STORY TITLE: Doppia tentazione 
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Doppia tentazione

by FRAGOLINI85
Viewed: 872 times Comments 7 Date: 13-02-2026 Language: Language

La verità è che, prima di scrivere questo racconto, ho chiesto a ChatGPT di inventarne uno per me, perché mi sembrava scrivesse meglio di me. E mentre lo componeva seguendo le mie direttive, mi sono eccitata da sola.
Ho iniziato a leggerlo e, nel frattempo, pensavo: “Mio Dio, questo è estremamente erotico” oppure “Questa sarebbe davvero una cosa porca da fare”. Intanto la temperatura del mio corpo saliva e l’energia sessuale cominciava a farsi sentire.
Parte proprio da lì, dal fondo della schiena, e sale velocemente.
Mentre risale sento i muscoli della vagina contrarsi e non posso non confessare l’incredibile voglia che mi prende di scopare.
Non è la prima volta che mi capita. Ogni volta che quell’energia sale, il mio corpo si scalda, i capezzoli diventano turgidi e l’unica cosa che riesco a pensare è quanto desideri provare piacere, puro godimento fisico.
Adesso sono qui, seduta su una sedia a casa del mio compagno che tra poco arriverà per preparare la cena. Lui pensa che io stia lavorando, che stia leggendo una sentenza o preparando un atto. Ma la verità è che non riesco a smettere di pensare a quello che è successo nelle ultime settimane.
Ero a Roma per un convegno quando, una sera, chiamai un mio amico di vecchia data. È uno di quelli che si veste bene, apparentemente un uomo di chiesa. Lo chiamai la sera prima del convegno per prendere un aperitivo insieme. Mi fidavo ciecamente di lui: lo conoscevo dai tempi della giovinezza, ci eravamo incontrati a una partita di tennis.
Mi piaceva molto: acculturato, ben definito, apparentemente mite e dolce. Portammo avanti la nostra amicizia nel tempo, con i limiti che si devono avere quando si ricopre un ruolo così importante nella società. Aiutare le persone era la sua missione. Un uomo buono. E represso. Represso dalla sua stessa energia sessuale. Più volte gli chiesi il motivo di quella repressione, ma non volle mai spiegarmelo.
Quella sera andammo a bere qualcosa in un bar vicino all’università. Mi accorsi di aver dimenticato il portafoglio nella suite dell’hotel che avevo prenotato e gli chiesi cortesemente di accompagnarmi a prenderlo.
Da galantuomo accettò volentieri e lo portai su in camera con me.
Nella hall dell’hotel incontrai un collega che il giorno dopo avrebbe dovuto intervenire al convegno insieme a me. Anche lui doveva salire al primo piano, così entrammo tutti e tre nello stesso ascensore. Vedendolo solo e un po’ in imbarazzo, lo invitai a cena con noi, senza pensare che avrebbe accettato. Invece accettò.
Arrivati al primo piano, li invitai ad accomodarsi nella mia stanza giusto il tempo di prendere il portafoglio e andare in bagno.
La stanza mi era costata un botto: era l’ultima disponibile vicino all’università. C’era un letto matrimoniale molto ampio, un tavolino con divano e due poltrone. Loro si sedettero sul divano, io andai a rinfrescarmi.
Quando tornai, offrii loro qualcosa da bere. Nel frigorifero trovai dello spumante e lo versai in piccoli bicchieri che erano in stanza. Nessuno di noi, a quanto pare, era abituato a bere. Lo capii la mattina dopo, quando aprii gli occhi e ricordai tutto.
Quella sera segnò la mia vita. Non riuscii più a fare a meno di loro due.
Giuseppe era il mio vecchio amico. Marco, invece, era un relatore: lo chiamavano “il vecchio diavolo” per l’eleganza e la finezza con cui esponeva le sue argomentazioni, riuscendo sempre ad avere ragione.
Quella sera scoprimmo tutti e tre che non ci saremmo separati per molto, molto tempo.
Marco, seduto sulla poltrona di fronte a me, fu il primo a spezzare il ghiaccio. Abituato a parlare, iniziò a chiedermi della mia ricerca. Mentre cercava di intavolare un discorso interessante, Giuseppe, seduto accanto a me sul divano, era visibilmente a disagio.
Marco continuava a offrirgli da bere. Giuseppe, dato il suo casto ruolo nella società, cercava di trattenersi, ma con scarsi risultati.
Io ero letteralmente in imbarazzo e non sapevo come sarebbe potuta finire la serata. Più bevevamo, più sentivamo caldo. Più gli animi si agitavano.
Dopo il terzo bicchiere di spumante, Marco – il più spudorato – mi appoggiò una mano sul ginocchio. Forse per orgoglio, forse per invidia, anche Giuseppe fece lo stesso.
Rimasi scioccata.
Non so descrivere la sensazione di quel momento. Posso solo dire che sentii i muscoli della mia vagina contrarsi e, mentre l’energia sessuale risaliva, un fluido caldo scendeva verso il basso. Poco dopo, due mani diverse si infilavano contemporaneamente nelle mie mutandine.
Le dita di Giuseppe mi penetravano, quelle di Marco mi stimolavano il clitoride. Mi sentii in paradiso.
L’eccitazione ci travolse. In pochi istanti mi ritrovai ad essere leccata. Ogni fibra del mio corpo tremava di piacere. Le loro lingue scorrevano sui miei capezzoli, che diventavano sempre più turgidi, mentre le dita continuavano a muoversi dentro e fuori la mia vagina, aumentando il piacere fino a farmi perdere il controllo.
I loro corpi reagirono prontamente: avevano entrambi il cazzo durissimo. Si spogliarono e iniziai a segarli. I loro membri si facevano sempre più tesi e non riuscii a resistere alla voglia di prenderli in bocca.
Mi divincolai dalle loro mani e mi abbassai sul cazzo duro di Giuseppe, iniziando a succhiarglielo. Marco si mise dietro di me, mi infilò un dito nel culo e subito dopo mi penetrò con il suo pene.
Il piacere era immenso.
Giuseppe, più possente, mi prese in braccio e mi portò sul letto. Ero completamente eccitata: le labbra della mia patata erano gonfie, aperte dal desiderio, pronte per essere leccate e penetrate.
Giuseppe si mise sopra di me e mi penetrò con il suo cazzo lungo e duro, mentre Marco continuava a sfondarmi da dietro. Eravamo sudati per l’alcol e per il desiderio. Le mie tette sfregavano contro il petto di Giuseppe mentre mi baciava, e Marco mi leccava la schiena.
Fu una doppia fantastica.
I miei umori colavano e gridavo dal piacere mentre loro continuavano a scoparmi senza tregua. Ero sfinita, ma Marco, eccitato dalla situazione, mi infilò di nuovo il suo cazzo in bocca. Lo leccai e lo succhiai con avidità, mentre Giuseppe mi prendeva con forza da dietro.
Gridai con tutta me stessa quando venni travolta dall’orgasmo. Squirtai con il cazzo duro di Giuseppe dentro la mia fica e quello di Marco in bocca, mentre mi sborravano addosso, sulla bocca e dentro la patata.
Quella notte cambiò tutto.
Quando il piacere si dissolse e il respiro tornò lentamente regolare, restammo per qualche istante in silenzio. Il silenzio più denso che abbia mai sentito. Non era imbarazzo. Non era pentimento. Era qualcosa di più pericoloso: consapevolezza.
Giuseppe fu il primo a sollevarsi dal letto. Non disse una parola. Si rivestì con movimenti lenti, quasi solenni, come se stesse rientrando nel suo ruolo pubblico pezzo dopo pezzo. Marco, invece, mi guardava ancora. Non con tenerezza. Con curiosità. Con quella stessa lucidità affilata con cui demoliva un avversario durante un dibattito.
Io restai sdraiata, nuda, con la pelle ancora calda e le lenzuola umide sotto la schiena. Sentivo il battito nelle tempie e una strana vibrazione dentro il petto. Non era solo eccitazione residua. Era qualcosa che si era aperto. Qualcosa che non si sarebbe più richiuso.
«Questo non finisce qui», disse Marco a bassa voce, mentre si infilava la camicia.
Giuseppe si fermò un istante sulla porta. Mi guardò. Nei suoi occhi non c’era più repressione. C’era fame. Una fame antica, trattenuta per anni.
Non risposi. Ma dentro di me sapevo che aveva ragione.
La mattina dopo, al convegno, eravamo tre professionisti impeccabili. Sguardi composti. Voci ferme. Applausi, strette di mano, complimenti. Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa fosse successo poche ore prima in quella stanza d’albergo.
Eppure bastava un incrocio di occhi per riaccendere tutto.
Un messaggio arrivò sul mio telefono mentre Marco stava parlando al microfono.
“Stasera. Stessa ora.”
Non c’era firma. Non ce n’era bisogno.
E mentre adesso sono qui, seduta sulla sedia, ad aspettare che il mio compagno rientri per cena, sento di nuovo quell’energia salire dalla schiena. Lenta. Inesorabile.
Perché quella notte non è rimasta a Roma.
È entrata nella mia vita.
E non ho ancora deciso se voglio fermarla… o lasciarmi trascinare ancora più a fondo.
Ma ancora più tormentato è il pensiero di dover rivelare o meno tutto al mio compagno...

ADDED 7 COMMENTS:
  • avatar misterbull41 Mmmmm una collega!! Idea per una bella foto... smorza candela con in dosso la toga....

    17-02-2026 00:13:15

  • avatar sposiamanti Che sia un racconto di fantasia o un episodio realmente accaduto è molto eccitante, soprattutto nel secondo caso.

    14-02-2026 19:26:14

  • avatar cocobr tu devi solo seguire il tuo cuore e lasciare libera la tua passione

    14-02-2026 16:30:22

  • avatar HONOR Le migliori scopate sono quelle inaspettate.

    14-02-2026 11:05:03

  • avatar maresole44 ...e poi...............

    14-02-2026 09:04:53

  • avatar youmustit Non se davvero ti ha aiutata l'IA, comunque bello il racconto ed ancor più belli voi due. Complimenti.

    14-02-2026 08:39:57

  • avatar Sailormoondue Bel racconto 😉👍👏👏

    14-02-2026 00:14:09






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