Car/Sex (viaggio nei ricordi) PARTE SECONDA
by FuturaDopo quel primo, travolgente car/sex, ne seguì subito un secondo, durante il quale fui tentata di gettarmi nella mischia più di una volta. Alla fine non lo feci, ma ci vollero mesi, trascorsi a rivivere mentalmente quelle notti nell'ombra, passate a guardare in silenzio mentre il desiderio bagnava i sedili dell'auto di Marco, prima di compiere la scelta definitiva. Realizzai che la volta successiva, non sarei più stata una spettatrice invisibile. Volevo essere l'oggetto del desiderio. Volevo essere io la donna al centro del cerchio, il fulcro attorno a cui ruotava l'eccitazione della notte. Quando lo confessai a Luca e a Marco, in un venerdì sera di inizio settembre, vidi i loro occhi accendersi di una luce nuova. Non servirono troppe parole: loro compresero all'istante l'importanza e la profondità di quel passo. * Il rituale della preparazione si rivelò ancora più intenso del previsto. Davanti allo specchio di casa, scelsi un tubino nero elasticizzato, audace e incredibilmente aderente. Niente bottoni, niente cerniere complicate: un tessuto leggero che si poteva sollevare con un solo, rapido gesto della mano. Sotto, ovviamente scelsi il nulla. Solo la pelle nuda che sfiorava l'orlo dell'abito a ogni passo. Sentivo un calore crescente risalire lungo le mie gambe, anticipando sensazioni mai provate prima. Luca mi osservò truccarmi in un silenzio carico di bramosia: nei suoi occhi si leggeva l'invidia per Marco, che mi avrebbe scortata a quel battesimo di fuoco, ma anche l'eccitazione per l'attesa del mio ritorno a casa, quando avrei condiviso con lui ogni minimo dettaglio, per accendere, come di consueto, la nostra intimità. In seguito, per ragioni di sicurezza, concordammo che anche Luca fosse presente, sebbene defilato a bordo della sua auto, pronto a intervenire in caso di necessità. * Il viaggio di cinquanta chilometri scivolò via nell'oscurità dell'autostrada, accompagnato da una tensione elettrica quasi palpabile. La mano di Marco non abbandonò mai la mia coscia nuda, risalendo di tanto in tanto sotto la gonna, per misurare quanto la mia mente fosse già proiettata verso la meta. Ero un incendio pronto a divampare, un lago di piacere sotterraneo che non riuscivo a controllare. Arrivammo nello spiazzo adibito intorno alle 23.00. Rispetto alle prime volte, la mia percezione dello spazio era completamente stravolta. Marco guidò nel parcheggio lentamente, a fari spenti, posizionando l'auto in disparte rispetto alla zona in cui il movimento era già evidente. C'erano altre vetture disposte a raggiera e diverse ombre che si muovevano lente tra la vegetazione del boschetto limitrofo e le portiere aperte. Il cuore mi batteva così forte che temevo potesse sentirsi all'esterno. Marco si voltò, mi accarezzò la guancia e mi sussurrò di non muovermi. Poi, con gesti calmi, mi strinse una voluminosa benda nera sugli occhi. Quella barriera non serviva solo a privarmi della vista, amplificando conseguentemente i miei sensi, ma anche a proteggermi, trasformandomi in un'icona misteriosa nel buio. “Ci siamo, piccola“ mi bisbigliò all'orecchio, “questa notte la regina sei tu. Sei pronta?“. Invece di rispondere, respirai a fondo l'aria della notte estiva che entrava dai finestrini. Poi, compii il gesto che per mesi avevo solo sognato: afferrai la maniglia, spinsi la portiera del passeggero, spalancandola completamente e ruotai il bacino, lasciando scivolare le gambe nude fuori dall'abitacolo. I piedi, calzati da sandali neri, tacco dodici, trovarono l'asfalto. I seni premevano contro il tessuto leggero del tubino, lasciando intravedere i capezzoli induriti e offrendo il richiamo della mia femminilità al mondo circostante. * Marco diede due colpi di faro: il segnale era partito. Nell'ombra della radura, tre figure compresero il richiamo e iniziarono a camminare lentamente verso di noi. Si materializzarono dal buio, fermandosi a un paio di metri dalla portiera aperta. Rimasero in silenzio, come spettatori rispettosi di un rituale antico. I loro sguardi erano fissi sulle mie gambe spalancate e sull'orlo del vestito che copriva a malapena l'inguine. Marco, guidando la scena con assoluto controllo, si sporse verso di me. Sotto gli occhi degli sconosciuti, mi afferrò per i fianchi e mi tirò leggermente verso il bordo, lasciandomi con la schiena appoggiata al sedile ma con il corpo interamente offerto alla notte. Con un movimento lento e deliberato, sollevò il tubino fino alla vita, scoprendo interamente la mia intimità. Sentii il brivido dell'aria notturna sulla pelle bagnata..e i respiri degli uomini farsi improvvisamente più pesanti. Per un istante il pensiero corse a Luca, fermo nella sua auto a debita distanza da noi: potevo percepire il suo orgoglio, la sua fierezza per quel momento che avevamo costruito insieme, ma soprattutto la sua devastante eccitazione. * La voce di Marco, bassa ma ferma, ruppe il silenzio: “Chi vuole toccare...ripeto, SOLO toccare, si faccia avanti. A gruppi di due al massimo, tutto chiaro?“. Alcuni cenni di assenso, poi i passi si fecero vicini. Sentivo le loro voci sussurate, percepivo distintamente i loro movimenti, avvertivo il brivido imminente sulla mia pelle, finché le prime mani non si posarono su di me. Dita sconosciute cercarono la mia pelle, accarezzando il seno nudo sotto il vestito, esplorandomi completamente, mentre mi penetravano in profondità, spingendosi con delicatezza fino a masturbarmi consapevolmente. * Il mio amante, al mio fianco, coordinava ogni interazione con tono deciso, ponendo confini precisi, mentre io mi lasciavo andare a un piacere puro e prolungato. Non era un orgasmo come gli altri, ma un'onda costante, senza crescendo e senza fine, come se quella sensazione estrema si fosse impossessata di me, e non avesse più nessuna intenzione di abbandonarmi...
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