Cardiopatico 10 - The End
by GipotopoEPISODIO 10 – La gangbang e la fine
Erano passati sei giorni dall’incontro con Carla. Sei giorni in cui Silvia sembrava aver raggiunto il culmine di una metamorfosi che Marco non avrebbe mai immaginato possibile. La donna mite e timida che indossava felpe enormi per nascondere il corpo era sparita del tutto. Al suo posto c’era una creatura affamata di piacere, che parlava apertamente di cazzi, di sborra, di quanti uomini voleva sentirsi dentro contemporaneamente. In casa non c’erano più segreti: scopavano con la finestra aperta, lei urlava il suo nome mentre lo cavalcava sul balcone, si masturbava al telefono con sconosciuti su app di incontri mentre Marco guardava dalla porta. Ogni notte finivano per parlare della gangbang.
«Sei uomini» aveva detto Silvia la sera prima, sdraiata nuda sul letto, le dita nella fica mentre Marco la leccava piano. «Voglio sei cazzi. Tutti insieme. Voglio essere al centro, riempita da ogni parte. Voglio venire fino a non riuscire più a respirare. E voglio che tu guardi tutto. Dall’angolo della stanza. Senza intervenire.»
Marco aveva annuito, il cuore che batteva forte. Aveva contattato un’organizzatore privato tramite un forum riservato: sei uomini selezionati, tutti sani, tutti consenzienti, tutti con esperienza. Età tra i 35 e i 55, fisici diversi ma tutti dotati. Luogo: casa loro, sabato sera alle 22. Regole chiare: preservativi obbligatori per penetrazione vaginale e anale, no foto/video, no baci in bocca se non voluto da lei, Marco spettatore silenzioso.
Il sabato arrivò come un temporale annunciato.
Silvia passò il pomeriggio a prepararsi. Ceretta integrale, scrub al corpo, crema profumata alla vaniglia e muschio. Si truccò da pornostar: rossetto rosso sangue indelebile, eyeliner nero spesso, ciglia finte lunghissime, contouring aggressivo. Indossò solo un perizoma di pizzo nero minuscolo e un body harness di pelle che le legava i seni e il collo, lasciando capezzoli e fica completamente esposti. Tacchi 15 neri lucidi. I capelli sciolti, leggermente mossi.
Marco dispose la camera: materasso kingsize al centro senza lenzuola (solo un coprimaterasso impermeabile nero), luci rosse soffuse, una poltrona in pelle nell’angolo opposto da dove poteva vedere ogni dettaglio. Bottiglie d’acqua, lubrificante, preservativi, salviette umidificate sul comodino. La porta della camera socchiusa per chi entrava.
Alle 21:50 arrivarono uno alla volta. Marco li fece accomodare in salotto, offrì da bere, spiegò di nuovo le regole. Sei uomini:
• Davide, 38 anni, personal trainer, cazzo grosso e curvo
• Roberto, 45, manager, fisico atletico, membro lungo e dritto
• Luca, 52, ex militare, muscoloso, cazzo spesso e venoso
• Paolo, 41, tatuato, piercing sul frenulo
• Marco (omonimo), 49, barba lunga, cazzo corto ma larghissimo
• Alessandro, 35, il più giovane, fisico scolpito, cazzo medio ma molto duro
Alle 22:05 Silvia entrò in salotto nuda tranne l'harness e i tacchi. Camminò lenta, i seni che ondeggiavano, la fica già lucida. Si fermò al centro della stanza, guardò ognuno negli occhi.
«Grazie per essere venuti. Voglio tutto. Ogni buco. Ogni goccia. Usatemi.»
Gli uomini si spogliarono in silenzio. Sei cazzi duri puntati verso di lei.
Andarono in camera. Silvia si sdraiò supina sul materasso, gambe aperte al massimo. Davide fu il primo: indossò il preservativo, entrò nella fica con una spinta lenta. Silvia gemette forte. Roberto le mise il cazzo in bocca. Lei lo prese fino in gola, gorgogliando. Luca e Paolo le presero un seno ciascuno, succhiando i capezzoli duri. Marco (l’altro) e Alessandro si segavano aspettando il turno.
Dopo cinque minuti cambiarono: Roberto la scopò in fica mentre Davide le scopava la bocca. Silvia venne la prima volta, un orgasmo violento che le fece tremare le cosce, un fiotto di umore che bagnò il materasso.
Paolo la girò a pecorina. Entrò nell’ano con lubrificante abbondante (lei aveva preparato tutto il pomeriggio con plug). Silvia urlò di piacere misto a dolore, poi si rilassò. Luca le scopò la fica da sotto, doppia penetrazione. Roberto le mise il cazzo in bocca. Gli altri quattro la toccavano ovunque: mani sui seni, dita sul clitoride, schiaffi leggeri sul culo.
Venne di nuovo, la seconda volta più forte, il corpo scosso da convulsioni. Gridò intorno al cazzo in bocca.
Poi la misero al centro in ginocchio. Sei cazzi intorno al viso. Silvia li prese a turno in bocca: uno dopo l’altro, succhiando, leccando, masturbando con le mani. Saliva colava sul mento, sul petto, gocciolava sui capezzoli. Venne una terza volta solo toccandosi il clitoride mentre li succhiava.
La sdraiarono di nuovo. Alessandro entrò nella fica, Luca nell’ano, Roberto in bocca. Gli altri si segavano sopra di lei. Silvia venne una quarta volta, urlando, il corpo inarcato.
Poi la misero a pecorina sul bordo del materasso. Due nella fica e nell’ano contemporaneamente (Davide e Paolo), uno in bocca (Roberto), gli altri che le schizzavano sul viso e sul petto. Silvia prese schizzi ovunque: sul viso, nei capelli, sulle tette, sulla schiena. Venne una quinta volta, silenziosa ma devastante, le lacrime agli occhi per l’intensità.
Alla fine i sei uomini si segarono intorno a lei. Silvia in ginocchio al centro, bocca aperta, lingua fuori. Vennero uno dopo l’altro: schizzi caldi che le colpirono il viso, le labbra, il naso, le guance, il mento, gocciolarono sul seno, sullo stomaco. Un’inondazione bianca, densa, che le coprì quasi completamente il viso e il petto. Silvia raccolse con le dita, se le mise in bocca, ingoiò quello che poteva, il resto le colò sul corpo.
Quando finirono, gli uomini si rivestirono in silenzio, salutarono con cenni gentili e uscirono uno alla volta.
Silvia rimase lì, in ginocchio sul materasso, coperta di sborra, ansimante, tremante. Marco si avvicinò piano.
«Stai bene?»
Lei annuì, sorrise con le labbra sporche.
«Mai stata meglio. È stato… perfetto.»
Si pulirono insieme sotto la doccia. Silvia si lavò i capelli tre volte, ma l’odore rimase sulla pelle per ore.
EPILOGO.
Marco disse piano:
«Non posso più. Ti amo, ma… non sono più io. Tu sei diventata un’altra persona. E io non riesco a starti dietro. Voglio il divorzio.»
Silvia lo guardò negli occhi, senza rabbia, senza sorpresa.
«Lo so. L’avevo capito da settimane. Anch’io ti amo, ma… non voglio più fermarmi. Voglio continuare. Con chiunque. Quando voglio. Come voglio.»
Marco annuì.
«Allora lo facciamo. Amichevolmente. La casa la tieni tu. Io me ne vado. Ho già visto una ragazza… ha diciannove anni. Si chiama Giulia. È dolce, semplice. Voglio provare qualcosa di normale.»
Silvia gli accarezzò il viso.
«Spero che tu sia felice. Davvero.»
Il divorzio fu rapido. Tre mesi dopo Marco si trasferì in un appartamento in centro con Giulia, una studentessa timida e innamorata, che arrossiva quando lui la baciava e faceva l’amore con dolcezza, senza parole sporche. Lui riscoprì il piacere della normalità, della tenerezza, del fare l’amore al buio con una sola persona.
Silvia rimase nella casa. Continuò a scopare. Con Andrea il personal trainer due volte a settimana. Con Carla quasi ogni weekend. Con coppie conosciute online. Con gruppi organizzati. Con sconosciuti che invitava a casa dopo una serata al club. La sua fica, la sua bocca, il suo culo erano sempre aperti a nuovi cazzi, nuove lingue, nuove mani. Venne migliaia di volte, in modi che non avrebbe mai immaginato. Non si pentì mai.
Ogni tanto, quando era sola, pensava a Marco. Non con rimpianto, ma con un sorriso dolce. Lui le aveva aperto la porta. Lei l’aveva attraversata e non era più tornata indietro.
La vita è breve. Ogni lasciata era persa.
E Silvia non ne lasciò più nessuna.
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