di autorevolezza e complicità che mi faceva vibrare l'anima. “Fai venire anche lui, dai. Sempre con le mani, mi raccomando..e fagli vedere cosa sai fare“. Senza farmelo ripetere due volte, cercai a tastoni il suo membro già teso, stringendolo tra le mani ancora imbrattate dallo sperma dei primi due uomini. Dopo aver manipolato la sua cappella con l'intento di farlo partire di testa, ricominciai a masturbarlo con decisione, alimentata dal potere che Marco mi aveva appena conferito e dalla consapevolezza che l'incolumità del mio corpo dipendeva solo dalle sue parole. Il terzo uomo venne quasi subito: bastarono infatti pochi, energici movimenti per sentirlo sussultare e liberarsi del liquido seminale direttamente sul mio viso, con un verso profondo e gutturale. Nel frattempo, fuori dall'auto, l'atmosfera si era riscaldata ancora di più. Percepii dei rumori di passi sui ciottoli, sussurri eccitati e il suono inconfondibile di cerniere che si aprivano e uomini che si segavano. C'era altra gente. Una piccola folla si stava facendo avanti, richiamata dallo spettacolo e dai gemiti che provenivano dall'abitacolo. Marco si sporse verso di me, sfiorandomi un orecchio con le labbra. Il suo fiato caldo mi fece venire la pelle d'oca. “Asia, sapessi la gente che c'è qua fuori solo per te...“ sussurrò. “Adesso ti chiedo una cosa. Te la senti di scendere dalla macchina e inginocchiarti davanti a tutti loro?“ Niente pompini, stai tranquilla, ma li devi segare tutti, capito?. * Scendere. All'aperto. Completamente nuda e bendata, davanti a una calca di sconosciuti eccitati. Il pensiero del pericolo, come un segnale d'allarme, ancora una volta mi lambì, ma l'adrenalina era troppo forte, il bisogno di sottomettermi al volere del mio bull troppo assoluto. “Sì Marco. Me la sento“, risposi senza un solo secondo di esitazione. La mia mente era ormai completamente offuscata dal piacere puro di compiacerlo e di essere l'oggetto del desiderio di quel pubblico invisibile. Sentii le mani di Marco guidarmi con fermezza fuori dall'abitacolo. E non appena i miei piedi nudi toccarono l'asfalto fresco della notte, la vulnerabilità divenne totale. Sentivo una leggera brezza sulla pelle nuda e il contrasto con il calore emanato dai molteplici corpi intorno a me. Un coro di respiri affannosi e sussurri eccitati mi accolse. Nel giro di pochi istanti, decine di mani sconosciute cominciarono a posarsi su di me, palpandomi ovunque, accarezzandomi i fianchi, il seno, infilandosi tra le mie gambe. Riuscii a far sborrare almeno una decina di loro, lo avvertii con chiarezza, mentre dita abili e forti mi fecero squirtare per ben due volte. Mi sentivo tanto troia e questo mi faceva impazzire. * Per un attimo temetti che la folla mi travolgesse, che il controllo di Marco non bastasse più a trattenerli. Fu un assalto sensoriale che mi tolse letteralmente il fiato. Ma proprio mentre la tensione erotica del gruppo stava per esplodere e tramutarsi in qualcosa di incontrollabile, la voce di Marco risuonò forte e glaciale, bloccando ogni iniziativa. “Fermi tutti..e non fatevi venire idee strane“, chiarì con un tono che non ammetteva repliche, mentre il rumore della sua zip che si abbassava rompeva il silenzio. “Io sono il suo uomo e decido io le regole. Stasera, il pompino lo fa solo a me“. Sentii le sue mani forti spingermi con decisione verso il basso, mentre mi inginocchiavo sull'asfalto duro e freddo, con il cuore che mi batteva a mille nel petto, a metà tra il terrore di quel pubblico selvaggio e la devozione totale per l'uomo che mi dominava. Davanti alle occhiate invidiose di tutti quegli uomini che potevano solo guardare, cercai al buio il membro di Marco. Era enorme, duro, pulsante di dominazione. Lo accolsi avidamente in bocca, stringendo le labbra e muovendo la testa in un ritmo serrato, decisa a dargli il massimo del piacere mentre sentivo gli sguardi eccitati e frustrati del pubblico, bruciarmi addosso. Marco mi teneva la testa, spingendo con foga crescente, fino a quando un gemito profondo non gli uscì dalla gola e si liberò completamente dentro di me. Ingoiai tutto..ma senza lasciarmi il tempo di riprendere fiato, egli mi prese per le braccia e mi fece alzare. Mi strinse forte a sé, proteggendomi di nuovo dal vento che si era alzato e dagli sguardi, guidando i miei passi ciechi e riaccompagnandomi subito dentro l'auto. Prima di chiudere la portiera, si voltò un'ultima volta verso la calca di uomini rimasti a bocca asciutta. “Per stasera può bastare così“, disse ad alta voce, con una nota di sfida e divertimento. “Forse, la prossima volta, anche qualcuno di voi potrà ricevere lo stesso trattamento.“ La portiera sbatté, isolandomi di colpo da quel mondo esterno e pericoloso. Sentii il motore dell'auto accendersi e le ruote fare presa sul terreno. Mentre la macchina si allontanava veloce nella notte, lasciandoci alle spalle il pubblico eccitato e forse anche un po' deluso, mi abbandonai contro il sedile, ancora bendata e nuda, sfinita da quella miscela letale di paura e lussuria, completamente pervasa da un senso di appagamento totale che non mi avrebbe lascata fino al mattino successivo.
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