Cardiopatico 9
by GipotopoErano passati otto giorni dallo scambio con Laura e Matteo. Otto giorni in cui Silvia sembrava aver raggiunto un nuovo livello di consapevolezza erotica. Non nascondeva più nulla, nemmeno con se stessa: si specchiava nuda per ore, si accarezzava i seni e la fica davanti allo specchio del bagno, si filmava con il telefono mentre si masturbava sul letto e poi mandava i video a Marco durante la giornata, con didascalie brevi tipo “Penso a Carla” o “Voglio leccarla fino a farla urlare”. Marco rispondeva con foto del suo cazzo duro in ufficio, e quando tornava a casa la trovava già bagnata e pronta, spesso con le dita dentro mentre guardava porno lesbo sul tablet.
Carla era l’amica di sempre: quarantanove anni, divorziata da cinque, capelli rossi corti e mossi, corpo morbido ma curato – tette naturali quinta misura, fianchi larghi, culo abbondante ma sodo grazie allo yoga. Da anni si confidavano tutto: fallimenti matrimoniali, amanti occasionali, fantasie represse. Carla aveva sempre avuto un debole per le donne, ma non aveva mai osato con Silvia. Fino a quando Silvia, due sere prima, le aveva mandato un messaggio diretto:
“Vieni da me sabato sera. Solo noi due. Marco non ci sarà (bugia). Voglio baciarti. Voglio toccarti. Voglio farti venire con la bocca. Dimmi di sì.”
Carla aveva risposto dopo dieci minuti: “Sì. Alle 21. Porto del vino. E lingerie nuova.”
Sabato sera Marco finse di uscire per una cena di lavoro. In realtà si nascose nello studio attiguo al salotto: la porta comunicante era socchiusa di pochi centimetri, abbastanza per vedere il divano grande senza essere visto. Luci basse, solo le abatjour accese, una bottiglia di prosecco aperta sul tavolino. Silvia indossava un babydoll di seta nera trasparente, niente sotto, capezzoli già turgidi che premevano contro il tessuto, fica rasata visibile quando si muoveva. Si era truccata con rossetto rosa lucido, eyeliner leggero, capelli sciolti e profumati.
Alle 21:15 suonò il campanello.
Silvia aprì. Carla entrò con una bottiglia in mano e un trench beige. Quando vide Silvia in babydoll si fermò sulla soglia, arrossì leggermente, poi sorrise.
«Sei… bellissima.»
Silvia la baciò subito sulle labbra, un bacio leggero ma prolungato. Carla ricambiò, lasciando cadere il trench. Sotto aveva un completino rosso fuoco: reggiseno pushup che le sollevava le tette enormi, perizoma coordinato, calze a rete. Le due donne si guardarono per un secondo, poi si baciarono di nuovo, stavolta con lingua, mani che esploravano.
Andarono sul divano grande. Silvia fece sedere Carla al centro, le versò del prosecco, bevvero un sorso ciascuna. Poi Silvia posò i bicchieri, si inginocchiò tra le gambe di Carla.
«Lasciati fare» sussurrò.
Le slacciò il reggiseno con dita tremanti. Le tette di Carla uscirono pesanti, capezzoli grandi e rosa scuro già duri. Silvia li prese in bocca uno alla volta, succhiandoli forte, mordicchiandoli piano. Carla gemette, le mani nei capelli di Silvia.
Silvia scese più in basso, baciò la pancia morbida, arrivò al perizoma. Lo spostò di lato, trovò la fica di Carla già bagnata, peluria rossa curata. Iniziò a leccarla piano: lingua piatta sul clitoride, cerchi lenti, poi succhiò il piccolo bottone gonfio. Carla inarcò la schiena, afferrò i cuscini.
«Dio… Silvia… continua…»
Silvia infilò due dita dentro, le curvò verso l’alto, trovò il punto G. Leccava e scopava con le dita in ritmo perfetto. Carla venne dopo cinque minuti: un orgasmo forte, gridato, le cosce che tremavano intorno alla testa di Silvia, un fiotto di umore che le bagnò il mento.
Silvia si rialzò, baciò Carla con la bocca piena del suo sapore. Carla la spinse sul divano, le tolse il babydoll. Ora entrambe nude, corpi sudati che si sfregavano. Carla si chinò sui seni di Silvia, li succhiò con voracità, lasciando segni rossi intorno ai capezzoli. Poi scese, aprì le gambe di Silvia al massimo, le leccò la fica con fame.
Silvia gemette forte, le mani nei capelli rossi di Carla. Carla infilò la lingua dentro, poi succhiò il clitoride, poi infilò tre dita. Silvia venne la prima volta urlando il nome di Carla, il corpo scosso da spasmi violenti.
Carla non si fermò. La girò a pecorina sul divano, le leccò il culo, infilò un dito nell’ano mentre con l’altra mano le sfregava la fica. Silvia venne di nuovo, un secondo orgasmo più intenso, la voce rotta.
Poi si sdraiarono una sull’altra, fiche contro fiche, clitoridi che si sfregavano in un tribadismo lento e profondo. Si baciarono mentre si muovevano, seni schiacciati, capezzoli che si strofinavano. Vennero insieme la terza volta: corpi inarcati, gemiti sincronizzati, umori che si mischiavano sul divano.
Marco, nascosto, si era segato per tutto il tempo. Vedeva ogni dettaglio: le lingue che si intrecciavano, le dita che entravano e uscivano, i visi arrossati dal piacere. Quando le due donne crollarono ansimanti, abbracciate, lui venne in silenzio nella mano, schizzando sul pavimento dello studio.
Carla e Silvia rimasero lì per mezz’ora, nude, accarezzandosi piano, ridendo piano.
«Da quanto tempo lo volevi?» chiese Carla.
«Da anni» rispose Silvia. «Ma non osavo. Ora… non mi fermo più.»
Carla le baciò il collo.
«Allora non fermarti. La prossima volta… possiamo fare di più. Magari con qualcun altro.»
Silvia sorrise.
«Magari.»
Carla si rivestì verso le 23:30, salutò con un ultimo bacio profondo. Silvia la accompagnò alla porta nuda, le tette ancora segnate dai succhiotti.
Quando la porta si chiuse, Silvia andò direttamente nello studio. Trovò Marco seduto, il cazzo ancora mezzo duro, il pavimento sporco.
«Hai visto tutto?»
«Tutto.»
Silvia si inginocchiò, lo pulì con la bocca, lentamente, assaporando il suo sperma.
Poi si alzò, lo baciò.
«Domani decidiamo l’ultima cosa. La gangbang. Sei uomini. Io al centro. Tu guardi. E poi… vediamo cosa succede dopo.»
Marco annuì. Sapeva che l’epilogo era vicino. E sapeva che non avrebbe più riavuto la moglie mite e timida di prima.
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