STORY TITLE: Tredicesima puntata. La scelta di Sara. 
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STORY

Tredicesima puntata. La scelta di Sara.

by Mark90
Viewed: 66 times Comments 5 Date: 25-06-2026 Language: Language

Andammo avanti così per qualche tempo, convinti di avere tutto sotto controllo. Era una strana routine fatta di pesi e misure: la barriera del preservativo a sigillare i rapporti con Youssef, e la nostra intimità che invece continuava a sfidare la sorte, basata solo su calcoli e sulla mia attenzione. Un equilibrio precario, finché un bel giorno la routine non venne stravolta.
Sara cominciò ad avvertire dei sintomi strani che all’inizio aveva attribuito ai ritmi estenuanti dei turni in ospedale e anche alla vita sregolata che conducevamo. Ma erano piccoli segnali che il suo corpo di donna e di medico non tardò a riconoscere.
Insospettita, decise di fare un test di gravidanza. Volle che fossi lì con lei: si sedette sul wc a gambe aperte e io mi sistemai per terra, incastrato tra le sue ginocchia. La guardai stringere il test di plastica tra le dita tremanti e fare pipì sul tampone, con il fiato sospeso. Quando ebbe finito, inserì il cappuccio e posò il test sul davanzale. Rimanemmo immobili in un abbraccio intimo, con le mie mani che le stringevano le cosce. Aspettammo l'esito in un silenzio assoluto, interrotto solo dal ticchettio mentale dei miei calcoli, dei giorni, delle probabilità. Finché sul display non comparve il verdetto: positivo.
La mattina seguente, mentre si trovava al lavoro in ospedale, Sara fece un salto dai colleghi del reparto di ginecologia. Un'ecografia veloce confermò tutto.
Quando tornò a casa, mi buttò le braccia al collo, con gli occhi lucidi: «Confermato, amore. Sono incinta». Poi, come se avesse corso troppo velocemente, frenò un istante. Mi guardò in viso, con una punta di esitazione negli occhi: «Tu... tu lo vuoi?».
Io non le risposi, non fu necessario. Ci fu una sintonizzazione immediata, una telepatia mentale ed elettrica che in una frazione di secondo allineò ogni nostro senso, come se le nostre menti viaggiassero sulla stessa identica onda. Ci capimmo in un respiro, senza nemmeno bisogno di toccarci. Sentimmo, nello stesso identico battito, di essere una cosa sola, l'incastro perfetto di una coppia che aveva superato ogni confine e che quel bambino, anche se piombato a tradimento nel bel mezzo della nostra vita sregolata, lo volevamo già con una forza viscerale. Ogni suo timore si sciolse e ci stringemmo fino a toglierci il fiato, travolti da una gioia indescrivibile e pura. Rimanemmo così per un tempo indefinito, a sorridere con le lacrime agli occhi, mentre le nostre mani cercavano, insieme, la sua pancia ancora piatta.
Sapevamo, però, che quella felicità avrebbe ridisegnato i confini del nostro mondo. Sara, da donna sveglia e intelligente, mossa dalla maturità e dal senso di responsabilità del suo essere medico, si staccò un momento dal mio petto. Mi fissò, con una lucidità ritrovata: «Per adesso dobbiamo fermarci col sesso a tre. Sospendiamo i rapporti con Youssef».
Glielo comunicammo la sera stessa, a casa sua. La reazione di Youssef fu un terremoto emotivo: era felice per noi, ma allo stesso tempo incredulo e disperato. L'idea di separarsi da noi, e specialmente da Sara, lo terrorizzava. «Vi prego, non lasciatemi solo, ho paura di perdervi», ripeteva con le lacrime agli occhi, supplicandoci di trovare un compromesso. Gli promettemmo che gli saremmo rimasti vicini, che la nostra amicizia non sarebbe finita, ma che il sesso doveva essere interrotto. Sara fu categorica, irremovibile nella sua scelta.
Passarono alcuni mesi. La gravidanza andava avanti meravigliosamente; Sara era bellissima, florida e radiosa, illuminata da quella nuova vita che cresceva dentro di lei.
Youssef, però, viveva malissimo quella nuova realtà. Più la pancia di Sara diventava evidente, più lui si sentiva escluso dai momenti intimi di quella trasformazione: avrebbe voluto accompagnarla alle visite ginecologiche, sentire il bambino muoversi, sentirsi parte di quella famiglia. Ma sapeva che non era possibile, che il confine era stato tracciato.
Schiacciato da quel senso di solitudine e complice la scadenza del suo contratto di lavoro, Youssef decise di andarsene. Deluso e ferito, partì per la Francia per raggiungere sua sorella che lavorava in un ristorante.
A casa, intanto, l'atmosfera si fece incredibilmente calda. Sara, in maternità, si ritrovò con i livelli ormonali alle stelle. Abituata ai ritmi intensi dei mesi passati, la gravidanza le metteva addosso una fame di sesso insaziabile. Ogni giorno, non appena aprivo la porta di casa di ritorno dall'ufficio, mi saltava letteralmente addosso, vogliosa ed eccitata. Mi spingeva contro la parete dell'ingresso, mi sbottonava i pantaloni con frenesia e se lo infilava in bocca direttamente così, senza darmi nemmeno il tempo di lavarmi, mossa dal bisogno selvaggio di possedermi all'istante. Subito dopo, ancora insaziabile, voleva cavalcarmi la bocca. Si sistemava sopra il mio viso, schiacciando la sua figa gonfia e bagnata contro le mie labbra; si muoveva con foga, strofinandosi senza sosta contro la mia lingua mentre io la divoravo, finché non veniva violentemente e, godendo e urlando, mi bagnava la faccia e il collo, facendomi colare i suoi umori vaginali giù fino al petto.
Il suo corpo era mutato in modo divino. Il pancione enorme contrastava con i seni, diventati grandi, gonfi e turgidi, attraversati da un reticolo di vene azzurrine che ne tradivano la sensibilità. Inoltre, per comodità, Sara aveva iniziato a radersi completamente la figa, abbandonando il classico pelo curato che aveva sempre avuto. Ora la sua vulva appariva liscia, esposta, visibilmente più gonfia per l'afflusso di sangue e perennemente bagnata di umori densi che io leccavo con avidità.
In quei pomeriggi di voglia improvvisa, mi trascinava sul letto. Si metteva a pecora sul materasso, offrendosi da dietro, e io la penetravo guidando il mio cazzo dentro quella carne gonfia, caldissima e lubrificata da un flusso continuo. Sentivo le pareti interne della sua figa stringermi con una morsa ancora più spessa e accogliente del solito. Mentre la spingevo a fondo, lei faceva scivolare la mano tra le gambe, strofinandosi il clitoride con dita rapide e bagnate, portandole dalla bocca alla figa in un cerchio continuo. Il contrasto tra il mio ritmo e il suo tocco la portava al limite in pochi istanti: veniva con un sussulto violento, mentre un fiotto di sbroda, che partiva dalla sua figa, inzuppava le lenzuola sotto di lei, regalandoci un sesso viscerale, pesante e indimenticabile.
All’approssimarsi del nono mese, Youssef tornò in Italia. Doveva chiudere il contratto d'affitto della casa e recuperare le ultime cose prima di trasferirsi definitivamente in Francia. Furono giorni d'immensa tristezza, segnati da pianti e lunghi abbracci da parte di tutti e tre.
L'ultima sera venne a cena da noi. Il clima era carico di nostalgia. Prima di salutarci, Youssef guardò Sara con gli occhi lucidi e le chiese, quasi con timore: «Posso vederti bene? Posso toccarti un'ultima volta?». Sara, che indossava una camicetta leggera e un paio di pantaloncini, non disse nulla. Con calma, si sbottonò la camicia e si tolse i vestiti rimanendo nuda sotto la luce calda della stanza, che filtrava di taglio dalla finestra illuminando il suo profilo come un'opera d'arte. Offrì alla vista il grande pancione liscio e teso e il seno che, pur non essendo mai stato grande, la gravidanza aveva reso straordinariamente florido, gonfio e turgido, libero dal reggiseno. Nuda in quella penombra, era una visione divina.
Youssef si inginocchiò davanti a lei e baciò delicatamente il pancione. Con le mani tremanti accarezzò prima la curva del ventre, poi risalì verso i seni, stringendone la pelle tesa. Sotto la pressione delle sue dita, dai capezzoli turgidi affiorarono e spruzzarono alcune gocce di quel liquido denso e vitale che bagnò la pelle, segno che il corpo di Sara era ormai interamente pronto alla nascita. Davanti ai suoi occhi si offrì una figa completamente diversa da quella che ricordava: non c'era più il pelo, ma una vulva liscia, esposta, gonfia e con le labbra aperte, ormai pronta all'imminente parto. Sopraffatto dall'emozione, Youssef la baciò, leccando con devozione quella carne così mutata e risalendo poi con la lingua fino ai capezzoli.
Quando lui accennò a spingersi oltre, Sara gli accarezzò la testa e sussurrò dolcemente: «Basta così, tesoro mio». Gli fece capire che la penetrazione era fuori discussione, ma poi, proprio come aveva fatto durante quel doloroso saluto ad Hammamet, si sedette sul divano, gli sbottonò i pantaloni, liberò il suo cazzo teso e se lo infilò in bocca. Lo prese profondamente, accarezzandolo con la lingua calda e lo sguardo fisso nei suoi occhi, portando Youssef a un momento di pura estasi. Quando lui venne, godendo per l'ultima volta di quell'amore segreto e immenso, un fiotto caldo di sperma le uscì dalle labbra di mia moglie colando giù fino a macchiarle i seni gonfi.
Ci salutammo sulla porta, stretti in tre in un unico abbraccio bagnato dalle lacrime, singhiozzando e scambiandoci baci che sapevano di addio e di gratitudine eterna.
Youssef partì, e con la sua uscita di scena si chiuse definitivamente il sipario su quel periodo straordinario, intenso e bellissimo. Alcuni giorni dopo nacque nostro figlio, imponendo un nuovo ordine e trasformando le nostre priorità. Sapevamo che non avremmo più potuto permetterci la vita di prima. Ma guardando Sara che teneva in braccio il bambino, capii che quel momento non cancellava il passato: congelava solo un gioco che, forse, un domani avremmo ritrovato. Per il momento, il nostro amore non era più un'avventura da dividere con altri, ma una roccaforte che avevamo costruito insieme.

FINE

Ho iniziato a scrivere questa storia per gioco e mi avete letteralmente sommerso di messaggi in un modo che non avrei mai immaginato chiedendomi di non fermarmi.
Ho buttato giù queste puntate con il cuore in gola: spesso tra le lacrime, ricordando i nostri primi tempi così duri e lacerati, e poi finalmente tra i sorrisi, ripercorrendo la complicità travolgente che ci ha salvato.
Oggi la nostra vita è cambiata, ma i legami veri restano. Youssef ora vive in Francia, lavora sempre nella climatizzazione ed è fidanzato con una bellissima ragazza tunisina, Amira. Ci sentiamo regolarmente e ci ha promesso che verrà presto a stringere tra le braccia nostro figlio.
Vi ringrazio davvero. Con i vostri commenti siete stati la spinta decisiva nei momenti in cui i ricordi facevano più male. Grazie per aver atteso ogni puntata, per aver compreso senza giudicare e per aver camminato insieme a noi dentro questa fetta così importante della nostra vita.

ADDED 5 COMMENTS:
  • avatar Attila Splendido epilogo di una storia straordinaria...

    27-06-2026 06:49:06

  • avatar giugiu68 grazie a te per il bellissimo racconto, la condivisione di pezzi così importanti e per la sensazione di attesa che ci hai regalato per ogni puntata. peccato che sia finita. dopo "esperienze" vissute da belle parole, il sito sembra sempre un po' triste ma va bene così. Spero vorrai regalarci qualche immagine in più di tua moglie.

    27-06-2026 02:34:42

  • avatar Neil Un bellissimo racconto! Una storia fuori dall'ordinario che si fa leggere senza interruzioni, tutta di un fiato

    26-06-2026 21:24:23

  • avatar GigiGigi Bellissimo racconto

    26-06-2026 20:41:24

  • avatar sonosoloio60 Grazie, davvero grazie..

    26-06-2026 20:34:06






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