L'amore di un cornuto
by ANMARSì spogliò, e non un pelo intaccava il suo corpo.
Li davanti a me in piedi con lo sguardo basso e le braccia lunghe sui fianchi morbidi e pronunciati. La penombra si posava sulla stanza come la notte che porta il desiderio, ed eri lì in piedi a soffocare per qualche istante l' impulso di sfogarti, di mostrarmi quanto potessi essere troia e puttana con altri uomini.
Non sapevi chi sarebbe entrato dalla porta e di certo non immaginavi cosa avessi scelto per te.
Io, invece, lo sapevo.
Conoscevo quel desiderio che ti attraversava, silenzioso e profondo. Sapevo che il tuo piacere avrebbe preso una strada oscura, e che, in qualche modo, avrebbe trascinato anche me. Era un territorio sconosciuto, per entrambi. Eppure necessario.
Mi alzai lentamente dalla poltrona. Indossavo un abito nero impeccabile, la camicia bianca chiusa da un papillon. C’era qualcosa di rituale in tutto questo, come se la serata esigesse una forma, una disciplina.
E tu nuda con indosso solo i vertiginosi tacchi che tanto amavi , immobile e sinuosa come solo la mia amata puttana sa essere .
Mi avvicinai alla porta del bagno. Da lì provenivano rumori sordi, indistinti, quasi animaleschi. Nessuna parola, solo presenza.
Ti guardai per l ultima volta come per ricordarmi di Eva prima del peccato.
Attimi, infiniti, bellissimi, importantissimi, decisivi.
Eri tesa , ma pronta , e i tuoi capezzoli duri come pietre.
Tornai alla poltrona e mi accomodai, cercando una posizione comoda, come se fossi spettatore di qualcosa già scritto. I tuoi occhi mi seguivano, incerti, e nel tuo respiro si insinuava una paura sottile, difficile da nascondere.
Poi accadde.
Dalla porta del bagno si fecero avanti due sagome maschili imponenti e ti girasti subito su di loro . Ti venivano incontro mostrandosi con il cazzo enorme già spaventosamente grande , braccia Ercoline e petti enormi.
Scelsi loro accuratamente . Ma fu una questione egoistica, volli loro così belli e virili per mettermi alla prova, li volli fortissimi, alti come non ero io, li volli con il cazzo esageratamente grande come non lo avevo io, li volli resistenti come l'acciaio e instancabili come la tempesta. Li volli come non ero io e per di più due .
Non andarono per il sottile e lasciarono a casa i convenevoli e ti si avventarono addosso spingendoti sul letto. Non proferivi parola e i modi rudi sembravano spaventarti.
Marco con forza, da dietro ti prese al collo stringendolo con decisione, i tuoi occhi incollati ai miei sembravano quasi implorarmi di farli smettere, ma io, seduto comodo, ti guardavo senza pietà . Intanto Andrea , che ti si era posizionato davanti ti prese per i cappelli corti, imboccandoti con una cappella enorme e rossa , Marco dietro giocava con la tua fica fradicia che sgorgava piacere. indossò il preservativo e si infilo dentro. I tuoi occhi si sgranarono , me ne accorsi dal rumore sordo della tua gola riempita da Andrea.
I ragazzi spingevano forte e sempre carponi non riuscivi a muoverti. Avevi la bocca come un lago e la tua saliva era come sborra calda nella tua bocca , il mascara ti colava rigando le gote come crepe sulla terra ed eri bellissima , puttana , schifosamente puttana davanti a me . Intanto Marco uscito dal tuo corpo si sfilo il preservativo, lo tirò via piano lanciandolo ai miei piedi come a evidenziare la mia condizione di cornuto. Ti fece girare e ti mise supina, sali sopra il letto in piedi e dall'alto al basso incrociò il tuo sguardo , fece un passo in avanti e mise in asse la sua asta con la tua bocca , si accovacciò su di te quasi affogandoti con le palle liscissime per l'occasione.
Andrea nel mentre, dopo aver fatto il giro del letto, arrivò dietro Marco e lo guardò un istante mentre la tua lingua gli affondava nel culo, non resistette: prese il cazzo incappucciato lo punto sul culo e dopo averci sputato sopra spinse.
Spinse forte, non usò nessuna cautela, entrò dentro arrogante e prepotente squarciandoti l'intestino !
Le gambe erano sollevate e Marco le teneva chiuse tra i suoi gomiti mentre Andrea ti scopava la fica…....
Ti guardavo mio tesoro mentre quei cazzi ti devastavano e appagavano . Nemmeno parlasti non chiedesti , non dicesti, nemmeno fiatasti. Sembravi inebetita ma era chiaro che il mio desiderio in realtà era il tuo ed io ne ero intimamente succube.
Marco chiamò Andrea :
Cosa dici e' pronta per sfondarla insieme ? Il culo com'e' ?
Quasi pronto – replicò Andrea
Solo un altro pochino, e questa troia la facciamo godere come merita , cosi come vuole il maritino. Vero ?
Disse Andrea rivolgendosi a me con la domanda di chi sa che non avra' risposta.
Si alzo Marco, tu respiravi a fatica, e avevi l'odore e il sapore del suo culo nelle labbra.
Andrea ti prese per le spalle tirandoti su manco fossi di piuma , rimanendoti dentro nel culo. Si sfilo il cazzo e lo mise nella fica , liberando il buco per Marco :
Dai Marco infilaglielo nel culo !
Arrivo , tienimi questa troietta ferma che la infilo per benino !
Seguì un urlo travolgente ! Piena come mai in vita tua ti sentivi bruciare e quello che sembrava averti inibito ora ti cresceva dentro come la bestia piu' selvaggia della savana :
Bastardi ! Vi piacciono i miei buchi ? E allora fotteteli per bene, che il cornuto lo veda come si fa !
Come si fa godere una mogliettina come me !
Di certo non se lo fecero ripetere una volta di piu', continuarono a scoparti alternandosi nei buchi . Fino a quando tutti e due dentro il tuo corpo si immobilizzarono con i cazzi dentro. Abbracciasti Andrea dal dolore colando saliva sulla sua spalla , quei due cazzi enormi ti stavano allargando maledettamente , fermi immobili pulsanti dentro di te ! Gli implorasti :
venitemi dentro, vi prego venitemi dentro !
Tanto che Andrea pronto a esplodere tolse le mani dal tuo culo lasciando tutto il peso di te su Marco che si piego leggermente all'indietro conficcandosi ancora di piu' dentro le viscere.
E venne....Venne copioso come un toro e lo seguì Andrea.
Ti sdraiasti sul letto con gli occhi chiusi, sfinita, Marco ti si avvicino col cazzo ancora duro alla tua destra e Andrea alla sinistra . Istintivamente ti girasti su Marco e sulla sua verga intrisa del tuo culo e della sua sborra .
Puliscilo per bene, dai brava fai vedere quanto sei esperta al tuo cornuto
Andrea nel mentre si sfilò il preservativo tenendolo ben chiuso affinchè il suo seme non si disperdesse e liberato il cazzo, lo avvicinò alla tua guancia che gia' era piena di Marco .
Era evidente che il calore di quel cazzo umido e possente fosse un richiamo irresistibile. Li brandisti come spade e provasti a metterli in bocca insieme ma invano.
Andrea si spostò, continuò a guardarti completamente sudata , sfondata con l'odore inconfondibile della chiavata sulla pelle. .Marco rivoltò il preservativo e te lo svuoto ' in bocca lanciandomelo ai piedi .
Nemmeno un goccia fu persa, tutto fu bevuto , mangiato, assimilato .
Andrea e Marco guardandosi e sghignazzando si diressero in bagno , confabulando in dialetto parole che non capivo.
Io ero sempre seduto sulla poltrona con il cazzo che esplodeva e con il dolore di chi sa che la moglie e' una troia.
Ma insieme queste emozioni si mescolarono togliendomi la ragione , rendendo incontrollabile l'istinto .
Ti guardavo come un leone la gazzella ed ero furente perchè dandoti come una puttana a quei due mi avevi mostrato che la tua fica gode anche senza il mio cazzo perchè sei un essere indipendente ed io non sono il tuo unico universo.
Intanto pero' ti guardavo con quei tuoi seni enormi, adagiati sul petto dalla gravità, guardavo le tue gambe rigate di sudore tanto da sembrar lacrime . Guardavo le tue mani cosi perfette, cosi innocenti incredulo che fino a poco tempo prima sembravano quelle di un puttana furiosa . E guardavo i tuoi occhi che nel mentre si erano aperti al soffitto, cosi belli, cosi colpevoli, cosi strafottenti, ma anche cosi rilassati, sereni e appagati; di chi sente ancora i brividi della lussuria nella carne .
Girasti il volto su di me e seria mi dicesti :
Amore mio, ti amo. Come non potrei amare nessun altro e io sono tua soltanto
Andrea e Marco ormai rivestiti e pronti ci salutarono, io feci altrettanto, ma senza parlare alzando solo una mano e mi alzai venendoti incontro, tendendoti la mia.
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